Vi proponiamo un paio di libri freschi di stampa (2016), piuttosto affini tra loro come tematiche, che costituiscono un mix tra provocazione e realismo. Da leggere con ironia, ma anche con un po’ di senso critico…

Libro “Mammiferi italiani. Storie di vizi, virtù e luoghi comuni” di Raffaella De Santis

Un libro di storie sui nostri tic, sui cliché che ci portiamo dietro, sulle nostre paure e passioni; un viaggio nello spazio e nel tempo in cui l’attualità si mescola alla storia, la vita vera alla letteratura. Protagonisti di questi racconti sono individui anonimi e personaggi illustri, scrittori, artisti, intellettuali. C’è la baronessa di Carini, che nella Sicilia del XVI secolo viene uccisa perché trovata a letto col suo amante. C’è una ricca americana che spende tutti i suoi beni per venire in Italia a imparare il belcanto e c’è il latin lover di provincia che mostra il petto villoso. C’è la signora Grosso che per qualche mese è al centro dell’attenzione dei media per aver predetto l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. C’è Melville che cammina per le strade di Roma fiaccato dall’aria malsana della capitale e c’è Goethe che si commuove ascoltando i gondolieri cantare lungo i canali di Venezia. Un insieme di racconti a definire l’italianità, a sfatare i sacri valori italici perché, come scriveva Ortega y Gasset, il carattere nazionale, come ogni cosa umana, non è un dono innato, ma una costruzione.

Libro “Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità” di Giuseppe Culicchia

Giuseppe Culicchia, con molta voglia di giocare e altrettanta di mettersi in gioco, ha dato forma a una sua personalissima versione del Dizionario dei luoghi comuni.

«Addominali – Ciò che conta in un uomo oltre alla carta di credito. Io che non ho mai badato a queste cose, un giorno ho scoperto che avrei dovuto averceli a tartaruga. Sono subito corso a specchiarmi, e ho constatato che invece ce li avevo a foca. Avete presente le foche? Ecco, io ne ho una che dorme beata lí dove dovrebbe esserci una tartaruga. Ora, quanto è tenera una foca addormentata? Perché svegliarla? E come dirle che dovrebbe sloggiare per far posto a una tartaruga?»

Ma quanto siamo stupidi? E soprattutto: come? Inutile girarci intorno: ogni volta che ci scappa una frase fatta, è l’ottusità del mondo che si sta impossessando di noi. Basta ascoltare le conversazioni sui tram, guardare i telegiornali, partecipare alle cene di sedicenti intellettuali. Oppure, semplicemente ascoltare ciò che ci esce di bocca. È questo che ha fatto Giuseppe Culicchia: con molta voglia di giocare e altrettanta di mettersi in gioco, ha dato forma a una sua personalissima versione del Dizionario dei luoghi comuni. Perché capita a ciascuno di noi, molte volte al giorno, di perdersi in un luogo comune. E questo libro ci farà ridere, prima di tutto di noi stessi. Mi sono perso in un luogo comune contiene frammenti di comicità pura, ma anche riflessioni piú malinconiche – sempre all’insegna dell’intelligenza. Un testo che si può leggere come si vuole: rispettando l’ordine alfabetico o aprendo le pagine a caso, divorandolo in una sola notte o a poche pillole al giorno. Comunque lo si affronti, ci si vedrà allo specchio, perché è un ritratto di tutti noi, sorpresi – nei nostri salotti reali o immaginari – a parlare senza pensare davvero, pronunciando frasi impronunciabili.

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