Nel loro libro, qui di seguito citato, Mauro Magatti e Chiara Giaccardi parlano delle condizioni necessarie affinché possa svilupparsi una società di persone libere e “generative”. La prima condizione affinché ciò possa avvenire è naturalmente la cultura delle persone, cultura che si costruisce non soltanto grazie alla scuola ma anche, e forse soprattutto, grazie alla società stessa nella quale viviamo. Per promuovere quindi la cultura della società, senza nulla togliere alle magnifiche feste e sagre gastronomiche che sappiamo con cotanta maestria organizzare, c’è una cosa che potrebbe aiutarci, facendo da volano: si tratta di quella che viene definita “formazione permanente” (abbiamo parlato di questa tematica nell’articolo “Alta formazione ed apprendimento permanente: Italia ed Europa a confronto“). Vi consigliamo la lettura di questo libro, che tratta a fondo diverse tematiche, tra le quali l’avvento della società consumistica e la nostra libertà all’interno di essa (anche questo è un argomento di cui abbiamo già parlato negli articoli “Fuori dal tunnel: verso la fine dell’era consumistica“, “Il cambio di rotta: verso un consumismo meno sfrenato e più consapevole” ed “Invidia e desideri insoddisfatti come motori del consumismo“).

Libro “Generativi di tutto il mondo, unitevi! Manifesto per la società dei liberi” di Mauro Magatti e Chiara Giaccardi

La libertà in condizioni di libertà è diversa dalla libertà in condizioni di costrizione. È questo il problema che interpella oggi la “società dei liberi”. È vero, ci siamo liberati. Ma nel frattempo siamo divenuti prigionieri della potenza: quella dei grandi apparati tecno-economici e quella della volontà di potenza soggettiva, in continua espansione. Tutti uguali, finalmente disinibiti, perennemente in cerca, sempre aperti a tutto. Ma trasformando, alla fine, il desiderio in godimento e facendoci schiavi della performance. Arrivando a negare la realtà, il senso, l’altro da noi, la vita. E così diventando violenti, insoddisfatti, depressi. Pieni di cose e perfettamente vuoti. E disuguali. Esiste però un’altra libertà: la “libertà generativa”. Una libertà che insegue una speranza e sta in relazione con la realtà, con l’altro da sé. Un generare che è biologico e simbolico. Come movimento antropologico originario, speculare al consumo, la generatività si manifesta nell’arte, nel lavoro cooperativo, nel volontariato, in certa imprenditorialità, nell’artigianato. E si realizza in quattro tempi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura e, infine, lasciar andare. Movimenti che ci rigenerano come soggetti capaci e nuovi. Dunque, la generatività come nuovo immaginario della libertà che ci libera da noi stessi. È questo il modo per riformare il nostro modello di sviluppo e rinnovare la democrazia. Superando l’individualismo della società dei consumi.

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“La società generativa può nascere a condizione di realizzare un nuovo sforzo, di proporzioni paragonabili a quello (immane) che fu messo in atto dai nostri progenitori nel campo dell’istruzione scolastica. In un mondo che diventa culturalmente e tecnologicamente sempre più progredito, solo un adeguato investimento formativo può consentire alle persone di tornare a sentirsi parte del grande progetto della libertà. Solo cittadini capaci – cioè consapevoli e dotati di saper fare – possono essere disposti a partecipare al circolo dello scambio simbolico che rende viva la società: di fronte al progressivo impoverimento della fibra umana di buona parte della popolazione delle democrazie avanzate, questo obiettivo costituisce una priorità assoluta. Ciò concretamente vuol dire ripensare l’intero percorso formativo ed educativo, non più considerato come una voce di costo da contenere, ma come un investimento strategico nella prospettiva di un’economia che produce valore. […] Ma, per potenziare le capabilities, è necessario riconoscere che la scuola nata nel Novecento non basta più. In primo luogo, oggi sappiamo che l’investimento sulla persona è tanto più efficace quanto più è precoce. Paradossalmente, invece, proprio i primissimi anni di vita rimangono al di fuori di qualsiasi presa in carico sociale. Un ritardo che va recuperato, allo scopo di favorire un più pieno sviluppo umano e di ridurre l’impatto della disuguaglianza sociale. In secondo luogo, occorre incidere più a fondo sulla complessa relazione tra apprendimento formale e acquisizione della capacità di fare. Due aspetti che faticano ancora a incontrarsi, mentre una società della generatività ha bisogno. […] In terzo luogo, oggi l’impegno formativo rimane concentrato nella fase giovanile della vita. Ma tale modello è ormai inadeguato, considerati la velocità del mutamento e l’allungamento della vita. Il terzo fronte su cui operare riguarda quindi la creazione di un vero – sensato, funzionante e realistico – sistema di formazione permanente che, in cambio di un’estensione degli anni lavorativi, contempli periodi di formazione, anni sabbatici, maggiore flessibilità lavorativa rispetto alle esigenze familiari e personali, utilizzo della rete, scambio di esperienze, possibilità di mobilità. La formazione permanente deve diventare un elemento strutturale del percorso biografico, su cui i cittadini liberi possono contare per contrastare quella passività che deprime la loro creatività e la loro partecipazione, dirottandoli su un consumo consolatorio. Infine, occorre adottare una concezione più ampia di conoscenza, ricerca e innovazione, in grado di fare dialogare la ricerca astratta con il know-how esperienziale, la conoscenza tecnico-scientifica con quella umanistica. In una società cognitivamente sempre più avanzata, la generatività dipende dalla capacità di tenere connesse le diverse sfere della conoscenza umana, riducendo l’impatto negativo di iperspecialismi che producono processi conoscitivi – e dunque forme di vita umana – chiusi e autoreferenziali […]. la città generativa sarà smart perchè abitata da smart citizens, persone libere e appassionate, capaci di interconnessione, partecipazione e condivisione in vista di un bene comune. “

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Vedi l’articolo “E’ meglio avere delle città intelligenti oppure… dei cittadini intelligenti?

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