Dall’analisi sui consumi si può determinare il perfetto profilo di una società. Ecco in sintesi ciò che emerge dall’ultimo rapporto Coop:

Ecco l’Italia bipolare con i consumi a singhiozzo

Aumenta il divario giovani-vecchi e tra il Nord e il Sud sui consumi. Gli over 65 spendono oltre cento euro in più al mese rispetto agli under 35

di FABIO SAVELLI

Potremmo abbozzare il titolo del film prendendo in prestito un tema caro ai sociologi: «La fine del ceto medio». Superando definitivamente la «cetomedizzazione» della società, definizione cara a Giuseppe De Rita che negli anni Novanta la coniò per descrivere la crescita di una piccola borghesia del nord-est basata sulla «fabbrichetta» con simpatie leghiste. Nel tradizionale rapporto Coop sui consumi, diffuso oggi a Milano, emerge uno spaccato sociale interessante perché s’intravede per la prima volta un’Italia dinamica dopo sette anni di Grande Crisi seppur estremamente polarizzata su diverse dicotomie: giovani-vecchi, nord-sud, occupati-disoccupati, uomini-donne. Presto per parlare di scenario sudamericano dove le differenze si acuiscono invece che ridursi grazie allo Stato sociale, eppure la tendenza dei consumi rileva come la spesa al carrello diminuisce nonostante una clamorosa flessione dei prezzi al dettaglio operata da tutti i marchi della grande distribuzione. La cartina di tornasole della sparizione del ceto medio sta tutta nel declino del modello dell’ipermercato: store con grandi metrature all’interno di grossi centri commerciali nella cosiddetta cintura urbana. Una volta servivano per riempire il carrello fino all’inverosimile soprattutto nel fine settimana quando si facevano le scorte per la famiglia. Ora invece trionfano i supermercati e i negozi di vicinato: scontrino ridotto al minimo, beni voluttuari spariti, si compra soltanto il necessario giorno per giorno. Fin qui le noti dolenti. Quelle meno – dice lo studio Coop – segnalano come l’Italia sia in fase di ripartenza. Attenzione: appena abbozzata, nulla di statisticamente rilevante tale da farci esclamare di gioia ma potremmo coniare la metafora del trekking. Il Paese si sta sacrificando e, seppur soffrendo, sta risalendo la china piano piano senza voli pindarici. Certo la Grande Crisi ha lasciato cicatrici profonde nel tessuto sociale: Coop dice che l’Italia ora è persino schizofrenica, se tra Trento e la Calabria corrono più di 1000 euro di differenza nella spesa mensile. Mille! E anche la forbice generazionale si è allargata in maniera tale che gli over 65 spendono in media più di 100 euro al mese in più per la spesa rispetto agli under 35. Ciò sta cambiando anche gli stili alimentari, ormai sempre più liquidi alimentando la nozione di italiani popolo di «infedeli» considerando che in media ogni famiglia compra in media in 21 punti vendita diversi all’anno. Complicando le strategie commerciali degli operatori costretti a ritoccare i listini al ribasso in una corsa all’indietro come i gamberi.

3 settembre 2015
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Vedi l’articolo “Cronache di un paese alla rovescio: demeritocrazia ed estinzione del ceto medio

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