Un parassita sta mettendo a rischio la produzione, attuale e futura, dell’olio d’oliva in Italia, nello specifico in Salento. Una potenziale crisi di cui in pochi hanno parlato, ma quel che è ancor più ridicolo è che qualcuno si è pure inventato una tesi complottistica che avrebbe visto come responsabile la Monsanto. Ecco a voi un articolo che è, al contrario, ben aderente alla realtà dei fatti:

http://www.ilpost.it/2015/04/10/xylella-ulivi-salento/

La Xylella e gli ulivi in Salento

Un batterio patogeno sta infettando milioni di piante di ulivo, provocando grossi danni: cosa si può fare (poco) e cosa c’entra Monsanto (niente)

In Salento, l’area meridionale della Puglia, un batterio patogeno – si chiama Xylella Fastidiosa – sta infettando le piante di ulivo. I batteri patogeni sono microgranismi che causano malattie nell’organismo che li ospita. Secondo l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) il batterio Xylella è stato individuato per la prima volta in Puglia nell’ottobre del 2013 e si tratta del primo caso nel territorio dell’Unione Europea.

La situazione è peggiorata nel corso del 2014 e a gennaio l’EFSA ha pubblicato un nuovo rapporto scientifico in cui definisce l’epidemia un «grosso problema». In realtà gli ulivi del salento sono attaccati anche da altri agenti parassitari, che insieme alla Xylella provocano danni al legno della pianta e ne occludono i vasi linfatici: ma la Xylella è indubbiamente il più importante e pericoloso perché si diffonde molto velocemente. Per ora l’infezione del batterio è circoscritta in Puglia, principalmente nella provincia di Lecce: secondo la Commissione Europea di 11 milioni di ulivi circa il 10 per cento è stato infettato dal batterio. In tutta la Puglia ci sono circa 50 milioni di ulivi, tra cui molti esemplari secolari.

Cosa succede agli ulivi?
La Xylella Fastidiosa provoca il disseccamento della pianta che la ospita. Fra le piante che il batterio è in grado di attaccare ci sono l’ulivo, la vite, l’oleandro e alcune specie di agrumi. Il batterio si diffonde quando vengono trasportate piante infette o, più velocemente, tramite gli insetti che si nutrono della loro linfa. Per la Xylella non esiste cura: una volta che una pianta viene infettata non può essere recuperata. Non tutti gli ulivi che ospitano il parassita però presentano i sintomi di disseccamento, motivo per cui non basta sradicare o bruciare solo questi per arrestare la diffusione dal batterio.

Cosa si sta facendo?
La Francia, la Spagna e il Portogallo premono affinché vengano almeno rafforzate le misure preventive:
per adesso il piano approvato dal Commissario Delegato, Giuseppe Silletti, ha stabilito la costituzione di una linea di confine con una zona cuscinetto, a ridosso della quale si deve provvedere allo sradicamento, per evitare che l’epidemia si propaghi fuori dalla Puglia. La Francia ha anche adottato delle misure interne: il 3 aprile Stephan Le Foll, il ministro francese per l’Agricoltura, ha deciso di bloccare l’importazione di piante provenienti dalla Puglia che possono essere ospiti del batterio, ricordando che la Francia aveva già chiesto a gennaio che venissero inasprite le misure preventive europee. Donato Boscia, del Cnr di Bari, ha detto che la decisione del Ministro francese è eccessiva, perchè ha inserito nel blocco anche piante che non possono ospitare il batterio. La movimentazione delle piante che possono essere attaccate dalla Xylella è gia stata bloccata dal Ministero dell’Agricoltura italiano.

Cosa c’entra la Monsanto?
Niente. La Monsanto è un’azienda multinazionale che si occupa di biotecnologie agrarie e ogm (organismi geneticamente modificati). Qualche mese fa si era diffusa online una tesi complottista per cui la Monsanto avrebbe diffuso volontariamente il batterio in Puglia:
una volta che gli ulivi fossero stati infettati, secondo questa tesi, Monsanto avrebbe promosso la loro sostituzione con degli ulivi ogm immuni al batterio. I sostenitori di questa teoria facevano notare come nel 2008 la Monsanto avesse acquisito una società, l’Allelyx, il cui nome è Xylella letto al contrario.

Gli ulivi ogm però non esistono, la Monsanto non sta cercando di crearli e la coltivazione di ogm non è comunque permessa dalla legge italiana. Anche nel nome Allelyx non c’è nulla di oscuro: l’Allelyx è stata fondata nel 2002 da un gruppo di ricercatori brasiliani che avevano studiato insieme il genoma del batterio Xylella. Monsanto ha scritto sul blog aziendale:

L’ultima ridicola diceria che sta girando in Italia è che Monsanto stia diffondendo un orribile batterio (Xylella fastidiosa) che sta assillando gli olivicoltori italiani con il fine di vendere loro alberi di olivo geneticamente modificati (GM) resistenti al batterio.

Gente, ne sentiamo tanti di ridicoli miti su Monsanto ogni giorno, ma questa è davvero la cosa più assurda cha abbiamo sentito da anni. E’ pura propaganda per demonizzare tutti gli agrofarmaci. Vergogna a chi sta diffondendo simili bugie e propaganda!

I fatti:

– Monsanto non sta sviluppando olivi GM.
– In effetti Monsanto non fa affari nè con piante nè con semi di olivo in nessun paese. Il nostro business in Europa è focalizzato su sementi non GM di mais, colza, piante orticole e prodotti fitosanitari e non abbiamo nessuna intenzione di chiedere l’autorizzazione per la vendita di piante GM in Europa nel futuro prossimo.
– Di più, non abbiamo alcun prodotto fitosanitario nel nostro catalogo che ha come target il batterio Xylella fastidiosa.

Quanto è grosso il problema per l’Italia?
Molto grosso, anche se è difficile quantificarlo. Innanzitutto gli uliveti sono il paesaggio tipico del Salento: uno sradicamento di massa degli ulivi potrebbe avere conseguenze anche sul turismo.
Il Ministro Martina ha detto che sta cercando di fare in modo che gli agricoltori danneggiati ricevano un indenizzo.

Per quanto riguarda il commercio, poi, l’Italia è il secondo maggiore produttore di olio d’oliva europeo (il primo è la Spagna). Tra il 2013 e il 2014 sono state prodotte 461mila tonnellate di olio d’oliva, circa un terzo di tutto l’olio prodotto in Europa, e l’anno scorso il 40 per cento della produzione proveniva dalla Puglia. L’epidemia rischia di far crescere ulteriormente il prezzo dell’olio, dopo che l’anno scorso, a causa di una produzione estremamente scarsa legata al brutto tempo, a una mosca e a problemi agronomici, alcuni produttori hanno venduto al prezzo più alto degli ultimi sessant’anni. Il blocco delle importazioni deciso dalla Francia sta già avendo delle conseguenze: secondo la Confederazione Italiana Agricoltori la produzione di olio in Puglia incide per il 14 per cento sulle esportazioni italiane verso la Francia dei prodotti da culture permanenti.

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http://italiaxlascienza.it/main/2015/03/xylella-ulivi-salento/

Il caso degli ulivi pugliesi e del “fastidioso” batterio

[…] Il fatto che la zona sia limitata è una piccola “fortuna” nella sfortuna: si sa a malapena come contenere la diffusione della malattia e le zone colpite sono solo una parte della produzione olivicola regionale. Il timore è che l’infestazione giunga ai centri di Andria-Cerignola-Bitonto, e da lì in poi continui a propagarsi nella penisola (il che sarebbe una catastrofe).

Per questo il piano proposto fin da subito è totalmente drastico: estirpare le piante in una zona di quarantena con fascia-cuscinetto di sicurezza circostante.

Quanto deve essere un colpo al cuore per un coltivatore salentino sapere che deve espiantare i suoi alberi! Il fatto è che possibilmente, finché la malattia è agli stadi iniziali di diffusione e concentrata in determinate zone, risulterebbe una vittoria. Vengono inoltre stabilite varie “misure agronomiche da attuare negli uliveti” (arature, potature regolari, falciature) e un “piano di controllo degli insetti vettori e potenziali vettori” mediante l’applicazione di insetticidi sistemici sull’intero ecosistema agrario.

Anche l’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, ha rilasciato un parere tecnico-scientifico che porta a cercare di impedire ogni possibilità di contaminazione al di fuori delle zone colpite, temendo che il vettore non sia contenuto e che le misure agronomiche abbiano effetti deleteri sull’ambiente; mentre l’Unione Europea vuole mettere in quarantena buona parte del Salento. Il caso mediatico cresce.

A opporsi, oltre ad alcuni gruppi di agricoltori, sono i responsabili dei parchi naturali, poiché i trattamenti generali sono eccessivi per le aree protette secondo la legislazione. Alcuni consorzi locali iniziano a contestare: ma se la malattia è causata da un complesso di fattori, perché focalizzarsi tanto sulla Xylella? Se su National Geographic i ricercatori intervistati parlano di 1% iniziale degli ulivi, perché tanto allarmismo?
E il territorio? E la fauna?
Chi ci guadagna? Chi ci rimette?

Sono domande che rappresentano una situazione di preoccupazione, confusione, timore e sensazione di essere presi in giro, diffusa fra gli abitanti. I produttori locali sono piuttosto sconfortati per varie ragioni:

  1. la gestione del problema ha una cattiva tempistica ed emergono notizie confuse di primi focolai di disseccamento rinvenuti già nel 2010 se non nel 2008 (molto prima dell’outbreak ufficiale);
  2. la prevalenza della Xylella negli alberi affetti dalla malattia manca all’inizio di dati chiari con pubblicazione esclusiva di quelli sui primi campionamenti totali, i quali erano stati fraintesi nei rilevamenti a campione (che confermavano circa 400 campioni positivi su 16.000 campioni casuali totali riguardanti piante sia sane che malate);
  3. c’è impazienza sull’esito dei test di patogenicità;
  4. mancano risposte su una possibile cura e sui stanziamenti per la ricerca i cui fondi languono;
  5. l’ingente utilizzo di insetticidi e l’inquinamento della falde suscitano preoccupazione per la salute pubblica, nonché per il danneggiamento della fauna;
  6. attualmente non ci siano indennizzi per i proprietari di oliveto che stanno andando incontro a espianto forzato;
  7. infine, la presenza di “santoni” che probabilmente in buona fede e per mancanza di metodo scientifico sono convinti di aver trovato empiricamente la cura al disseccamento.

A fronte di ciò si sono determinate sacche di complottismo irrazionale. Come spesso accade, i meccanismi di rifiuto di un problema portano ad addebitare a “qualcuno” la colpa dell’avvenuto contagio, un ipotetico untore. L’ultimo caso ha coinvolto una nota attrice: è tutto un malefico piano di Sauron dalla Monsanto per estirpare gli ulivi secolari e rivendere i propri ulivi OGM (peccato che non esistano questi ulivi OGM). […]

Difficile analizzare eventuali interessi economici a spingere per una soluzione o l’altra. Ci sono finanziamenti comunitari sia per il miglioramento della condizione di uliveti mal curati (e che facilmente vengono contagiati e quindi destinati all’espianto) sia per il piano di contenimento regionale (“bonifica” delle zone demaniali ed estirpazione, demaniale e privata). Per le estirpazioni non ci sono risarcimenti, mentre i fondi per i ricercatori a Bari languono.

Raccogliendo testimonianze, emerge che in realtà buona parte dei contadini è però semplicemente amareggiata e rassegnata a fronte di quella che pare una condanna a morte del tessuto agricolo locale.

Intanto il tempo passa e la situazione si fa sempre più caotica nei comunicati: ora eradicare, ora solo trattare, ora estirpare di nuovo, ora lasciar stare. Giustamente i coltivatori locali si spazientiscono dopo tanti allarmismi. Ma arrivati al 2015, il Corpo Forestale purtroppo arriva a definire la situazione come fuori controllo.

Non esistono ancora cure. Non si può fare qualcosa?

Forse sì.

La Xylella è un problema in molte altre parti del globo: varie le tattiche che la ricerca sta studiando per sconfiggerla. Qui il nostro elenco degli studi a riguardo.
Intanto, lintervista a Donato Boscia del CNR.
Qui invece insetti vettore, trattamenti per la sputacchina e il contagio in Francia.
Prossimamente, pubblicheremo altri approfondimenti su casi specifici della questione.

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http://stradeonline.it/scienza-e-razionalita/1047-non-c-e-pace-tra-gli-ulivi-come-nasce-una-bufala

 

[…] Il problema è che questo batterio, già ben noto negli Stati Uniti, non era (quasi) mai stato trovato in Europa e non si sa come sia finito in Salento. Questo fatto, unito all’improvvisa comparsa di focolai e a comunicazioni contraddittorie da parte delle autorità pubbliche, ha provocato il panico negli abitanti e negli agricoltori della zona, che si trovano con un “nuovo nemico” da affrontare.Quindi iniziamo a dire che il batterio e la malattia sono “nuovi” solamente per noi, mentre sono noti da circa un secolo oltre Oceano. L’idea, fantascientifica, della produzione del batterio in laboratorio non ha alcun riscontro ed è probabilmente causata proprio dalla rapidissima comparsa del batterio in un ambiente dove non si era mai visto. […]

Veniamo però al problema italiano. Com’è stata affrontata l’improvvisa infestazione? Dal momento che i focolai sono circoscritti in una piccola zona, il primo pensiero è stato quello di evitare qualsiasi possibilità di contatto e contagio con uliveti di altre zone della Puglia che avrebbero potuto spargere l’infestazione in tutta Italia, con esiti davvero drammatici. Per questo è stata proposta l’eradicazione delle piante in una zona di “quarantena” e la distribuzione di insetticidi nelle zone interessate per contenere la propagazione degli insetti vettori. Ed ecco spiegata probabilmente anche l’origine della polemica sul “velenosissimo insetticida”.

[…] In generale vi sono alcuni fattori chiave che hanno creato e stanno continuando a creare confusione, come la mancanza di dati chiari sugli ulivi malati, le preoccupazioni dei cittadini per l’uso di insetticidi e l’apprensione generale per un’emergenza sicuramente gestita in maniera non perfetta, che rischia di danneggiare seriamente un comparto economico importante per la regione.

A livello tecnico purtroppo non esiste alcuna cura, né qui né in America: la strategia più semplice e efficace è prevenire le infezioni, scegliendo per le coltivazioni zone meno esposte al rischio ed eliminando le piante che fanno crescere i “vettori” che favoriscono la diffusione del batterio. Ma questa storia è l’ennesima dimostrazione di come la poca conoscenza dei problemi, la paura e i pregiudizi possano essere il motore di favole, bufale e allarmi infondati. Speriamo invece che stavolta ci possa essere occasione per approfondire un tema, quello delle infestazioni di piante importanti a livello commerciale, spesso dimenticato.

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