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Disoccupazione, il calo nasconde l’emergenza inattivi

Livelli ai minimi dal 2012. Ma pesa la crescita di chi rinuncia a cercare impiego: 3 milioni di persone in Italia. Che l’Istat esclude dal conteggio dei senza lavoro

di Lorenzo Mantelli – 01 Dicembre 2015

Si fa presto a dire ripresa.
I dati Istat, che hanno certificato il calo della disoccupazione all’11,5%, livello più basso dal dicembre 2012, sono stati salutati in pompa magna da esponenti del governo e organi di stampa, desiderosi di lanciare un messaggio all’insegna dell’ottimismo. Spulciando tra la miriade di cifre pubblicate dall’Istituto di statistica e facenti riferimento al mese di ottobre, tuttavia, la realtà è meno rosea di quel che sembra in un primo momento. 
32 MILA INATTIVI IN PIÙ. A fronte dei 13 mila disoccupati in meno registrati nel solo mese di ottobre, devono essere altesì considerati i 32 mila inattivi in più (196 mila su base annua).
Giova, a questo punto, ricordare come di quest’ultima fattispecie facciano parte tutte le persone, dai 15 ai 64 anni, non soltanto senza lavoro, ma che hanno pure rinunciato a cercarlo.
DA DISOCCUPATI A SCORAGGIATI? Logico pensare che tra i 32 mila di cui sopra si trovino anche alcuni dei 13 mila disoccupati venuti meno. «Il paradosso è proprio questo», spiega a Lettera43.it Francesco Seghezzi, dell’Adapt, centro studi sul lavoro fondato da Marco Biagi. «Se tutti rinunciassero a cercare lavoro e se ne stessero in panciolle, formalmente la disoccupazione farebbe segnare lo 0%». 
La diminuzione di ottobre, dunque, peraltro riconducibile ad appena 0,3 punti percentuali sulla precedente, potrebbe dipendere unicamente dal fatto che molti, scoraggiati, abbiano smesso di cercare lavoro.
OLTRE 3 MILIONI SENZA SPERANZE. Una questione semantica, per certi versi, ma che permette di comprendere come il dato più significativo sia proprio quello sugli inattivi, una vera e propria piaga per il nostro Paese.
Nella categoria che esclude pensionati e giovani iscritti all’università, sono oltre 3 milioni le persone che hanno perso la speranza di trovare un’occupazione. E che l’Istat considera al di fuori del pacchetto di disoccupati e senza lavoro.

Disoccupazione giovanile vicina al 40%

[…] La disoccupazione giovanile resta ai livelli di guardia, facendo registrare a ottobre cifre di poco inferiori al 40% (39,8), in aumento di 0,3 punti percentuali su base mensile e in calo di 1,2 su base annua. Sintomo del fatto che i bonus assunzioni e il Jobs Act non stanno facilitando come previsto l’ingresso dei più giovani nel mercato del lavoro: a parità di sconti sui contributi, i datori di lavoro scelgono probabilmente i lavoratori già formati.

[…] OVER 50, MAGRA CONSOLAZIONE. L’unica nota lieta, se cosi si può dire, viene dagli over 50. Negli ultimi tre anni si è assistito una crescita pressoché costante degli occupati più anziani: +13,9%, pari a circa +900 mila tra gennaio 2013 e ottobre 2015. A pesare, in questo caso, sembra essere l’invecchiamento della popolazione, ma ancor di più gli interventi che hanno allungato l’età per andare in pensione. L’ultimo dato parla 226 mila posti guadagnati sull’anno precedente. A fronte di 175 mila in meno per la fascia 35-50 e di una sostanziale stagnazione per i più giovani. Come a dire che le barriere all’ingresso per chi termina gli studi restano uno scoglio ancora durissimo da scalfire.
ATTESA PER I DATI DI DICEMBRE. «Il vero banco di prova arriverà coi dati di dicembre», spiega Seghezzi. «Sarà l’ultimo mese utile per usufruire della decontribuzione prevista dalla Manovra con gli sgravi attuali». Se le assunzioni non dovessero arrivare nemmeno di fronte alla possibilità di un risparmio di 8 mila euro contro i 3.100 dei mesi a seguire, allora la situazione sarebbe davvero preoccupante per l’Italia.

http://www.europinione.it/meno-disoccupati-piu-inattivi/

Meno disoccupati, più inattivi (!)

14/12/2015 di Federico Nascimben

Diminuiscono i disoccupati perché aumentano gli inattivi, mentre l’andamento dell’occupazione segna un encefalogramma piatto

 

[…] Una ripresa lieve e congiunturale – come ovvio e più volte sottolineato – non può certo produrre un boom di occupati. Ma quei flebili segnali che si registrano su questo fronte riguardano in via prioritaria la componente over-50, che è anche l’unica ad “intascarsi” i nuovi contratti a tempo indeterminato previsti nel jobs act. Tempo determinato, part-time involontario e l’esplosione dei voucher dovrebbero invece far riflettere la politica su presente e futuro del mercato del lavoro italiano.

http://investimentomigliore.borse.it/2015/12/23/mercato-del-lavoro-ecco-la-verita/

Mercato del lavoro : ecco la verità

Scritto il  da gianpierobn@finanza

Da qualche tempo il tasso di disoccupazione che si era impennato dopo il 2007 toccando i massimi lo scorso anno, ha iniziato a scendere.

La politica ha preso preso la palla al balzo inneggiando al successo delle riforme fatte, vere o presunte che siano, e twittando a tutta forza dati economici presi qua è là, pompando una campagna mediatica di autoesaltazione che è diventata veramente irritante.

Soprattutto perché nello slogan l’Italia che riparte con il lavoro, di vero c’è ben poco.

Andiamo a guardare i numeri diffusi lo scorso 11 dicembre dall’Istat sul mercato del lavoro, e soprattutto andiamo a guardare le serie storiche, che chiunque può scaricare dal sito dell’Istat.

Anzi cominciamo con un grafico, perché qualcosa non quadra.

Disoccupazione, Occupazione e Inattivi - fonte Istat 11.12.2015

Disoccupazione, Occupazione e Inattivi – fonte Istat 11.12.2015

L’Istituto nazionale di statistica esordisce dicendo che : “Nel terzo trimestre 2015 tutti gli indicatori sul mercato del lavoro hanno segnato un miglioramento”.

Considerando i confronti tendenziali, l’occupazione in un anno è aumentata di 247 mila unità, e il divario territoriale nord-sud si è ridotto: oltre la metà della crescita dell’ occupazione è infatti concentrata nel Mezzogiorno (+136 mila).

Il tasso di disoccupazione, scende in misura significativa, passando dal 12,3% all’11,7% rispetto al trimestre precedente e diminuendo ulteriormente all’11,5% nel mese di ottobre. Questi risultati sono influenzati anche dall’andamento degli inattivi, in crescita nel terzo trimestre e nuovamente in aumento nel mese di ottobre.

renzilavoro

Ma attenzione . Come vedete nel grafico, il tasso di occupazione, che è il vero dato che ci interessa, è cresciuto ben poco in un anno e anzi il trend è in discesa da qualche mese, e se andiamo a guardare le serie storiche, e calcoliamo la differenza tra gli occupati ottobre 2015 – ottobre 2014 è di appena 75.000 unità!!!! Ovvero lo 0,335% in un anno!!! Mentre i 247 mila in più, che comunica l’Istat, sono dati tendenziali calcolati trimestre su trimestre.

I disoccupati diminuiscono di 410 mila unità ( calcoli miei sui dati Istat ), mentre gli inattivi crescono di 196 mila!!!

Facciamo un po di chiarezza su come viene calcolato il tasso di disoccupazione.

Sui fogli excel che vengono resi pubblici, ci sono due aggregati : la forza lavoro ( occupati più persone in cerca di occupazione, che sono i disoccupati) e gli inattivi che sono coloro che non cercano attivamente un lavoro, oppure che lo cercano ma non sono subito disponibili.

Sapete quanti sono gli inattivi in Italia? Circa 14 milioni, di persone in età lavorativa che non lavorano.

Come viene calcolato il tasso di disoccupazione ?

Tasso di disoccupazione = disoccupati / occupati + disoccupati ( forza lavoro).

E il tasso di occupazione?

Tasso di occupazione = occupati / occupati + disoccupati + inattivi ( forza lavoro potenziale)

Il fatto che il tasso di disoccupazione sia diminuito in maniera così consistente, non vuol dire che ci sono un ammontare pari di occupati in più. E’ solo uno spostamento da un aggregato di senza lavoro, ad un altro aggregato di senza lavoro definito in maniera diversa.

Calcoli alla mano, se i disoccupati sono diminuiti di 401 mila e gli inattivi sono aumentati di 196 mila, significa che la metà dei disoccupati è semplicemente diventata inattiva!

Tasso di non occupazione

Tasso di non occupazione

 

Mi sono permesso di calcolare un tasso di non occupazione, che è calcolato facendo il rapporto tra le persone che non lavorano e la popolazione totale in età lavorativa.

Eccola la fotografia del nostro mercato del lavoro!

Ma di belle notizie nel rapporto Istat ne potremo trovare altre, come ad esempio quella che riguarda la natura dei contratti attivati dopo l’entrata in vigore del Jobs Act.

Guardate questo grafico.

Nuovi occupati per tipologia di lavoro - Istat 11.12.2015

Nuovi occupati per tipologia di lavoro – Istat 11.12.2015

Qui potrei allegare un altro famoso tweet, ma è Natale quindi mi limito a riportare testualmente quello che scrive dell’Istat :

La crescita congiunturale degli occupati nel trimestre ha interessato esclusivamente gli uomini e, tra le diverse tipologie, soltanto i lavoratori dipendenti (+0,3%, 51 mila lavoratori), a sintesi dell’aumento della componente a termine (+4,5%, 107 mila unità) e della riduzione dei dipendenti a tempo indeterminato (-0,4%, 55 mila unità).

Nel terzo trimestre 2015 prosegue a ritmi più sostenuti la crescita tendenziale del numero di occupati (+1,1%, pari a 247 mila in un anno) portando il tasso di occupazione delle persone con 15-64 anni al 56,7% (+0,8 punti percentuali; Prospetto 2). L’incremento è concentrato tra i dipendenti – in crescita da sei trimestri – soprattutto a termine (+182 mila in un anno) il cui aumento, diffuso per genere e classe di età, riguarda chi ha un contratto di durata fino a 6 mesi .

Il 73% dei nuovi assunti è a termine e riguarda chi ha un contratto fino a sei mesi.

Buon Natale all’Italia che riparte.

Ultima cosa. Tutti sanno, perché è stato ampiamente pubblicizzato, che nel 2015 è stato introdotto uno sgravio contributivo triennale per i datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato disoccupati da almeno 6 mesi. Si tratta di uno sgravio “una tantum” nel senso che vale soltanto per le assunzioni fatte dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, inoltre lo sgravio ha un tetto massimo di poco più di 8.000 €. Con la legge di stabilità 2016 è stato prorogato solo ieri anche per le assunzioni fatte nel 2016, ma in forma ridotta sia nell’importo massimo di sgravio, che si riduce a 3.250 €, sia nella durata che diventa biennale.

Quello che molti non sanno è che esisteva già uno sgravio triennale contributivo totale per i datori di lavoro : era la legge 407/90 articolo 9 comma 8, che prevedeva per tutti gli imprenditori che assumevano disoccupati da almeno 24 mesi, uno sgravio triennale del 50% dei contributi sia Inps che Inail ( che diventava 100% per i datori del Sud ). Questo sgravio che esisteva da quasi 25 anni ed era una delle agevolazioni più richieste ed utilizzate dalle aziende che avviavano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato è stato cancellato dall’ 1 gennaio 2015 con l’introduzione dello sgravio Renzi.

Guardate in questo schema il confronto tra i due regimi realizzato dai Consulenti del Lavoro ( trovate tutto qui ) .

Sgravi a confronto - Sgravio 2015 vs Legge 407/90

Sgravi a confronto – Sgravio 2015 vs Legge 407/90

In sostanza, l’incremento dell’occupazione non solo è molto inferiore a quello propagandato ma è avvenuto in un contesto di corsa allo sgravio. Infatti solo ora c’è stata una mini proroga, mentre quando è stato introdotto lo sgravio era previsto per il solo 2015. E’ chiaro quindi che i datori di lavoro, essendo stata cancellata l’agevolazione della Legge 407/90 hanno dovuto fare una corsa alle assunzioni….e se questi sono i risultati della corsa….figuriamoci quando la corsa finisce.

Ragazzi non mi resta che ringraziarvi e farvi i miei più sinceri auguri, sperando di non avervi annoiato e che i post siano stati di vostro gradimento e soprattutto di aiuto….

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Aggiornamento dell’8 gennaio 2016:

https://it.finance.yahoo.com/notizie/lavoro-uil-mercato-come-una-tartaruga-manca-inversione-124625698.html

Lavoro, Uil: mercato come una tartaruga, manca inversione rotta

I dati Istat sull’occupazione “confermano la marcia da tartaruga del mercato del lavoro: la piccola crescita a novembre non inverte una rotta che, ad ora, non sta portando ai risultati sperati“. Lo sostiene il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, sottolineando che il sindacato “ha elaborato i dati su base annua (media degli 11 mesi del 2015) e il risultato, rispetto allo stesso periodo del 2014, è un aumento di circa 185mila occupati dipendenti, in gran parte lavoratori a termine (115mila) e solo 70mila posti fissi”.

“Se si tiene conto – spiega Loy – che il governo ha destinato circa due miliardi nel 2015 e oltre tre nei prossimi anni per ‘incentivare’ il lavoro stabile, se ne deduce che ogni posto fisso in più è costato ai cittadini oltre 25mila euro. […]

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Aggiornamento del 24 febbraio 2016:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/jobs-act-ricolfi-precariato-ai-massimi-storici-e-ripresa-occupazionale-modesta-renzi-non-capisce-le-statistiche/2484646/

Jobs act, Ricolfi: “Precariato ai massimi storici e ripresa occupazionale modesta. Renzi non capisce le statistiche”

A un anno dall’entrata in vigore dei primi decreti della riforma, il sociologo e docente di analisi dei dati traccia un bilancio. “Sui 764mila contratti stabili in più del 2015, 578mila sono trasformazioni. Nel 2012 erano state di più. La misura più incisiva? Il decreto Poletti che ha liberalizzato le assunzioni a termine. Ma il vero dramma è che 3 milioni di italiani lavorano senza contratto e altrettanti hanno smesso di cercare un posto

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