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PETIZIONE diretta al presidente del Consiglio

Subito una legge sulla trasparenza nella pubblica amministrazione

Chiediamo un Freedom of Information Act (FOIA) per l’Italia, e lo chiediamo ora: un diritto che è già legge in 100 paesi e che permette ai cittadini l’accesso a dati e documenti della pubblica amministrazione.

  • La petizione

Solo la trasparenza può sconfiggere la corruzione. E siccome ci svegliamo ogni giorno con notizie  di mazzette e tangenti è davvero ora di fare qualcosa, opponendo la trasparenza al malaffare e all’opacità.

Chiediamo un Freedom of Information Act (FOIA) per l’Italia, e lo chiediamo ora: un diritto che è già legge in 100 paesi e che permette ai cittadini l’accesso a dati e documenti della pubblica amministrazione.

Lo stesso Presidente del Consiglio lo aveva promesso, addirittura fin dal giorno del suo insediamento a Palazzo Chigi. Solo che da allora non è successo nulla: nessun impegno reale. Neppure un tweet.  

Abbiamo proposto un testo attualmente nelle mani dell’intergruppo innovazione della Camera. Adesso la sfida è trasformarlo in legge.

Il Foia serve subito all’Italia e agli italiani perchè la pubblica amministrazione produce ed è in possesso di moltissime informazioni di estrema importanza che però non sono accessibili a tutti: conosce ad esempio di che cosa si muore in una città dove si trova un grande impianto industriale, i dati della sicurezza degli edifici scolastici, quanto lo Stato versa per i vitalizi agli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione, i nomi e le aziende che gestiscono gli appalti dei grandi eventi e come e da chi viene gestito il business dell’accoglienza ai migranti nelle città.

Tutte queste informazioni sono raccolte in nome della collettività e grazie alle risorse dei contribuenti. Eppure noi cittadini non possiamo accedervi facilmente né conoscere cosa fanno le istituzioni, e, perché no, controllare l’operato dei nostri rappresentanti.

La trasparenza è uno dei pilastri della democrazia, attrae fiducia e investimenti ed è una delle armi più efficaci contro la corruzione. Con il Foia tutti hanno diritto di sapere quello che fanno governi e amministrazioni e i cittadini possono accedere agli atti e ai documenti della pubbliche amministrazioni.

Chiediamo insieme al Governo italiano un vero Freedom of Information Act basato sulla nostra proposta e che rispetti i 10 punti irrinunciabili che abbiamo individuato.

Dobbiamo essere in tanti: solo così si parlerà della nostra richiesta di cambiamento e non potranno ignorarci.

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17 agosto 2015

5 pregiudizi sulla lotta alla corruzione che fanno il gioco di corrotti e corruttori

La corruzione è “l’olio del sistema”, “fa parte del nostro DNA”, “è impossibile da eliminare”. Quali sono i luoghi comuni più diffusi che bloccano la lotta alla corruzione nel nostro paese?

Ogni giorno riceviamo molti commenti, su Facebook, Twitter e via email, che nascondono preconcetti, pregiudizi, stereotipi sulla lotta civile alla corruzione. Li abbiamo classificati in cinque categorie e vogliamo condividerli con te, per sapere cosa ne pensi.

Sei sicuro di essere immune da questi luoghi comuni o almeno una volta nella vita ti è capitato di pensarla così?

  1. SCONFIGGERE LA CORRUZIONE È IMPOSSIBILE”

In molti sono convinti che la corruzione sia impossibile da eliminare perché fa parte del DNA degli italiani. Niente di più falso. Cambiare è sempre possibile quando lo si vuole davvero. Qualche anno fa, ad esempio, sembrava assurdo imporre agli italiani la cintura di sicurezza alla guida. E invece, grazie a una buona legge, ai giusti controlli e a una campagna di sensibilizzazione riuscita, la misura è diventata automatica per (quasi) tutti noi. Perché non dovrebbe accadere anche per la legalità?
Ma forse la domanda che dobbiamo farci è un’altra: è quello che vogliamo davvero?

  1. “IMPEGNARSI COME CITTADINI NON HA ALCUN SENSO PERCHÉ LA RESPONSABILITÀ È DELLA POLITICA”

Questo pregiudizio è molto pericoloso, perché va persino contro noi stessi. Quale folle intraprende un viaggio convincendosi fin dall’inizio che sia inutile perché non arriverà mai alla meta? In realtà è la stessa legge anticorruzione ad affidarci la corresponsabilità nella salvaguardia del sistema democratico, tramite il monitoraggio civico. Mentre le Istituzioni sono chiamate a fare le leggi, noi cittadini abbiamo il dovere di esercitare un controllo diffuso sulle Istituzioni stesse.
Siamo dunque disposti a cooperare o preferiamo lamentarci e basta? Vogliamo essere parte attiva del mondo che viviamo o preferiamo pensare che tutto va a rotoli e che non possiamo fare nulla?

  1. LA LOTTA ALLA CORRUZIONE HA UN’IMPORTANZA SECONDARIA

Questo pregiudizio ha due diverse ragioni di fondo. Da un lato c’è chi si erge a “esperto delle lotte sociali”, guardando alla lotta alla corruzione come a un vezzo borghese di second’ordine rispetto a temi più “classici”. Queste persone dimenticano che impegnarsi su un fronte non impedisce di spendersi anche su un altro e che la corruzione distrugge lo stesso presupposto del vivere sociale, spezzando la fiducia tra cittadini e le Istituzioni. La lotta alla corruzione è quindi la precondizione di tutte le battaglie.
Dall’altro lato c’è anche chi usa questo pregiudizio come una scusa perché, pur non ammettendolo, è in qualche misura favorevole alla corruzione (vedi punto 4).

  1. UN PO’ DI CORRUZIONE È NECESSARIA

Considerare la corruzione come “l’olio del sistema” è un vecchio pregiudizio che ha fatto vittime persino tra stimati studiosi, funzionari e politici. Lo stereotipo serve a minimizzare e a concedere una scappatoia, morale e giuridica, a chi si macchia di questi reati. Ammettere a se stessi che un “piccolo” episodio di corruzione possa avere effetti devastanti (si pensi alla corruzione di chi è chiamato a controllare il cibo che mangiamo, ad esempio) è un compromesso a cui il corrotto non vuole scendere. Per evitare i sensi di colpa, infatti, evita di pensare a lungo termine ma solo al guadagno immediato.
Va bene la lotta alla corruzione, ma solo quando i corrotti sono gli altri?

  1. FIRMARE “RIPARTE IL FUTURO” NON SERVE A NIENTE

Sono tanti i commentatori che ci espongono i propri dubbi sul fatto di firmare la campagna promossa da Libera e Gruppo Abele. “Non è abbastanza – dicono – occorre ben altro che firmare una petizione online per combattere la corruzione”.
Siamo perfettamente d’accordo: firmare non basta, specie se chi firma non decide al contempo di impegnarsi seriamente nella vita di tutti i giorni, rifiutando le opportunità illegali o opache che possono presentarsi. Ma firmare è un modo per far sentire la propria voce alle Istituzioni, per prendere posizione, per diffondere una cultura diversa. E soprattutto per unirsi a tutti gli altri italiani, senza distinzione di colore né partito, che non vogliono più stare  a guardare. 

È il momento di portare avanti una grande battaglia culturale e combattere questi 5 pregiudizi è anche una tua responsabilità!

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Aggiornamento del 5 febbraio 2016:

http://www.riparteilfuturo.it/foia4italy

No al Foia giocattolo: l’Italia ha bisogno di una vera libertà di accesso ai dati. Il governo agisca

La montagna partorì il topolino: il governo ha legiferato sulla trasparenza e sull’accesso da parte dei cittadini alle informazioni in possesso della Pubblica amministrazione ma il risultato non è affatto trasparente e per di più rischia di ostacolare l’Italia nella lotta alla corruzione.

[…] Informazioni che ci consentirebbero di conoscere ad esempio di che cosa si muore in una città dove si trova un grande impianto industriale, i dati sulla sicurezza degli edifici scolastici, quanto lo Stato versa per i vitalizi ai politici, e molti altri aspetti importanti.

L’esecutivo ha promesso pubblicamente di occuparsene […] e, dopo vari rinvii, il 20 gennaio 2016, ha approvato il decreto attuativo della riforma della Pa che porta il nome di Freedom of Information Act italiano. Ma a una settimana di distanza dal voto in Consiglio dei ministri, il decreto sulla trasparenza non è ancora stato reso pubblico, mentre la bozza diffusa dalla stampa appare assai deludente e inefficace.

Chiediamo con forza di cambiare questo testo: siamo ancora in tempo per farci sentire.

L’Italia è 97esima su 103 Paesi in materia di diritto di accesso all’informazione e secondo l’ultimo rapporto di Transparency International penultima in Europa e 61° nel mondo per corruzione percepita.

Se questo Freedom of Information Act rimarrà tale e quale, l’Italia perderà l’ennesima occasione per diventare un Paese più giusto e democratico e per combattere efficacemente la corruzione. […]

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