Dopo il precedente articolo riguardante la lingua italiana “L’italiano strapazzato: gli italiani e la lingua italiana“, vi proponiamo un libro fresco di stampa sull’argomento:

Libro “Passeggiando nel vocabolario” di Roberto Brunelli

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Brunelli racconta i tranelli dell’italiano

Il monsignore-scrittore ha presentato il suo libro ieri a Casa Andreasi

Trabocchetti della lingua nel tardo pomeriggio di ieri nel giardino della Casa della beata Osanna Andreasi, dove mons. Roberto Brunelli ha presentato Passeggiando nel vocabolario, edito da Tre Lune. Un libro che è un divertissement che gioca con le parole, rivolgendosi in libertà non ai linguisti e ai professori ma a chiunque ami l’italiano. Lingua bella, ma non semplice come noi italiani crediamo. «Ci illudiamo di avere una lingua facile, di leggere l’italiano come è scritto. Non è vero. Per esempio, il gruppo gl si legge diversamente in glicine e in figlio. La nostra pronuncia di gn è una convenzione: dopo avere ricordato che “papa Benedetto diceva Aghnus Dei, non Agnus Dei”, mons. Brunelli si è soffermato sulle voci latine equus e caballus, entrambi cavallo, ma il primo di Cicerone, il secondo del suo stalliere, che sono all’origine di equitazione e di cavaliere e di tante altre parole. Quindi parole derivate dal greco, direttamente o attraverso il latino, e dall’arabo, dalle lingue slave e così via con decine e decine di esempi. Dall’arabo derivano: arancia, limone, arsenale, caffè, carciofo, divano, zucchero, marsala, assassino (i fumatori di hashish, un’antica setta che commetteva omicidi sotto l’effetto della droga). Dallo slavo: vampiro, robot, cravatta (la croata, che si mettevano al collo i cavalieri della Croazia) e ciao. Sciào si usava nella serenissima Venezia per indicare il servo (lo schiavo) che veniva dalla Schiavonia. Caduta la S iniziale, è rimasto il ciao, saluto ormai internazionale che in origine significava “sono servo vostro”. Il monsignore (che, non lo sapevamo, è laureato alla Bocconi) ha biasimato l’uso degli insopportabili “nella misura in cui”, “al limite” e “piuttosto che”. Un signore del pubblico gli ha fatto eco scandendo il detto in dialetto mantovano Pütòst che gnint l’è mèi pütòst.

Brunelli è passato quindi alla parte mantovana del suo libro, rivelando come i nomi di non pochi nostri paesi derivino dall’acqua: dagli ovvi Acquanegra sul Chiese, San Martino dall’Argine, San Matteo delle Chiaviche, Ponti sul Mincio, ai meno evidenti Boccadiganda, Pozzolo, Portiolo, Dosolo, Quistello, Bondeno, Palidano eccetera. […]

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