“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare.”

Albert Einstein

L’errore di fondo è tanto grave quanto insidioso, tanto che inconsciamente tutti quanti spesso ci caschiamo. Ognuno di noi cerca sempre in qualche modo di individuare all’esterno la responsabilità delle proprie colpe. I principali colpevoli sono sempre gli altri, di qualunque cosa si tratti. Ancor più facile è dare la colpa dell’attuale situazione economica alla classe politica, cosa senza dubbio molto fondata. Ma Einstein, con la frase sopra citata, non esita ad incolpare in parte anche chi non fa nulla e resta lì a guardare. E’ facile, non implica responsabilità e dà molta soddisfazione lasciar fare le cose agli altri e poi mettersi a criticare ciò che altri sono stati costretti o si sono presi l’impegno di fare. Peccato che l’approccio critico diventi positivo solamente qualora venga seguito da un approccio propositivo. La critica, di per sé, non apporta alcun contributo migliorativo. La diretta conclusione a cui voglio giungere è che se nessuno di noi fa nulla per cambiare qualcosa facendo valere le proprie ragioni, per difendere idee o per contestare soprusi, non siamo del tutto incolpevoli, come probabilmente crederemmo di essere. Al contrario, così facendo, passiamo dalla parte del torto, con colpe in fondo non meno gravi di coloro che combinano i guai in prima persona. Gli errori sono sempre quelli dell’eccesso di arroganza e del menefreghismo: da parte di chi agisce senza avere le conoscenze necessarie, da parte di chi agisce volutamente a favore di interessi personali e a discapito di interessi comuni, da parte infine di chi potrebbe agire ma, per pigrizia o per altre scuse, non lo fa.

“La familiarità con la Natura, in tutta la sua complessa e sorprendente maestosità, assicura almeno una minima dose di umiltà per ciascuno scienziato. Un risultato di una conoscenza pazientemente acquisita è la conoscenza della nostra stessa ignoranza, un’ignoranza che sembra crescere e prosperare in maniera direttamente proporzionale a ciò che impariamo.”

Kary Mullis

Nell’immaginario collettivo, la figura dello scienziato è in genere quella di una persona molto orgogliosa che osa sfidare i segreti dell’Universo, del Mondo e della Natura. Purtroppo, citando nuovamente Einstein, “è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Questo è quello che ora cercherò di fare, di spezzare alcuni pregiudizi sugli scienziati, avendo come riferimento alcune peculiari caratteristiche comuni alla maggioranza di coloro che reputo essere dei VERI e SINCERI scienziati.

Il vero e sincero scienziato è innanzitutto colui che AMA la scienza, in tutte le sue diverse accezioni. Le eccezioni naturalmente non mancano, rappresentate ad esempio da coloro che vivono grazie alla scienza, la quale in questo caso costituisce per loro esclusivamente una forma di guadagno, oppure da coloro che sfruttano il prestigio potenzialmente conferito dalle professioni scientifiche con il mero scopo di accrescere di esuberanza il proprio avido ego. Queste persone sono in realtà degli impostori della scienza, non certamente dei veri scienziati. Coloro che invece stimo ed ammiro, coloro che reputo degli “Scienziati” con la “S” maiuscola, sono persone che svolgono con passione e senza secondi fini il loro lavoro, nonostante le povere condizioni a cui siano costretti nel caso della nostra miserabile Italia, dove la “S” maiuscola potrebbe essere scambiata con quella di “Schiavi” della società. Sembra un paradosso, ma in Italia credo che non esista una professione né più importante e né allo stesso tempo più sfruttata di quella del ricercatore e dello scienziato.

Kary Mullis (premio Nobel per la chimica), nella frase sopra citata, mette in luce ciò che caratterizza l’animo dei veri scienziati, ovvero l’umiltà. Avendo scoperto e dovendo confrontarsi quotidianamente con l’estrema complessità che caratterizza tutti gli esseri viventi e tutto ciò che li circonda, essi hanno il privilegio di poter sviluppare questa sorta di umiltà di fondo, che li rende persone generalmente rispettose e tolleranti. Anche la pazienza è una virtù che ben si forgia nel vero scienziato, poiché non tutto va sempre nel verso giusto (anzi, casomai è di norma il contrario, come profetizzato nelle famose Leggi di Murphy) e c’è sempre qualche nuovo ed imprevisto problema da comprendere e risolvere. Risultati importanti, in questo lavoro, si possono ottenere solamente attraverso un impegno prolungato e costante, come in uno sport di fondo. Citando lo stesso Mullis: “nulla di prezioso arriva senza impegno”.

La scienza insegna questo e molto altro ancora. Ad esempio, essa ci insegna che bisogna essere sempre pronti a rimettere in discussione le proprie opinioni (ma lo può fare solo chi possiede la necessaria dose di umiltà) e che è importante avere sempre nuove idee su cui scommettere, nel caso in cui le precedenti si rivelassero inefficaci o errate. Ogni giorno uno scienziato deve fare i conti con situazioni impreviste ed imprevedibili, poiché la Natura, che sa un sacco di cose di cui noi ancora non abbiamo conoscenza, riesce sempre a stupirci con i suoi “effetti speciali”. In altre parole, “giocare” con la scienza insegna che non siamo certo noi esseri umani a dettar legge, qui sulla Terra, né tantomeno nell’Universo. Mullis ci dice anche che le sensazioni che la scienza può trasmettere sono affascinanti e paradossali allo stesso tempo: più si imparano cose nuove e più ci si sente profondamente ignoranti, poiché ogni mattoncino che si va ad aggiungere alle nostre conoscenze implica un maggior grado di complessità progettuale nella materia, sia essa vivente o non vivente. Più apparentemente ci si avvicina al proprio obiettivo e più esso si allontana, ma anche quando questo sembra essere finalmente raggiunto, i suoi presupposti potrebbero di nuovo, in ogni momento, essere messi in discussione, di fronte a nuove o più approfondite evidenze sperimentali. Per questo, non c’è nulla che come la scienza sappia insegnarci a sviluppare e potenziare il massimo possibile dell’apertura mentale.

Ora cercherò di far crollare un altro comune pregiudizio. Non è vero che la scienza sia poco creativa. Al contrario, uno scienziato dev’essere creativo almeno quanto un artista. Ed ecco che compare un altro paradosso intrinseco all’attività scientifica stessa: in essa devono convivere necessariamente logicità e creatività, razionalità e fantasia. Servono ingegno ed astuzia per poter superare le difficoltà che per definizione si pongono, servono coraggio e tenacia per andare avanti, anche quando i presupposti sono demoralizzanti, serve modestia per ascoltare i suggerimenti che possono essere forniti dall’esterno e per ammettere all’occorrenza i propri errori. Leonardo da Vinci, in proposito, scriveva “domanda consiglio a chi ben si corregge”, volendo così dire che le persone più sagge non sono rappresentate da coloro che pretendono di sapere tutto e di avere sempre ragione, ma al contrario da coloro che sanno prima di tutto ammettere i propri sbagli per cercare poi di correggerli, coloro che sono ben coscienti delle proprie imperfezioni e che per questo perseverano nella ricerca costante ed infinita del miglioramento.

La scienza è dunque in grado di insegnare davvero moltissimo, non solo in termini di conoscenza ma anche e soprattutto in termini di FORMAZIONE MORALE DELL’INDIVIDUO, attraverso la trasmissione di caratteristiche comportamentali positive e di vere e proprie virtù, che, indirettamente ed inconsciamente, vengono acquisite. Di nuovo cito Leonardo, il quale affermava che “la sapienza è figliola dell’esperienza”, volendo intendere che il metodo di apprendimento più efficace in assoluto è indubbiamente quello sperimentale, che si può riassumere come “Trial and Error” (“prova e riprova”). Si tratta dunque a tutti gli effetti di un allenamento sia pratico che mentale.

Vorrei citare anche il matematico Piergiorgio Odifreddi, con una frase che rafforza ulteriormente il mio sostegno a favore dell’importanza dell’insegnamento delle materie scientifiche:

“Se la logica e la matematica prendessero il posto della religione e dell’astrologia nelle scuole e in televisione, il mondo diventerebbe gradualmente un luogo più sensato, e la vita più degna di essere vissuta. Che ciascuno di noi porti dunque il suo contributo, grande o piccolo, affinché questo succeda, per la maggior gloria dello spirito umano.”

L’irrazionalità, che affonda le sue radici nell’ignoranza, è di fatto come un grande “mostro” da sconfiggere nella nostra società. Un’altra sorta di “spirito maligno” da combattere è rappresentato dall’eccesso di avidità, che alberga nelle nostre menti alimentato dall’economia consumistica che ogni giorno ed in ogni momento ci travolge, confondendo e spianando i nostri più intimi desideri. Riporto in proposito una frase di Giuseppe Mazzini:

“Il materialismo, struggendo ogni dignità d’origine e di destino nell’uomo, dissecca la vite del cuore”

Il materialismo è alla stregua di una malattia che colpisce l’essere umano, accecando la sua mente e privandolo temporaneamente di logica e razionalità. Il desiderio di possedere si tramuta “licantropicamente” in un istinto forte e quasi irrefrenabile all’acquisto. Un istinto compulsivo, che nei casi più gravi spinge l’individuo alla rapina e alla truffa, uccidendo quello che dovrebbe essere un umano e sensato istinto di pietà nei confronti di chi viene derubato o truffato. La vite del cuore in questo modo si dissecca e nessun sentimento può distogliere la mente dall’ossessione di avere e di possedere. Nessuna logica presiede a tali comportamenti ed ogni forma di controllo sulle nostre azioni viene meno. Quando il “virus” colpisce è molto difficile trovare un “farmaco” che porti alla guarigione.

Questi sono i principi ispiratori che hanno contribuito a farci crescere le orecchie e la coda da somari e che ci hanno spinti a partire raglianti per una nuova avventura, cioè l’ideazione e la creazione di questo sito. Speriamo che anche tu, che stai ora leggendo, possa contribuire. Che la forza dei somari sia con noi!

Lady Donkey & Ciuchino