Cosa possiamo dire in merito all’operato di Matteo Renzi? Che i dubbi sono sempre tanti, ma sempre più ci stiamo convincendo che l’ago della bilancia penda più verso il populismo, piuttosto che su un ponderato ottimismo…

Ecco a voi un articolo di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi pubblicato sul Corriere:

http://www.corriere.it/opinioni/15_aprile_12/slancio-perduto-premier-56953d30-e0da-11e4-87d6-ad7918e16413.shtml

Lo slancio perduto del premier

Matteo Renzi, dopo il varo dell’ottimo Jobs act, sembra aver perso slancio sulle riforme. Non lo si ripeterà mai abbastanza: il prossimo passo per far ripartire una crescita che non sia di pochi decimali di punto, richiede sgravi fiscali consistenti, in particolare sul lavoro. Il peso del nostro debito pubblico impone che questi tagli alle tasse possano realizzarsi soltanto se accompagnati da corrispondenti e congrue riduzioni della spesa.

Su questo tema il presidente del Consiglio sta inciampando in una delle trappole cui purtroppo è spesso soggetto: l’uso di parole che indulgono al populismo, condite con un ottimismo perenne, ma combinate con pochi fatti concreti. Abbiamo ascoltato frasi come «taglierò la spesa senza ridurre i servizi offerti dallo Stato ai cittadini». Parliamoci chiaro: è impossibile. Per non dire del presunto «tesoretto» che, ancora una volta, significherebbe spesa in deficit.
Ridurre la corruzione e i costi della politica è assolutamente necessario. Ma è inutile illudersi, è solo il primo passo. Certamente essenziale, purtroppo però non basta. I servizi e l’assistenza ai poveri e anche al ceto medio vanno garantiti e, in alcuni casi, ove possibile, migliorati. Ma non possiamo continuare ad offrire servizi gratuiti a chi sarebbe in grado di pagarli.

Continuiamo ad offrire istruzione universitaria pressoché gratuita anche per nuclei familiari dal reddito molto elevato. Ogni studente costa allo Stato circa 7 mila euro l’anno, a fronte di rette universitarie che, anche nella fascia di reddito più elevata, si aggirano, nella media nazionale, intorno ai 2 mila euro. Nelle facoltà scientifiche dell’università di Pavia, le più costose d’Italia, le famiglie con reddito più elevato pagano circa 3.500 euro, la metà del costo.

La sanità è chiaramente un diritto di tutti. Ma siamo sicuri che chi dispone di guadagni consistenti debba usufruirne allo stesso costo di chi invece ha redditi bassi? È chiaro che un approccio di questo tipo – i servizi, in casi specifici, devono essere pagati almeno quanto costano – richiederebbe un ripensamento delle aliquote fiscali. Ma questo produrrebbe solo vantaggi, in quanto innescherebbe un percorso virtuoso: i cittadini avrebbero un forte incentivo ad esigere servizi di qualità.
Non possiamo, inoltre, continuare a sussidiare imprenditori improduttivi. Non possiamo nemmeno più permetterci di continuare a usare l’impiego pubblico (permanente e intoccabile) per assorbire lavoratori in regioni in cui l’occupazione privata stenta a decollare. E che talvolta non decolla proprio a causa della concorrenza di impieghi pubblici a vita, pagati molto più della loro produttività.
Quanto ci costa coltivare l’illusione che lo Stato azionista, in questo o quel settore, possa dimostrare «la lungimiranza della politica nell’individuare le imprese di successo» ingenerando per di più l’aspettativa che ci sarà sempre lo Stato a risolvere fallimenti privati? L’ottimismo sull’economia di Matteo Renzi è certamente utile per contrastare un diffuso disfattismo, e si basa su alcuni fatti concreti: la svalutazione dell’euro, la caduta del prezzo del petrolio, gli stimoli economici della Banca centrale europea, tassi di interesse che non sono mai stati tanto bassi. Ma un conto è l’ottimismo, un conto sono leggerezza, faciloneria e populismo.
Un leader politico deve saper trasmettere l’idea di un futuro che sarà migliore, ma deve saper dire la verità ai cittadini anche quando le notizie non sono buone. Promettere che le tasse verranno ridotte, ma che i servizi si continueranno a non pagare, neppure se si è ricchi, è solo demagogia. Matteo Renzi deve fare un salto di qualità nel modo in cui si rivolge ai cittadini che meritano di essere trattati come cittadini appunto e non come perenni elettori da dover convincere.

Carlo Cottarelli ha goduto per qualche tempo di grande attenzione mediatica. È stato nominato commissario straordinario alla spending review, dal suo lavoro dovevano arrivare milioni di euro per le esauste casse dello stato italiano, al termine del suo mandato è stato invitato in tutte le televisioni e intervistato da tutti i giornali. A distanza di mesi, Cottarelli affida a questo libro le sue riflessioni, i suoi ricordi, le sue diagnosi per cercare di spiegare al grande pubblico uno dei grandi misteri dell’Italia: quell’enorme calderone che è la nostra spesa pubblica.
Senza tecnicismi ma senza tralasciare nulla di importante, Cottarelli ci guida nei meandri del bilancio statale, facendoci scoprire man mano il grande meccanismo che regola la nostra vita di cittadini, un meccanismo di cui abbiamo solo una vaga percezione, al tempo stesso minacciosa e sfocata.
Dove vanno a finire tutti i soldi che paghiamo con le tasse? Davvero spendiamo troppo per i servizi pubblici? Perché si finisce sempre a parlare di tagli alle pensioni? Sprecano di più i comuni, le regioni o lo stato centrale? Perché tutti i politici dicono che taglieranno gli sprechi e nessuno lo fa mai? Ma gli altri paesi come fanno?
Un libro chiaro e autorevole, per fare le pulci alla macchina statale italiana, al di là dei luoghi comuni e delle polemiche giornalistiche: perché analizzare un bilancio statale può sembrare arido e difficile, ma con la guida giusta può diventare la lettura più acuta, sorprendente e accurata di un paese intero.

http://www.unimpresa.it/conti-pubblici-unimpresa-niente-tagli-spesa-su-di-18-mld-in-primo-semestre-2015/11043

Conti pubblici: Unimpresa, niente tagli spesa, su di 18 mld in primo semestre 2015

Redazione | 17 agosto 2015

Nessun taglio tangibile al bilancio statale. Anzi, la macchina pubblica costa sempre di più: la spesa dello Stato nel primo semestre del 2015 è aumentata di quasi 18 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una crescita superiore al 7%. In media, dalle casse pubbliche, quest’anno ogni mese escono 3 miliardi in più rispetto al 2014. Nello stesso arco temporale, le entrate dello Stato sono cresciute di quasi 2 miliardi, in salita dell’1%. Questi i principali risultati di un’analisi condotta dal Centro studi di Unimpresa che mettono in dubbio gli effetti della spending review, alla base del piano di tagli alle tasse da 45 miliardi annunciato dal governo di Matteo Renzi. […]

“Il governo sembra intenzionato a fondare il piano di riduzione della pressione fiscale proprio sui tagli alla spesa pubblica, ma se queste sono le premesse, la sforbiciata alla tasse corre il rischio di restare un miraggio” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

http://it.ibtimes.com/italia-il-pil-resta-al-palo-e-il-debito-cresce-ecco-perche-stiamo-perdendo-unoccasione-1442337

Italia: il PIL resta al palo e il debito cresce. Ecco perché stiamo perdendo un’occasione

di Marta Panicucci – 11.03.2016
L’ottimismo di Matteo Renzi è virale ed ha contagiato anche il cauto Ministro del Tesoro Padoan. In questi giorni di PIL in frenata, dati rivisti al ribasso, e bacchettate europee in via XX settembre a Roma si respira, comunque, aria di ottimismo. […] Il rapporto deficit/PIL è a rischio sforamento anche se l’UE ci accordasse tutta la flessibilità, il debito pubblico continua a salire nonostante le condizioni favorevoli per il suo calo, e la crescita resta al palo con prospettive ridotte nel 2016 e nel 2017. […] Il debito pubblico italiano è destinato a salire nei prossimi mesi sforando i 2.200 miliardi. E, infatti, nella lettera di richiamo della commissione europea si dice chiaramente che l’Italia“non rispetterà la regola del debito pubblico né nel 2015, né nel 2016”. Ma forse Padoan ha saltato questa riga della lettera. […]

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