Vorremmo innanzitutto sfatare il diffuso stereotipo secondo il quale l’asino è un animale stupido: al contrario, per chi non lo sapesse, ciò non è affatto vero, anzi gli asini sono molto più intelligenti dei cavalli, solo che spesso si spaccia l’obbedienza per intelligenza…

  • “L’asino domestico è un animale forte e intelligente, molto apprezzato per il suo carattere mite, per questo è un ottimo animale da compagnia che si adatta a svariate condizioni ambientali. E’ un animale poco esigente, si nutre di fieno di prato naturale, non disdegna fiori, gemme, frutti, foraggio, crusca e carrube. Frugale, robusto, docile e paziente.” (dal sito www.fattoriedidattiche.biz)
  • “il cavallo passa per nobile, come se avesse due o tre cognomi, e pure intelligente. Invece è come certi studenti, apprende a fatica, a volte ci vogliono maniere forti; poi, una volta imparato, eseguirà per tutta la vita, ma senza sapere il motivo. L’asino, al contrario, e basta guardarlo, s’impegna, s’ingegna, capisce, s’adegua. Il cavallo si lamenta spesso e nitrisce. L’asino non si lamenta mai e raglia.” (dal sito daleggere.wordpress.com)

  • “Gli asini sono buoni, fedeli, oltre che testardi e cocciuti. È un animale a due facce: da un lato, l’elemento istintuale, presente nell’uomo stesso, come evidenziano le vicende dell’Asino d’oro di Apuleio; dall’altro, nella sua versione femminile, l’asino rappresenta l’umiltà […]” (dal sito www.lastampa.it)
  •  “l’asino è più intelligente del cavallo perché prevede il pericolo. In parole povere se tu sproni un cavallo in montagna, alla cima di un burrone il suddetto quadrupede nella fattispecie equina, ubbidendo ai comandi del fantino, si butterà giù dalla scarpata senza pensarci due volte. Egli, il cavallo, equinamente pensa che se il padrone gli ha dato quell’ordine, lui lo deve eseguire. Nel baratro o strapiombo che dir si voglia, il cavallo può trovare la morte assieme al suo fantino, o anche senza se questo, meno stupido del cavallo, lascia il povero quadrupede ubbidiente suicidarsi, mentre egli si salva, magari saltando giù dalla sella un attimo prima del volo fatale. Sia ben chiaro che non stiamo parlando di cavalli alati, di leggendaria reminiscenza, che potrebbero sopravvivere. Il cavallo ubbidisce al padrone, l’asino no! L’asino, arrivato alla cima del burrone si ferma, guarda il fantino e sembra quasi dirgli: “Si te vuò menare abbascio tune, menate pure, ma io tengo la cioccia a la stalla che m’aspetta!!!”, Dopo questo animalesco enunciato quadrupede della specie equina, la domanda, anche al solito lettore attento ed oculato delle mie esternazioni senili, sorge spontanea: “ Ma, ‘nzomma, chi è cchiù ‘ntilligente, lu ciuccio o lu cavaddo???” Senza dubbio l’asino che si rifiuta di fare karakiri solo perché gli è stato ordinato dal padrone. Il cavallo ubbidisce, come certi servi fedeli al servizio dei magnati della politica, dalla mafia, della camorra, della ‘ndrangheta e di organizzazioni che predicano ben e razzolano mare. Insomma, concludendo, sei un asino andrebbe detto a coloro che ubbidiscono fino ad un certo punto. Sei un cavallo a coloro che ubbidiscono ciecamente al loro padrone, danneggiando il partito (già in dipartita) lo stato, il popolo, l’economia di una nazione. Mandare gli asini a dirigere? Forse farebbero meglio di certi politici, ma sicuramente meglio dei cavalli. Buone elezioni a tutti. Ricordatevi che il cavallo ( anche quello di razza di fanfaniana memoria) può risultare dannoso per lo stato. L’asino che si impunta per non precipitare in un burrone, e non far precipitare una intera nazione, è senza dubbio preferibile. Specialmente in questo periodo di oscurantismo economico.” (dal sito www.altramusa.com)

Il raglio, quindi, non è per noi simbolo nè dell’ignoranza nè del conflitto. E’ semplicemente il simbolo del ragionamento e del confronto, del non voler accettare passivamente le scelte esterne ma della volontà di discuterle, commentarle, capirle.

 

I politici italiani ed il popolo italiano sono come Lady Hawke e il Capitano Navarre nel famoso film: sono due soggetti che, pur dovendo convivere, non riescono mai ad incontrarsi realmente. La classe politica vive crogiolandosi tra vizi e privilegi, che senza vergogna si concede nei modi più egoistici e sfacciati, senza la minima ombra di pentimento.

La realtà in cui vive questa vera e propria “casta”, come viene appropriatamente definita nel libro di Rizzo e Stella, è un mondo a parte, il cui contatto con la realtà vera vissuta da noi, popolo italiano, è pressoché inesistente. Per questo mi domando: com’è possibile che queste persone siano in grado (ed infatti NON lo sono…) di amministrare un Paese che, per loro esperienza diretta, assolutamente non conoscono? Potranno conoscere (forse?) l’Italia grazie a resoconti, studi e statistiche forniti loro da fonti esterne (ammesso che si prendano la briga di farlo…). Speriamo si rendano almeno conto della gravità della situazione del nostro debito pubblico (vedi le pagine economia). Ci sono dichiarazioni fatte dai politici che fanno molto pensare: all’arrivo della crisi economica, nel 2008, il premier Berlusconi negò l’esistenza della crisi e ci disse di continuare a spendere senza timori. Da allora, ci stanno dicendo che, nonostante la crisi ancora non sia finita, l’Italia è al sicuro e non sta rischiando il tracollo economico (N.B. anche in Grecia i politici dicevano così, prima del tragico default ufficiale…). Tuttavia, dei grandi discorsi fatti dai politici in questi giorni, mi sembra quasi che queste persone non si rendano abbastanza conto della realtà che stiamo vivendo noi comuni cittadini.

Mentre scrivo, questa mattina, sto ascoltando il discorso di Tremonti in diretta su Radio24 e dalle sue parole non si capisce quale sia la strada che si vuole intraprendere per cercare almeno di avvicinarsi ad una timida ripresa. Temo che in Italia i politici sappiano fare solo tanta teoria e poca pratica. Con tutti i problemi che ci sono da risolvere, non riescono in un discorso a snocciolare mezza soluzione concreta. Mentre Bersani ed il suo partito, anziché essere una buona volta d’aiuto, continuano a parlare di dimissioni del premier e sperano probabilmente nel tracollo giusto per salire finalmente al potere.

Dall’altra parte, noi italiani siamo proprio dei bei somari, lasciamo fare a questi politici tutto ciò che vogliono! Anzi, peggio ancora, spesso non ci interessiamo nemmeno di ciò che fanno, permettendo loro di approfittarne ed agevolare la loro rincorsa di spudorati interessi personali. Dovremmo innanzitutto interessarci di più agli eventi della politica. In secondo luogo, dovremmo avere il coraggio e la volontà morale di indignarci nei loro confronti, di contestarli, di far sentire la nostra voce. Mi sembra che ognuno sia troppo concentrato sul proprio piccolo orticello. Forse perché si pensa che la politica sia complicata e noiosa (è molto più semplice e divertente seguire le partite di calcio, no?). Oppure, forse siamo convinti che il nostro contributo sarebbe comunque inutile, che tutto andrà come deve andare anche senza di noi. Nulla di più sbagliato.

Gli eventi politici influenzano molto pesantemente la nostra vita ed il nostro piccolo o grande orticello, perciò è davvero stupido ignorare ciò che accade in tale ambito. Penso tuttavia che la colpa di questo disinteresse di fondo da parte di noi italiani, sia in parte da attribuire alla società stessa ed ai suoi metodi di insegnamento. Infatti, è proprio a cominciare dalla scuola (mi riferisco in particolare alle scuole secondarie superiori) che, secondo il mio modesto parere, non viene data minimamente importanza a questi argomenti. Gli accordi politici ed economici sono le vere forze che governano il mondo, ma nelle nostre scuole non si parla di questi temi.

Un ruolo fondamentale della scuola dovrebbe essere quello di insegnare ai ragazzi in età adolescenziale a comprendere gli eventi della contemporaneità. Dovrebbe far capire loro quanto sia importante seguire ciò che accade al di fuori della loro quotidianità, quanto sia nel loro interesse essere aggiornati sugli eventi che accadono sia in politica interna che in politica estera, per cercare di comprenderli ed interpretarli. Ma nelle scuole ci si concentra ancora troppo nello studio della preistoria o delle guerre. Se fossi Ministro dell’Istruzione, ridurrei gli insegnamenti che precludono una conoscenza prettamente mnemonica e nozionistica ed introdurrei insegnamenti metodologici e creativi. Istituirei ad esempio una materia, che si potrebbe chiamare “Lettura della realtà”, in cui ogni studente dovrebbe prendersi la briga di reperire autonomamente informazioni sugli eventi di attualità politica ed economica, allo scopo di allestire in aula dibattiti e discussioni. Sarebbe una materia, oltre che stimolante, anche e soprattutto utile per il resto della vita. Se fin da giovani ci si abituasse a discutere di tematiche di una certa rilevanza, sono fortemente convinta che si acquisirebbe un’abitudine difficile da sradicare con l’età. Altro che i miseri discorsi di chi si crede un allenatore di calcio o di chi segue in tivù miserabili reality show o scuole per illusi personaggi che sognano di diventare famosi.

La seconda critica che muovo verso la società riguarda proprio la televisione ed in particolare quei programmi che dovrebbero spiccare per la loro serietà. Sto parlando naturalmente dei telegiornali, che dietro ad una velo di ufficialità pullulano di superficiali notizie di cronaca dei vari colori. Più o meno il 90% degli argomenti trattati in un normale telegiornale (almeno il 99% nel caso di Studio Aperto, su Italia1) sono nientemeno che notizie-spazzatura. Tutti gli eventi assurdi e tutti gli aggiornamenti inutili su eventi già macinati da giorni-settimane-mesi, non servono proprio a nessuno. Sono tutte cose che nell’arco di meno di 24 ore si dimenticano, proprio perché non hanno alcuna utilità. Al contrario, uno spazio minimo viene riservato alle notizie veramente importanti, quelle che ci dovrebbero interessare più da vicino (vorrei in proposito elogiare RaiNews24 per l’eccezione che rappresenta).

Da ciò penso di possa capire perché la maggior parte delle persone sia scarsamente motivata nel seguire con partecipazione ed interesse gli eventi politico-economici, ed è comprensibile (anche se non giustificabile) che le suddette tematiche vengano considerate alla stregua di un universo parallelo totalmente scollegato dalla nostra vita. Sono come due mondi che non si incontrano. Questa è la realtà che stiamo vivendo. Due mondi che quasi si ignorano. Peccato però che a noi cittadini tocchi vivere nel più disagiato di questi due mondi. Così, a portare il fagotto, siamo sempre noi. Noi, i soliti somari. Dall’alto ci dicono “Paga!” e noi paghiamo, senza neanche protestare. Siamo davvero dei bravi somari, siamo molto molto ubbidienti. Peccato che il padrone non ci premi per la nostra bravura, ma al contrario se ne approfitti.

Cari amici, somari tricolori, di strada da fare, per diventare dei cavalli (non dico necessariamente di razza, ma almeno dei cavalli), ne abbiamo davvero tanta da fare! Allora forza, cominciamo almeno a ragliare un po’ più forte!

Lady Donkey & Ciuchino

 

“Questa è la città e io sono un cittadino,

Quanto interessa gli altri interessa anche me, politica,

guerre, mercati, scuole, giornali.

Il sindaco e il consiglio comunale, banche, tariffe,

fabbriche, navi, azioni, negozi, beni mobili e

immobili.”

Walt Whitman