Ed eccoci di nuovo qui, al punto di partenza. Dalla caduta del governo Berlusconi (che sancisce la nascita di questo blog) sino ad oggi, si sono succeduti ben tre governi tecnici (Monti – Letta – Renzi) ed ora siamo al quarto. Ma, soprattutto, non siamo ancora riusciti ad avere una nuova legge elettorale. Tutto ciò sembra quasi una grandissima presa in giro….

www.investireoggi.it/attualita/governo-gentiloni-allautunno-prossimo-italia-sara-ostaggio-delle-faide-pd/

Governo Gentiloni fino all’autunno prossimo: Italia sarà ostaggio delle faide PD

Il governo Gentiloni potrebbe durare fino all’autunno prossimo, mentre l’Italia dovrà sorbirsi mesi di patemi interni al PD, oltre che un insignificante centro-destra allo sbaraglio e un Movimento 5 Stelle in modalità urlante.
Giuseppe Timpone – 12 Dicembre 2016
[…] La domanda adesso è un’altra: quanto durerà il governo Gentiloni? In teoria, l’ex premier vorrebbe il meno possibile, giusto il tempo di approvare la legge elettorale, magari consentendo il voto ad aprile. In realtà, i tempi si annunciano più lunghi. In primis, perché al G7 di Taormina ci dovrà essere un premier nel pieno dei poteri, cosa che molto difficilmente sarebbe possibile con elezioni in aprile.

Elezioni tra poco meno di un anno

Secondariamente, perché nessun partito, Movimento 5 Stelle a parte, oggi sarebbe davvero pronto a confrontarsi con il responso delle urne. Terzo, perché solo dal 15 settembre in poi, circa 600 parlamentari maturano il diritto a una pensione da 1.000 euro al mese, particolare “tecnico” non insignificante. Quarto, perché nessun governo nasce con l’intenzione di arrivare a scadenza in breve, come fosse una busta di latte fresco.

Le elezioni sono molto probabili tra ottobre e novembre dell’anno prossimo, cioè a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura; una tempistica più che accettabile anche per Mattarella, molto recalcitrante nel mandare l’Italia alle urne con un anno di anticipo.

Ma con la nascita del governo Gentiloni, il terzo di questa legislatura, ci aspetta una lunga e tremenda campagna elettorale, che ruoterà tutta attorno alle convulsioni interne al PD. […]

I prossimi 4-5 mesi saranno interamente dedicati a queste diatribe interne al PD, mentre i mesi successivi verranno impiegati certamente per l’apertura ufficiosa della campagna elettorale, con toni da stadio tra i tre schieramenti in campo. Tutto questo, mentre il centro-destra resta alla ricerca infinita di un nuovo leader e di un’unità d’intenti, essendo già scaduto in una classe dirigente al limite del ridicolo, anzi, del grottesco, mentre i grillini potranno consolidare la loro posizione di oppositori duri e puri, puntando a presentarsi alle urne come la vera alternativa ai piddini. Ci aspetta una pessima campagna elettorale, caratterizzata da insulti e “urla spagnolesche”, per dirla alla Bettino Craxi.

http://www.opinione.it/politica/2016/12/13/rossi-e-mosca_politica-13-12.aspx

Il vapore acqueo, il Pd
e l’ipocrisia storica

di Elide Rossi e Alfredo Mosca

13 dicembre 2016

Vapore acqueo, l’unico in grado di creare la nebbiolina dietro la quale nascondere sia Matteo Renzi che i veti delle correnti nel Partito Democratico in lotta. Del resto Paolo Gentiloni, nel bene e nel male, non è niente. Non è un politico puro, non è un tecnico, non è un self made man; è insomma il prototipo della persona qualunque che, meglio di altri, sfuma l’orizzonte della mediocrità. Per questo è stato scelto. Nessuno, infatti, più di lui, avrebbe potuto in questa fase garantire il gattopardo che vince. L’ex giovane di Lotta continua nel corso degli anni si è più volte evoluto verso il pensiero cosiddetto moderato e pur restando nel “sinistra disegno” si è distinto per una pacatezza tanto incolore quanto innocua. Un cattocomunista modesto e fortunato.

Insomma, Gentiloni Premier va bene al Pd, alla maggioranza di Governo, va bene a Renzi, che se ne buggera di tutto e va bene a Sergio Mattarella. Perché sia chiaro, l’unico obiettivo di Renzi, ma anche del Pd, non è stato quello di ascoltare la voce popolare che li ha sonoramente bocciati, ma di mantenersi in sella per covare la rivincita. Tanto è vero che il nome di Gentiloni è il frutto di “un’ipocrita” mediazione fra le correnti del Pd, in attesa di lucidare il filo delle sciabole verso il duello finale per la conquista della segreteria.

In buona sostanza, dopo il voto referendario nulla doveva cambiare e nulla è cambiato, sta tutta qua l’ipocrisia di chi ha invocato il giudizio popolare e quando l’ha ottenuto se ne è infischiato spudoratamente. Va da sé, infatti, che in qualsiasi altro Paese normale una bastonata del genere avrebbe generato uno sconquasso tale da portare rapidamente, con un Premier istituzionale, i cittadini al voto. Al contrario da noi si fa finta di niente e con tutte le scuse del mondo, anziché pensare al calore dell’acqua che bolle nel Paese, si utilizza il vapore acqueo che genera per offuscare la batosta elettorale.

Diciamocela tutta, per modificare la Legge elettorale ci si poteva mettere a lavoro dal cinque dicembre per adeguarla, anziché appellarsi ai tempi della Corte fissati per la fine di gennaio. Un modo insomma per guadagnare due mesi nulla facendo. Non solo, ma trascorsi questi mesi si inizierà un interminabile litigio intorno al modello elettorale da scegliere, per tirare avanti il più possibile con la legislatura. Come se non bastasse, si sono tirate in ballo le scadenze europee del 2017, gli arcinoti guai del Monte dei Paschi di Siena e delle banche, il G7 di maggio a Taormina e via dicendo.

In buona sostanza, si è voluto far credere che l’importanza delle evenienze è tale da non poter anticipare a marzo le elezioni politiche, come se tutto ciò non fosse noto prima del voto referendario. Eppure siamo certi che se avesse vinto il “Sì”, Renzi in un battibaleno ci avrebbe condotto alle urne per capitalizzare definitivamente il trionfo personale, sbaragliando minoranza, dissidenti, oppositori. Ecco perché siamo al vapore acqueo, all’ennesima ipocrisia della politica, all’ennesimo gioco di Palazzo, al quarto Governo non eletto, all’immancabile teatrino italiano. Ma quello che più sbalordisce è il menefreghismo nei confronti del referendum, del risultato del voto, del sentimento popolare. Scriteriatamente si trascura la reazione che seguirà al varo del Governo Gentiloni. Non solo i Cinque Stelle cresceranno ancora, ma la disaffezione e la sfiducia dei cittadini, da Nord a Sud, nei confronti della classe dirigente, raggiungerà livelli di pericolosa guardia. Qui non si tratta di fare i conti a tavolino per andare al voto solo quando si sarà certi di sconfiggere Beppe Grillo con qualche santa alleanza, si tratta di sfidare la pazienza, il buon senso, l’esasperazione degli italiani. Sta tutta qua la catastrofe nella quale Renzi e il Pd hanno trascinato il Paese in questi anni, a partire dall’ultima elezione del 2013. Una catastrofe nata dalle lotte interne di potere, dalle sfide fra correnti, alleanze incoerenti e maggioranze transfughe, un pasticcio d’ipocrisie e onnipotenze da far impallidire la vecchia balena bianca.

Insomma, la crisi del Paese sta tutta dentro la metamorfosi infinita nata dalla fusione cattocomunista del dopo Tangentopoli, iniziata con Romano Prodi e proseguita fino a Matteo Renzi. Potremmo dire dal Pci al Partito della Nazione fino al Patto del Nazareno, passando per la Quercia, l’Unione, l’Ulivo e quanto altro possibile pur di camuffarsi e restare al potere a dispetto di tutti. Altro che colpa di Silvio Berlusconi e della sua discesa in campo, l’Italia è entrata nel pantano da quando i cattocomunisti, comunque fusi e rappresentati, hanno puntato al governo del Paese a seguito del crollo del muro di Berlino e di Tangentopoli. In quel mucchio ci stanno tutti: Prodi, D’Alema, Veltroni, Bindi, Napolitano, Franceschini, Fassino, Castagnetti, Bersani, Letta, il meglio della Prima Repubblica.

Berlusconi li ha fermati ma non è stato capace di tenerli a distanza, anzi si è fatto blandire, suggestionare e spesso convincere, sperando nei vantaggi personali che qualcuno al suo fianco gli prometteva. Questa è stata la grande colpa del Cavaliere, inciuciare con i cattocomunisti, ecco perché la rivoluzione liberale non gli è riuscita e l’Italia è tornata nelle loro mani. Lo stesso inciucio che Berlusconi ha fatto col Patto del Nazareno, con i risultati che vediamo, un’Italia allo sbando e i cattocomunisti a dirigere l’orchestra e rovinare il Paese. Con l’aggravante pericolosa che mentre s’infrangeva il sogno liberale di un Paese emancipato dalla tenaglia clerico sovietica e il centrodestra svaniva tra un tradimento e l’altro, Grillo veniva su come panna montata. Oggi l’unico vero antagonista al cattocomunismo è lui, Beppe Grillo, i pentastellati con un consenso del trenta per cento, che continua a crescere e crescerà. Ecco perché sperano in Gentiloni, sperano ancora di falsificare la realtà con la neutralità colpevole di un pezzo di centrodestra pronto a collaborare. Ecco perché l’ex Pdl non si riunirà mai più, per come avremmo voluto e pensato, ecco perché Renzi prende tempo per farsi la santa alleanza contro Grillo. Forza Italia doveva affiancarsi a Salvini e Meloni e fare fuoco e fiamme per votare subito dopo le sentenze della Corte, con un Governo guidato dal Presidente del Senato e non dal gemello di Renzi.

Basta scorrere l’elenco dei ministri per capire quanto sia cambiato e quanto abbiano capito il messaggio del voto referendario. Roba da far invelenire pure i Santi. Con questo Governo i cattocomunisti hanno superato ogni limite del pudore, ma sbagliano, si sbagliano, c’è Grillo che offre e stappa champagne e molti altri che, stufi davvero, alla fine gli faranno volentieri compagnia. Molto volentieri.

http://www.ilpost.it/2016/12/05/futura-legge-elettorale/

La questione legge elettorale, spiegata bene

Oggi in Italia sono in vigore due leggi diverse e incoerenti per Camera e Senato, e una forse è incostituzionale: quasi tutti le vogliono cambiare, nessuno sa bene come

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