Un argomento controverso e particolarmente “diviso” per tutti quanti, quello dell’immigrazione. C’è chi dice sì (gli immigrati sembrano essere d’aiuto nel pagare le pensioni in paesi con un bassissimo incremento demografico, come appunto l’Italia), c’è chi dice no (aumento della delinquenza e dei contributi sociali per il loro mantenimento). Difficile trovare una chiave di lettura univoca per questo fenomeno, impossibile per chiunque avere la verità in tasca. Come tutti, ci limitiamo a raccogliere informazioni e a dare a nostra volta un’interpretazione.

QUANTI SONO GLI IMMIGRATI IN ITALIA?

https://it.wikipedia.org/wiki/Immigrazione_in_Italia

[…] Secondo Eurostat, al 1º gennaio 2014 l’Italia era il quinto Paese dell’Unione europea per popolazione immigrata, con 5,7 milioni di immigrati, dopo Germania (9,8 milioni), Regno Unito (8 milioni), Francia (7,7 milioni) e Spagna (6 milioni). Era invece il terzo Paese dell’Unione Europea per popolazione straniera, con 4,9 milioni di cittadini stranieri, dopoGermania (7 milioni) e Regno Unito (5 milioni). Per numero di immigrati in percentuale rispetto al totale della popolazione residente, l’Italia si classificava al diciottesimo posto nell’Unione Europea (con il 9,4% di immigrati sul totale della popolazione), mentre per numero di stranieri al decimo posto (con l’8,1% di stranieri). […]

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ASPETTI POSITIVI DELL’IMMIGRAZIONE

http://it.ibtimes.com/immigrazione-altro-che-solidarieta-ecco-perche-la-germania-accoglie-i-migranti-e-dovremmo-farlo

Immigrazione: altro che solidarietà, ecco perchè la Germania accoglie i migranti (e dovremmo farlo anche noi)

di Marta Panicucci – 09.09.2015

[…] L’Europa è un paese che sta invecchiando velocemente. Il numero di anziani, pensionati che hanno bisogno di assistenza e recepiscono una pensione sta crescendo volecemente rispetto al numero dei giovani che entrano nel mondo del lavoro e pagano per il loro mantenimento. L’immigrazione è fatta di persone giovani, pronte a lavorare, a portare nel Paese di destinazione molto più valore aggiunto dal punto di vista economico di quanto non ricevano in termini di assistenza. Accogliere migranti, siano essi profughi o meno, significa per la vecchia Europa farsi un’assicurazione sui problemi economici futuri. […] Le proiezioni di bilancio a lungo termine mostrano che l’invecchiamento della popolazione costituisce una sfida per le finanze pubbliche dell’UE. L’impatto fiscale dell’invecchiamento è previsto essere alto nella maggior parte degli Stati membri, con effetti che diventeranno sempre più evidenti già nel corso del prossimo decennio. […]

L’invecchiamento della popolazione europea non è ancora diventato un vero e proprio problema, ma lo sarà tra qualche anno quando il sistema pensionistico diventerà insostenibile. 

Le soluzioni potrebbero essere diverse, ma molte impraticabili:

  • aumentare ancora l’età pensionabile (ed avvicinarla sempre più all’età della morte);
  • tagliare drasticamente gli assegni pensionistici, in modo che siano necessari meno contributi dei lavoratori per il mantenimento dei pensionati;
  • aumentare i contributi in busta paga e diminuire i salari netti dei lavoratori o aumentare il costo del lavoro che grava sulle imprese 
  • infine, allargare la platea della forza lavoro, ovvero le persone tra 25 e 60 anni che lavorano e pagano i contributi per sostenere la spesa pensionistica nazionale. […]

Ma se i migranti fanno bene all’economia, qualcuno si chiederà perchè certi Paesi sono disposti ad accoglierli, mentre altri proprio non ne vogliono sapere. Anche in questo caso, la posizione politica riflette logiche economiche. Prendiamo l’esempio di Germania e Regno Unito.

[…] Merkel accoglierà 500mila migranti l’anno “forse anche di più” per qualche anno, mentre in Gran Bretagna, David Cameron ha annunciato di accogliere 20.000 rifugiati siriani in cinque anni.

La ragione di questa disparità è semplice: la Germania ha bisogno di un afflusso di migranti per integrare la sua forza lavoro, mentre la Gran Bretagna ne ha molto meno bisogno. […] La Germania, quindi, ha una forte ragione economica per accogliere migranti, una trasfusione di giovani lavoratori le cui tasse possono contribuire a sostenere la popolazione tedesca che invecchia. Nel corso degli ultimi anni in Germania, così come in Italia e in molti altri membri dell’UE si è registrato un forte calo della natalità. Crescono i vecchi, ma non ci sono abbastanza nascite per rimpiazzare i pensionati con lavoratori che pagano i contributi. Accettare migliaia di migranti per la Germania non significa soltanto essere compassionevoli con dei popoli in difficoltà, ma guardare anche a logiche economiche. Discorso che non è valido per la Gran Bretagna che invece, sta attraversando un boom della popolazione, solo a Londra lo scorso anno è salita di 122mila. […]

Vedi gli articoli:

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ASPETTI NEGATIVI DELL’IMMIGRAZIONE

http://www.lastampa.it/2016/01/28/esteri/la-svezia-caccia-mila-migranti-abbiamo-paura-sono-troppi-NPw6A4UCYSCeFob9hw5DrK/pagina.html

La Svezia caccia 80 mila migranti: “Abbiamo paura, sono troppi”

MONICA PEROSINO 28-01-2016

«Sono qui da 11 anni. E mai, mai prima d’ora ho avuto paura. Adesso sì. Perché ora siamo noi e loro». […] Il segno del cambiamento, del rischio di «rottura» di quel rodato ed efficace sistema di accoglienza che ha reso la Svezia famosa in tutto il mondo, si era manifestato in modo chiaro con un voto, quello delle elezioni dell’ottobre 2014, che aveva portato gli svedesi democratici, partito xenofobo di ultra destra, a diventare la terza forza politica del Paese. Avevano vinto con una promessa: «Svezia agli svedesi, fuori gli immigrati». Poco più di un anno dopo è il governo socialdemocratico che con «mezzi dolorosi, ma necessari», sta cercando di fermare l’enorme flusso di richiedenti asilo nel Paese, il primo per numero di rifugiati pro capite in Europa, con 163 mila arrivi nel 2015. Il premier Löfven aveva resistito fino all’ultimo alla chiusura delle frontiere auspicate dalla destra radicale, ma la Svezia – che dal 2013 garantisce asilo e residenza a tutti i siriani, che offre un lavoro, sussidi e una casa a circa 110 mila profughi all’anno – ha infine alzato bandiera bianca. Alla sospensione di Schengen sono seguite vaste operazioni di polizia per controllare chi avesse i requisiti necessari per stare nel Paese e mercoledì è arrivato l’annuncio del ministro degli Interni Anders Ygeman: «La Svezia espellerà 80 mila richiedenti asilo arrivati nel Paese nel 2015 e la cui domanda è stata respinta. Procederemo gradualmente ai rimpatri forzati utilizzando aerei charter». […] Altri Paesi scandinavi hanno in effetti percorso strade molto simili: la Norvegia ha iniziato l’espulsione – attraverso l’Artico – dei richiedenti asilo verso la Russia, la Danimarca ha votato la legge per la confisca dei beni e la Finlandia sta valutando l’espulsione di 20 mila migranti: «È vero, i nostri centri scoppiano – spiega Anders -: nelle scorse settimane gruppi di rifugiati sono stati costretti a dormire per strada, e qui l’inverno non scherza. E la spaccatura sociale è ormai enorme. Ma la soluzione non può essere semplicemente rimandarli indietro». L’accoglienza ai dissidenti e ai profughi fa parte della storia profonda della Svezia, così come le politiche di welfare, volute da Olof Palme: «Se rompiamo questo equilibrio, a rischio non saranno solo i profughi».

http://www.ilgiornale.it/news/interni/trucco-degli-stranieriscroccano-pensioneper-i-parenti-all.html

Il trucco degli stranieri: scroccano la pensione per i parenti all’estero

Una legge prevede l’assegno sociale per gli over 65: Allo straniero basta fare richiesta per il ricongiungimento familiare
Fabrizio De Feo – 06/05/2012
[…] in tempi di ristrettezze, il vitalizio elargito ai parenti degli im­migrati inizia a pesare sulle casse del nostro ente previdenziale. Per l’anno 2012 l’assegno sociale è pari a un im­porto annuo di 5.577 euro, pari a 13 mensilità da 429 euro. Tale importo costituisce sia l’entità dell’assegno spettante, sia il limite di reddito oltre il quale non si ha più diritto a perce­pirlo. La platea dei possibili benefi­ciari si estende a tutti gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la so­glia dei 5.577 euro. Il problema è che gli extracomunitari con carta di sog­giorno in regola, residenti in Italia da dieci anni, possono presentare do­man­da di ricongiungimento familia­re e fare arrivare in Italia genitori o pa­renti anziani, facendo così scattare un effetto moltiplicatore. Tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella Finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha ri­conosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri. Il governo di cen­trodestra, nel 2009 è riuscito a restrin­gere la possibilità di richiedere il ri­congiungimento ai residenti in Italia «legalmente e continuativamente» da almeno dieci anni. Ma al di là del­l’opportunità di una norma che consente di attingere alla cassaforte del­la nostra previdenza a chi non ha mai versato un euro di contributi nel no­stro Paese, il problema sta anche nel buco nero dei ricongiungimenti fitti­zi. […]

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LA PAURA DELLO STRANIERO (ALIMENTATA DAI MEDIA)

Vedi l’articolo:

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L’ASSENZA DI UNA LINEA POLITICA IN ITALIA

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-prima-che-limmigrazione-irregolare-diventi-insostenibile-13928.htm

Prima che l’immigrazione irregolare diventi insostenibile

di Robi Ronza 26-09-2015

Senza pregiudizio per l’urgenza di dare risposte umane ed efficaci all’attuale crisi dei migranti, resta il fatto che a lungo termine la soluzione del problema non è comunque quella di tenere costantemente aperte le frontiere dell’Unione Europea a chiunque provenendo dall’emisfero Sud desideri entrarvi. Purtroppo invece sembra che né i governi né i promotori a qualsiasi titolo della solidarietà con i migranti diano a questo elemento-chiave della questione tutto il peso che merita. E’ chiaro che per i modi in cui avvengono, e per le conseguenze che hanno in tutti i Paesi interessati (di origine, di transito e di destinazione), queste migrazioni sono destabilizzanti e tendenzialmente catastrofiche. Perciò è da irresponsabili non accompagnare il pronto soccorso e l’accoglienza di chi è già arrivato, ovvero di chi è ormai vicino ai confini dell’Unione, con una politica volta in modo esplicito, visibile e intransigente, da un lato a far venir meno le cause dell’esodo e dall’altro a dissuadere in tutta la misura del possibile chi sta per mettersi in cammino. Che perciò occorra porre mano a politiche complesse e di lungo periodo è semplicemente ovvio. […]

Chi guardi con attenzione le immagini dei migranti che oggi passano sui teleschermi, se conosce almeno un po’ i Paesi da cui provengono, si accorge subito che si tratta relativamente di “ceti medi”. Lo si vede dagli abiti, dalla frequente capacità di parlare un po’ l’inglese, dal comportamento. I più miseri non si muovono nemmeno sotto le bombe perché non ne hanno i mezzi e non sanno dove e come fuggire.

[…] Da tutto questo deriva che il comando a distanza che  provoca questi esodi è nelle mani delle grandi potenze e dell’Occidente in genere.  […] ci sono gruppi di interesse schierati con forza a favore delle armi e della guerra non solo nell’emisfero Nord, nel mondo sviluppato, ma anche nell’emisfero Sud. Nei Paesi meno sviluppati e più instabili non c’è solo chi muore di sottosviluppo e di instabilità, ma c’è anche chi ne vive, e ne vive bene o comunque meglio. Né si deve pensare con schematismo di matrice marxista che dalla parte della guerra ci siano i ricchi e da quella della pace ci siano i poveri. Ci sono ricchi e poveri sia da una parte che dall’altra. E ciò rende le cose ancora più complicate.

Il processo di transizione da uno stato di cose all’altro non sarà dunque né rapido né semplice. Tanto più quindi è urgente che cominci subito e che dia qualche risultato al più presto, prima che l’immigrazione irregolare di massa dall’emisfero Sud verso l’Unione Europea diventi insostenibile.

Vedi gli articoli:

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BREVI CONCLUSIONI

  1. Non abbiamo ancora raggiunto, fortunatamente, il livello di pericolosità e tensione sociale presente in Svezia, ma se si continua di questo passo non tarderà ad arrivare
  2. La nostra classe politica è fatta di buonismo, da sempre incapace di prendere decisioni forti, in particolare su temi così delicati e così dibattuti (meglio non agire per non far torto a nessuno = assenza di palle, chiedendovi di scusarci per la volgarità dell’espressione)
  3. Un certo numero di immigrati può far bene all’economia, ma ad un certo punto i costi arrivano a superare i benefici (il troppo stroppia, per l’appunto)
  4. Il problema demografico è, numeri alla mano, assolutamente reale e indubbiamente molto serio. Forse, però, sarebbe il caso di cercare di risolverlo attuando politiche a sostegno delle famiglie e dell’aumento della natalità, piuttosto che con altri sistemi, in precedenza accennati, tra cui appunto l’ingresso di immigrati stranieri.

https://www.forexinfo.it/L-immigrazione-un-fenomeno

Immigrazione in Italia: quali effetti su società ed economia?

13 Novembre 2015 – Corrado Salemi

Negli ultimi quarant’anni l’Italia è diventata la seconda maggiore destinazione di immigrati in Europa, le conseguenze di questo fenomeno sono oggetto di diversi studi. […]

Immigrazione in Italia: gli effetti sulla società

[…] E’ opportuno dare alcune definizioni prima di andare ad indagare qual è l’andamento dell’immigrazione in Italia. Innanzitutto, per migrante si intende colui che lascia volontariamente il proprio Paese d’origine per cercare lavoro o migliori condizioni economiche. Rifugiato, invece, è colui al quale è stato riconosciuto questo status in base alla Convenzione di Ginevra del 1951. Profugo, infine, è un termine generico per indicare chi lascia il proprio paese per vari motivi.

Le convenzioni internazionali obbligano ciascun paese ad accogliere chi richiede asilo fino all’accertamento dello status di rifugiato. In Italia la lunghezza dei tempi di verifica della condizione dei richiedenti porta la permanenza di molti soggetti che non ne avrebbero il diritto nei centri di accoglienza, con dei costi abnormi per le casse pubbliche. Al 1° gennaio 2015, secondo i dati Istat, sono regolarmente presenti in Italia 3.929.916 cittadini non comunitari. Sono raddoppiati i permessi per i rifugiati: nel 2014 da 19.146 sono passati a 47.873. In termini relativi arrivano a rappresentare il 19,3% dei nuovi ingressi, dal 7,5% del 2013. In media, secondo i dati del Ministero degli Interni, un rifugiato (o presunto tale) costa allo stato italiano dai 30 ai 35 euro al giorno; basta moltiplicare questa cifra per il numero dei permessi accordati annualmente e si nota che il valore risultante è elevato e rappresenta una voce di spesa importante nel bilancio dello stato. C’è da considerare un altro fattore, in Italia il tasso di natalità è basso e negli ultimi anni la spinta principale al ricambio generazionale è stata data principalmente dai migranti. Il tasso di fecondità è una prova tangibile di quanto detto sopra, esso è 1,3 per le italiane e 2,1 per le donne straniere. Nonostante l’ultimo dato, la situazione demografica resta comunque preoccupante.

Immigrazione in Italia: gli effetti sull’economia

Nonostante l’apporto degli immigrati dagli anni Novanta, il saldo naturale, cioè la differenza fra le nascite e i decessi, continua ad essere negativo. La popolazione continua a crescere leggermente grazie all’immigrazione di adulti, ma l’età media aumenta e il sistema finanziario italiano è vicino al collasso in molti dei suoi elementi rilevanti. La spesa sociale sarà difficilmente sostenibile negli anni futuri, per esempio, il sistema pensionistico è destinato ad implodere senza un deciso ricambio generazionale. E’ intuitivo che una popolazione che cresce è una popolazione che esprime una domanda di beni, quella domanda che oggi tutti invocano. Se fossimo una popolazione in aumento, come accadeva negli anni del boom economico, avremmo una spinta alla crescita economica data proprio dai consumi. Se la popolazione non cresce non crescono nemmeno i consumi, anzi se l’età media sale il costo per i cosiddetti attivi (cioè chi è in età lavorativa) cresce esponenzialmente e diventa quasi insostenibile. Allora si spera di fare una compensazione attraverso gli immigrati e i loro consumi. Nonostante l’esiguo guadagno e la spesa moderata, gli immigrati hanno avuto un ruolo positivo per il saldo demografico, ma non sufficiente a rimediare alla grave carenza di nascite in Italia. Come se non bastasse quanto detto fin’ora, in dieci anni (fra il 2001 e il 2011) la classe d’età degli attuali 25-29enni italiani ha perso 30 mila unità a causa dell’emigrazione (derivante soprattutto dalla mancanza di lavoro) principalmente verso i paesi del nord Europa. Urge una politica seria di sostegno alla natalità e al lavoro giovanile. Un paese che invecchia è un paese che non ha nessuna prospettiva per il futuro.

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