Sono davvero sorprendenti i risultati delle ricerche americane qui di seguito citate: sembra che gli stimoli ricevuti dai bimbi nei loro primi mesi ed anni di vita siano cruciali nel determinare il loro sviluppo cerebrale. Alla luce di ciò, dovremmo prendere coscienza dell’importanza di prendersi cura della salute (stiamo parlando in questo caso della salute mentale, senza tralasciare naturalmente la salute fisica) delle nostre nuove piccole generazioni. E’ un vero e proprio circolo vizioso, quindi, quello che lega l’intelligenza ed il benessere economico: più i bambini vengono stimolati da piccoli, più avranno chance di conseguire buoni risultati scolastici e, di conseguenza, di andare poi alla ricerca di lavori maggiormente remunerati. Far sì che il welfare sociale arrivi ad includere la cura dei più piccoli, senza distinzioni a livello di classe sociale, potrebbe così rivelarsi essere un aspetto molto importante, di cui la classe politica dovrebbe, forse, iniziare a prendere seriamente in considerazione (anziché pensare unilateralmente ai più anziani… ah già, ma loro portano voti, al contrario, ahimè, degli infanti!!).

http://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2013/08/29/news/come_sviluppare_la_pi_preziosa_delle_risorse-1779384/

29 agosto 2013

Come sviluppare la più preziosa delle risorse

L’editoriale del n.105 di Mente&Cervello – settembre 2013 – di Marco Cattaneo

[…] Oggi come ieri alcuni imparano più rapidamente e altri più lentamente. Alcuni appaiono attenti, concentrati, determinati, e altri distratti, lenti, svogliati. Con il pericolo di trascinarsi dietro un’etichetta per tutta la durata della carriera scolastica, compromettendo poi alla fine anche le proprie opportunità nella vita professionale. In realtà gli studi sul cervello condotti negli ultimi decenni hanno dimostrato che le funzioni esecutive coinvolte nel controllo del comportamento e nelle caratteristiche che determinano il successo scolastico non sono rigidamente determinate e immutabili. Anzi, nei bambini queste funzioni sono in continua evoluzione, e dunque possono essere influenzate in modo da indirizzarle verso un corretto sviluppo cognitivo. Così ricercatori ed educatori stanno unendo gli sforzi per progettare piani di studio che promuovano lo sviluppo delle funzioni esecutive, traendo spunto anche da esperienze empiriche come quella che portò Maria Montessori a elaborare il celebre metodo adottato ormai in decine di migliaia di scuole di tutto il mondo. Nella visione contemporanea, però, oltre a lasciare che lo sviluppo psicologico del bambino segua il suo percorso naturale, sono stati messi a punto programmi che gli permettono di acquisire un controllo più efficace dei loro pensieri e delle loro emozioni, come pure di allenare il cervello migliorandone le prestazioni intellettive. L’adozione di criteri educativi più idonei alla crescita di ciascuno di noi è una risorsa che ci offrono le conoscenze sul cervello che andiamo acquisendo. Per questo, in apertura di anno scolastico, dedichiamo un ampio dossier all’argomento. No, non si tratta di allevare generazioni di premi Nobel attraverso una subdola manipolazione della mente. Ma casomai di favorire l’emergere dei talenti individuali impedendo un colossale spreco di intelligenza, la risorsa più preziosa della nostra specie.
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http://oggiscienza.it/2015/07/06/cervello-neuroscienze-poverta-sviluppo-stress/

Quel legame tra biologia e povertà

Nascere in una famiglia svantaggiata influisce negativamente sullo sviluppo del cervello dei bimbi. Ma un ambiente più ricco di stimoli e un training cognitivo possono fare la differenza

[…] “Una delle cose più importanti che abbiamo osservato noi”, raccontava un paio di anni fa Seth Pollak, ricercatore UW-Madison, “è che i cervelli dei neonati alla nascita sono molto simili tra loro. La distinzione nella crescita cerebrale inizia a essere evidente, tra i bimbi che vivono in condizioni di povertà e gli altri, nel corso del tempo. Il che chiama in causa in modo concreto l’ambiente post-natale” ovvero la nurture. Pollak e i colleghi hanno monitorato un gruppo di bimbi dalla nascita fino al compimento dei quattro anni, seguendo lo sviluppo del cervello con svariati controlli ogni anno. Così hanno realizzato che lo sviluppo cerebrale dei bimbi nati in famiglie svantaggiate (la povertà in questo caso era del 200% al di sotto delle FPL, le linee guida federali statunitensi) aveva degli evidenti deficit nelle zone frontali e parientali, quelle deputate ad apprendimento, comportamento, attenzione. Proprio quei punti cardine che nei bimbi cominciano a diventare evidenti già all’asilo.

I fattori ambientali coinvolti sono davvero numerosi: si va da un’alimentazione poco curata fino alla deprivazione di sonno, e i bambini più poveri crescono senza l’ausilio di libri e giocattoli “educativi”. Subiscono poi lo stress dei genitori e di un ambiente instabile, beneficiando molto meno di conversazioni stimolanti che contribuiscono allo sviluppo cerebrale. Conseguenze che rimangono visibili anche in età adulta, perché finiscono per modificare sensibilmente l’attività in zone del cervello come l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia prefrontale, deputate alla gestione della paura e delle emozioni negative, quindi anche dello stress. 

L’idea di un ambiente ricco che stimola il cervello non è di certo nuova, né agli studi umani né a quelli non-umani. Gli animali tenuti in gabbie senza possibilità di intrattenersi ed esplorare, senza stimoli, possono subire un calo nella generazione di neuroni e sinapsi. Si parla di environmental enrichment, e per un bambino è più facile di quanto si potrebbe pensare: permettere che esplori e incoraggiarlo nell’andare alla scoperta di cose nuove, a leggere, a giocare, parlare con lui e stimolare la sua voglia di esprimersi e interagire. Un museo e una gita in più, insieme a una buona scorta di libri, fanno già la differenza.

[…] Nelle famiglie più povere “i genitori possono essere emotivamente meno responsivi per una quantità infinita di motivazioni” […] i problemi economici e lo stress correlato si prendono così tanta “energia mentale” che alle persone ne resta ben poca da indirizzare verso altre attività e impegni.

“Magari i genitori fanno due lavori o si trovano regolarmente a far fatica per mettere insieme i soldi per la cena. Oppure vivono in un ambiente poco sicuro, fronteggiano un sacco di stress e non hanno la capacità di investire energie nel sostenere i loro figli come fanno altre famiglie, che vivono la loro quotidianità senza l’ostacolo dato dalle scarse risorse economiche”. Dalle scansioni MRI è emerso che i bimbi che crescendo mancano di questo tipo di supporto parentale hanno meno materia bianca e grigia nel cervello.

Per quanto riguarda le influenze in fase di gestazione, oltre ai tristemente noti effetti del consumo di alcol in gravidanza sul QI, e del fumo sugli ormoni dello stress del bambino e sulla sua salute cardiovascolare, l’inquinamento si è rivelato essere un fattore preoccupantemente importante. […] “Averlo scoperto fa sì che siano ancora più necessarie delle azioni mirate per ridurre l’esposizione a questi inquinanti nelle aree urbane, come anche l’istituzione di programmi di screening disponibili a inizio gravidanza per identificare le madri che hanno bisogno di un supporto psicologico oppure materiale” […].

“Per me queste scoperte non fanno che sottolineare che, come società, dobbiamo occuparci del tipo di esperienze che vivono i nostri bambini. Stiamo plasmando gli adulti del domani” […]. “Non c’è un investimento che abbia un ritorno alto quanto quello fatto sui bambini”, dice Robert Dugger, co-fondatore di ReadyNation. Un bimbo sano, che cresce in un ambiente ricco e pieno di stimoli, diventerà come adulto un guadagno per la società. “Investire in un’assistenza sanitaria che si occupi dello sviluppo dei piccoli, anche di quello cerebrale, ha ritorni a breve termine nei loro risultati scolastici, riduce il bisogno di ricorrere a pedagogia speciale e i costi sostenuti per la ripetizione di anni di scuola. A lungo termine questo si rifletterà in voti migliori alla laurea, più occupazione e maggiori guadagni per i lavoratori. Tutti questi elementi contribuiscono a creare una forza lavoro più produttiva, plasmando un’economia più forte e maggiori guadagni”. Perché investire sulle nuove generazioni, a partire dalla loro salute, paga.

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