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Cala il peso fiscale sulle imprese ma l’Italia resta al top tra i paesi Ue

Tasse e costo del lavoro raggiungono il 64,8% contro la media europea del 40,6% 
19/11/2015

Si riduce, a piccolissimi passi, il carico fiscale complessivo che devono affrontare le imprese che operano in Italia, anche se con il 64,8% del 2014, che tiene conto sia delle tasse sia del costo del lavoro, il Belpaese resta al top in Europa, dove la media del total tax rate si ferma al 40,6%. A certificare che l’Italia resta saldamente in testa alla classifica europea del peso del fisco sulle imprese è il rapporto Paying Taxes 2016 di Banca Mondiale e Pwc che ha messo a confronto 189 Paesi a livello globale.

In dieci anni, però, ha ricordato il direttore del dipartimento Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella il peso complessivo è calato di 12 punti, dal 76,8% del 2004 al 64,8% del 2014, sottolineando che il governo Renzi ha messo in campo molte riforme, non ancora considerate nel rapporto della Banca Mondiale, che consentiranno di ridurne più rapidamente l’incidenza.

A pesare di più, peraltro, è proprio la componente lavoro, visto che da sola vale 43,4 punti. Alla voce contributi, tra l’altro, viene considerato anche l’istituto del Tfr, peculiarità italiana, che vale «7 punti», come ha spiegato Fabrizio Acerbis di Pwc.

Se sul fronte del fisco l’Italia resta maglia nera del Vecchio continente, va meglio sul fronte del tempo che gli imprenditori impiegano per gli adempimenti fiscali, in media 269 ore l’anno (261 la media mondiale, 173 ore quella europea). Anche in questo campo, ha sottolineato Lapecorella, si sono fatti notevoli passi avanti nell’ultimo decennio, visto che nel 2004 per gli adempimenti servivano 340 ore. […]

Al secondo posto in Europa per carico fiscale complessivo nel 2014 si trova la Francia (62,7%), seguita dal Belgio (sotto il 60%). Sotto la media europea del 40,6% solo la Gran Bretagna, tra i grandi Paesi, mentre Spagna e Germania si mantengono sotto il 50%. Più `virtuosi´ Croazia e Lussemburgo, a circa il 20%.

La classifica 2014 però, sottolinea il Tesoro, non tiene conto degli sforzi di riforma messi in campo negli ultimi due anni dal governo Renzi: a incidere in particolare, ha spiegato Lapecorella, le misure in arrivo con la legge di Stabilità 2016, dal taglio dell’Ires ai maxiammortamenti, ma anche quelle introdotte con la scorsa manovra, come l’eliminazione della componente Irap dal costo del lavoro, il credito d’imposta e il patent box. Ma il maggiore contributo, concorda anche Acerbis, è quello che si attende dagli sgravi sui contributi per i neoassunti a tempo indeterminato.  

Peraltro, ha precisato, «ci sono misure che avranno un impatto» sul ranking italiano e altre che contribuiranno a dare una spinta «agli investimenti esteri in Italia» perché migliorano il «business enviroment. Le aliquote – ha detto – non sono il principale driver per gli investimenti in un Paese. Contano di più alcuni incentivi specifici, e il patent box va ad esempio in questa direzione».

Ma quello che conta è anche «la stabilità delle norme, la certezza della loro interpretazione e una interlocuzione di buona qualità con l’amministrazione. E il gap tra amministrazione e imprese estere in Italia si sta riducendo». Tutti capitoli affrontati, ha ricordato Lapecorella, con l’attuazione della delega fiscale, a partire dalla cooperative compliance «che per ora riguarda le imprese di grandi dimensioni ma con il tempo riguarderà anche le altre».

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