Sul numero di febbraio 2015 della rivista “Le Scienze” è presente un interessante articolo sulle ricerche che sono in corso negli Stati Uniti per valutare l’efficacia dei metodi d’insegnamento utilizzati nelle scuole. I risultati di questi esperimenti sembrano mettere in discussione molte metodiche attualmente in uso, frutto di idee consolidate. Ad esempio, il fatto che il miglior modo per selezionare gli insegnanti sia sulla base dei titoli di studio, che il numero di studenti per classe sia determinante, o ancora che siano necessarie agli studenti delle spiegazioni dettagliate, mentre, al contrario, essi potrebbero essere più stimolati se devono fare un po’ di fatica per finire un compito.

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http://www.lescienze.it/archivio/articoli/2015/02/02/news/il_metodo_scientifico_a_scuola-2464351/

02 febbraio 2015

Il metodo scientifico a scuola

Negli Stati Uniti sono in corso centinaia di esperimenti per introdurre metodi più rigorosamente scientifici nelle scuole statunitensi, un’ondata di ricerche nate con il No Child Left Behind Act di Bush, che oggi continuano sotto il presidente Obama. I ricercatori usano tecnologie innovative e nuovi metodi per condurre studi che sarebbero stati impensabili anche solo dieci anni fa. I risultati mettono in discussione idee affermate da tempo: per esempio che il miglior modo per selezionare gli insegnanti sia sulla base dei titoli di studio, che il numero di studenti per classe sia determinante o che i ragazzi abbiano bisogno di spiegazioni dettagliate per imparare qualcosa

di Barbara Kantrowitz

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L’APPRENDIMENTO ATTIVO

A livello universitario, le prove sono chiare: chi studia materie scientifiche impara meno se è costretto ad ascoltare passivamente […] Questi nuovi metodi […] vengono generalmente compresi sotto il nome di “apprendimento attivo”. La loro caratteristica comune è che gli studenti, invece di ascoltare passivamente, passano le lezioni rispondendo a domande, risolvendo problemi, discutendo soluzioni con i compagni i ragionando sul materiale che stanno studiando, mentre l’insegnante segue e orienta il dibattito in un dialogo continuo […] questo approccio migliora l’apprendimento di tutte le discipline scientifiche e tecniche, sia nei corsi di base sia in quelli avanzati […]. L’apprendimento attivo può essere messo in pratica in molti modi diversi. Nelle classi più piccole, spesso gli studenti formano gruppi, ciascuno dei quali risolve un passaggio di un problema più ampio. Nei corsi seguiti da 100-300 persone, spesso i docenti usano dei clicker, pulsantiere individuali che consentono agli studenti di trasmettere istantaneamente la loro risposta […]. Quando la maggior parte della classe dà una risposta sbagliata, l’insegnante chiede agli studenti di confrontarsi con i vicini di banco e riprovare; nel frattempo ascolta, interviene nelle discussioni che nascono e offre qualche suggerimento mirato […].”

“Se ascolti qualcuno che parla, senza aver prima affrontato il problema da solo almeno un po’, hai le risposte senza sapere quali sono le domande”.

LA PREPARAZIONE DEI DOCENTI

“Dato che l’apprendimento attivo richiede pratica e capacità di pensare come un esperto (uno scienziato), esige una conoscenza notevolmente più elevata delle materie da parte di chi insegna. I docenti universitari soddisfano questo requisito senza alcun problema e la popolazione studentesca è più omogenea. Sfortunatamente, purtroppo, il basso livello di competenza degli insegnanti di scienze dei livelli K-12 [dal kindergarten alla “dodicesima” classe, ovvero dalla scuola materna alle medie inferiori – ndItaliaCheRaglia] resterà un problema fino a quando i corsi di scienze all’università non miglioreranno abbastanza da garantire che tutti gli studenti, inclusi i futuri insegnanti K-12, arrivino alla laurea con una solida comprensione della scienza e un modello di insegnamento più efficace […].”

LO SCAMBIO DI CONOSCENZE

“[…] Coinvolgere gli insegnanti nella ricerca potrebbe far finalmente arrivare i risultati raggiunti fino ai banchi di scuola […]. In passato i ricercatori non erano abituati a pensare che spiegare il loro lavoro agli insegnanti fosse una responsabilità. Oggi le cose stanno cambiando […]. Dare agli insegnanti fondamenta più solide potrebbe aiutarli a capire l’importanza dei nuovi risultati raggiunti dalla ricerca e a veicolarli nelle loro lezioni in aula”.

IL METODO D’INSEGNAMENTO

“Ultimamente è alla ribalta il problem-based learning (o discovery learning), in cui gli studenti scoprono i fatti da soli anziché riceverli da un docente […]. Alla FabLab@School […] stanno cercando di capire qual è il livello minimo di istruzioni di cui hanno bisogno i ragazzi […]. Secondo Blikstein “una certa dose di frustrazione e fallimento può rivelarsi estremamente produttiva e diventare un’ottima leva per l’apprendimento” […]”.

I GIUSTI INCENTIVI

“Il motivo principale per cui l’istruzione superiore non cambia [negli Stati Uniti, ma nemmeno in Italia naturalmente! – ndItaliaCheRaglia], però, è che manca un incentivo a farlo. Professori e università ottengono riconoscimenti e premi solo in base a quanto sono bravi ad attirare i fondi stanziati per la ricerca […]. Non vengono incoraggiati in alcun modo a fare lo sforzo di passare dai metodi pedagogici più pedanti a quelli di efficacia dimostrata: in effetti, negli Stati Uniti non c’è quasi nessuna università in cui venga monitorato il metodo di insegnamento usato in aula. Fino a quando la situazione rimane questa, chi vuole iscriversi rimane questa, chi vuole iscriversi all’università non ha alcun modo per confrontare la qualità dell’istruzione che riceverà nelle diverse istituzioni, e quindi nessun ateneo è spinto a migliorarsi“.

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Vedi gli articoli:

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COSA STANNO FACENDO NEGLI STATI UNITI PER MIGLIORARE L’APPRENDIMENTO SCOLASTICO?

http://capacitaistituzionale.formez.it/content/what-works-clearinghouse

What Works Clearinghouse

 Esperienza Martedì, 24 Settembre 2013 – 1:35pm

What Works Clearinghouse è un’iniziativa del Dipartimento per l’istruzione degli Stati Uniti d’America, in particolare del Centro Nazionale per la valutazione dell’istruzione e l’assistenza regionale (NCEE) e dell’Istituto per le scienze educative (IES). WWC fornisce valutazioni scientifiche sull’efficacia dei programmi di educazione, delle politiche e delle pratiche e una gamma di prodotti che riassumono e diffondono i risultati.

Cosa funzione davvero?
Quali sono gli interventi, le pratiche davvero efficaci, che funzionano, nel campo dell’istruzione? Nella scuola si ripongono tante aspettative ed individuare le pratiche migliori ha un immediato risvolto innanzitutto sul futuro dei bambini o dei ragazzi su cui vengono implementati gli interventi ed in secondo luogo e più in generale sulla società. “Cosa funziona davvero?” diventa una delle domande più ricorrenti tra i genitori, gli insegnanti, i policy maker. Spesso, nella pratica, ci si affida alla tradizione o agli aneddoti. Se c’è un campo in cui le buone pratiche dovrebbero essere individuate in maniera oggettiva e scientifica è proprio quello scolastico. Ma cosa significa in questo caso in maniera scientifica? […]

What Works Clearinghouse
Si arriva così alla creazione di What Works Clearinghouse (WWC), un’organizzazione nata per rendere sistematica la ricerca scientifica di buone pratiche educative e per favorirne la diffusione. Istituito su iniziativa del Dipartimento per l’istruzione degli Stati Uniti d’America, in particolare del Centro Nazionale per la valutazione dell’istruzione e l’assistenza regionale (NCEE) e dell’Istituto per le scienze educative (IES), WWC è una parte fondamentale della strategia per migliorare il sistema educativo degli Stati Uniti.

Obiettivi
Obiettivo della WWC è quello di fornire supporto alla presa di decisioni nell’ambito dell’istruzione identificando e valutando scientificamente i programmi di educazione, le politiche e le pratiche (denominati “interventi”) in campo educativo e fornendo dati su ciò che funziona in quel campo. WWC distribuisce tali informazioni tramite il proprio sito web attraverso una gamma di prodotti che riassumono e diffondono i risultati. Con oltre 700 pubblicazioni disponibili e più di 6.000 studi recensiti sul proprio database disponibile online, il WWC aiuta gli educatori e le istituzioni a distinguere tra le ricerche di alta qualità e quelle più deboli o realizzate a puro scopo promozionale.

Il processo di revisione
WWC non produce nuove ricerche ma valuta la qualità ed i risultati di ricerche già esistenti. Un processo sistematico di revisione è alla base di tutti i prodotti WWC, consentendo a WWC di utilizzare standard e procedure coerenti, oggettive e trasparenti, ma anche di garantire una copertura pressoché completa della letteratura pertinente. Le procedure, gli standard e gli aspetti organizzativi sono documentati in un manuale, giunto alla terza edizione, aggiornato al febbraio 2013. […]

Guide pratiche. Queste guide contengono raccomandazioni pratiche che gli educatori possono utilizzare per affrontare specifiche sfide nelle loro classi e scuole. Le raccomandazioni sono basate sulle opinioni di ricerca, sull’esperienza ed i giudizi professionali di un panel di esperti riconosciuti a livello nazionale che comprende sia ricercatori che educatori. […]

Organizzazione del lavoro
WWC ha messo a punto anche procedure organizzative rigorose che garantiscono un esame indipendente, sistematico ed obiettivo. Dopo una ricerca preliminare, se si verifica la presenza di sufficiente materiale per generare la recensione di interventi su un dato argomento, vengono identificati esperti di contenuto e metodologhi come team leaders. Se questi stanno affrontando per la prima volta un processo di revisione WWC, ricevono un training sui contenuti e sugli aspetti procedurali. I team leaders sono responsabili dello sviluppo dei protocolli di analisi per un determinato argomento, per fornire supporto metodologico e di contenuto e per guidare il gruppo di lavoro nell’analisi dell’argomento, giocano quindi un ruolo fondamentale nel determinare il contenuto e la qualità dei prodotti finali. Nel gruppo di lavoro sono presenti anche revisori certificati WWC e coordinatori. I revisori certificati WWC sono responsabili dell’analisi della letteratura. I revisori sono addestrati nella progettazione di disegni di ricerca, in metodologia e nella conduzione di analisi critica dell’efficacia di studi e ricerche ed hanno superato un esame di certificazione. I coordinatori supportano i team leader, i revisori e gli altri membri del team di analisi gestendo vari aspetti delle revisioni. Ad esempio supervisionano il processo di ricerca della letteratura, organizzano e mantengono la comunicazione, tracciano il processo di revisione e sovrintendono il processo di produzione.

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