http://www.ilfoglio.it/contrarian/2014/11/24/amilcare-puviani-e-lillusione-finanziaria-di-renzi-per-stregare-lunione-europea___1-vr-123167-rubriche_c222.htm

Ecco come Renzi ha convinto l’Europa (c’entra “l’illusione finanziaria”)

di Marco Valerio Lo Prete | 24 Novembre 2014

[…] La clausola di salvaguardia, introdotta per la prima volta nel 2002 nell’ambito della riforma della contabilità pubblica, funziona come una “rete di sicurezza” per quelle che vengono chiamate “spese previste”. Mentre alle spese autorizzate, come quelle per la costruzione di un ponte, il governo può apporre un tetto in maniera preventiva, le spese previste dipendono da una determinata condizione che può mutare nel tempo (si pensi a un bonus fiscale per tutti i cittadini con un’automobile di colore blu). Per questo i Governi, per rassicurare l’Ue sul fatto che rispetteranno i vincoli contabili, scrivono nelle Leggi finanziarie che se la spesa dovesse eccedere le stime, ecco che c’è pronta a scattare una clausola di salvaguardia, cioè una norma che indica come il Governo riuscirà – in maniera rapida e automatica – a reperire ulteriori risorse per le sue casse.

Il Governo Renzi, su questo fronte, non ha propriamente “cambiato verso”. Anche nell’attuale Legge di Stabilità figurano alcune “clausole di salvaguardia”. Al comma 3 dell’articolo 45 della Legge di stabilità c’è scritto che dal 1° gennaio 2016 aumenteranno fino al 2018 l’Iva (o Imposta sul valore aggiunto) sui beni essenziali e quella generale, passando rispettivamente dal 10 al 13% e dal 22 al 25,5%; dall’anno prossimo poi aumenteranno le accise su benzina e gasolio se non verrà accettato a livello comunitario il cosiddetto “split payment” cioè un metodo specifico di riscossione delle imposte; e comunque dal 1° gennaio 2018 aumenteranno le accise su benzina e gasolio. […] Da una parte infatti il Governo, con le clausole di salvaguardia, rassicura Bruxelles che storicamente è interessata ai “saldi” contabili di finanza pubblica più che agli effetti reali delle manovre finanziarie. Dall’altra però, nella migliore delle ipotesi, il Governo semina incertezza tra i contribuenti. L’incertezza sul regime fiscale che esisterà tra un anno o due di per sé frena infatti consumi e investimenti, a danno di crescita e occupazione.

[…] Il Governo Renzi però insiste, in continuità con i precedenti, in quella che Amilcare Puviani avrebbe chiamato “illusione finanziaria”. Vissuto tra il 1854 e il 1907, Puviani è uno dei padri della Scienza delle finanze, ancora oggi studiato soprattutto negli Stati Uniti, e che per “illusione finanziaria” intendeva “una rappresentazione erronea delle ricchezze pagate o da pagarsi a titolo d’imposta o di certe modalità del loro impiego”. Un’illusione volutamente praticata dai Governi per poter alimentare la spesa pubblica e gli interessi a essa connessi, celandone per quanto possibile i costi al contribuente. “Tali errori (…) assumono una specialissima importanza pratica in quanto per essi, considerati rispetto ad uno stato ideale della finanza, tenda a modificarsi il valore che il suddito, il cittadino, il contribuente attribuiscono allo Stato, e la loro condotta politica”. Illusione che può essere “positiva” quando è “evocazione” dell’utilità di certe spese e servizi pubblici, o “negativa” quando dipende da un “non vedere, da un non sentire l’imposta realmente pagata o pagabile”. Le clausole di salvaguardia, con le loro caratteristiche di scarsa pubblicità e di sicura dilazione nel tempo, sono un caso di scuola di questa “illusione” praticata ai danni del contribuente.

http://www.ilghirlandaio.com/copertine/132819/legge-di-stabilit-la-clausola-di-salvaguardia-un-gioco-molto-pericoloso/

Legge di Stabilità: la clausola di salvaguardia è un gioco… molto pericoloso

di Vittorio Zirnstein (Il Ghirlandaio) Roma, 29 set. 2015

Se si chiedesse chi conosce John Nash pochissimi alzerebbero la mano. Se invece si accennasse a Russell Crowe o al film A beautiful mind? Il quadro sarebbe immediatamente più chiaro. John Nash era quel matematico americano, schizofrenico, vincitore del Nobel per l’economia del 1994, che ha ispirato la storia raccontata nel film diretto da Ron Howard. Nash, morto il 23 maggio 2015 assieme alla moglie in un incidente stradale, mentre era di ritorno da una premiazione per l’ennesimo riconoscimento accademico, si è aggiudicato il Nobel grazie ai suoi studi sulla Teoria dei giochi. Una teoria matematica, che però trova importanti applicazioni in economia e che descrive le interazioni fra soggetti economici, individuando come le scelte dell’uno influiscono sulle decisioni dell’altro in un gioco strategico finalizzato alla massimizzazione dell’utilità economica.

[…] La clausola di salvaguardia inserita nel bilancio pubblico dal governo Letta e fatta propria da quello Renzi può essere letta nell’ottica di Nash. Una lettura tanto più interessante quanto più si avvicina l’appuntamento con il Def 2015, che tra promesse di funerali a Imu e Tasi, di una politica espansiva a colpi di flessibilità (che tradotto vuol dire maggior deficit se concesso dall’Ue) e di stime di ripresa del Pil in miglioramento, ha distolto l’attenzione dagli impegni che l’Italia si è presa negli anni precedenti nei confronti dei partner europei e delle conseguenze che un mancato rispetto della parola data comporterebbe.

Di cosa si tratta? Il governo italiano si è impegnato in sede europea a conseguire ogni anno determinati obiettivi di bilancio sino al raggiungimento del pareggio strutturale (inizialmente previsto per il 2015, poi per il 2017, ora si vedrà). Nel caso in cui questi obiettivi non vengano rispettati scatta una clausola detta di salvaguardia che prevede l’aumento automatico di imposte così da garantire il saldo finale programmato. In particolare la Legge di stabilità 2015 prevedeva per quest’anno il reperimento di risorse provenienti da risparmi per 10 miliardi di euro. Nel caso questi soldi non vengano trovati (anche non necessariamente attraverso la spending review) nel 2016 vi sarà una riduzione delle detrazioni fiscali e, senza nemmeno lasciare il tempo per il brindisi di San Silvestro e lo scambio di auguri, dal primo giorno dell’anno scatterà un aumento dell’Iva. […]

Dove sta il gioco? Conoscendo la litigiosità di Parlamento e Consiglio dei ministri, nonché la scarsa propensione della classe politica italiana a ridurre la spesa pubblica e anzi la tendenza ad aumentarla a scopi clientelari, il governo ha deciso di tagliarsi i ponti alle spalle: la clausola di salvaguardia assicura che sulla decisione di tendere verso il pareggio di bilancio non si possa tornare indietro. Al limite, se l’Italia otterrà l’ok comunitario, si potrà un po’ rallentare il passo, ma non cambiare strada. Quindi, piuttosto che far scattare i rincari automatici, meglio trovare una soluzione politica su cosa, dove e quanto tagliare di spesa pubblica.

Ciò che nemmeno Nash è stato però in grado di studiare è l’endemica propensione degli italiani al Gioco delle tre carte.

Poco prima dell’estate la bocciatura da parte dell’Ue di parte delle norme sull’inversione contabile dell’Iva ha lasciato un buco nei conti dello Stato di oltre 700 milioni di euro, per la cui copertura era prevista una clausola di salvaguardia consistente nell’aumento delle accise sui carburanti dal primo luglio 2015. Il governo è intervenuto: ha evitato l’aumento del prezzo alla pompa, proprio alla vigilia delle vacanze estive, decidendo che, entro ottobre, sarà disposto un aumento dell’acconto Ires e Irap sulle imprese (ci dovremmo essere quindi) e, se servisse, un aumento delle accise dal primo gennaio 2016. Insomma la clausola di salvaguardia sulla mancata inversione dell’Iva non è stata superata, per lo meno non del tutto, ma rimandata con una clausola di salvaguardia sulla clausola di salvaguardia.

Come sottolinea l’Ufficio parlamentare di bilancio, nella nota di aggiornamento al Def è stato dichiarato che la clausola di salvaguardia per il 2016, quella sui tagli di spesa per intendersi, è stata superata. Per gli anni successivi non si sa però nulla e soprattutto per capire come è stato disinnescato l’aumento automatico dell’Iva bisogna attendere la legge di stabilità. […]

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