http://www.studentville.it/blog/news-8/universita_e_puttane_il_monologo_di_matteo_fini_e_destinato_a_far_discutere-3206.htm

“Università e puttane”, il monologo di Matteo Fini è destinato a far discutere

Si chiama “Università e puttane” ed è lo spettacolo-monologo di Matteo Fini, autore già del libro “Non è un paese per bamboccioni”, che andrà in scena giovedì 26 novembre alle 20 al Palo Alto Cafè di Milano.

Uno show destinato a far parlare di sé  perché denuncia favoritismi, raccomandazioni e concorsi truccati nel mondo accademico.

Un pianeta conosciuto molto bene da Fini, che per anni ha vissuto dal di dentro l’Università. Da studente prima, da ricercatore poi.

Una esperienza non sempre positiva, la cui parte oscura finisce in una storia che affonda le radici nei malanni degli atenei.

“Università e Puttane” non è andato giù a parecchi. Basti pensare che doveva essere un romanzo.Matteo Fini, però, ha  incontrato diversi ostacoli, il principale è stato la diffida alla pubblicazione da parte di diversi ex colleghi, che ne hanno letto diversi stralci, condivisi dall’autore sul suo profilo Facebook.

Conseguenza: attualmente non c’è nessun editore disposto a pubblicare il libro di Fini, che nel frattempo ha ricevuto attestati di stima da ricercatori e studenti che sulla propria pelle hanno vissuto quel che lo scrittore racconta.

Nel corso della serata,  gli spettatori avranno in omaggio due capitoli del libro. “Potrebbero rimanere anche gli unici editi”, spiega Matteo a Milanotoday, “ma mi piaceva l’idea di lasciare qualcosa”.

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www.matteofini.it

http://www.huffingtonpost.it/matteo-fini/universita-italiana-usa-infanga_b_6953676.html

L’Università italiana? Prima ti usa, poi ti infanga

Pubblicato:

[…] Un po’ di tempo fa ho condiviso sui social network alcune brevi frasi tratte da una bozza di lavoro che nella mia testa sarebbe dovuta diventare il nuovo libro. Qualche stralcio, una battuta, un’immagine. Commentandolo con gli amici e chi mi segue. Come chiunque faccia qualcosa in quest’era digitale.

Tutto bene, qualcuno m’incoraggiava, qualcuno mi suggeriva, qualcuno sorrideva. E qualcuno ha pensato di diffidare me (e il presunto editore) alla pubblicazione di questo fantomatico libro. Sì, avete capito bene. Hanno chiesto che il mio lavoro fosse stoppato, stracciato, vietato. Senza sapere nulla di quello che potesse esserci scritto, tranne quelle poche frasi postate su Facebook. Com’è possibile una cosa del genere? Azzardiamo una spiegazione.

Questo nuovo libro vuole trattare il tema dell’Università italiana. Sapere questo è bastato per spedirmi a casa la lettera di un avvocato. Evidentemente l’università italiana è un argomento tabù. Tutti sanno che non funziona, ma non si può dire. Tutti sanno come funziona, ma non si può dire. Il solo fatto di volerne parlare ti mette in posizione scomoda. Certo in quelle foto su Instagram non ho detto niente di che. Io. Ognuno vede quel che vuole. E, poi, ci conosciamo da anni, se hai dei dubbi non era più facile telefonarmi?

Ma la cosa grave non è questa, bensì il livello di arroganza e onnipotenza che le persone di questo ambiente hanno raggiunto.

[…] Nell’articolo dell’Espresso il giornalista raccoglie anche alcuni spunti sui temi che vorrei affrontare nel libro. Apriti cielo. Parlo di concorsi, pubblicazioni, fondi. Non si può. Succede il finimondo.

Migliaia di persone leggono nell’articolo la loro storia, mi contattano, mi ringraziano, si commuovono.

Ma il bello deve ancora venire. L’impensabile o, forse no, lo scontato. Diciamo grottesco. Gruppi di professori si sentono minacciati, forse offesi, si riuniscono nel cortile e nelle loro riviste cominciano ad andare a caccia del colpevole. Io. Non potendo confrontarsi sui temi, non volendo scendere nell’arena del dibattito, attaccano la persona. Me. Cercando di screditarmi. Spulciando il mio curriculum e la mia carriera. Convinti che l’uomo sia più importante dell’idea. Falso. Sbugiardati dai loro stessi commenti. Migliaia di persone si rivedono in queste storie, non nel loro arroccarsi eterno. Al grido di “Non è degno di parlare di Università e Ricerca perché non è un ricercatore!”. Non ascoltatelo. Fermatelo, deridetelo. “Come se per discutere di calcio bisognasse essere Cristiano Ronaldo” (cit.). […]

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