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Il segreto dell’acqua

21 maggio 2015 • marco esposito

Nel 2011 un referendum popolare (da qualcuno definito più che altro populista) abrogava due parti della L.152/2006, cd. “Decreto Ronchi”: (1) l’obbligo di gara per l’affidamento del Servizio Idrico Integrato (gara che escludeva i soggetti pubblici) e (2) la remunerazione del capitale investito per i soggetti affidatari, che per effetto di varie leggi combinate fra loro risultava essere il 7% nel 2011 (tasso di riferimento tuttora soggetto a semplice delibera del Ministro dell’Industria e delle Attività Produttive).

Il referendum fu definito dai promotori “per l’acqua pubblica” e “contro i profitti sull’acqua”, all’epoca mi schierai a favore del SI’, non perchè convinto dalla demagogia dei promotori, ma perchè colpito dalle distorsioni del Decreto Ronchi, che non prevedeva gare “a evidenza economica” (vince il più economico), ma anche “gare di bellezza”, dove potrebbe anche vincere quella di più facili costumi (usanza italiana, pare), e la remunerazione del capitale era poi soggetta ai capricci del Ministro dell’Industria (all’epoca dell’approvazione tale Scajola, sensibile alle case con vista Colosseo).

A distanza di tre anni si può parlare di “acqua pubblica” e “niente profitti sull’acqua”? Ovviamente no, anzi, l’effetto è stato di segno opposto: aumento delle tariffe dappertutto, e profitti in aumento, alla faccia della retorica. 

In questo post mostrerò i bilanci delle società erogatrici del servizio idrico in alcune grandi città e/o aree: Milano, Roma, Torino, Bologna, Bari, un paragrafo a parte lo dedicherò alla mia città, Napoli, dove la gestione e le contraddizioni del referendum si sono manifestate tutte con effetti anche divertenti.

[…] Ma come, qui si parla di utili, ma non eravate per il pareggio di bilancio, no ai profitti sull’acqua, l’acqua sociale e gratuita, bla,bla,bla, e adesso spuntano gli utili ? Ma questo apparente contrasto è di tutto il mondo “acqua”: pubblico a chiacchere, ma, come abbiamo visto, attentissimo al vile denaro, sterco de lo dimonio, che può produrre.

[…] Dopo questo intermezzo, in cui anche un rappresentante dell’acqua come “diritto divino”, quale il Sindaco De Magistris, fa poi suoi i principi del profitto, anzi li usa, vediamo una tavola riassuntiva dell’acqua “pubblica”:

Denominazione Popolazione servita Fatturato in € Utile (perdita)
ACEA s.p.a. 8.000.000 € 654.000.000,00 € 221.000.000,00
Capholding 2.000.000 € 283.000.000,00 € 40.000.000,00 (stima)
SMAT 2.350.000 (TO) € 325.000.000,00 € 67.000.000,00
HERA S.p.a. 6.000.000 (stima) € 780.000.000,00 € 80.000.000,00 (stima)
Acquedotto Pugliese 4.000.000 € 480.000.000,00 € 41.000.000,00
ABC 1.650.000 € 95.000.000,00 € 1.400.000,00
TOTALI 24.000.000 € 2.617.000.000,00 € 450.400.000,00

I dati sono stati ripresi da quanto pubblicato dalle società sui siti ufficiali, non sempre sono chiari (alla faccia della trasparenza), soprattutto le multiutility, HERA in particolare, mischiano anche altri costi e/o ricavi (ad esempio: HERA è produttrice di energia, il costo principale degli acquedotti è l’energia elettrica, e non è chiaro se HERA sposta i costi (ricavi) da un settore all’altro, sta di fatto che Hera ha l’acqua (pubblica) più cara d’Italia, con un costo di € 1,81/mc, mentre la media è di € 1,55/mc, come dichiarato dalla stessa HERA, con ricavi in aumento grazie agli aumenti tariffari.

Riassumendo: un referendum popolare (populista) ha sancito, secondo i promotori, che l’acqua è pubblica e i profitti sull’acqua non si devono fare, la realtà è che l’acqua era già pubblica, salvo alcune realtà piccole, e che i profitti non solo si fanno, ma vanno alla grande, con percentuali sconosciute in qualsiasi altro ramo d’attività, e che le tariffe sono comunque in aumento, perchè sono legate agli investimenti (futuri, peraltro), senza nessun altro parametro, un gran bel risultato per chi grida “niente profitti sull’acqua”…

Ovviamente la scarsa trasparenza e la quantità di denaro sicuro (mi vien da dire liquido) che gira nel settore idrico mi porta a pensare che al mondo politico italiano alla fine il risultato del referendum stia pure bene, anzi, è andato oltre le più rosee aspettative, chi paga, tanto, è sempre il cittadino. Chissà se poi alla fine era meglio la padella della brace.

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