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#iononsciopero, ma il DDL La Buona Scuola è solo punto di partenza. Lettera

di redazione – 5 maggio, 2015

Margherita Frappa – Vorrei esprimere il mio punto di vista sullo sciopero unitario di oggi, sciopero a cui ho deciso di non partecipare.

Posto che il DdL Scuola è perfettibile, è altrettanto vero che ciò che molti scrivono è lontano e in alcuni punti assolutamente diverso, dai contenuti reali… e credo che quando si comunicano certi argomenti sia d’obbligo l’onestà intellettuale. Temo che troppi strumentalizzino l’oggettiva difficolta’ di comprensione dei contenuti della riforma. Un sondaggio nazionale infatti, (personalmente constatato mediante scambi tra colleghi) evidenzia che solo il 2% degli italiani conosce nel dettaglio la riforma e il 26% ne conosce unicamente i punti principali. La maggior parte dei colleghi si affida a coloro che più che leggere in modo analitico il DDL “interpretano” a proprio piacimento la legge e, peggio ancora, cavalcano posizioni personali creando paure e ansie tra colleghi e genitori.

Ed è proprio a quest’ultimi che mi vorrei rivolgere.

La scuola vive un’emergenza didattica che viene evidenziata ormai da decenni in tutte le indagini comparative condotte su scala internazionale. I dati OCSE Pisa parlano chiaro e non sono giustificabili.

C’è stata per molto tempo una reale impotenza ad affrontare politicamente i problemi della scuola per motivi che tutti sappiamo: la scuola è un succulento bacino elettorale.

Se vogliamo far ripartire l’Italia è necessario far ripartire la scuola, considerandola il volano del processo sociale ed economico, bisogna proporre, anche a rischio di diventare impopolare, politiche scolastiche volte a garantire il raggiungimento di competenze a tutti i livelli, per raccordarle alle esigenze del mercato, allo sviluppo nei vari settori della ricerca, della cultura e dell’economia.

Questo DdL (http://t.co/aNbUz1j3gv), con tutti i suoi limiti, va in questa direzione ed è un valido punto di partenza per approdare ad un cambiamento significativo del sistema scolastico italiano che miri a risultati formativi ambiziosi e soprattutto garantisca un futuro al Paese.

E’ lapalissiano che l’elemento determinante ai fini di un’offerta formativa di pregio è sicuramente la qualità degli insegnanti e dei formatori, in quanto nessuna politica educativa può prescindere dalla centralità della professione docente e dal logico coinvolgimento degli insegnanti nei processi innovativi. E’ altresì ovvio che in un sistema di scuole autonome ci sia un dirigente che risponda degli insuccessi o successi formativi degli alunni; un dirigente che, conoscendo le esigenze sociali del territorio e dell’istituto scolastico stesso, abbia la possibilità di disporre e scegliere personale in possesso di requisiti adeguati alla realizzazione del piano dell’offerta formativa. Dovra’ poi essere il dirigente a dover rispondere dei risultati della scuola, del numero delle iscrizioni, della nomea stessa dell’istituto. Si dovrà lavorare molto sulla formazione dei dirigenti, sulla loro responsabilizzazione, anche su un sistema di incentivi e disincentivi economici.
Leggo spesso che gli insegnanti osteggiano l’idea del dirigente-manager dimostrando di non conoscere l’origine della parola “manager” che deriva dal latino “manus agere”‎, letteralmente “chi si adopera per agire”, colui, cioè, che per primo si mette al servizio della scuola e aiuta i suoi collaboratori a lavorare in modo sinergico, efficace e, perchè no, appagante.

Ma affinchè questo meccanismo sia efficiente è necessario che i dirigenti abbiano la possibilità di poter scegliere i propri collaboratori e, proprio perchè dovranno rispondere dei risultati dell’istituto, non sceglieranno certamente il personale docente, secondo quanto insinuato, basandosi su criteri di amicizia, familiarità ecc. Molti controbattono che in zone di forte clientelarismo ciò è inevitabile: per questo un meccanismo sanzionatorio serio è più che necessario e su questo il DDL scuola ha bisogno di maggiore incisività.

Ahimè, penso che la reale preoccupazione di taluni docenti consista nel veder minata la loro sicurezza, la loro indipendenza, la loro inamovibilità e questa legge prospetta loro l’impossibilità di scegliere la sede di lavoro nonchè la preoccupazione della modalità concreta di valutazione del merito un vero tabù della scuola italiana.

La mia esperienza mi porta a credere che una maggiore autonomia del dirigente possa consentire a quest’ultimo di allocare al meglio le risorse umane di cui dispone, che possa portarlo a consolidare una sana leadership personale e diffusa che valorizzi le professionalità e crei senso di appartenenza, nonchè la consapevolezza di lavorare ad un progetto comune per il bene degli alunni e non solo per il proprio bene.

Ogni docente dovrebbe sentire forte la responsabilità di migliorare la scuola e favorire il successo formativo degli alunni piuttosto che preoccuparsi di sentirsi “sotto padrone”. La salvaguardia della propria professionalità avviene nel momento in cui noi docenti posponiamo i nostri interessi a quelli degli alunni e garantiamo dei risultati.

Qui mi permetto alcune note personali che penso possano chiarire il mio pensiero. Una delle critiche maggiormente diffuse è che una scuola di periferia, magari disagiata, avrà risultati diversi rispetto ad una scuola in una zona benestante. Vero, ma proprio per questo devono essere approntati dei processi valutativi che tengano conto delle differenze socio-economiche di ogni scuola. Ciò premesso, ci terrei a far notare che spesso anche in un contesto “difficile” è possibile raggiungere ottimi risultati con impegno, costanza e passione. Ho insegnato in scuole con molti ragazzi stranieri, ragazzi disabili, situazioni di disagio, ma anche in tali contesti ho raggiunto buoni risultati e oggi alcuni dei miei alunni più “difficili” sono universitari meritevoli. Non possiamo arrenderci: la scuola è per tutti un momento di formazione umana essenziale e proprio là dove maggiore è il disagio maggiore dev’essere l’impegno. Senza questa prospettiva creeremo davvero scuole di serie A e scuole di serie B, ma soprattutto cittadini di serie A e cittadini di serie B!

Ci tengo inoltre a sottolineare che il lavoro dell’insegnante presuppone una formazione continua. Chi non è pronto a questo processo di studio e crescita culturale ‎costante è meglio che scelga un altro lavoro. Purtroppo molti insegnanti si “adagiano” e smettono di studiare e di trasmettere ai ragazzi anche l’innovazione culturale, scientifica e tecnologica. Mi sono occupata di formazione dei docenti e ho toccato con mano questo aspetto drammatico che priva altresì il docente del gusto di crescere insieme ai suoi ragazzi.

Ho insegnato in scuole con ottime attrezzature informatiche inutilizzate, perchè gli insegnanti non sapevano utilizzarle. Conosco già l’obiezione degli insegnanti miei colleghi: “vero, ma guadagno poco”.

Sono d’accordo, ma credo che non ci si possa rassegnare ‎alla mediocrità. Facciamo battaglie su questo aspetto, ma non chiedendo “stipendi piu’ alti per tutti”, bensì un sistema che premi gli insegnanti migliori. Nel resto d’Europa avviene cosi’, studiamo le best practice e battiamoci per questo, ma mettendoci in discussione, mettendoci in gioco, senza una mera, dannosa e sterile contrapposizione sindacale che guarda più al populismo che al bene comune.

Spesso noi insegnanti non siamo di buon esempio: vorremmo sviluppare negli alunni il pensiero critico e noi ci “accodiamo” a posizioni sindacali prettamente politiche; decidiamo per partito preso, ben lontano da quella tanto osannata liberà d’insegnamento, che lungi dall’essere autoreferenzialità e’ piuttosto ricerca costante di nuove soluzioni e metodi che possano garantire il diritto allo studio per tutti e per ciascuno.

La libertà di cui tanto sento parlare nei corridoi scolastici in questi giorni, inoltre, è un valore universale e pertanto appartiene anche al genitore che deve poter accedere al diritto allo studio con la possibilità di scegliere la scuola che ritiene più opportuna per il proprio figlio e questa potrebbe anche non essere una scuola statale, ma pur sempre pubblica.

Pur lavorando da sempre nella scuola statale, difendo la scuola paritaria e credo che i genitori che la scelgono debbano accedere ad opportune detrazioni; detrazioni che, tra l’altro, sono piuttosto scarse. Credo, inoltre, che la competizione tra istituti non sia un male, ma anzi uno sprone affinchè le strutture si migliorino ed aumentino l’offerta formativa, anche integrando l’insegnamento con attività pomeridiane. E’ fattibile, ci vuole solo la volontà per attuare questo cambiamento epocale.

I genitori, così, potranno scegliere (davvero) tra una scuola che offre poco o nulla o la scuola che, grazie al dirigente ed al corpo docenti, offre laboratori di inglese, scientifici, percorsi didattici archeologici, sport, teatro, programmi di intercultura… In molti contesti ciò avviene ed alcune scuole vedono crescere gli iscritti a fronte di altre che chiudono sezioni. Perchè non premiare le scuole che offrono sul territorio un’offerta di maggiore qualità?

Trovo deprecabile quanto sostengono molti colleghi, e cioè che i genitori non sono in grado di scegliere e scelgono solo per “comodità”. Vi stupireste nel constatare quante famiglie, anche tra le meno abbienti, hanno una buona attenzione al livello di istruzione e formazione offerto ai figli. Gli insegnanti dovrebbero avere lo stesso rispetto per le famiglie che pretendono (giustamente) da queste ultime.

Ritornando allo sciopero: quello di oggi è uno sciopero che non mira alla tutela degli insegnanti e dei lavoratori della scuola, ma è uno sciopero voluto dai sindacati contro un disegno di legge del Governo. Un braccio di ferro politico e nulla più.

Non sono una sostenitrice del Governo Renzi, nè del Ministro Giannini, anzi, ma ho la mente limpida ed ammetto che su alcuni punti il DDL scuola di questo Governo ha degli spunti positivi.

Mi batterò, invece, per denunciare i piani delle assunzioni che ignorano la selezione meritocratica, ma si basano solo ed esclusivamente sull’anzianità di servizio dell’insegnante.

Su questo bisognerebbe aprire gli occhi ai genitori: questo metodo di assunzione non garantisce l’assunzione degli insegnanti migliori!!! Ma ahimè, proprio perchè il fine dello sciopero non è una scuola “buona”, di questi temi (volutamente) non si parla.

Lo sciopero è senz’altro un diritto del lavoratore, ma credo che solo un confronto basato su suggerimenti validi e proposte concrete potrebbe portare ad una modifica del DdL. Una modifica però che non vada solo nella direzione della tutela dei diritti degli insegnanti, ma in primis operi per la tutela del diritto dei nostri giovani ad avere una scuola capace di prepararli al futuro.‎ Sul serio.

Un ulteriore modo per incrementare la partecipazione allo sciopero è stato quello di far coincidere lo sciopero con la data delle prove INVALSI, con la volontà di far fallire l’unico modo di svolgere un’osservazione oggettiva del sistema scolastico, l’unica modalità per evitare l’autoreferenzialità delle scuole autonome e che mira a garantire uno standard nazionale e quindi pari opportunità per gli alunni. Credo sia chiaro anche per i non addetti ai lavori che in un sistema di scuole autonome un controllo che garantisca uno stardard nazionale di apprendimento sia indispensabile. Nei Paesi sviluppati è ovunque così con buona pace di famiglie ed insegnanti, ma in Italia le parole valutazione e merito fanno paura a chi svolge il proprio lavoro con mediocrità.

Fermo restando che le prove INVALSI andrebbero migliorate, è pur vero che non giungono proposte valide in merito alla revisione delle stesse, ma solo richieste di abolizione perché tali test vengono ritenuti una modalità di controllo del lavoro docente.

A tal fine, in questi giorni sono stati incitati i genitori a partecipare e sostenere lo sciopero con una serie di notizie distorte: le prove non valutano, anzi escludono o chiedono vengano allontanati dalla classe, i ragazzi disabili; non vengono comunicati mai i risultati alle famiglie; sono dannose emotivamente. Niente di più falso! Le prove dei ragazzi disabili non vengono valutate solo per non abbassare la media delle classi dove sono inseriti, ma i ragazzi svolgono le prove e possono utilizzare dei facilitatori. Le prove sono pubbliche e chiunque vi può accedere ed emotivamente parlando, credo sia ben più dannoso un insegnante insicuro e che si preoccupa della SUA performance piuttosto che un sano test di valutazione che abitua i giovani alla valutazione del lavoro svolto.

Altri spunti di “disinformazione” sul DDL scuola: agli scrutini parteciperanno uno studente e un genitore; le scuole resteranno aperte di pomeriggio, più lavoro per i docenti; ci saranno insegnanti di serie A e serie B, docenti per le supplenze e docenti per le lezioni; i docenti faranno supplenze senza essere pagati; il dirigente elaborerà il Piano triennale autonomamente; sono stati effettuati tagli all’organico

Queste ed altre assurdità che suscitano dubbi sulla reale capacità di comprensione del testo di moltissimi docenti.

O forse il testo non è proprio stato letto da molti, troppi docenti oggi in sciopero?

La Buona Scuola non è quanto di meglio si poteva sperare, anzi, sono necessarie azioni ancor più decise che vadano nella direzione della valutazione del merito, ma sicuramente è un primo importante passo in questo senso.
Inoltre è una riforma che mira ad offrire agli alunni maggiori opportunità formative con il potenziamento di tutte le discipline e le attività per garantire un’azione didattica che parta dall’assunto che l’educazione e la formazione devono essere processi contestuali e finalizzati alla formazione di un cittadino consapevole e capace di interagire, adeguatamente, con la società in cui è inserito. Un insegnamento efficace deve soddisfare le istanze poste dalla società in questo momento storico e fornire strumenti come lingue straniere, la capacità di lavorare in team e di problem solving e competenze informatiche che consentiranno agli alunni italiani di potersi confrontare con i coetanei europei in maniera competitiva.
Non dobbiamo temere le parole competizione, merito e valutazione perchè sono l’altra faccia della medaglia ‎delle parole futuro, crescita, prosperità.

La Buona Scuola è un Buon inizio verso questa prospettiva.

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http://www.internazionale.it/opinione/lizanne-foster/2015/03/11/scuola-studenti-scuse

Cari studenti, sono un’insegnante e vi chiedo scusa

Lizanne Foster è un’insegnante canadese e ha scritto questo articolo sul suo blog. Dopo aver ricevuto decine di messaggi dagli studenti italiani, ha risposto con un’altra lettera.

Cari studenti delle superiori del ventunesimo secolo,

la settimana prossima comincerà un nuovo semestre e mi sento costretta a chiedervi scusa. Nonostante tutti i nostri sforzi, noi insegnanti non siamo riusciti a persuadere quelli che hanno il potere politico a cambiare il nostro sistema educativo. A quanto sembra, non siamo capaci di convincere il nostro premier che investire sulla vostra istruzione andrebbe a vantaggio di tutti noi e non inquinerebbe né l’acqua né l’aria.

Perciò, finché i vostri bisogni educativi non prevarranno su quelli delle multinazionali straniere, vi prego di accettare le mie scuse.

Mi dispiace che dobbiate venire a scuola così presto la mattina, anche se varie ricerche nel campo delle neuroscienze hanno appurato che il cervello degli adolescenti non funziona in modo ottimale prima delle dieci.

Mi dispiace che dobbiate chiedermi il permesso di uscire dalla classe per andare a fare pipì anche se avete già la patente, un lavoro part-time e state prendendo decisioni importanti per il vostro futuro dopo la scuola.

Mi dispiace che ogni giorno siate costretti a stare seduti per sei ore anche se molti studi hanno dimostrato che stare seduti troppo a lungo danneggia sia le capacità cognitive sia la salute.

Mi dispiace che siate divisi per età e costretti a procedere attraverso il sistema scolastico con i vostri coetanei come se l’età anagrafica avesse qualcosa a che vedere con l’intelletto, la maturità, le competenze o l’abilità.

Mi dispiace che quelli di voi che incontrano difficoltà a scuola non ricevano il giusto sostegno perché finanziare i vostri bisogni non è tra le priorità dell’attuale politica economica.

Mi dispiace che dobbiate studiare materie che non vi interessano in un’epoca in cui la somma totale delle conoscenze umane raddoppia ogni dodici mesi.

Mi dispiace che vi facciano credere che per ottenere il massimo dei voti dovete competere tra voi, quando i progressi umani sono sempre stati frutto di una collaborazione che spesso a scuola viene considerata “imbrogliare”.

Mi dispiace che siate costretti a usare dei libri di testo che contengono informazioni superate e troviate a scuola tecnologie obsolete della cui manutenzione nessuno si occupa.

Mi dispiace che quello che chiamano insegnamento personalizzato in realtà non lo sia affatto. L’insegnamento veramente personalizzato costa troppo, lo capite? […]

Ma, soprattutto, mi dispiace che il sistema educativo vi costringa a far parte di un’economia estrattiva quando il nostro ambiente, senza il quale non ci sarebbe nessuna economia, sta subendo una crisi climatica che ci imporrà una rapida riconfigurazione di tutto quello che stiamo facendo in campo sociale, politico ed economico, e per la quale siamo del tutto impreparati.

Mi dispiace moltissimo.

Vorrei che la vostra curiosità non fosse soffocata dal conformismo scolastico.

Vorrei avere una bacchetta magica per darvi il tipo di scuola in cui ci sono spazi per analizzare ed esplorare, sperimentare e apprendere in modo diverso.

Vorrei avere il potere di riaccendere la passione e il desiderio di imparare che leggo nei vostri occhi prima che entriate a scuola.

Vorrei potervi aiutare a ricordare che prima di essere studenti eravate scienziati che sperimentavano, scoprivano, si ponevano domande e facevano collegamenti.

Eravate anche poeti… vi ricordate quanto divertiva e sorprendeva gli adulti intorno a voi il modo in cui descrivevate le cose?

Siete nati per imparare. Non potete non imparare.

Mi dispiace che vi facciano credere che l’unico apprendimento che conta sia quello che avviene a scuola. Anzi, poi, solo quello che avviene in classe. E nemmeno conta tutto quello che si impara in classe: alla fine conta solo quello che troverete nei test.

Vorrei potervi portare in altri posti dove il sistema educativo pubblico è una priorità di politici convinti che la futura società del loro paese dipenderà dalle caratteristiche del sistema educativo.

In un’epoca in cui la nostra vita dipende dall’ingegnosità nel risolvere i problemi più difficili, sprechiamo le potenzialità che ha la nostra mente di trovare soluzioni creative. L’adolescenza è il periodo in cui gli esseri umani raggiungono il culmine del loro sviluppo cognitivo. Le prove della vostra capacità di pensare “fuori degli schemi” e di trovare soluzioni creative sono ovunque intorno a noi.

Vorrei poter mostrare alle autorità ciò che dovrebbero vedere per rendersi conto di quello che siete capaci di fare, se solo ve ne dessero la possibilità.

Se solo…

Con sincero affetto.

Un’insegnante

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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MODELLI DI VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI IN UE” Unità italiana di Eurydice, novembre 2009 (pdf)

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http://www.education.gov.uk/schools/performance/

School and college performance tables

Find schools and colleges in England and view school performance, characteristics, workforce, finance and Ofsted inspection outcomes. You can find and compare schools and colleges using a map, the search box or by following the quick links. Click here for an easy guide to the performance tables.

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Vedi l’articolo “Il lontano orizzonte della meritocrazia nelle scuole: la “buona scuola” (?) del governo Renzi

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