Se son rose fioriranno, speriamo davvero che queste stime si realizzino (che sarebbe anche ora, dopo ormai diversi anni di pesantissima crisi):

http://www.affaritaliani.it/economia/ocse-alza-stime-crescita-italia-pil-2015-08-2016-2017-14-391877.html

Ocse alza stime crescita italia: Pil 2015 +0,8% e 2016-2017 +1,4%

L’Ocse ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita economica sull’Italia, che ora stima in un più 0,8% del Pil sul 2015 e un più 1,4% sia sul 2016 che sul 2017

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Aggiornamento del 24 novembre 2015:

http://www.sardegnaoggi.it/adnkronos/2015-11-23/1e93a9cf9a9f5b7fca53e3d4d177960a/Pil_Rapporto_Centro_Einaudi_ripresa_c_15-2_con_domanda_interna_2.html

23-11-2015

Pil: Rapporto Centro Einaudi, ripresa c’è, +1,5-2% con domanda interna 

(AdnKronos) – Secondo Deaglio, anche le ultime riforme, comprese quelle del Governo Renzi, hanno contribuito alla ripartenza. Il Jobs Act, ad esempio, “è stato costruito nell’ottica di creare un’atmosfera positiva affinché le cose si mettano a girare. Nel complesso, mi sembra una mossa acuta, di stimolo all’economia”. La lista delle cicatrici italiane, invece, è ancora lunga. Intanto, stando all’Annual report 2015 sulla libertà economica del Fraser Institute, l’Italia è al 68esimo posto nel mondo. Nel 2002 era al 28esimo posto: in meno di quindici anni ha perso 40 posizioni.

Nella top ten ci sono la Nuova Zelanda, la Svizzera, gli Emirati Arabi, le Mauritius, la Giordania, l’Irlanda, il Canada, il Regno Unito e il Cile. Il motivo per cui raramente ci troviamo nelle top ten delle classifiche globali può essere rintracciato guardando alle ferite strutturali del nostro Paese, a cui il Rapporto 2015 dedica un capitolo. Rispetto allo scorso anno, quanto il Centro Einaudi aveva evidenziato l’emergenza Sud, la situazione del Mezzogiorno non è cambiata. Anzi.

Durante la crisi il sistema produttivo del Mezzogiorno ha perso più del doppio (575mila) degli occupati persi dal Centro Nord (235mila). Quanto alle famiglie cadute in povertà, delle 290mila in tutta l’Italia, quasi 200mila abitano nel Mezzogiorno, dove però risiede solo un terzo della popolazione italiana. La recensione ha dunque amplificato i divari tra le aree del Paese e al Sud “c’è una paralisi e sclerosi amministrativa che – dice Deaglio – deve essere superata”.

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Aggiornamento del 27 novembre 2015:

http://www.agi.it/economia/notizie/ue_avverte_italia_sorvegliata_speciale_per_il_debito-201511262011-eco-rt10163

Ue avverte “Italia sorvegliata speciale per il debito”

26 NOV 2015

Da Bruxelles arriva un nuovo allarme per l’Italia: la Commissione europea non vede le condizioni per una riduzione certa del debito pubblico e il nostro Paese continuera’ a essere sorvegliato speciale. Secondo quanto emerge in un’analisi sugli squilibri macroeconomici reali o potenziali pubblicata oggi nell’ambito del processo di sorveglianza macroeconomica dei Paesi, l’Italia si caratterizza per “una crescita della produttivita’ contenuta, che frena le prospettive di crescita, il miglioramento della competitivita’, e che rende piu’ difficile per ridurre il debito pubblico”. […] Insomma, il nostro paese e in particolare la situazione economica e finanziaria e’ motivo di preoccupazione, in quanto siamo piu’ esposti di altri a rischi di “shock”. Cio’ non solo a causa dell’elevato debito pubblico, ma anche “di una tendenza al calo del potenziale di crescita o competitivita”. L’Italia non e’ un caso isolato, ma rientrano in questa casistica altri paesi di “rilevanza sistemica” come la Francia e anche “economie piu’ piccole come il Belgio”, tutti Paesi dove “aumenta la probabilita’ di traiettorie instabili debito-PIL e vulnerabilita’ agli shock avversi”. A destare preoccupazione e’ anche il mercato del lavoro, soprattutto per i giovani. L’Italia ha un tasso di disoccupazione giovanile del 41%, come la Croazia e peggio solo di Spagna e Grecia. Nel rapporto, si rilevano “sviluppi piuttosto problematici del tasso generale di disoccupazione e degli indicatori sociali”, e il documento avverte che l’Italia dovra’ essere monitorata in quanti “questi sviluppi possono diventare tendenze di lungo periodo”, e dunque problemi strutturali. Preoccupa anche la situazione relativa ai cosiddetti “Neet”, quanti non hanno un lavoro e smettono di cercarlo. “La rapidita’ di aggiustamento di questo tasso appare insufficiente in Italia”, dove i Neet rappresentano oltre il 20% della popolazione di eta’ compresa tra i 15 e 24 anni.
Parole di incoraggiamento vengono comunque espresse dal commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici: “L’Italia deve continuare nel suo percorso di crescita, vorremmo vedere che la ripresa si consolidi”. E comunque visto che l’Italia ha anche chiesto di avvalersi della possibilita’ di tener fuori dal calcolo di debito e deficit le spese per le riforme, gli investimenti e la gestione della crisi rifugiati, Moscovici ha fatto sapere: “Ci siamo dati appuntamento a febbraio per effettuare un’altra analisi e vedere se l’Italia possa beneficiare della flessibilita’ e in che misura”.

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