E così siamo sempre qui, a parlare di OGM, nella speranza che queste informazioni vengano lette e comprese, per lottare contro i pregiudizi e la diffusa ignoranza su queste importanti e delicate tematiche.

Buona lettura.

http://www.lescienze.it/edicola/2015/04/02/news/il_paradosso_italiano-2538595/

02 aprile 2015

Il paradosso italiano

L’editoriale del n.560 di Le Scienze, in edicola il 2 aprile

Il 20 febbraio la Commissione Europea ha approvato in via definitiva un trattamento che può restituire la vista a persone che hanno subito gravi lesioni della cornea. Si chiama Holoclar, ed è la prima terapia rigenerativa avanzata a base di cellule staminali registrata al mondo. Viene dal Centro di medicina rigenerativa dell’Università di Modena e Reggio Emilia, è stata messa a punto da Michele De Luca e Graziella Pellegrini ed è stata sviluppata da Holostem, spin-off dell’ateneo emiliano in partnership con Chiesi Farmaceutici.

Nemmeno due anni fa, il gruppo di Luigi Naldini all’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica di Milano ha pubblicato i rivoluzionari risultati della sperimentazione di un’innovativa terapia genica da cellule staminali ematopoietiche su due malattie genetiche, la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich: finora, il più clamoroso successo della terapia genica nel mondo. E se a questo si aggiungono, per esempio, i risultati conseguiti negli anni dal gruppo di Andrea Ballabio a Napoli sulle malattie genetiche e le recentissime scoperte di Alberto Mantovani alla Humanitas di Milano sull’immunoterapia del cancro, ce n’è abbastanza per dire che, in questi anni di vacche smunte, l’Italia riesce comunque ad avere un ruolo di primo piano a livello mondiale nella ricerca medica. Molto più di quanto sarebbe lecito aspettarsi da un paese che finanzia la ricerca a livelli che sfiorano il ridicolo.

E a voler cercare ci sono altri esempi di ricerca d’eccellenza nel campo delle scienze mediche. Anche poco noti. Tra questi, gli studi condotti dai nostri enti pubblici di ricerca nell’ambito del progetto Pharma-Planta, una collaborazione internazionale realizzata tra il 2004 e il 2011 che puntava all’uso di piante come bioreattori per la produzione di molecole di interesse farmacologico. Perché le piante, spiega Lisa Signorile a p. 42, “sono spesso in grado di produrre proteine farmacologicamente o immunologicamente attive in forma più fedele all’originale e a costi meno elevati rispetto ai sistemi classici che coinvolgono i microrganismi”.

Il problema è che queste piante sono OGM. E come tali sono soggette alle stesse regole che disciplinano gli OGM in campi agroalimentare. Regole che in Europa, e ancor più in Italia, sono particolarmente restrittive. Così accade che un patrimonio di conoscenze acquisite nei nostri laboratori si fermi lì, prima della sperimentazione clinica. Lo Stato, dunque, “finanzia progetti per migliorare le conoscenze mediche e produrre applicazioni che portano a farmaci o vaccini […] però blocca in embrione la ricerca che ha sovvenzionato, costringendo ricercatori ed enti di ricerca a brevettare le loro ricerche e vendere i brevetti all’estero, dove le scoperte fatte in Italia verranno poi trasformate in farmaci o vaccini, che saranno infine acquistati in Italia”.

Di tanto in tanto, quando penso alla capacità di questo paese di produrre conoscenza potenzialmente utile allo sviluppo economico, mi lascio trasportare da momenti di sfrenato ottimismo per il futuro. Poi mi sveglio d’improvviso, tutto sudato, e ritorno all’amara realtà.

http://www.lescienze.it/archivio/articoli/2015/04/02/news/ogm_in_medicina_il_tesoro_sprecato-2546420/

OGM in medicina: il tesoro sprecato

Quando si pensa agli organismi geneticamente modificati (OGM) e alle problematiche collegate a questa tecnologia si dà per scontato che si parli di agricoltura, di alimentazione o di allevamento. Gli organismi geneticamente modificati hanno in realtà anche un ruolo fondamentale, sebbene non riconosciuto, nel garantire il nostro benessere: sono infatti alla base della produzione di molti vaccini e farmaci che salvano vite umane. Tuttavia, la sperimentazione degli OGM in Italia e in Europa è in molti casi regolata dalle stesse leggi che regolano la ricerca sugli OGM in campo alimentare, costringendoci a volte ad acquistare dall’estero farmaci ottenuti sulla base di studi effettuati da scienziati italiani mai completati, con un danno per la ricerca e l’economia del nostro paese.

di Lisa Signorile

[…] In pratica possiamo acquistare e usare farmaci prodotti da piante GM in altri paesi ma non possiamo produrceli in casa. Non sappiamo che cosa accadrà con la nuova legge europea, ma il trend di diffidenza nei confronti degli OGM in Italia sembra ormai chiaro e consolidato per quanto riguarda i prodotti agro-alimentari, e le trasformazioni su vegetali per uso medico seguono purtroppo lo stesso destino, spesso anche per semplice mancanza di conoscenza del problema, per cui il tutto viene accorpato. […] Lo Stato italiano, direttamente o tramite l’Unione Europea, finanzia progetti per migliorare le conoscenze mediche e produrre applicazioni che portano a farmaci o vaccini. Lo stesso Stato, però, blocca in embrione la ricerca che ha sovvenzionato, costringendo ricercatori ed enti di ricerca a brevettare le loro ricerche e vendere i brevetti all’estero, dove le scoperte fatte in Italia verranno poi trasformate in farmaci o vaccini, che saranno infine acquistati in Italia, con danno per l’economia e la ricerca italiana […].

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http://www.treccani.it/scuola/dossier/2006/ogm2/4.html

LE APPLICAZIONI MEDICHE DEGLI OGM

di Maurizio Comanducci*

Recenti progressi nel settore biomedico sono stati resi possibili grazie all’avvento degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM). L’applicazione della tecnologia del DNA ricombinante permette la manipolazione di organismi viventi semplici (virus, batteri e lieviti) e complessi (piante ed animali) allo scopo di ottenere prodotti utili per terapia, diagnostica e ricerca. Per generare un OGM occorre introdurre DNA eterologo, ovvero proveniente da un altro organismo, in un ospite manipolabile per mezzo di metodi chimici (precipitazione con sali, liposomi) o fisici (elettroporazione, microiniezione, vettori plasmidici e virali). Si definisce ricombinante ogni molecola ottenuta in organismi diversi da quello di origine. Le molecole ricombinanti risultano di grande utilità per il trattamento di patologie quali cancro, allergie, malattie autoimmuni, genetiche e, come costituenti di vaccini, nella profilassi di malattie infettive. Gli OGM vengono utilizzati anche sotto forma di modelli animali per lo studio di patologie umane di natura genetica e in approcci innovativi quali la terapia genica. L’introduzione e la diffusione nell’ambiente di nuovi organismi non selezionati naturalmente richiede la considerazione degli aspetti etici e legislativi in materia e controlli adeguati. L’uso degli OGM in medicina è comunque necessario per il progresso scientifico, oltre a fornire vantaggi di ordine sociale ed economico. A seguire vengono illustrate in dettaglio le principali applicazione terapeutiche degli OGM.

Farmaci e vaccini ricombinanti
La produzione di proteine ricombinanti può avvenire in diversi sistemi: batteri, lieviti, cellule di insetto (tramite Baculovirus) e di mammifero. Le cellule batteriche offrono il vantaggio della semplicità di manipolazione, di un ridotto tempo di replicazione e permettono di ottenere  grandi quantità di prodotto a basso costo. L’espressione dell’insulina umana nel batterio Escherichia coli, decisamente il sistema di espressione più diffuso, è stato il primo esempio di produzione industriale di un farmaco ricombinante. In passato l’insulina veniva purificata con bassa resa da pancreas di maiali o altri animali e, non essendo di origine umana, poteva provocare gravi reazioni da parte del sistema immunitario. L’ormone della crescita umano, un tempo estratto dall’ipofisi di cadaveri, potenziale fonte di pericolosi virus, è adesso prodotto in batteri manipolati. Gli interferoni, molecole dotate di attività antivirale e antitumorale, sono prodotti nell’uomo in quantità così basse da renderne impossibile l’estrazione da materiale biologico. Grazie alle tecniche del DNA ricombinante, vengono attualmente prodotti in quantità apprezzabili da batteri. I progressi della biologia molecolare hanno inoltre reso possibile la produzione in OGM di vaccini costituiti da subunità virali o da tossine batteriche modificate in modo da perdere la tossicità (vaccino contro la pertosse), che risultano meno pericolosi dei vaccini costituiti dagli agenti infettivi uccisi o inattivati con metodi chimico-fisici. Tra l’altro, è possibile produrre proteine di microrganismi patogeni in batteri non pericolosi per l’uomo, evitando i rischi dovuti alla manipolazione di agenti infettivi. Un esempio è costituito dal vaccino contro Neisseria meningitidis serogruppo B, ora in fase clinica, in cui gli antigeni identificati dall’analisi del genoma del batterio sono stati espressi in E. coli, non patogeno e facile da manipolare. Nel caso di alcune proteine, per conservarne l’attività biologica originale, è necessario utilizzare sistemi di espressione eucariotici. Il lievito, eucariote utilizzato per la produzione di vaccini ricombinanti come quello contro il virus dell’epatite B (HBV), è in grado di processare e secernere proteine eterologhe in modo molto simile agli eucarioti superiori, pur essendo manipolabile come un batterio. Per esprimere proteine ricombinanti in eucarioti si può ricorrere anche a baculovirus, che sfrutta come ospiti cellule di insetto. Questo sistema è stato utilizzato per la produzione di antigeni costituenti un vaccino contro il virus dell’AIDS. Sono stati messi a punto sistemi di espressione che prevedono la produzione di farmaci (anticorpi, citochine, fattori di crescita, ormoni, enzimi e vaccini per uso umano o veterinario) nelle piante ed in varie specie animali (pecora, capra, maiale), usati come bioreattori. È in fase di studio la produzione di proteine umane, quali anti-trombina III, alfa anti-tripsina e attivatore del plasminogeno, nel latte di animali transgenici, con evidenti vantaggi economici. Inoltre, è di particolare interesse la produzione di vaccini in alimenti (patate, granoturco) per facilitarne la somministrazione, fattore importante nel caso di una campagna di immunizzazione globale. Di ciascuna molecola prodotta da OGM sono sempre valutate le caratteristiche immunogeniche, allergeniche e funzionali, al fine di evitare rischi per la salute dell’uomo e per la salvaguardia dell’ambiente.

Animali transgenici
Gli animali transgenici, oltre che come bioreattori, sono usati in ricerca come modelli animali di patologie umane. Gli eucarioti superiori hanno il vantaggio, rispetto ai procarioti, di presentare una maggiore omologia genetica con l’uomo. L’utilizzo del topo (mus musculus) come animale da laboratorio permette di ottenere facilmente individui geneticamente omogenei, caratteristica necessaria, tra l’altro, per la riproducibilità degli effetti fenotipici di una patologia. […] Modelli animali transgenici aiutano nello studio dei meccanismi molecolari responsabili dell’oncogenesi, di patologie geniche causate dalla disfunzione di uno o più geni, di malattie neurodegenerative e della fisiopatologia del sistema immunitario. Gli stessi modelli sono utili per valutare efficacia e tollerabilità delle terapie utilizzate. Dal topo si ottengono gli anticorpi monoclonali, molecole dirette contro un unico epitopo e selezionati per determinate caratteristiche funzionali. Sono usati estensivamente nella diagnostica di infezioni e tumori, per la terapia principalmente di cancro, malattie immunitarie e contro le reazioni di rigetto successive al trapianto d’organo. Tuttavia, in quanto murine, queste molecole determinano nell’uomo una risposta immunitaria che ne pregiudica l’uso terapeutico. Una soluzione a questo problema è fornita dalla produzione in topi trangenici di anticorpi monoclonali umanizzati, ovvero immunoglobuline parzialmente o completamente umane, che non vengono più riconosciute come estranee dal sistema immunitario e possono essere usate in terapia a dosaggi minori. Esistono topi transgenici che includono nel loro corredo cromosomico persino intere porzioni di cromosomi umani che recano l’informazione per subunità anticorpali. È in fase di studio l’utilizzo di animali transgenici anche per la produzione di sieri policlonali umanizzati, allo scopo di evitare pericolose contaminazioni nell’immunizzazione passiva (somministrazione di anticorpi prodotti da un altro organismo), usata nella profilassi non vaccinale antitetanica e contro virus epatici. Per questo scopo sono state generate capre transgeniche capaci di produrre sieri policlonali umanizzati. […]

* Maurizio Comanducci, Laura Ciucchi: laureati in Scienze Biologiche, ricercatori Novartis Vaccines; Stefania Bambini, laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ricercatrice Novartis Vaccines.

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http://titano.sede.enea.it/Stampa/skin2col.php?page=eneaperdettagliofigli&id=79

DALL’ENEA CONTRO L’AIDS UN VACCINO DERIVATO DAL TABACCO


Intervista a Eugenio Benvenuto

Dal tabacco in arrivo vaccini per sconfiggere l’Aids. Una sfida per il Laboratorio del Centro ENEA della Casaccia che da diversi anni ha concentrato buona parte della propria ricerca sull’utilizzo delle piante intese come vere e proprie biofabbriche. È il responsabile della Sezione genetica e genomica vegetale, Eugenio Benvenuto, ad illustrare il progetto che ha iniziato a prendere corpo negli anni 2000, i cui risultati lasciano davvero ben sperare. “Il nostro nemico è il virus dell’HIV, contro il quale stiamo creando un vaccino attraverso cellule prelevate da tabacco, una delle piante più plastiche e manipolabili che esista in natura che, da nemico della salute dell’uomo, si trasforma in un valido alleato. Ben venga la riconversione delle distese di tabacco: la pianta non verrà più fumata ma trasformata in una fabbrica di proteine mirate a scopi terapeutici. Lavoriamo anche su pomodoro e patata, due colture il cui vantaggio è la loro commestibilità, inaugurando di fatto un altro importantissimo capitolo per i vaccini.”

– Quali sono i vantaggi di un vaccino vegetale rispetto a quelli tradizionali?
“Nei vaccini tradizionali c’è sempre il rischio di contaminazione da agenti infettivi per l’uomo, nelle piante questo non si pone, perché il patogeno rimane confinato nel regno vegetale. Altro vantaggio è il costo dei vaccini vegetali: il rapporto rispetto ai tradizionali è di 10 a 10mila, che però costituisce un grosso disincentivo per le multinazionali farmaceutiche perché si sa, dove non c’è business…. Da sottolineare infine è anche l’aspetto umanitario, legato proprio al fattore economico.”

– Perché si chiamano vaccini ricombinanti?
“I vaccini di nuova generazione, e quindi non solo quelli derivati dalle piante, fanno uso dell’ingegneria genetica per prelevare delle informazioni dal patogeno e costruire quindi il vaccino. Sono sicuramente più sicuri rispetto a prima, perché non usano più tutto il patogeno, ma solo la porzione utile per essere riconosciuta dal sistema immunitario che ne deve fare memoria.”

– Quali sono i progetti a cui state lavorando?
“Partecipiamo al progetto europeo ‘Pharma Planta’ insieme ad altri 31 laboratori, il cui scopo principale è quello di utilizzare le piante per produrre due anticorpi in grado di neutralizzare l’HIV e quindi utili per quella che viene definita l’immunoterapia passiva. Si tratta non di una vera immunizzazione, ma di una prevenzione basata sulla presenza di molecole che, aderendo alle mucose, la prima via di ingresso per il virus, lo bloccano. Noi come ENEA stiamo lavorando alla messa a punto di un vaccino ricombinante sempre contro l’HIV, utilizzando la proteina Nef, ancora da piante di tabacco.”

– A che punto siete?
“Siamo riusciti a montare su questo virus vegetale, il cosiddetto carrier, le molecole vaccinali e questo è un grande passo avanti; adesso passeremo ai modelli sperimentali non clinici, perché prima di questo occorre fare una sperimentazione animale sui topi. Ma attenzione, si tratta di immunizzarli non con iniezione, ma con una semplice goccetta sulle narici.”

– Perché la maggior parte della ricerca si concentra proprio sui vaccini contro l’HIV?
“Perché c’è tanta letteratura e poi perché ci sono i fondi…bisogna indirizzare la sperimentazione dove esistono finanziamenti e per quanto riguarda l’Aids non mancano.”

– Il suo sogno nel cassetto?
“Non abbiamo mai avuto i finanziamenti per lavorare su un campo importantissimo quale quello dei vaccini veterinari, un campo in cui è più facile arrivare al prodotto finito non dovendo sostenere i costi della sperimentazione umana. I vaccini infatti, prima di arrivare al grande pubblico, devono essere approvati come farmaci e questo è una via costosissima.”

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