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CHI TROVA UNA FOGNA, TROVA UN TESORO (E FINISCE SUL NYTIMES) – DA TRATTORIA A MUSEO: L’INCREDIBILE STORIA DEL “FAGGIANO” DI LECCE – “DALLO STATO NESSUN AIUTO SOLO 300 VERBALI DI CONTESTAZIONE. MA VOLEVO CERCARE SOLO IL TUBO DELLA FOGNA!”

A Lecce il proprietario di un ristorante, Luciano Faggiano, rompe il bagno e trova antiche tombe e cisterne romane – Lo spazio oggi è diventato un museo, il Museo Faggiano, semi-sconosciuto per gli italiani (“Non siamo sulle guide) ma celeberrimo tra americani tanto da finire sulla prima pagina del New York Times…

17 APR 2015 – Alessandro Ferrucci per il “Fatto Quotidiano”

Un pomeriggio di febbraio del 2001, il signor Luciano Faggiano ha quasi completato la ristrutturazione di un immobile al centro di Lecce. Vuole aprire un ristorante, il suo sogno, lui diplomato all’Alberghiero. Per mesi si era dedicato a quelle mura con muscoli, nervi e gli ultimi risparmi, “allora ero disoccupato e la città stava cambiando, il centro iniziava a popolarsi”, ricorda. All’improvviso, all’ultimo, si blocca il bagno. Un guaio. Inutile tamponare, è la fogna, l’unica soluzione è spaccare al centro del pavimento, cercare la falla e riparare con il minor danno economico possibile. Quella prima picconata ha cambiato la sua vita e quella della sua famiglia.

“Siamo stati costretti a scavare per un metro e mezzo, e secondo una legge appena approvata era necessaria la presenza di un’archeologa o di un rappresentante della Soprintendenza, così li ho chiamati”. Ed ecco la scoperta: immediatamente il signor Faggiano ha sottratto dalla terra un granaio, quindi una chiesa francescana, poi una tomba messapica, affreschi, attrezzi antichi, oggetti sconosciuti “ben conservati. Più scavavo e più mi emozionavo anche se, inizialmente non ero in grado di comprendere il loro valore”.

Luciano non è un professionista del settore. “Solo che lo Stato non aveva e non ha soldi per contribuire, il rischio era restare fermi. Ho anche provato a coinvolgere la facoltà leccese di Archeologia, ma niente. Per questo ho chiesto ai miei figli di darmi una mano, e a tutti e tre”, compreso il più piccolo, allora appena dieci anni, magro, magrissimo, “perfetto per infilarsi nei cunicoli più stretti”.

Le armi del mestiere? Attrezzi di fortuna, magari un secchio, la zappetta, “ma sempre con la supervisione di un professionista mandato dalla Soprintendenza”. Dalle istituzioni l’ottimo contributo di trecento verbali di contestazione con l’accusa “di scavi archeologici, ma inizialmente volevo cercare solo il tubo della fogna!”. Un tubo finito a due metri di profondità.

Risultato: il ristorante è un progetto rimasto nei sogni, il signor Luciano si è arreso alla Storia, ha deciso di aprire un bar poco lontano dal luogo del “misfatto”; mentre quel luogo oggi è diventato un museo, il Museo Faggiano, semi-sconosciuto per gli italiani – “non siamo sulle guide, non so come riuscirci” – ma celeberrimo tra gli australiani e soprattutto tra gli statunitensi, bravissimi nel passaparola, avanti nel condividere sui blog, tanto da finire, martedì scorso, sulla prima pagina del New York Times, come una sorta di Indiana Jones salentino.

“Un turista mi ha chiamato, entusiasta, ha voluto sapere tutta la vicenda, ogni dettaglio. Dopo qualche giorno mi ha spiegato che era il direttore in Italia del quotidiano statunitense. E pensi, d’inverno non viene quasi nessuno, ci sono giornate con zero visitatori; meglio l’estate quando riusciamo a staccare anche 30 biglietti”. Costo: tre euro l’uno.
Tre euro per entrare in una stratificazione di culture, duemila anni di storia leccese, salentina, italiana; trattati con amore, attenzione, le luci centrate verso i punti chiave, una piccola brochure pensate e stampata dallo stesso Faggiano; la moglie Annamaria ad accogliere i visitatori, mentre i figli sono rimasti al bar, di qualcosa devono pur vivere, e se un visitatore chiede loro delle informazioni la risposta è sempre la stessa: “Domandate a nostro padre, è lui a saper tutto”. Vero. Luciano, istruzione Alberghiera, bene ricordarlo, è diventato un vero esperto del settore, parla di civiltà messapica e di cisterne romane con assoluta padronanza. E quando pronuncia quelle parole, sorride felice. “Nessuno mi credeva, se ne sono fregati, mai una risposta o un contributo. ‘Non abbiamo soldi’ la risposta. Ma va bene così. Il mio nome su un museo? E che dovevo fare? Dopo 300 verbali, mi sembrava naturale. Mi dispiace solo che ci sono voluti gli stranieri per comprendere questo tesoro. Ora voglio provare ad acquistare l’immobile accanto e continuare a scavare. Poi vediamo…”. Cantava Fabrizio De André: Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior…

www.museofaggiano.it

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Vedi l’articolo “La Tomba del Gladiatore: invece di valorizzarla noi la rinterriamo!!

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