Puntata di Melog (Radio24) del 29 dicembre 2015:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/melog/trasmissione-dicembre-2015-130512-gSLAneEwTB

L’italia vista dalle guide

Tempo di vacanze, tempo di visite e gite in città d’arte. Oggi a Melog ospitiamo due guide turistiche esperte, per parlare di una professione che è fondamentale per alimentare, promuovere e valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale all’estero e che fa da traino a uno dei settori più strategici della nostra economia. Vediamo di capire quali sono i problemi e i punti di vista di chi opera quotidianamente a contatto con gli stranieri e sull’immagine del nostro Paese all’estero.

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veneziavive.me/2014/04/04/questione-guida-turistica-in-italia/

La questione Guida Turistica in Italia

Pubblichiamo un interessante intervento su un forum tematico concernente la dibattuta questione delle Guide Turistiche in Italia.

Credo che quanto dirò potrà “disturbare” più di qualcuno, ma spero che in fondo sia solo l’occasione per stimolare un vero dibattito sulle professioni turistiche ed il loro futuro, in base alle ultime novità introdotte con la legge 97 del 6 agosto 2013. […] Il risultato evidente di questa nuova legge è che la GT, una volta che abbia ottenuto l’abilitazione (la cosa è valida sia per chi l’aveva già conseguita sia per chi la stia conseguendo) può esercitare su tutto il territorio nazionale. Non conta il luogo in cui tale qualifica sia stata conseguita né per quale ambito: una GT che ha ottenuto l’abilitazione a Crotone può guidare dei gruppi anche a Genova, una GT di Cuneo può guidare un gruppo in Sicilia.

La ragione che ha portato il governo italiano a questa legge è dovuta al procedimento di infrazione per il quale l’Italia, che non aveva ottemperato al principio di libera circolazione delle professioni in Europa, ha dovuto necessariamente adeguarsi alle leggi dell’UE, in quanto le limitazioni imposte alle GT straniere sul suolo italiano contrastavano con le norme UE e ne impedivano la libera circolazione.

[…] L’Italia accoglie insomma con molto ritardo ciò che l’Ue ha chiesto fin dal 2004 e ciò avviene anche a seguito di ulteriore infrazione, la 2011/2053. Una volta che, per legge, le GT straniere possono esercitare in ogni dove in Italia, è chiaro che, per il principio di reciprocità, anche le GT italiane possono esercitare in ogni parte d’Europa e, di converso, anche in Italia, per non danneggiare i professionisti italiani, che non potrebbero a questo punto rimanere legati solo al loro territorio in cui hanno conseguito l’abilitazione, pena una nuova disparità di trattamento, questa volta discriminatoria per noi italiani.

La nuova legge ha sollevato un vespaio di reazioni e di opinioni contrastanti legato ad una serie di considerazioni che, sempre a mio modesto avviso, contengono osservazioni plausibili ed altre pretestuose, senza tener conto di alcuni argomenti di fondo di cui tratterò alla fine.
Premesso che anche in altri Paesi dell’UE esiste, e da tempo, l’abilitazione “nazionale”, e non parlo solo di paesi piccoli dal punto di vista dell’estensione territoriale e/o del “peso” del loro patrimonio storico-artistico-archeologico, è chiaro che l’Italia ha una sua “specificità” che la rende, sulla carta, diversa da altri Paesi. Tale specificità, però, non può essere d’ostacolo all’applicazione di una legge sovranazionale che dispone la libera circolazione dei servizi e delle prestazioni, anche per evitare un precedente che avrebbe effetti devastanti oltre che essere in opposizione con lo spirito dell’UE. Sono consapevole, e lo siamo tutti, che fare la GT a Milano e contemporaneamente a Palermo, è francamente impossibile. Certo qualcuno potrà pure farlo e non gli può essere impedito.

Ciò che si teme, in particolare, è l’invasione di GT straniere, oltre che italiane, nelle città turistiche più appetibili. Il rischio è da un lato quello di avere in giro “professionisti” non sufficientemente preparati […]. Ed ora, qui, entro nella parte più polemica del mio intervento, quella che sicuramente alzerà un polverone per alcuni aspetti ma che spero sia fonte di VERO, APERTO e COSTRUTTIVO confronto.

Prendo spunto anche dagli odg che alcune forze politiche hanno presentato all’attenzione del governo e finalizzate alla tutela della professionalità e alla revisione del settore delle professioni turistiche. Ecco, spero che sia chiaro che proprio questi due argomenti sono essenziali e fondamentali per il futuro della professione, che nessuno possa pensare alla possibilità di ritardare o annullare un processo ineludibile (altrimenti la legge 97 del 2013 non sarebbe mai uscita…) che è quello della libera circolazione delle professioni. Ciò che intelligentemente si può fare è pensare ad una concreta ristrutturazione del settore, cosa che andava fatti da anni per evitare alcune sperequazioni e anche alcune situazioni come quella che qualcuno lamenta oggi.
Sarò franco, anche provocatorio e forse brutale.
Parto da un primo elemento. Quella delle GT è una lobby come tante ce ne sono in Italia, purtroppo. Una lobby che per anni ha fatto poco o nulla per migliorare la qualità della professione ed intervenire su un ripensamento del settore, salvo oggi “esplodere” sulla questione della legge 97/2013 e chiedere a governo, partiti, sindacati ed associazioni di categoria di prendere posizione e di intervenire su una legge vista per alcuni come ingiusta. Era da anni che si parlava di guida nazionale e per tutto questo tempo non si è fatto niente per studiare un effettivo cambiamento del settore, per tutelare la cosa più importante: la professionalità e l’accoglienza, poiché molti si sono chiusi a riccio nel loro territorio per difendere più i propri interessi che altro… Ora, è un assurdo richiedere la cancellazione di una legge che è, come detto ineludibile nel suo assunto sostanziale, perché altrimenti non sarebbe stata mai fatta…
Idem, l’indicazione di siti specializzati che richiedono apposita abilitazione, vista da alcuni come la possibilità di limitare la circolazione dei servizi e delle professioni, è un tentativo per me vano, polvere negli occhi, che sarà cancellato tra poco, e ho spiegato sopra il perché, oltre a dividere i monumenti in serie A e in serie B, distinzione aberrante che un vero professionista non può accettare a meno che non intenda questo provvedimento soltanto come la barriera messa lì nel tentativo di bloccare quella circolazione già citata.
[…] Quello che dovevano fare associazioni di categoria ed altri, da anni e non da oggi, era una revisione completa del settore delle professioni turistiche PRIMA che accadesse tutto ciò… Ma io ho notato solo muti, ciechi e sordi a queste parole e mi sono sempre detto che è inutile che si parli di un’Italia che ha il 50, il 60, il 75, il 200% del patrimonio storico mondiale, se poi neppure noi GT facciamo qualcosa per i nostri beni culturali… Questo chiaramente non vale per tutti e non vale sempre, ma vi faccio presenti alcune situazioni che da tempo immemore danno vita a sperequazioni che rovinano il settore e che ci hanno precipitato in una situazione come quella di oggi, nella quale la legge 97/2013 è solo un aspetto e nemmeno tanto decisivo.

[…] Ad esempio, si doveva rivedere da anni il processo di abilitazione per le GT. I concorsi si tengono in maniera troppo differente da realtà a realtà. Ogni provincia o regione fa a modo suo. Alcune realtà pretendono la laurea, altre il diploma. Ma non è solo questione di titoli: non c’è uniformità nello svolgimento dei concorsi stessi. A parte le modalità con le quali si tengono, per esercitare in tutto il Lazio una persona dovrebbe prendere 5 abilitazioni, in Campania la qualifica è regionale e questo genera una disuguaglianza a livello lavorativo, in Puglia il settore non è stato mai regolamentato (i primi concorsi dovrebbero tenersi tra poco). Non c’è disparità tra una GT campana che può spingersi ovunque nella sua regione e una guida di Rieti che è costretta nel suo territorio?!? Mentre in Puglia regna sovrana l’anarchia e chiunque può dirsi GT di quella regione, basta che si presenti lì e comunichi la sua “intenzione” di esercitare come guida, in assenza di qualsiasi titolo e senza qualifica?!? […] Vi sono poi sparse in tutta Italia, da Nord a Sud, associazioni e pseudo-associazioni, con accordi di collaborazioni scritti o semplicemente a parole, spesso costituite da “volontari” o persone comunque che non hanno la qualifica di GT, le quali “gestiscono” siti pubblici e fanno il bello e cattivo tempo ed ostacolano, talvolta, gli ingressi alle guide autorizzate. E’ un’altra “piaga” mai affrontata, che mai si è voluto affrontare e che lede l’immagine di professionalità e di accoglienza che oggi tanto si intende difendere […]
1) anche se “volontari” o soci, si chiedono spesso soldi per il servizio prestato, soldi che talvolta non vengono rendicontati o denunciati;
2) tali associazioni spesso “impongono” la visita con le loro “guide”, pena la mancata visita del sito che “gestiscono”. Su queste cose, le GT autorizzate raggiungono qualche volta un accordo di quieto vivere, ma resta comunque un altro problema evidente.

C’è la piaga dell’abusivismo, mai eliminato. C’è un abusivismo di chi si improvvisa davvero in tutti i sensi, e lo conosciamo più o meno tutti, ma anche un abusivismo indotto dalla mancata revisione del settore delle professioni turistiche. E ritorno a quanto ho detto su. Quando, come è successo ad ottobre 2012, a Roma viene bocciato allo scritto il 91% dei candidati al concorso da GT, la cosa lascia pensare… questo, per molti versi, è un invito all’abusivismo, dettato da quella lobby di cui sopra e che, nella bocca di una vecchia GT romana, suonò più o meno così: “Abbiamo ottenuto quel che avevamo chiesto e per la qual cosa avevamo fatto pressioni: il minor numero possibile di abilitati”. Questo non vuol dire difendere la professionalità della categoria, vuol dire difendere solo il proprio orticello e lo status quo, senza mai mutare niente.

[…] Dico, in conclusione, che è tempo, più che suonato, di una modifica del settore delle professioni turistiche. Considerato che siamo di fronte ad un cambiamento che può stravolgere il mercato, ciò che si può fare è studiare come indirizzare la preparazione per svolgere al meglio la professione. Si potrebbe pensare ad una sorta di corsi di perfezionamento e di aggiornamento affinché realtà grandi e delicate vengano illustrate con dovizia; si può chiedere a tutte le GT quali territori intendano coprire maggiormente (da 1 fino al massimo, visto che non è possibile limitare l’operato di nessuno) e prepararli al meglio sulle aree indicate. Ad esempio, una GT toscana di Prato potrebbe volere lavorare anche su Firenze, Pisa e Lucca e non avrebbe mai voglia di andare fino a Macerata perché troppo lontana e con costi che sarebbero impossibili da sostenere per i gruppi… Pure se ci potrebbe essere chi intende lavorare su tutte le regioni italiane… Si potrebbe pensare ad uno specifico, futuro corso universitario abilitante per le GT.

Sono strade quelle che indico, non per forza giuste, ma è, secondo me, un modo onesto e chiaro di analizzare i problemi del settore e provare a ragionarci sopra senza preclusioni e pregiudizi, senza voler difendere l’interesse singolo, ma quello della professionalità che oggi tanto reclamiamo. […]

Pietro Antonucci

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http://babelemagazine.com/2014/03/27/guide-turistiche-tra-legislazione-e-buon-senso/

GUIDE TURISTICHE: TRA LEGISLAZIONE E BUON SENSO

27 MARZO 2014 – di Elena A. Biscotti e Antonio Paolo Russo

[…] Negli ultimi 15-20 anni, i turisti tradizionali, che la sociologia classica descrive come ‘inesperti, avversi all’incertezza, riluttanti ad apprendere, passivi di fronte alle culture locali’, sono cambiati parecchio. Non solo per via della rivoluzione tecnologica, che ci permette di sapere senza sforzo, gratis e in forma ubiqua: la globalizzazione culturale e la popolarizzazione dei media hanno reso le culture altre, i territori artistici e letterari un tempo accessibili solo ai più colti e abbienti, le topografie esotiche, parte del nostro paesaggio quotidiano. I viaggiatori sono esperti di arte e cultura, o possono diventarlo facilmente, e le loro conoscenze, impressioni ed opinioni viaggiano con loro sui social media in svariati formati, in un continuo processo collettivo di ‘experience building’.

[…] per la grande maggioranza del fenomeno turistico occidentale, stentiamo a pensare alla guida come ad uno strumento necessario; alzi la mano, tra i lettori di Babele, chi si è avvalso di una guida negli ultimi 10 anni, quando non fosse obbligatorio, sia che visitasse Praga o i siti Maya. Le guide oggi le scarichiamo, le assembliamo, le robotizziamo, le condividiamo. Confidiamo di più in ciò che ci ha consigliato il cugino economista che è passato per di là, o l’amica volontaria che ci ha vissuto 5 anni, piuttosto che di un professionista diplomato in storia dell’arte; e se vogliamo saperne di più su aspetti prettamente artistici, consultiamo Wikipedia online.
È evidente che, per sopravvivere, questa nobile professione deve cambiare pelle: la guida ‘umana’ deve essere soprattutto un cantastorie e un esperto del contesto. Deve saper affascinare il turista con la local knowledge, accessibile a pochi che non siano radicati nel luogo: non deve sapere solo di che stile classico è il capitello del templio, o in che anno lo hanno messo lì, ma anche cosa è successo nei 2 millenni successivi in quel luogo, come lo hanno ritratto poeti e scrittori, la sua importanza per l’identità locale e nazionale, quali pressioni speculative minacciano la sua sopravvivenza,  dove si mangia la migliore pizza nel raggio di una passeggiata. Queste cose non le sa né la guida Lonely Planet, da cui comunque non possiamo avere risposte rapide; né Wikipedia; né il cugino. Lo sa la guida professionale, se è preparata, creativa, informata, connessa, e formata localmente. Ed è l’unica classe di guida che, oltre che a fare bene al turista, fa bene anche al luogo visitato, se compie la sua funzione educatrice e spinge il turista fuori della beatentrack a conoscere davvero un paesaggio e la sua comunità. […]

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