Vi proponiamo questo interessante articolo, segnalatoci dall’autore stesso, il Dr. Leone Montagnini (Responsabile Ufficio Biblioscienze e Ufficio Qualità delle Biblioteche di Roma), e pubblicato sulla rivista Scienze e Ricerche, n. 9 luglio 2015, pp. 46-57 ISSN 2283-5873 (scaricabile gratuitamente l’intero pdf).

http://www.scienze-ricerche.it/?p=4351

Analfabetismo, formazione degli adulti e biblioteche pubbliche

[…] Ne sono emersi due macroindicatori di alfabetizzazione funzionale: quello di Literacy, che misura le capacità di interpretare i testi per comprendere e vivere nel mondo di oggi, e quello di Numeracy, che misura le competenze più strettamente matematiche di carattere pratico adeguate all’oggi. L’Italia, come si vede dai grafici 3 e 4, ha conquistato la coda di entrambe le classifiche […].

L’ANALFABETISMO SCIENTIFICO DEGLI ITALIANI

[…] Risulta che 25 milioni di italiani ultraquindicenni ritiene erroneamente che gli antibiotici uccidano sia virus che batteri […]. 23 milioni sono invece coloro che ritengono che gli elettroni siano più grandi degli atomi, di cui invece gli elettroni fanno parte. Dunque non sapranno nulla né di cos’è una corrente elettrica, né dell’energia nucleare, nulla di chimica, né di radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. La situazione è spinosa, perchè è anche con queste persone che si ha a che fare quando si parla di inquinamento elettromagnetico, smaltimento dei rifiuti, inquinamento chimico, biologico e nucleare; sono anche costoro che votano per il nucleare sì e il nucleare no, ecc. […] Infine 21 milioni di persone pensano che il sole sia un pianeta […]. Il dato a mio parere più sconcertante, però, è quello riguardante i laureati, che in Italia sono pochissimi al confronto con altri paesi sviluppati, rappresentando nel 2014 il 13% della popolazione ultraquindicenne […]. Observa rileva che il 45% di essi […] sbaglia almeno una delle tre domande. […] Così nemmeno la laurea assicura un livello sufficiente di acculturazione scientifica; livello che […] tende poi a scendere rapidamente con l’aumentare dell’età ed il diminuire del grado di istruzione […].

LE DISPARITA’ ITALIANE: QUESTIONE MERIDIONALE E QUESTIONE “ADULTI”

[…] in Italia c’è un decrescere dell’alfabetizzazione funzionale man mano che si procede da Nord a Sud […]. Poi, dai 35 anni in poi, inizia l’inarrestabile declino. Da un lato, dunque, i nostri giovani escono dalle istituzioni scolastiche e accademiche con uno scarto importante rispetto ai loro coetanei, ma a far precipitare in basso i nostri punteggi medi nazionali è il livello culturale rapidamente decrescente delle generazioni più mature […].

ADEGUATEZZA DELLE COMPETENZE PER VIVERE NEL MONDO D’OGGI

[…] Il Censis, nel Rapporto sulla situazione sociale del paese 2014, parla […] di “dissipazione del capitale umano che non si trasforma in energia lavorativa”. Ed aggiunge che, per dissipazione di capitale umano, l’Italia è al 37° posto nel mondo, collocandosi al 27° nei paesi OCSE, seguita in Europa solo da Polonia, Ungheria e Grecia. Questa situazione non sarebbe grave se fossimo una società preindustriale, dove si è dediti in gran parte all’agricoltura, oppure una società industriale, dove gran parte della forza lavoro è impiegata nelle funzioni ripetitive tipiche del modello fordista (la catena di montaggio, per intenderci). […] i livelli di acculturazione delle masse pesano sulle capacità innovative dei diversi paesi europei. In questi ultimi anni […] l’Italia è andata non nella direzione della postindustrializzazione ma […] verso la deindustrializzazione. La grande industria italiana è scomparsa o è restata italiana solo di nome, il mito della piccola e media impresa, e del distretto industriale, sono stati spazzati via dai paesi con manodopera a buon mercato e dalla delocalizzazione, i reparti R&D delle poche industrie residue sono andati progressivamente chiudendo. […] oggi l’articolo 1 della costituzione andrebbe riscritto così: “l’Italia è una repubblica democratica fondata sulle nonne e sui nonni” […].

LA FORMAZIONE DEGLI ADULTI IN ITALIA E IN EUROPA

[…] una delle terapie per contrastare le carenze messe in luce può essere individuata nel miglioramento dell’istruzione scolastica e accademica […] dunque occorre dispiegare delle precise strategie di “lifelong learning” (LL). Tale espressione si traduce come formazione o apprendimento permanente. […]. Occorre anche considerare che […] una migliore educazione degli adulti migliora anche l’atmosfera in cui i giovani crescono e sostiene le loro capacità di orientamento. […]

LE BIBLIOTECHE PUBBLICHE COME ISTITUZIONI PER LA FORMAZIONE PERMANENTE

[…] Nel grafico 13 vediamo in che misura le biblioteche pubbliche vengono usate nei diversi paesi europei, attraverso un indicatore che misura il rapporto tra libri prestati a domicilio e popolazione presente nel paese. L’Italia non c’è, perchè questo dato è disponibile per poche regioni. Sappiamo che la Lombardia ha 2,0 prestiti ad abitante; la Toscana 0,66. A  sud di Grosseto le cose peggiorano sicuramente, dunque anche qui l’Italia è in coda. […] Anche qui, ovviamente, c’è da attendersi una causalità circolare: più è alta la Literacy e più si prendono libri in prestito, più si prendono libri in prestito e più è alta la Literacy. […] Il caso della Finlandia è emblematico. I primi della classe in assoluto in Europa per performance culturali e per prestito di libri nelle biblioteche […].

LE POTENZIALITA’ DELLE BIBLIOTECHE PUBBLICHE E L’ISTITUZIONE BIBLIOTECHE DI ROMA

[…] In generale, si vede qui una grande potenzialità per le biblioteche pubbliche, che in Italia sono complessivamente circa 8000, alle dipendenze degli enti locali. Esse ci sono, quel che manca è spesso una visione, di esse come infrastrutture in grado di rilanciare nei territori attività di LL in maniera diffusa […]. Un’esperienza è quella che sta conducendo l’Ufficio Biblioscienze, che ha inventato e continua a sperimentare una serie di strumenti adatti alla formazione scientifica degli adulti. Uno è ad esempio il “BiblioTeatroScienza. Appendere la scienza nei panni degli scienziati”, in cui adulti che si incontrano periodicamente per la lettura ad alta voce interpretano delle pièce teatrali di carattere scientifico. […] L’esperienza si è rivelata estremamente efficace per far sì che persone che ignorano, come la stragrande maggioranza degli italiani, i più basilari elementi di fisica nucleare, possano però attraverso il teatro entrare nelle complessità delle vicende della scienza, coglierne le questioni etiche sottostanti in maniera fine ed essere in grado poi di argomentarne Un risultato simile […] è stato ottenuto con un altro strumento: BiblioFilmScienza. Conoscere la scienza attraverso l’occhio della cinepresa. Un ciclo di proiezioni collettive che ha avuto inizio con tre film su matematici (Will Hunting genio ribelle; A beautiful mind; The proof). Esso ha rivelato la grande capacità motivazionale che ha il cinema nei confronti delle tematiche scientifiche. In Europa le biblioteche pubbliche sono 65.000, 8.000 in Italia. Si tratta di una grande infrastruttura che c’è, i cui dipendenti posseggono una cultura diffusa del fare rete. Bisogna soltanto usarla.

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http://www.wired.it/play/cultura/2014/04/11/nuovi-analfabeti-usano-facebook-ma-non-sanno-interpretare-la-realta/

I nuovi analfabeti: usano Facebook, ma non sanno interpretare la realtà

Se chiudo gli occhi e immagino un analfabeta, penso ad una persona che firma con una X al posto del nome. Ma sbaglio.
Un analfabeta, ci ha ricordato l’OCSE pochi giorni fa, è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.
Certo, sono due analfabetismi diversi: quello di secondo tipo si chiama analfabetismo funzionale e riguarda quasi 3 italiani su 10, il dato più alto in Europa.

Un analfabeta funzionale, apparentemente, non deve chiedere aiuto a nessuno, come invece succedeva una volta, quando esisteva una vera e propria professione – lo scrivano – per indicare le persone che, a pagamento, leggevano e scrivevano le lettere per i parenti lontani.
Un analfabeta funzionale, però, anche se apparentemente autonomo, non capisce i termini di una polizza assicurativa, non comprende il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico. Non è capace, quindi, di leggere e comprendere la società complessa nella quale si trova a vivere.

Tre italiani su 10, ci dice l‘OCSE, si informano (o non si informano), votano (o non votano), lavorano (o non lavorano), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi, che non solo sfugge la complessità, ma che anche davanti ad un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale, lo spread) è capace di trarre solo una comprensione basilare. Un analfabeta funzionale, quindi, traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette (la crisi economica è soltanto la diminuzione del suo potere d’acquisto, la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta il prezzo del gas, il taglio delle tasse è giusto anche se corrisponde ad un taglio dei servizi pubblici…) e non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo.

Sarà che forse sono un po’ analfabeta funzionale anche io, ma leggendo i dati dell’OCSE ho subito pensato ad un dialogo di qualche anno fa, tra me e una collega. All’epoca ero una maestra della scuola primaria. Era una bella giornata di sole: io e la mia collega di italiano avevamo portato le classi in terrazza per la ricreazione e parlavamo del più e del meno. Ad un certo punto mi è venuto in mente di consigliare alla collega di italiano la lettura di un libro che avevo appena terminato e lei mi rispose, candidamente: Grazie, ma io non leggo libri.
Mai? chiesi.
Mai – rispose la collega – l’ultimo libro l’ho letto quando ho preso la maturità, perché dovevo portarlo all’esame. Non ho mica tempo, per leggere, e poi mi annoio.

Davanti ai dati dell’OCSE, l’ex Ministro Carrozza si è affrettata a sottolinearne la drammaticità, chiedendo una forte inversione di tendenza. Ma, anche se all’allarme corrispondesse un reale investimento dell’attuale Governo – e, purtroppo, la storia recente ci porta a dubitarne – quale diga fermerà il crollo verticale della cultura degli italiani, se a chi ci deve rappresentare e a chi ci deve insegnare non si impone di essere più preparato, e non meno preparato, del proprio popolo, dei propri impiegati, o della propria classe? Non esiste cura, se i primi a rifiutare la complessità e l’approfondimento sono i nostri insegnanti, i nostri manager, i nostri politici.

La scuola italiana, da sempre fondata sul dogmatismo, ha visto annullate le proprie spinte verso un insegnamento diverso, riducendosi alla trasmissione di competenze inutili, perché si dimenticano il giorno dopo l’interrogazione, e che non insegnano a capire, ad analizzare, a criticare, a soppesare, a riassumere.
Era il 1974, quando Sergio Endrigo, ispirandosi a Gianni Rodari, incise su un disco questo prologo illuminante: Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769. Il 22 ottobre del 1784 lasciò la scuola militare di Briennes con il grado di cadetto. Nel settembre del 1785 fu promosso sottotenente. Nel 1793 fu promosso generale, nel 1799 promosso primo console, nel 1804 si promosse imperatore. Nel 1805 si promosse re d’Italia. E chi non ricorderà tutte queste date, sarà bocciato!

Dal 1974 le cose, se possibile, sono generalmente peggiorate.
I parametri Invalsi – lo strumento Europeo per la valutazione delle competenze – sono diventati in fretta praticamente l’unica cosa che la scuola si preoccupa di insegnare, riducendo la lungimiranza dell’insegnamento alla verifica in programma, all’esame di fine anno.
Ma cosa rimane fuori da una scuola sdraiata sui parametri Invalsi (per i quali, in ogni caso, non brilliamo, come competenza, in particolar modo nel Sud Italia)?
Rimangono fuori proprio le competenze che fanno di una persona un cittadino attivo, e non un analfabeta funzionale: la capacità di scegliere un libro interessante, e di immergersi nella lettura, la scelta di comprare un quotidiano, la capacità di valutare le proposte economiche e politiche nella loro (grandissima) complessità.

Per rispondere all’allarme dell’OCSE questo paese deve ribaltare il concetto stesso di competenza. Una scuola dogmatica è una scuola che respinge, e che insegna senza insegnare.
Una scuola che costruisce e valorizza le competenze, invece, è una scuola capace di accogliere, e di insegnare gli strumenti di comprensione del mondo.
Un analfabeta può anche imparare a memoria che Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769, e che nel 1805 si promosse re d’Italia, ma non per questo avrà gli strumenti per accogliere ed analizzare la complessità della società in cui vive.
E anche lui, come i ragazzi che spesso la nostra scuola respinge – quelli che non vengono messi in grado neanche imparare le date a memoria – rischia di entrare a far parte di quel folto gruppo per i quali la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta la bolletta del gas.

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Aggiornamento del 18 dicembre 2015:

http://www.greenme.it/vivere/arte-e-cultura/18660-librerie-piu-belle-italia

LE 10 LIBRERIE PIÙ BELLE D’ITALIA

  • Scritto da Dominella Trunfio

Ogni città italiana ne possiede una, che siano dedicate a ogni genere di libro oppure a categorie specifiche, le librerie continuano ad affascinare non solo gli amanti della lettura. Sono sempre di più quelle che uniscono all’odore della carta quello di un buon caffè diventando così luoghi dove socializzare e perdersi senza meta, tra i volumi.

La lista sarebbe lunghissima da completare, ne abbiamo scelte dieci sparse in tutta in Italia, a cominciare dal Sud. Potete segnalarci la vostra libreria preferita nei commenti cosicché, in ogni città, si possa coltivare l’amore per la lettura.

1) Colapesce, Messina

Arredamento in arte povera e materiali di riciclo sono le caratteristiche della libreria indipendente, wine bar e caffetteria creata da Filippo Nicosia […]

2) Liberrima, Lecce

[…] nasce come libreria indipendente nel 1993 e si trasforma col tempo, in un laboratorio di idee. […]

3) Libreria Antica e Moderna Fiorentino, Napoli

Esiste dai primi del Novecento e continua a essere un ritrovo dove si respira non solo l’odore della carta stampata ma anche quello, della cordialità. […]

4) Libreria del Viaggiatore, Roma

Un rifugio per chi vuole conoscere tutto il mondo restando nella Capitale: guide turistiche, libri fotografici stranieri, atlanti, letteratura di viaggio. […]

5) Giufà, Roma

[…] Ambiente easy, ideale per fare due chiacchiere seduti in una libreria cosmopolita. […]

6) Tuttestorie, Cagliari

E’ una libreria ma anche un laboratorio per le scuole e una casa editrice. […]

7) Acqua Alta, Venezia

Viene definita come una delle librerie più originali al mondo, qui barche, gondole, canoe diventano scaffali per una vastissima scelta di libri, nuovi e usati: dall’arte al cinema, dalla musica allo sport.

8) Libreria del Mondo Offeso, Milano

Libreria indipendente nata nel 2008 che racchiude anche un centro culturale in cui si svolgono eventi e incontri. […]

9) Luxemburg, Torino

E’ la più antica libreria torinese, nasce infatti nel 1872. […] Luxemburg è stata tra le pioniere a organizzare presentazioni ed eventi al proprio interno.

10) Libreria Palazzo Roberti a Bassano del Grappa (Vi)

Aperta nel 1998 si è conquistata col tempo il titolo di punto di riferimento per la città. […] ospita incontri con gli autori, conferenze, concerti di musica classica ed esposizioni di fotografia.

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