La nostra stima per Piero Angela è sempre ai massimi livelli, tanto che avevamo già sostenuto mesi fa un appello per candidarlo come Presidente della Repubblica (si veda l’articolo “Chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica? Noi vogliamo Piero Angela!“).

Ora abbiamo da poco letto il suo ultimo libro, intitolato Viaggio dentro la mente – Conoscere il cervello per tenerlo in forma, e la nostra stima per lui non può che elevarsi ulteriormente. Si, perché in questo saggio divulgativo che parla appunto della mente umana, di come nasce, si sviluppa e lavora il nostro complesso circuito cerebrale, nonché dei modi per tenerlo in forma (alla veneranda età di 87 anni, Angela rappresenta davvero un perfetto esempio di mente allenata e brillante!), si nasconde una sorpresa.

Verso la fine del libro, infatti, vi è una digressione di alcune pagine sui temi economici, in cui si parla di mercati, competitività e posti di lavoro. L’autore approfitta qui per parlare di una sua idea su come si potrebbe preparare, per la nostra (sempre più) povera Italia, una classe dirigente realmente capace, per “fare in modo che dalla scuola escano dei giovani capaci di affrontare le grandi sfide che si stanno preparando, in un mondo in tumultuosa trasformazione. Nell’interesse del paese. […] Abbiamo bisogno di “locomotive”, capaci di far viaggiare il nostro convoglio alla velocità dei tempi.”.

Vi riportiamo qui alcuni brani tratti dal libro:

“Tra i paesi europei siamo agli ultimi posti delle classifiche di tutti e tre i test proposti: matematica, scienze e comprensione di un testo, con notevoli differenze tra le regioni del Nord e quelle del Sud. […] Si è parlato poco, però, di un’altra ricerca, realizzata sempre dall’OCSE, questa volta sul livello educativo della popolazione italiana adulta, dai 16 ai 65 anni. Tra i 27 paesi europei siamo anche qui ultimi. Il fatto è che proveniamo da una condizione di ignoranza antica, contadina, un’eredità negativa cui lo Stato italiano non è riuscito a sottrarsi attraverso una forte azione di recupero: sappiamo quanta poca attenzione (per usare un eufemismo) ha dedicato alla cultura, alla ricerca, all’università, all’eccellenza, alla televisione, ai modelli di riferimento. E’ da lì che parte l’onda lunga. Perché la vera competizione economica si fonda ormai sullo sviluppo mentale e sui saperi […].”

“[…] Università intese non solo come fabbriche di lauree, ma come centri di eccellenza in cui si formano i cervelli di coloro che avranno la responsabilità di portare avanti lo sviluppo del paese. Per questa ragione cultura e tecnologia, più che mai, devono essere preziosissime alleate, e procedere insieme. Nel nostro paese invece prevale ancora di gran lunga una cultura letteraria e giuridica che impedisce di far comprendere e valorizzare il ruolo economico e “filosofico” della tecnologia e della scienza.”

La televisione potrebbe svolgere una parte molto importante nella crescita del nostro paese, proprio perchè rappresenta uno straordinario strumento per la circolazione delle idee: in tempo reale raggiunge ogni giorno la metà della popolazione italiana! Il cervello di un italiano oggi passa mediamente oltre 4 ore al giorno (!) davanti al televisore. Cioè quasi 1500 ore all’anno. Il doppio che a scuola… […]”

“Le recenti “classifiche” sulle migliori università, che relegano l’Italia in una posizione imbarazzante […] sono un sintomo dell’inadeguatezza delle nostre “centrali del sapere” di fronte alle grandi sfide che il paese deve affrontare […]. Sappiamo però quanto sia difficile muovere una foglia nel nostro paese, a causa di tutte le viscosità politiche e burocratiche. E’ quindi ben difficile che qualcosa possa venire dall’alto, in tempi brevi e in modo adeguato. Personalmente credo che siano, invece, possibili progetti ideati e messi in atto in modo agile e indipendente dal basso, a livello locale.

Sui temi di cui abbiamo parlato in questo capitolo c’è pochissima informazione. Noi siamo sommersi dalle polemiche politiche, giudiziarie, personali che ogni giorno costituiscono il piatto forte dei notiziari, dei dibattiti, dei commenti. Quindi non solo non si affrontano i problemi di fondo di una società moderna, ma non se ne parla neppure […]. Penso che questa informazione dovrebbe circolare in altri circuiti, locali: all’interno delle scuole e delle università, in conferenze pubbliche settimanali, nei cinema cittadini, grazie all’aiuto di Fondazioni che abbiano come finalità la diffusione della cultura. I conferenzieri (affiancati da validi giornalisti che li interroghino, obbligandoli alla chiarezza) possono essere studiosi della globalizzazione e delle nuove tecnologie, manager, economisti, consulenti d’azienda, ricercatori, sociologi del lavoro, statistici, ecc. Una televisione local potrebbe appoggiare l’iniziativa, trasmettendo in diretta gli incontri, ai quali la stampa cittadina collaborerebbe anche dando visibilità agli appuntamenti”.

“Far circolare le idee è importante ma non basta, naturalmente. Occorre formare anche delle persone. E questa è la parte più ambiziosa del progetto”.

PREPARARE LE LOCOMOTIVE

“Il progetto […] consisterebbe nel proporre a un cospicuo numero (molte decine) di studenti delle ultime due classi dei licei, dal curriculum scolastico particolarmente brillante, di partecipare a un’iniziativa speciale: quella di dedicare, al di là del loro normale impegno scolastico, un certo numero ore settimanali alla frequenza di corsi supplementari. Si tratterà, in particolare, di dibattiti e seminari di approfondimento sui temi trattati nelle conferenze. Non solo, ma questi giovani avrebbero il modo di incontrare e ascoltare personalità di vari campi, impegnate a raccontare le loro esperienze personali, di lavoro e di vita. Sarebbe un’occasione per perfezionare (davvero) la lingua inglese e sviluppare quelle qualità che gli esperti definiscono le “competenze della vita”, di cui gli studenti avranno bisogno nel mondo del lavoro (il modo di affrontare i problemi, saper lavorare in gruppo, saper comunicare, ecc.). E anche per effettuare visite ad aziende, banche, università, istituti. Non solo, ma i ragazzi potrebbero dedicare una parte delle vacanze a esperienze di lavoro. Infine, con l’aiuto di esperti, sarebbero in grado di capire meglio quale facoltà universitaria poi scegliere. […]”

Ma sarebbe fattibile una cosa del genere?

“[…] E’ fattibile quello che si vuole fare. In questo tipo di progetti occorre sempre qualcuno che ci creda, e abbia la capacità di funzionare da volano. Per ciò che riguarda i costi, basta pensare a quanto si spende per tante altre cose (mostre, manifestazioni, sponsorizzazioni di eventi di ogni tipo): questo progetto può rientrare in un orizzonte di fattibilità. Non dimentichiamo che nell’arco di pochi anni i giovani usciti da questa esperienza potrebbero essere, a livello locale, già varie centinaia (e a livello nazionale diverse migliaia). Qualunque sarà la strada che percorreranno (nelle professioni, nelle aziende, nella pubblica amministrazione o magari nella politica), entreranno a far parte della nuova classe dirigente. E porteranno con sé un’esperienza indimenticabile, molto importante anche dal punto di vista etico. Già solo questo costituirebbe per la collettività un ritorno estremamente remunerativo. […] Oggi la competitività non è più solo nei prodotti, ma nei saperi. Per questo è urgente allevare una nuova generazione di giovani in grado di aiutare il nostro paese a rimanere in corsa“.

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Un bel progetto, questo di Piero Angela, con il solo difetto, dal nostro punto di vista, di pensare soltanto agli studenti più bravi, senza far nulla per gli altri. Un miglioramento ulteriore si potrebbe fare partendo dalle scuole elementari e realizzando un programma per tutti gli studenti. Nella nostra idea, bisognerebbe affiancare alle classiche lezioni in aula degli spazi in cui si esce dall’aula e si vanno a visitare dei luoghi di lavoro: alle elementari, ad esempio, si potrebbe cominciare con le aziende agricole e gli allevamenti, alle medie si potrebbero andare a visitare laboratori artigiani e piccole e medie imprese, per concludere alle superiori con aziende di maggiori dimensioni, dalle dinamiche più complesse, università ed istituti di ricerca. Più si osserva il mondo con i propri occhi e più si apre la mente, perciò queste opportunità dovrebbero essere date a tutti quanti gli studenti, anziché soltanto a pochi selezionati. 

ICR

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