http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2016/04/19/news/troppe_bugie_sugli_ogm-137967741/

Troppe bugie sugli Ogm

21 milioni di euro per il biotech agricolo Ma solo a tecniche nuove che non hanno ancora dato risultati. E comunque non nei campi. Così si uccide la ricerca italiana. Tra le migliori al mondo

di ELENA CATTANEO – 25 aprile 2016

Con 21 milioni di euro la legge di Stabilità ha finanziato “il più importante progetto di ricerca pubblica fatto nel nostro Paese su una frontiera centrale come il miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili”. Così lo ha definito il Ministero delle Politiche agricole. Un passo avanti per una comunità scientifica in carestia da venti anni, ma insufficiente. Al progetto del Ministero mancano, infatti, due parole, “campo aperto”, ovvero la possibilità di studiare liberamente le piante nelle condizioni di campo che le decimano. Escludere quelle parole significa investire in ricerca per non applicarla. […] Il risultato è che da undici anni la ricerca italiana è bloccata mancando i siti dove sperimentare ed i protocolli sperimentali pianta per pianta. Un’attesa che ha negato al Paese il diritto alla conoscenza. Una strategia oscurantista, letteralmente un “atteggiamento di opposizione a ogni forma di progresso”, che ha mandato al rogo decenni di ricerche pubbliche di miglioramento genetico, come quelle del professor Eddo Ruggini.

Prima di questa legge, la ricerca pubblica italiana sugli Ogm era tra le più avanzate al mondo. Penso alle mele o ai pomodori San Marzano resistenti ai parassiti, studi sfruttati all’estero, ad esempio in Germania e Olanda, dove si vietano le coltivazioni commerciali di Ogm ma non la libertà costituzionale di studiare. Sarebbe sufficiente riprendere le ricerche delle nostre università per far ripartire il comparto, senza multinazionali, valutando magari noi, il mais Bt (fuori brevetto) che abbatte le tossine cancerogene ed evita di buttare il 50% di mais italiano o di decimare api e farfalle con gli insetticidi.

Il dibattito. Il dibattito sugli Ogm da mesi è arenato su un falso problema. La tecnica del genome editing, insieme alla cisgenesi, viene definita più sostenibile (termine improprio per una tecnologia). Si dice che permetterebbe di andare “oltre” i “vecchi” Ogm (il transgenico) e di intervenire sulle piante senza ricorrere a geni di specie diverse. Non è esatto. Conosco bene questa tecnica. La uso in laboratorio per tagliare in modo mirato un preciso punto del DNA del topo e inserire un gene esogeno, cioè di un’altra specie. Quindi con il genome editing si modifica il DNA di un organismo, come si vuole, anche inserendo o togliendo una sola lettera o un intero gene.

Supponendo, poi, che genome editing e cisgenesi – tecniche finanziate con quei 21 milioni – siano andati “oltre” gli Ogm (come sostiene il Ministro), dal punto di vista giuridico, si dovrebbe allora consentire la loro sperimentazione in pieno campo, in quanto indistinguibili da incroci o mutanti spontanei. Se non possono andare in campo allora non si è andato “oltre” nulla e si resta nell’oscurantismo, ingannando ricerca pubblica e contribuenti. I “vecchi” Ogm (transgenici), inoltre, sono più studiati e più sicuri anche di piante biologiche perché è l’unica agricoltura che analizza i prodotti finali e non solo i processi di produzione. Ben vengano le innovazioni come il genome editing, ma senza imporre il ricatto di abbandonare tecniche precedenti e ancora valide, anche perché sappiamo poco della resa e dell’efficacia delle nuove tecnologie e delle relative proprietà intellettuali in gioco. […]

Non sarebbe più sensato, oggi, riaprire i campi sperimentali, qualunque sia la tecnologia usata, sulle piante tipiche italiane che con il miglioramento genetico si potrebbero salvare, evitando ulteriori perdite di biodiversità? […]

*Docente Statale di Milano, Senatore a Vita

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Aggiornamento del 9 giugno 2016:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/versioneoscar/trasmissione-giugno-2016-170127-gSLAh8n5fB

L’impossibile dibattito sugli ogm

In Europa ed in Italia parlare di ogm è ormai divenuto quasi impossibile. Un sentimento complottistico ed antiscientifico si è impossessato del tema ed a nulla sono fin qui serviti i dati incontrovertibili sulla loro sicurezza, né i numerosi appelli fatti dagli scienziati sull’opportunità della ricerca in campo aperto.

Ne parliamo con Roberto Defez, direttore del laboratorio di biotecnologie microbiche all’Istituto di bioscienze e biorisorse del CNR di Napoli in occasione dell’uscita della versione aggiornata del suo libro “Il caso OGM – il dibattito sugli organismi geneticamente modificati”.

Libro “Il caso OGM. Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati” di Roberto Defez

Sugli OGM ci si limita a schierarsi. Il tema, al contrario, va affrontato con raziocinio: gli OGM ci riguardano. E non solo perché dal 1996 sono entrati a far parte della nostra alimentazione. Ci riguardano perché con essi si gioca il futuro dell’economia, dell’agricoltura, dell’ambiente in cui viviamo. Ci riguardano perché con gli OGM produciamo il meglio del made in Italy esportato in tutto il mondo, dalla moda all’agroalimentare. Ma allora perché c’è chi diffonde paure e sospetti senza fornire dati, documenti e statistiche? Quali interessi si nascondono dentro al piatto che mettiamo in tavola tutti i giorni?

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