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19 aprile 2014

ADONE: Storia dell’Anello di Accumulazione per Elettroni e Positroni di Frascati

Questa è la mia tesi di laurea. Un lavoro di ricerca per il quale ho trascorso circa un anno della mia vita rinchiuso nel seminterrato del dipartimento di fisica de La Sapienza, in mezzo ad un mare di polvere. Si tratta di un luogo bellissimo. E’ qui, negli archivi di Bruno Touschek, di Edoardo Amaldi e di Marcello Conversi, che mi sono appassionato a questa storia. E’ qui che mi sono emozionato per cose che mai avrei immaginato potessero farmi palpitare il cuore in questo modo: ritrovarsi tra le mani il quaderno di laboratorio di AdA, scritto da Touschek, è un qualcosa di unico. 
Qui sotto potete leggere il Prologo della mia tesi. Se poi deciderete di andare avanti, allora potete leggere e scaricare l’intero pdf. […]
Ricostruire storicamente la storia di Adone, l’anello di accumulazione per elettroni e positroni entrato in funzione nei Laboratori di Frascati nel 1969, dopo ben nove anni di “gestazione”, significa raccontare tante storie in una. […]

La tecnologia degli anelli di accumulazione, ideata nei Laboratori di Frascati prima con AdA e poi con Adone, ha permesso di raggiungere una massa effettiva pari a 2000 volte la masse del protone con il Tevatron di Chicago, con una circonferenza di circa 6 Km, mentre il Large Hadron Collider del CERN raggiungerà fra pochi anni le 14000 masse del protone con una circonferenza di “soli” 27 Km. Nulla rispetto a quello che Fermi immaginava. Un’infinità rispetto ai 10 m di AdA.

La notizia dell’accumulazione delle prime particelle nella “ciambella” di AdA in un attimo fece il giro del mondo. Ovunque pensarono “Allora è possibile!”. Così cominciò la corsa alle alte energie tramite i “civili” elettroni, che per parecchi anni relegarono in secondo piano quella “teppa adronica” tanto confusionaria. In Francia, in Unione Sovietica, negli Stati Uniti, in Germania e al CERN si cominciarono a progettare anelli di collisione via via sempre più grandi. Ma i primi a crederci, anche questa volta, furono i fisici di Frascati. La progettazione di Adone iniziò alla fine del 1960.

Nei nove anni che separano l’avvio del progetto Adone dall’entrata in funzione della macchina, i Laboratori di Frascati sono teatro di tante storie. Quella degli scienziati e dei tecnici, per lo più giovanissimi, che hanno creduto e dato vita ad un’impresa inimmaginabile fino a pochi anni prima, è senz’altro la più affascinante.

In quegli anni nei Laboratori di Frascati si mescolavano competenze straordinarie, sia sul piano teorico, sia sul piano sperimentale, ingegneristico e tecnico. Si progettavano impianti e sistemi di rilevamento fra i migliori al mondo, capaci di sperimentare su una realtà fisica inesplorata fino ad allora e, al sorgere di impreviste “sorprese” di ogni tipo, in pochi giorni lo straordinario lavoro dei teorici era in grado di calcolare e risolvere qualsiasi rompicapo. Nelle testimonianze successive, i diretti protagonisti ricordano quel periodo come un qualcosa di “indimenticabile”.

Ma gli anni ’60 furono anche quelli del “miracolo scippato”. L’Italia vantava poli di eccellenza scientifico-tecnologici in quattro settori strategici: informatico, petrolifero, nucleare e medico. Il caso Olivetti, il caso Mattei, il caso Ippolito e il caso Marotta, sconvolsero il mondo scientifico italiano e compromisero alcuni importantissimi enti, come il CNEN [6] e l’ISS [7], in un intreccio di faide politiche interne e squallidi giochi di potere, di ingerenze, pressioni e sabotaggi da parte di governi stranieri e potentissime multinazionali. Queste vicende determinarono, oltre ad un generale clima di sbigottimento nella comunità scientifica, la paralisi di un ente come il CNEN, incidendo negativamente sulle nuove assunzioni, sulla ricerca e dunque anche sulle attività interne ai Laboratori di Frascati.

In questo clima di profonda crisi dell’Università e dei laboratori di ricerca si inserisce la più importante stagione di lotta e di cambiamento che l’Italia abbia mai attraversato dal dopo guerra ad oggi. L’esplosione del movimento studentesco nel 1968 e gli scioperi e le lotte operaie del 1969 attraversarono inevitabilmente anche gli enti di ricerca a stretto contatto con le università. Lo “sciopero bianco” messo in atto a Frascati fra la primavera e l’estate del 1969 paralizzò le attività dei laboratori e contribuì a tardare ulteriormente l’inizio della sperimentazione con Adone.

I nove lunghissimi anni che ci vollero per accumulare i primi fasci in Adone, in un contesto già esacerbato dalla competizione e dalle divisioni fra i vari gruppi di ricerca, avevano affievolito l’entusiasmo e ridotto l’impegno con cui si lavorava ad una macchina che avrebbe meritato, invece, un maggiore investimento di lavoro. Quasi a presagire un qualcosa che di lì a poco si sarebbe palesato.

I primi risultati conseguiti da Adone furono interessanti. La produzione multiadronica, in particolare, rimane un’importantissima scoperta. Ma Adone era nato per andare a caccia di risonanze strette e, invece, quello che appariva nel range di energie accessibili alla macchina era una vasta piana desertica senza alcun picco rilevante.

Nessuno poteva immaginare che, dopo aver attraversato il deserto, sarebbe bastato guardare oltre l’ultima duna. Altri cinquanta passi e si sarebbero aperte le porte di una nuova era.

[…]

https://it.wikipedia.org/wiki/Laboratori_nazionali_di_Frascati

Laboratori nazionali di Frascati

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
I Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’Istituto nazionale di fisica nucleare – destinati alla ricerca in fisica delle particelle – furono fondati nel 1955 per ospitare l’elettrosincrotrone da 1.1 GeV, primo acceleratore di particelle costruito in Italia. In seguito nei Laboratori vennero sviluppati per la prima volta al mondo gli anelli di collisione elettrone-positrone: dal prototipo AdA che ne dimostrò la fattibilità, si passò all’anello ADONE e, in seguito, a DAΦNE tuttora operativo (2015). […]

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