http://www.lavoce.info/archives/37895/tagli-di-tasse-nel-2016-si-scrive-23-si-legge-3/

Tagli di tasse nel 2016: si scrive 23, si legge 3

Con la legge di Stabilità il governo taglia le tasse, con l’intento di dare un sostegno all’economia. E lo fa in deficit. Ma più che ridurre imposte in vigore, la manovra evita che scattino le clausole di salvaguardia previste dalle passate finanziarie. Finzioni contabili e (poca) spending review.

Più impegni e più risorse nella legge di stabilità 2016

[…] Già si sapeva che, come ad esempio descritto in un pezzo precedente su questo sito, la manovra taglia le tasse in deficit. Dalla tabella si impara qualcosa in più, e cioè che il taglio di tasse vero è piuttosto marginale, di circa 3 miliardi. Vediamo perché.

Clausole di salvaguardia che non salvaguardano

L’intento dichiarato del governo è quello di dare un sostegno all’economia soprattutto con riduzioni di imposta. Il che – dice la tabella – avviene per 22,8 miliardi di euro (disinnesco della clausola di salvaguardia, cancellazione Imu e Tasi su prima casa, rifinanziamento di una decontribuzione più contenuta sui nuovi assunti a tempo indeterminato, super-ammortamenti e altre voci più piccole). Tali riduzioni di imposta rappresentano l’85 per cento dei 26,5 miliardi di euro di impegni aggiuntivi inseriti nella legge di stabilità. Ma parlando di impulso all’economia bisogna sottrarre dal conto le entrate aggiuntive contabilizzate. La prima riguarda il rientro dei capitali dall’estero per 2 miliardi. E’ una voce una tantum che fa tornare in circolazione senza sconti denaro perso in meandri esteri e che d’ora in avanti contribuirà all’accertamento di base imponibile futura. Poi ci sono imposte temporanee e permanenti sui giochi per un miliardo. Per affrontare la piaga della ludopatia, meglio sarebbe tornare al monopolio delle lotterie nazionali. Ma se non si vuole seguire questa strada, quella sui giochi è una delle tasse più giustificabili. In ogni caso, tolti i tre miliardi di queste voci, la riduzione di entrate nette scende a 19,8 miliardi.
C’è però da distinguere gli effetti contabili da quelli veri, gli unici che contano per i contribuenti. Il calo di entrate per 19,8 miliardi è infatti calcolato rispetto alla legislazione vigente che include lo scatto delle clausole di salvaguardia, cioè degli aumenti di Iva (per 2 punti percentuali) e altre accise sui carburanti per un totale di 16,8 miliardi a partire dal primo gennaio 2016. Tali incrementi di imposta – introdotti da finanziarie precedenti per far quadrare i conti degli anni passati – saranno cancellati se la legge di stabilità sarà approvata. Ma, val la pena di ricordarlo, l’eliminazione delle clausole di salvaguardia è un pericolo scampato, non una riduzione di imposte in essere. Difficile credere che qualcuno abbia anticipato al 2015 l’acquisto di un bene durevole per non pagare l’Iva aumentata nel 2016. Ugualmente improbabile che la cancellazione di un aumento di imposta non ancora contabilizzato nei piani delle famiglie possa indurle a consumare di più nel 2016. Insomma, i 16,8 miliardi di minori entrate dal disinnesco delle salvaguardie sono poco espansivi. Ma se dai 19,8 miliardi si sottraggono i 16,8 miliardi delle clausole di salvaguardia, i veri tagli di tasse si riducono a tre miliardi, cioè a un modesto 0,2 per cento del Pil.
Peraltro, il pericolo per ora non è veramente scampato ma rinviato al futuro, come si capisce dai 14,6 miliardi di “flessibilità Ue” (cioè di maggiore deficit) che compaiono tra le risorse impiegate per finanziare gli impegni. Il disinnesco con rinvio delle clausole di salvaguardia (anziché con minori spese “vere” o maggiori entrate “vere”) porta a chiedersi se queste non siano altro che una pura finzione contabile. Se sì, giustamente gli italiani non le prendono sul serio. Avanti di questo passo, però, oltre agli italiani, un giorno anche la Ue e i mercati potrebbero smettere di prendere sul serio questi impegni a scadenza, crescenti di anno in anno e disattivati nell’anno successivo. Le conseguenze sarebbero facilmente misurabili: una procedura per disavanzo eccessivo da parte di Bruxelles o un aumento dello spread sui titoli pubblici italiani da parte dei mercati. Per ora i chiari di luna sono molto diversi. La prospettiva per il governo è di continuare a godere della luna di miele dei bassi tassi sul debito garantiti dal quantitative easing della Bce e dalle esitazioni della Federal Reserve di fronte al rialzo dei tassi Usa. Ma l’esigenza di arrivare a una spending review più incisiva che consenta una più corposa (e più vera) riduzione delle imposte per gli anni a venire non potrà essere elusa per sempre.

http://www.lavoce.info/archives/39153/le-tasse-saliranno-nel-2016-e-negli-anni-seguenti/

Le tasse saliranno nel 2016 e negli anni seguenti

[…] I dati complessivi di variazione delle entrate e delle uscite dello stato presentati dal governo a ottobre sono stati complessivamente rispettati anche dopo il dibattito parlamentare, con l’eccezione del rinvio (proveniente dal governo) del taglio dell’Ires al 2017 per far posto alle voci del cosiddetto “pacchetto sicurezza” (ad esempio, i 500 euro ai diciottenni e gli 80 euro alle forze dell’ordine).

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Le tasse caleranno dunque nel 2016? Come si vede dal grafico, la risposta è – in breve – no.  Sia nel 2016 sia negli anni successivi (2017 e 2018) le entrate totali delle pubbliche amministrazioni dopo la legge di Stabilità non caleranno e anzi continueranno ad aumentare. Saliranno di 10,6 miliardi nel 2016 rispetto al 2015 (da 788,7 a 799,3 miliardi), di 20,7 miliardi nel 2017 rispetto al 2016 e di 25 miliardi nel 2018 rispetto al 2017.
Ma allora il premier prende in giro tutti gli italiani quando dice di aver tagliato le tasse con la legge di Stabilità 2016? Solo un po’. Le entrate totali continueranno ad aumentare (il che non dovrebbe succedere quando si “tagliano le tasse”), ma aumenteranno meno di quel che sarebbero aumentate senza la legge di Stabilità 2016. Le due curve riportate nel grafico – che descrivono l’andamento delle entrate totali prima e dopo la legge di Stabilità 2016 – indicano che senza la legge di Stabilità 2016 le tasse sarebbero aumentate ancora di più: di 28,7, 25,8 e 23,5 miliardi, rispettivamente, nel 2016, 2017 e 2018.

Le misure contenute nella legge di Stabilità 2016 (taglio dell’Imu sulla prima casa e altre misure per il 2016, taglio dell’Ires per il 2017) porteranno a contenere di alcuni miliardi (l’entità è pari alla distanza tra le due curve del grafico) l’aumento di tassazione che si sarebbe verificato “naturalmente”. Dove il “naturalmente” non ha nulla di naturale ma si traduce in “per colpa degli aumenti di tasse decisi dai governi precedenti (incluso il governo Renzi nel suo primo anno di vita)”. Fermo restando che una parte preponderante del taglio di tasse è il disinnesco delle clausole di salvaguardia.
Si sarebbe potuto fare di più in termini di riduzione del carico fiscale? Sì, a patto di ridurre di più la spesa pubblica che invece – con il modicum di spending review realizzato e con gli aumenti di spesa del “pacchetto sicurezza” – finirà per aumentare di 9 miliardi fino a un totale di 840,6 miliardi nel 2016.

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Aggiornamento del 22 febbraio 2016:

http://www.loccidentale.it/node/139503

Come rovesciare la frittata sul debito pubblico

L’Europa non ha detto a Renzi fai la cicala

di Bernardino Ferrero – 26 Gennaio 2016

La risposta data ieri dal governo italiano alla Commissione Europea sul debito pubblico francamente fa cadere le braccia. La Ue in sostanza ci ha detto che sul medio e lungo periodo il debito italiano resta insostenibile, che nei prossimi due anni scenderà troppo poco (dal 133% al 130% nel 2016-2017), che ci espone a dei rischi in occasione di choc economici, fluttuazioni dei fondi e risalita dei tassi.

Nel rapporto sulla finanza pubblica della Ue si legge che il debito è “la più importante fonte di vulnerabilità” dell’economia italiana, che per metterci in sicurezza il saldo primario nel prossimo decennio dovrebbe aggirarsi su +3,8% mentre la previsione per l’anno prossimo è al massimo dell’1,3%. C’è poi un inciso in cui si dice che praticamente la flessibilità sta finendo (quand’è iniziata?), che bisognerà stringere sul bilancio, mentre si aspetta di capire come finirà la vicenda banche.

Ecco, davanti a questo scenario cosa risponde il governo? Che sul breve periodo non c’è problema, i conti tengono, il debito anche se poco ma scende. E’ lo stile Renzi, rovesciare la frittata con la Ue sempre e comunque: ci sono dei rischi per l’Italia sul lungo periodo? Bene, allora vuol dire che su quello breve tutto va bene. L’Europa dice una cosa, il governo italiano la rovescia, secondo la consolidata strategia renziana del corto, cortissimo respiro.

Ma Bruxelles non ha detto a Renzi fai la cicala, gli ha detto di non indebitarsi, di tenere sotto controllo il rapporto deficit-Pil, di smetterla con le spese facili. Il governo, infatti, come sappiamo ha varato una manovra in deficit. In primavera, la manovra dovrà ottenere il bollino europeo. Va bene che quelli della Ue sono modelli previsionali, ma se c’è un rischio a medio termine sul debito non dovremmo tenerlo in considerazione? Non è che poi salta anche la legge di stabilità? Serviranno correttivi?

Insomma, siamo alle solite: cerco e magari ottengo il consenso che mi serve con politiche di spesa, tanto poi qualcuno pagherà in futuro, anzi, magari sta già pagando adesso. E’ la Renzinomics, bellezza. Niente di nuovo rispetto alla gestione della finanza pubblica fatta dalla vecchia sinistra che conoscevamo.

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