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Tra i chimici italiani di tutte le epoche uno tra i più conosciuti a livello mondiale è il torinese Amedeo Avogadro.

Letteralmente non sarebbe corretto parlare di Italia poiché lo scienziato (vissuto tra la fine del Settecento e la prima metà del 1800) non conobbe mai l’Italia unita, tuttavia le sue idee rivoluzionarie lo portarono ad allinearsi ai moti contro il re di Sardegna e a condividere la politica di casa Savoia; ebbe quindi il merito di essere tra coloro che prepararono il terreno per la nazione unita senza però vedere il sogno realizzato.

Ancora giovane descrisse la sua legge più famosa: “volumi uguali di gas diversi, alla stessa temperatura e pressione, contengono lo stesso numero di molecole”.

Il significato scientifico va oltre quello della scoperta e della formulazione di una nuova legge e nasconde una sfumatura completamente innovativa per l’epoca: a quel tempo infatti i concetti di atomo e molecola non erano stati definiti ed egli stesso contribuì a chiarirli suggerendo che le molecole fossero composte a loro volta dagli atomi.

Il ritardo di almeno mezzo secolo alla diffusione delle sue idee è dovuto anche alla contrapposizione di idee con un altro gigante della chimica di quel periodo: Jöns Jakob Berzelius.

In un celebre esperimento Avogadro dimostrò che sopra 100°C il volume del vapore acqueo era doppio rispetto a quello dell’ossigeno utilizzato per formarlo; da ciò dedusse che la molecola di ossigeno veniva scissa durante la formazione del vapore ed era composta da due atomi identici.
Berzelius sosteneva invece che tutte le sostanze fossero formate da cariche positive e negative tenute insieme dall’attrazione elettrostatica; in quest’ottica era quindi inconcepibile che potesse esistere una molecola composta da due atomi identici.

Soltanto il tempo avrebbe reso merito alle scoperte del chimico torinese scomparso il 9 Luglio 1856.

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