Fonte: Audiofollia.it

Quo Vado : Checco Zalone è il nuovo Totò?

Checco Zalone , insieme al suo Quo Vado, è il nuovo fenomeno mediatico del 2016, su questo non c’è dubbio: molti apprezzano e molti gridano allo scandalo. Una cosa che non si verificava da decenni è vedere le sale del cinema pienissime, addirittura sold out con la necessità di prenotare prima, magari online. Si parla di oltre sette milioni di euro di incasso per il buon Checco e la sua troupe. Cosa c’entra Totò in tutto questo? […]

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http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2016/1/6/QUO-VADO-Checco-Zalone-e-la-parabola-dal-lavoro-alla-politica-sull-educazione/668142/

QUO VADO?/ Checco Zalone e la “parabola” (dal lavoro alla politica) sull’educazione

6 gennaio 2016

QUO VADO?, IL FILM DI CHECCO ZALONE OLTRE LA COMICITÀ “Non per compassione, non per commozione ma per educazione”. Questa è una delle frasi più ricorrenti del film Quo vado?, significativa perché offre una lettura del film che va oltre la parodia e l’ilarità con la quale Checco Zalone elogia e ribalta tutti i luoghi comuni all’italiana. […] Checco, posto fisso per eccellenza, con una vocazione che risale all’età infantile, non rappresenta però l’immobilismo, ma anzi, pur di tenersi stretto il lavoro (e chi oggi non lo farebbe) è disposto a cambiare, a viaggiare, a rimettersi in gioco. Ma soprattutto è in grado di cercare e trovare una positività in quelle che nei piani della sua dirigente sono circostanze e condizioni assolutamente insormontabili. Questo è sicuramente espressione di un’educazione, cioè un’apertura e un’intelligenza nella realtà, capace di cogliere gli aspetti di valore ed esaltarli, anche (se non soprattutto) nel lavoro. È interessante anche un altro aspetto, se vogliamo più puramente “sindacale”. Cioè il legame vizioso che può legare due concetti: quello delle tutele con quello dei privilegi. Zalone, nella sua comicità, fa coincidere questi due temi, in un’operazione non troppo difficile, perché quando si perde il senso dello scopo allora è immediato il decadimento. Quando le tutele perdono il loro legame con la realtà, quindi perdono di moralità, intesa come legame tra il particolare e il tutto (la complessità della vita), allora diventano privilegi, perché non hanno più il compito di servire, perdono il loro nesso con un bisogno (appunto) da tutelare. Infine, un terzo aspetto, che espresso male può essere sintetizzato con “l’orgoglio di essere italiani”. Apparentemente estasiato dall’efficienza scandinava, Checco si ritrova a rimpiangere i difetti ma soprattutto i pregi dell’italianità. In particolare, è l’assenza di un’umanità che colpisce il protagonista (come sempre estremizzata nella dinamica della commedia), quell’umanità che emerge dai piccoli gesti di gentilezza. Il film dedica ampio spazio, anche evidente un richiamo alla legalità e al rispetto delle regole (soggiorno norvegese), all’insegna del comportamenti politicamente corretti. Anche qui il giudizio è chiaro: le regole fine a se stesse non garantiscono la felicità (infatti il funzionario “che le garantisce” si suicida); magari portano a una più ordinata convivenza, ma la vera fratellanza nasce dalla capacità di affermare la propria originalità, senza infingimenti. E allora si può cucinare anche uno spaghetto pomodorini e krill.

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Vedi l’articolo “Gli effetti della crisi sulla società: italiani più depressi, in aumento i casi di suicidio

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