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Il cinema italiano

Riceviamo da Enzo De Camillis, delegato alle attività cinematografiche della CNA, questo intervento appassionato e volentieri lo pubblichiamo come contributo di un addetto ai lavori. Ci sembra che rientri completamente nella filosofia delle nostre “Giornate”, sviluppando un’analisi lucida e avanzando alcune proposte concrete per superare la crisi del settore.

Da più di 100 anni il cinema possiede l’immagine del mondo. È uno dei massimi miti dell’epoca contemporanea, è l’espressione artistica del  XX Secolo. Ha fotografato e raccontato rivoluzioni, guerre e catastrofi, ha seguito attimo per attimo la crescita di una pianta o lo sbarco sulla luna, è un prezioso aiuto per ogni sorta di insegnamento, ha prestato volti e azioni agli eroi  della letteratura e inventato ogni tipo di storia possibile e fantascientifica.

Dato spesso per morto in ogni crisi sociale del momento, il cinema è sempre rinato come arte essenziale della società, ha inciso e incide sul costume, sul comportamento, sui modi di pensare come uno degli strumenti più incisivi dell’arte espressiva. Ci ha portato in altre realtà, in altre città e civiltà: attori e attrici del cinema ci parlano dallo schermo e noi li riconosciamo come amici o ci rispecchiamo nei loro personaggi.

Registi di gran classe ci raccontano storie e sentimenti, e noi pubblico, ci inseriamo in quell’ambiente, in quell’immagine che ci offre lo schermo, fino a sentire il nostro cuore battere più forte nel magico buio della sala, fino a vincere la nostra solitudine.

Ogni storia che ci racconta il cinema è un debito che paghiamo verso artisti, tecnici e artigiani che hanno lavorato per nutrire la nostra fantasia,  portandoci per mano in territori sconosciuti, o fatto scoprire la realtà quotidiana che non sappiamo vedere.

Ogni storia del cinema è un viaggio nella nostra memoria, nei nostri ricordi, o in quella dei popoli, dei fatti che riempiono il mondo conservato nell’immagine di una pellicola per trasmetterci un valore culturale di conoscenza e riflessione.

Questo è il cinema.

Un cinema, che a Roma e in tutto il resto del mondo viene riconosciuto con un nome: Cinecittà, “la fabbrica dei sogni”, cosi definita da sempre. Uno stabilimento di 40 ettari composto da 22 teatri di posa, 2 tensostrutture, 300 tra camerini ed uffici, 21 sale trucco, una piscina di 7.000 mq., una falegnameria, una scenografia pittorica, una sartoria, un laboratorio di sviluppo e stampa, apparecchi multimediali, montaggio in AVID, attrezzerie, ecc.

La sua posizione è strategica all’interno della città di Roma, a soli 9 km dal centro, a due passi dalla fermata della metropolitana, vicino al Grande Raccordo Anulare e agli aeroporti romani, ed è raggiungibile con estrema facilità da produzioni, fornitori, clienti e turisti.

Cinecittà: il più bello e il più grande teatro del mondo dopo Hollywood

Vorrei ricordare che alla fine della II guerra mondiale non si poteva vedere una Cinecittà viva. Con il Neorealismo i cineasti si spostarono dai teatri alla strada cercando riprese all’aperto, attori non professionisti e un contatto sempre diretto con la realtà dei fatti. Autori come Zavattini, Rossellini, De Sica, con la loro arte ed i loro capolavori fecero la fortuna del cinema italiano.

La crisi durò per tutti gli anni ’40: per superare la difficoltà ci volle infatti il contributo americano, in particolare della MGM, che decise di girare a Roma il colossal storico “Quo Vadis?” (1950).

In quegli anni Cinecittà è diventata la Hollywood sul Tevere: nei teatri di posa e lungo i viali era possibile incontrare i registi e i divi stranieri più celebri dell’epoca, venuti a Roma a girare i loro film. E la svolta avvenne nel 1958, quando si realizzo un colossal senza precedenti, Ben Hur, con Charlton Heston. Altre grandi produzioni straniere di quegli anni, girarono a Cinecittà, Cleopatra (1961), interpretato da Elizabeth Taylor e Richard Burton, Guerra e pace (1956, K. Vidor) e Il tormento e l’estasi (1964, C. Reed). E gli italiani non erano da meno: nel 1959 si girò La dolce vita, uno dei capolavori di Federico Fellini.

Con questo intervento gli stabilimenti iniziarono nuovamente ad essere popolati da produzioni italiane e statunitensi, e il lavoro a Cinecittà riprese florido, fino ad arrivare a momenti di splendore a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. I teatri vennero allora popolati di grandi nomi della cinematografia internazionale, e questo stimolò anche i nostri registi, come Fellini, Visconti, Pasolini.

Cinecittà è sempre stata la città dei sogni, e proprio in quegli anni ’50-’60 ha dato lavoro a migliaia di persone, coprendo ruoli di ogni genere, dalla semplice comparsa fino ai mestieri artigianali e di specializzazione come scultori, pittori, decoratori facendo da capofila la famiglia De Angelis, ancora oggi attiva da 4 generazioni con un laboratorio storico all’interno a Cinecittà.

Cinecittà ha dato vita a maestri scenografi, costumisti, attori e registi che hanno primeggiato nella loro attività artistica in Italia e nel mondo. I film italiani hanno ottenuto 100 nomination all’Oscar e ben 47 statuette sono state assegnate a registi, attori, scenografi, montatori, ecc.

Ricordiamoci che dal 1937 nel nostro territorio romano abbiamo la prima azienda cinema del XX secolo, la prima in Europa.  Questa nostra cultura è stata viva fino ai primi anni ’90 con una Cinecittà non sempre in uno stato ottimale ma sempre attiva e prolifera, con diversi Presidenti che si sono susseguiti e con un Direttore Generale che nei suoi 30 anni di attività è stato sempre presente con tutti gli operatori del settore dal macchinista al produttore.

Oggi, Cinecittà è vuota. O quasi. Un paio di teatri con Maria De Filippi e “Il grande fratello”. Oggi il cinema non è più vivo come quello che ho raccontato prima, tutto quello che vi ho raccontato e rimasto solo un ricordo, la speranza  di un ritorno per la generazione precedente ed il sogno dei giovani per un cinema che non hanno conosciuto.

Io ho iniziato a fare cinema 30 anni fa, esattamente nel 1977. Debuttando come assistente di Dante Ferretti per un film di Luigi Zampa. In quegli anni si producevano in Italia circa 400 film l’anno. Nel 2009 sono stati prodotti solo 39 film. Arriviamo a 120 lavori considerando la fiction e le pubblicità.

Il cinema viene sempre ricordato come il lavoro del divertimento, di quelli che guadagnano troppo. Ma in pochi conoscono l’occupazione che danno il cinema e Cinecittà a Roma e nel Lazio.  Abbiamo migliaia di operai specializzati, tecnici, artisti, registi, attori, ecc.  Abbiamo 400 persone tra Cinecittà Studio e Luce, circa 8.000 tra operatori, addetti e professionisti, 12.000 aziende artigianali nel settore, per arrivare ai 250.000 addetti che ruotano nella filiera del cinema.

La Cinears (De Angelis) ha nei suoi magazzini 30.000 pezzi tra stucchi e statue di varie grandezze e stile, costruiti appositamente per il cinema mondiale. Un museo che racconta 70 anni di storia del cinema che deve essere conservato.

Questo è il cinema. È Cinecittà con la sua cultura, la sua industria e la sua potenziale occupazione professionale che muove Roma e Lazio.

Il cinema è un espressione artistica, una professione, un mestiere, un industria. Dobbiamo impegnarci per passare alle nuove generazioni la cultura del saper raccontare, del saper collaborare con le nuove tecnologie senza dimenticare il passato.

I professionisti del settore con la Fidac, presso la Regione Lazio, insieme con l’Anica (Associazione dei produttori) e i sindacati, hanno definito i profili professionali. Sono stati delineati i percorsi e le competenze di 13 professioni che compongono il set. 13 professioni dal macchinista allo scenografo per arrivare alla segretaria di edizione, professioni che i giovani oggi devono acquisire per una conoscenza specifica del settore. 13 professioni, che si distinguono per le proprie diversità ma collaborano tra loro avendo come obiettivo solo la realizzazione di un buon prodotto. Di un prodotto di qualità che oggi è difficile realizzare. Cercando di evitare valutazione al prodotto filmico soltanto con un costo minutaggio che qualche produzione ci impone.

Per questo ci vuole una cultura del cinema, non solo per chi vuole farlo come professione, ma anche per essere un buono spettatore, per saper distinguere un prodotto artistico da uno commerciale.

I profili professionali sono stati realizzati e definiti, ora la Regione Lazio, in qualche modo capofila di tutte le Regioni italiane, le deve divulgare nelle università, nei corsi di formazione e di specializzazione. La Regione non ha la solo competenza con l’Assessorato alla Cultura nel cine-audiovisivo. Ci sono altri due assessorati importanti per il settore: la formazione e l’industria; senza dimenticare la Filcommission, e la FILAS. La Filmcommission è una struttura importantissima per il cinema, anche se a Roma, deve impegnarsi molto per superare quelle regioni in cui il cinema è giovane ma ha una Filcommission organizzatissima, come la Lombardia e il Piemonte. E da poco anche la Filmcommission della Puglia si è organizzata in modo ottimale.

Conosciamo benissimo le difficoltà che ci sono in una capitale come Roma, ma ricordiamoci che Roma è anche la capitale del cinema. Quindi auspichiamo che la Filmcommission Lazio si organizzi, in collaborazione con i professionisti, per istituire un Ufficio unico per i permessi, togliendo le notevoli difficoltà che una produzione ha per gli uffici municipali, sovraintendenze, Servizio giardini e quant’altro.

La FILAS, ente per il contributo alle produzioni, può essere finalizzato in parte alle costruzioni scenografiche, fornire incentivi ai teatri di posa per far riprendere il lavoro dei mestieri, dal falegname al fabbro, allo stuccatore, ecc. Sicuramente avremmo un enorme vantaggio in tutto il settore, dando la spinta all’ingranaggio dei mestieri e affiancando alla vecchia generazione i giovani con l’avviamento professionale. Credo che questo sia un modo concreto per investire nel cinema e recuperare le professionalità  che si stanno perdendo nelle nuove generazioni.

Ricordiamoci che a Roma abbiamo anche un Festival Internazionale del Film, e io ne sono personalmente orgoglioso. Ma vorrei vedere più film italiani, più autori italiani, più tecnici italiani che rappresentano la storia e la cultura del mio paese.

Il cinema è una palestra che va frequentata, per acquisire professionalità, fantasia e per esercitare una critica costruttiva del pensiero e del confronto.  

Il cinema è il biglietto da visita della nostra cultura all’estero. Se non abbiamo il cinema e lo spettacolo, insieme allo studio e alla ricerca, il nostro Paese rimane sconosciuto agli occhi del mondo.

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Video YouTube:

[ GRANDANGOLO ] – Scoprire l’Italia con gli occhi del Cinema.

SOUNDTRACK: Franz Schubert – Piano Trio No. 2 in E-flat major, D. 929 – 4th movement.

FILM (in ordine di apparizione):

_N.U. Nettezza Urbana / M. Antonioni / 1948
_The Tourist / F. Donnersmark / 2010
_La Grande Bellezza / P. Sorrentino / 2013
_Venezia, la luna e tu / D. Risi / 1958
_Miracolo a Milano / V. De Sica / 1951
_Camera con vista / J. Ivory / 1985
_La Dolce Vita / F. Fellini / 1960
_007 Moonraker / L.Gilbert / 1979
_Happy family / G. Salvatores / 2010
_Stanno tutti bene / G. Tornatore / 1990
_Angeli e demoni / R. Howard / 2009
_Caro diario / Nanni Moretti / 1994

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