Una calza non abbiamo, ma uno “stivale” invece si. La cara vecchia Befana, visti i più freschi dati sulla nostra economia, ci ha portato, molto probabilmente, più carbone che doni. Chissà che in questo 2016 ci possa aiutare a spazzare via, almeno in parte, un po’ dei nostri più o meno atavici problemi, nella speranza di un anno migliore per tutti. Tanti auguri Italia!

 

befana

 

http://www.lastampa.it/2016/01/03/economia/eurostat-litalia-non-recupera-dalla-crisi-oggi-peggio-degli-altri-paesi-ue-LB4cMDf2rSlUpEZgatRG3M/pagina.html

Eurostat: in Italia ripresa al rallentatore, i suoi numeri sono i peggiori dell’Ue

Scarso il recupero dell’occupazione giovanile: da noi +0,9 punti dopo la crisi, ma in Germania +2,7 e in Gran Bretagna +4,2. Il ministero dello Sviluppo economico vede comunque “segnali positivi”: la fiducia di famiglie e imprese è ai massimi dal 2008
LUIGI GRASSIA – 03/01/2016

Non è questione di gufi o non gufi: i numeri dicono che l’Italia è riuscita ad agganciare la ripresa economica internazionale (grazie al petrolio a buon mercato e al denaro della Bce a costo zero) ma di suo ci ha messo poco, perché in Europa è ultima nel recupero della produzione industriale e figura tra i Paesi messi peggio per l’occupazione giovanile. Lo dicono i dati dell’Eurostat (equivalente del nostro Istat a livello continentale). […]

LA PRODUZIONE INDUSTRIALE

È un dato oggettivo che l’Italia riesce solo in modo parziale a recuperare le perdite della crisi e a tenere il passo dei big dell’Ue su industria e lavoro. Il livello della produzione industriale italiana è ancora di oltre il 31% inferiore rispetto ai massimi pre-crisi e ha recuperato solo il 3% rispetto ai minimi toccati durante la recessione. La Francia ha recuperato l’8%, la Germania il 27,8%, la Gran Bretagna il 5,4% e la Spagna il 7,5%. […]

Secondo il ministero dello Sviluppo, i dati di Eurostat «dimostrano che l’Italia ha ingranato la ripresa. Emerge infatti una serie di segnali positivi di recupero dell’economia, con particolare riferimento alla fiducia di famiglie e imprese, ai consumi e all’occupazione. La produzione industriale continua a crescere, così come l’utilizzo della capacità produttiva».

 

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