I test PISA ed Invalsi sono dei validi strumenti per la valutazione degli studenti, quindi, indirettamente, della qualità del sistema scolastico.

Vediamo un po’ quali sono i risultati dei nostri studenti:

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I test PISA

http://it.wikipedia.org/wiki/Programma_per_la_valutazione_internazionale_dell%27allievo

Programma per la valutazione internazionale dell’allievo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il Programma per la valutazione internazionale dell’allievo (Programme for International Student Assessment, meglio noto con l’acronimo PISA), è una indagine internazionale promossa dall’OCSE nata con lo scopo di valutare con periodicità triennale il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati.

Scuola: da ascensore sociale a lunapark tardo­sessantottino

di Fabio Scacciavillani | 10 gennaio 2014
Ogni tre anni un campione di 500mila studenti quindicenni in tutto il mondo (4000 per ciascun paese che partecipa) viene sottoposto al test Pisa, che valuta il loro grado di apprendimento e di risoluzione di problemi logico matematici. Il test si compone di sei livelli di difficoltà e per le risposte sono concessi 2 minuti.
A livello 1 si tratta di interpretare un grafico.
A livello 2 le domande sono di questo tipo:
“Helen ha una bicicletta nuova con un contachilometri da cui risulta che in una gita ha percorso inizialmente 4 km in 10 minuti e successivamente 2 Km in 5 minuti. Quale delle seguenti affermazioni è corretta?
Helen ha percorso la prima parte della gita ad una velocità media più alta che nella seconda
Helen ha percorso le due distanze alla stessa velocità media
Helen ha percorso la prima parte della gita ad una velocità media inferiore rispetto alla seconda
Non si può dire”.
Il 96% degli studenti a Shanghai, ha risposto correttamente mentre a Singapore e Hong Kong il 92%. Sull’intero campione mondiale la media è stata del 77%. I migliori risultati si sono registrati in Asia: oltre alle tre città citate si sono piazzate al top Corea del Sud, Macao e Giappone. Solo Estonia e Finlandia nell’area euro (colpa della Merkel?) riescono a stare al passo, con la Svizzera che segue a ruota. Peggiori di tutti sono risultati gli studenti peruviani, indonesiani e colombiani (circa un quarto di risposte esatte) appena sotto qatarini, giordani e tunisini (la Tunisia è l’unico paese africano a prendere parte al test). Gli Usa e il Regno Unito ristagnano a mezza classifica con rispettivamente il 75% ed il 78% di risposte esatte. Gli studenti italiani sono in questo gruppo con un discreto 75%. I tedeschi raggiungono l’82%.
A livello tre una tipica questione è questa (semplificando un po’a fini espositivi):
John va in una concessionaria per acquistare un’autovettura e ne trova quattro dal motore diverso. Quale auto ha il motore più piccolo?
Quella con una cilindrata di 1,79 litri
Quella con una cilindrata di 1,796 litri
Quella con una cilindrata di 1,82 litri
Quella con una cilindrata di 1,783 litri
Di nuovo a Shanghai gli studenti sono stati i migliori con l’89% di risposte esatte. Poi seguono le solite stelle asiatiche Singapore, Hong Kong, Taiwan, Macao, Giappone. Legittimamente vi chiederete come è possibile che tra il 10% ed il 20% dei ragazzi di 15 anni sbaglino una risposta del genere. Allora vi prego di interrompere la lettura immediatamente se non volete essere colti da una sensazione agghiacciante. Nell’Ocse, cioè i paesi più sviluppati al mondo, la percentuale di studenti che ha risposto correttamente è del 55%. Per gli studenti italiani la percentuale è persino più bassa, il 51%. Gli Usa registrano un imbarazzante 48%. Tra gli argentini l’89% delle risposte è sbagliata (chissà come mai nella pampa i peronisti dominano la politica).
Saltiamo al livello 6, il più difficile. Una domanda tipo è la seguente:
Helen è andata in bicicletta da casa al fiume, che dista 4 km, in 9 minuti. Al ritorno ha preso una scorciatoia percorrendo 3 km in 6 minuti. Qual è stata la velocità media oraria di Helen per l’intero percorso di andata e ritorno?
Il 30% degli studenti a Shanghai ha risposto correttamente, percentuale apparentemente piuttosto bassa per un problema da quinta elementare, che richiede solo la conoscenza delle quattro operazioni fondamentali. Ebbene, sapete qual è la media delle risposte esatte tra gli studenti dei paesi Ocse? Il 3%! Insomma la quasi totalità dei ragazzi di scuola superiore nei paesi cosiddetti sviluppati non è capace di fare due addizioni e di moltiplicare per 4. Paesi come Austria, Francia e Regno Unito riescono a stare nella media, ma in Italia (come negli Usa) solo il 2% degli studenti arriva al risultato giusto. Nei fanalini di coda dell’Unione Europea, Spagna, Grecia, Bulgaria e Romania solo l’1% (arrotondato) degli studenti ha risposto correttamente, come in Tailandia, Turchia e Emirati Arabi Uniti. In paesi che si spacciano per la culla della civiltà, l’ignoranza è la cifra dominante del sistema educativo. Questi ragazzi un giorno andranno in cerca di lavoro. Questi ragazzi un giorno andranno all’Università e sceglieranno una materia umanistica perché “la matematica proprio non mi entra in testa”. Questi ragazzi un giorno scriveranno sui media e contribuiranno a formare l’opinione pubblica. Questi ragazzi un giorno voteranno per un candidato alle elezioni. L’implicazione tragica è che da über­bamboccioni difficilmente saranno in grado di fare lavori non manuali nel mondo di domani e tanto meno saranno in grado di scegliere qualcuno migliore di loro in cabina elettorale. Qualche flebile singulto di vita sull’encefalogramma si registrerà saltuariamente come reazione inconscia a qualche imbonitore in Tv, che saprà abbindolarli con parole scientificamente melliflue e suadenti che si tratti di stamina o di moneta filosofale. Non è tollerabile perpetuare un sistema che non costituisce più un ascensore sociale avendo assunto le caratteristiche di un monumentale lunapark tardo­sessantottino disseminato di professori che fingono di insegnare (basta che arrivi uno stipendio ancorché magro) e studenti che fingono di imparare (basta che arrivi un titolo di studio ancorché vacuo). La qualità delle scuole, dei professori e degli amministratori scolastici deve essere verificata da un organismo professionale indipendente (soprattutto da governo, pedagogisti e sindacalisti), con il potere di allontanare i presidi, i professori ed i maestri inadeguati e di premiare quelli (e sono tanti) che tra sacrifici e abnegazione hanno sinora mantenuto a galla la baracca. Agli educatori migliori va riconosciuto ruolo, carriera, status, poteri disciplinari sugli studenti, nonché lo stipendio che meritano, quantomeno alla pari con quelle figure professionali che mandano avanti un’azienda. Alle scuole va riconosciuta l’autonomia di assumere i migliori, non chi ha accumulato punti secondo metodologie cabalistico­bizantine. La transizione non sarà un pranzo di gala, ma nel mondo che si staglia all’orizzonte, dominato dalle eccellenze del sapere, l’alternativa sarebbe un collettivo, fragoroso tonfo di schiena dalla generazione precaria alla generazione di aspiranti lavavetri abusivi a Shanghai.
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I test Invalsi

Test INVALSI

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il test INVALSI (o Prova Nazionale) è una prova scritta che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado. I contenuti dei test sono realizzati dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (INVALSI).

https://www.leoniblog.it/2015/05/13/scu ola-boicottare-le-prove-invalsi-e-orrore/

SCUOLA: BOICOTTARE LE PROVE INVALSI È ORRORE

13 maggio 2014 – di Oscar Giannino

Sciopero degli scrutini, un altro sciopero generale, boicottaggio delle prove Invalsi. L’incontro di ieri tra governo e sindacati sulla riforma della scuola si è concluso con le confederazioni più in guerra che mai. […]

L’obiettivo è farla ritirare, la riforma. Strappare subito 150 mila precari assunti e non 106mila, e il nuovo contratto. Per il resto, il governo si rimetta in tasca la sua idea di dirigente scolastico con nuovi poteri, l’introduzione di criteri di valutazione dei docenti e dei dirigenti scolastici per primi, gli incentivi fiscali ai privati che vogliano investire nella scuola pubblica, che è insieme quella di Stato e quella paritaria. Sabato, in una trasmissione che abbiamo dedicato alla riforma, ho avuto ospite una rappresentante dei “genitori democratici” che negava la fondatezza dei test internazionali PISA, che vedono gli studenti italiani in fondo alle graduatorie internazionali per comprensione ed elaborazione di testi e soluzione di problemi matematici. “Test infondati”, ha detto, “le scuole italiane sono eccellenti e lo sanno tutti”. E un preside contrario alla riforma, per il quale “l’idea che si debba offrire alle famiglie una griglia di risultati comparati dei risultati di ogni istituto è sbagliata e falsa, le famiglie affidano i loro figli allo Stato e per questo l’istruzione offerta deve essere a tutti rigorosamente e costituzionalmente uguale”.

Argomenti simili a me fanno cadere le braccia. E hanno avuto l’immediata traduzione nel boicottaggio in questi giorni dei test Invalsi nelle scuole, con gli studenti che si sono sentiti eroi democratici solidali nella grande battaglia di resistenza all’inaccettabile criterio del merito diseguale, e per questo hanno dato risposte beffarde ai quiz, tra la soddisfazione degli insegnanti. Un pessimo esempio di autoribaltamento della scuola.

Ci si sente sempre più estranei in patria, di fronte a tutto questo. Una scuola in cui così tanti docenti rifiutano l’idea di essere giudicati per merito e risultati, e trasmettono questa stessa idea di fondo ai loro studenti, è il tradimento della prima missione stessa per cui esiste l’istruzione pubblica. Il governo ha accettato che non il dirigente scolastico, ma il collegio dei docenti e il Consiglio d’istituto approvino il piano di offerta formativa, e che nella definizione concreta dei criteri che vengono comunque indicati in legge per valutare gli stessi docenti, anche se restano gli scatti di anzianità e i premi al merito sono solo aggiuntivi, il dirigente scolastico non farà da solo ma sarà coadiuvato da docenti, famiglie e persino studenti. Ma è l’idea in sé di farsi giudicare, che non piace ai sindacati e ai custodi del culto egualitario. Dimenticando che la libertà, come diceva von Humboldt, è innanzitutto libertà di essere e divenire diseguali. E per questo l’istruzione pubblica deve offrire pari opportunità, che sussistono se misurate nel confronto nazionale e internazionale rispetto alla miglior risposta di ciò che la cittadinanza e il mondo del lavoro e dell’impresa chiedono alle future generazioni, basandosi sui migliori risultati e sul premio al merito.

I sindacati hanno voluto ad esempio che l’aspirante insegnante che superi la prima selezione non debba più frequentare un percorso aggiuntivo con prove finali, ma venga al contrario retribuito fin da subito, mentre progressivamente si specializza e assume responsabilità di gestione della classe, fino al definitivo ingresso in ruolo. E’ una garanzia di miglior preparazione, o serve a limitare il merito? Hanno ottenuto che nel prossimo concorso nazionale bandito nell’ottobre 2015 valgano naturalmente i titoli di anzianità di quanto si è stati supplenti in precedenza. Hanno voluto e ottenuto di rilimitare l’alternanza scuola-lavoro all’ultimo biennio della secondaria superiore, hai visto mai che le aziende mettano piede a scuola prima.

Potremmo continuare, ma fermiamoci. Una riforma della scuola risolta in campo di battaglia tra sinistra politica e sinistra sindacale rischia di nascere arcizoppa e di risolversi solo in un enorme assunzionificio. […]Nel Regno Unito, ogni singola famiglia può consultare un sito del ministero dell’Istruzione in cui ogni singolo istituto della scuola primaria e secondaria è inquadrato attraverso i risultati ottenuti e gli esiti delle ispezioni a cui i suoi docenti sono stati sottoposti. E’ un miraggio, credere che anche in Italia sia possibile un giorno avere qualcosa di analogo in Italia? Noi continuiamo a pensare di no.

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Alla luce di tutto ciò, come vorreste che venga gestito il sistema scolastico italiano, che darà forma ai cittadini di domani?

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