Di nuovo si sono aperte le polemiche sul fatto che, in un territorio che era risaputo essere ad elevato rischio sismico, non si è stati in grado di investire in interventi di prevenzione. Si aspetta finché non succede il disastro e solamente dopo, quando tutto è crollato, quando troppe persone sono ormai morte ed i sopravvissuti hanno perso tutto ciò che avevano, ci si fa in quattro per ricostruire.

UNA POLITICA CHE NON CONOSCE (O FA FINTA DI NON VEDERE)

La politica, sia a livello locale che a livello centrale, dovrebbe avere le competenze per vedere in anticipo la presenza di un rischio e predisporre gli investimenti necessari affinché i possibili danni derivanti da questo rischio siano quanto più possibile limitati. Nelle aziende si fanno dei corsi di sicurezza sul lavoro, proprio per la prevenzione del rischio e la riduzione dei potenziali danni. La stessa cosa dovrebbe valere per i politici: è loro competenza occuparsi di questo tema importante che è appunto la “prevenzione del territorio”. Perché non se ne occupano allora? Perché non conoscono il territorio o perché fanno finta di non vedere i rischi, per non investire in interventi che potrebbero salvare decine, a volte purtroppo anche centinaia, di persone?

P.S.: Smettiamola di credere a chi spaccia proposte infattibili, come quella di donare ai terremotati il jackpot del Superenalotto. Piuttosto, perchè il Governo non pensa di riorganizzare i propri finanziamenti, prendendo in considerazione, ad esempio, la possibilità di togliere i fondi che vengono dati alle regioni a Statuto Speciale (senza che vi siano ormai più delle valide ragioni, come tutti quanti sappiamo) e darli invece ai terremotati e alle opere di prevenzione sul territorio???

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/24/terremoto-centro-italia-boschi-prevenzione-insufficiente-in-italia-si-costruisce-bene-solo-dopo-sismi-gravi/2992995/

Terremoto Centro Italia, Boschi: “Prevenzione insufficiente. In Italia si costruisce bene solo dopo sismi gravi”

Terremoto Centro Italia, inchiesta per disastro colposo. Si indaga anche su scuola e campanile restaurati di recente

di F. Q. | 25 agosto 2016

[…] La scuola di Amatrice “Romolo Capranica” (che ospita diversi ordini e gradi, dalle scuole d’infanzia alle medie) era stata inaugurata nel 2012 dopo alcuni lavori di ristrutturazione che avevano riguardato anche l’adeguamento della “vulnerabilità sismica”. Ma dopo il terremoto dell’altra notte la parte sinistra della struttura, soprattutto la facciata, è crollata. Il taglio del nastro era avvenuto il 13 settembre del 2012. In quella sede fu spiegato dal sindaco Sergio Pirozzi che i lavori avevano interessato la fasciatura di tutti i pilastri con fibre di carbonio, il rinforzo tradizionale dei pilastri centrali, la messa in sicurezza delle tamponature esterne e delle tramezzature interne”. Costo totale dell’operazione oltre mezzo milione di euro. Il caso della scuola, assicura il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, “sarà oggetto di indagine. L’edificio in realtà non è crollato ma lesionato”. […]

www.gonews.it/2016/08/26/terremoto-parlano-geologi-60-del-patrimonio-edilizio-costruito-delle-norme-aree-sismiche/

Terremoto, parlano i geologi: “Il 60% del patrimonio edilizio è costruito prima delle norme per aree sismiche”
26 agosto 2016

“Il 60% del patrimonio edilizio italiano è stato realizzato prima della Legge 64/1974, che ha introdotto le norme tecniche per la costruzione in aree sismiche, per cui è evidente la vastità del costruito potenzialmente coinvolto e l’enorme impegno economico, pubblico e privato, che deve essere messo in campo per dare loro sufficiente sicurezza. Un Paese che rispetta le legittime aspettative di sicurezza della sua popolazione è anche in grado di chiamare a raccolta tutte le migliori professionalità tecniche di cui dispone, accademicamente preparate allo studio dei fenomeni sismici e lavorare con loro, fianco a fianco, per la soluzione dei problemi o perlomeno per ridurne il rischio”. Lo ha affermato Paolo Spagna , Consigliere Nazionale dei Geologi e Vice Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi . “Tuttavia, in questo panorama davvero preoccupante, bene fa lo Stato a continuare a supportare con incentivi e detrazioni fiscali tutte queste opere antisismiche, ma purtroppo non basta. La strada maestra è e rimane la prevenzione. Riduce fino al 10% i costi generali – ha proseguito Spagna –  e limita il rischio di perdite umane tra i 22 milioni di persone che vivono in zone ad elevato rischio sismico. La mancata prevenzione del rischio sismico è costata all’Italia dal dopoguerra ad oggi quasi 200 miliardi di euro e un numero impressionante di vittime. Non possiamo più continuare così. Servono tra l’altro leggi snelle, che semplifichino l’iter burocratico di avvio dei lavori nelle zone terremotate, cogliendo ciò che di buono è stato fatto per esempio dopo il terremoto in Emilia-Romagna del 2012, a seguito della Legge 122/2012 di conversione del DL 74/2012, ma che prevedano soprattutto la preventiva necessità di indagare il sottosuolo e la propagazione locale delle onde sismiche prima di ogni intervento di messa in sicurezza statica degli edifici”. L’unica arma è la prevenzione! “Chissà per quanto tempo, a valle di quest’ultimo evento sismico che ha colpito il centro Italia sentiremo parlare di sicurezza sismica – ha concluso Spagna – di sicurezza degli edifici, di necessità di intervenire per prevenire i crolli, di vite umane coinvolte, di patrimonio immobiliare inadeguato, di mancata prevenzione e via di questo passo. Ancora una volta si ripartirà da zero, come se fossero cose mai dette, come se gli esperti del settore avessero in passato giocato con i dati statistici e le mancate condizioni di protezione, come se la popolazione intera si potesse prendere in giro disattendendo puntualmente le promesse con la scusa delle risorse insufficienti, mentre sappiamo che ciò che manca è la volontà di affrontare in modo serio e fino in fondo il tema del rischio sismico, per il quale, onestamente, nessuno ha la “bacchetta magica” che risolve tutti problemi con un tocco. Oggi, come ogni volta accade in queste occasioni, si rimane di nuovo attoniti di fronte a tanta insipienza, che offende le coscienze e l’etica di un popolo che da sempre è costretto a subire la triste convivenza con questi fenomeni, mentre vorrebbe vivere in un Paese moderno, evoluto, dove questi problemi sarebbero affrontati con logica programmatica da parte del governo e non solo nella fase dell’emergenza”.

Fonte: Ordine Nazionale dei Geologi Articoli correlati

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http://www.lastampa.it/2016/08/25/societa/perch-il-jackpot-del-superenalotto-non-pu-essere-destinato-ai-terremotati-w58dtY2ZzZU6RPiVIFgI1I/pagina.html

Perché non si può destinare il jackpot del SuperEnalotto ai terremotati

FRANCESCO ZAFFARANO – 25/08/2016

[…] Il problema è che il Superenalotto è un gioco d’azzardo gestito da SISAL, cioè da un’azienda privata. Non si capisce, quindi, come possa il governo decidere di destinare il jackpot ai terremotati. Tra l’altro, il montepremi del Superenalotto si forma sommando i soldi scommessi dai giocatori: si tratta, quindi, di un contratto che non può essere rescisso unilateralmente. Chi ha scommesso lo ha fatto a delle condizioni e non può vedersi sottrarre quella somma di denaro. Non è l’apologia del gioco d’azzardo ma, purtroppo, funziona così.

Quello che può fare il governo, se mai, è decidere di destinare ai terremotati il denaro che dalle scommesse finisce nelle casse pubbliche: SISAL opera su concessione dello Stato e sulle vincite si pagano le tasse.  […]

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