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Come sarà e come dovrà essere l’industria del futuro?

L’industria del futuro si trova già ora a fare i conti con una rivoluzione generale dei valori, in cui l’individuo, la creatività, l’ambiente, l’innovazione devono guidare un “rinascimento industriale”.

Abbiamo dunque provato a rispondere alla domanda “quali attributi caratterizzeranno l’industria, perché possa essere davvero competitiva?”

Cosa ha da dire l’industria italiana, col suo particolare assetto di oltre 4000 piccole e medie imprese? Quali sono, dove sono e come contribuiscono al dibattito internazionale le eccellenze italiane? […]

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Come dovrebbe essere l’industria del futuro?

Abbiamo scelto alcuni aggettivi, che emergono dal dibattito internazionale, per descrivere un’industria che dovrà essere sempre «più»…

Bella, creativa e di qualità

La bellezza non è un concetto che si associa istintivamente all’industria; lo si associa però all’Italia, tradizionalmente avvolta dalla bellezza delle sue forme come delle sue menti. È naturale allora che l’attenzione al bello possa essere un contributo italiano, aldilà  delle eccellenze italiane conosciute in tutto il mondo. Quello che presentiamo in mostra è un’attenzione al bello che rimane in genere nascosta, è un presupposto filosofico al «fare», è un bello che si trova là dove difficilmente ce lo si aspetta. È un’idea di fabbrica bella, che dagli esempi di Olivetti arriva al nuovo Polo Pirelli di Settimo Torinese progettata da Renzo Piano; sono oggetti belli –e funzionali- costruiti per restare nascosti , come il freno Brembo, o le trafile per la pasta Niccolai; sono oggetti in genere solo funzionali, trasformati in oggetti di design, come le stampelle Tompoma; sono materiali comuni che diventano speciali, come il cemento I-light di Italcementi. La qualità  si lega a stretto filo con la nostra tradizione artigianale, che è passione per il lavoro, desiderio di migliorare nell’esercizio e nell’approfondimento delle tecniche, radicamento in comunità di pratiche socialmente riconosciute. L’artigiano conosce le aspettative e i desideri di colui che è il destinatario del suo lavoro ed è in grado di verificare la qualità del risultato finale con il diretto interessato.La nuova media impresa italiana ha saputo mescolare sapere scientifico e gesti della tradizione, ha imparato a comunicare l’abilità dei maestri attraverso i nuovi mezzi di comunicazione.

Innovativa

Spesso si disegna con tinte apocalittiche l’Italia come “scarso innovatore”. Tuttavia, molti studiosi italiani (Corò, Micelli, Ramella, e Santarelli) sono convinti che gli indici formali falliscono nel rappresentare il vero potenziale innovativo dell’Italia. “Data la forte presenza di piccole e medie imprese specializzate nei settori tradizionali, in Italia infatti i processi innovativi risultano maggiormente basati su logiche incrementali, più difficili da cogliere e misurare tramite indicatori formalizzati. Non casualmente la posizione del nostro Paese tende sensibilmente a migliorare quando nelle comparazioni internazionali viene considerata l’innovazione nel suo complesso e non solo quella legata all’alta tecnologia” (Triglia & Ramella, 2008, p. 10). Il 38% delle imprese italiane ha introdotto innovazioni di prodotto e/o di processo nel triennio 2008-2010: meglio di Francia e Spagna. (Community Innovation Survey). Nel 2012 sono stati registrati 31.180 nuovi marchi (più 17.242 rinnovi) e 1.696 disegni e modelli, nonché brevetti per 5.317 invenzioni industriali e 2.155 modelli di utilità.

Verde

L’economia verde oggi sostiene la piena affermazione di un nuovo modello di sviluppo all’interno dell’intero sistema imprenditoriale, fondato sui valori della qualità, dell’innovazione, dell’eco-efficienza e dell’ambiente. Con la strategia Europa 2020, varata nel 2010, la Commissione Europea ha emanato politiche fortemente orientate alla sostenibilità e alla green economy, evidenziando la necessità di promuovere l’incremento dell’efficienza dell’uso delle risorse, disaccoppiando la crescita dall’uso delle risorse. In Italia la green economy non interessa solo i settori “tradizionali” delle politiche ambientali – dal ciclo dei rifiuti, alle fonti rinnovabili, dai parchi al risparmio energetico – ma attraversa tutti i settori produttivi e coinvolge migliaia di piccole e medie imprese che hanno colto l’opportunità offerta da questa nuova prospettiva di sviluppo. Efficienza energetica: nel 2012 Italia al terzo posto dopo Gran Bretagna e Germania, davanti a Stati Uniti, Giappone, Francia e Cina. (International Energy Efficiency Scorecard curato da Aceee, American Council for an Energy-Efficient Economy). Quasi 360mila unità hanno puntato negli ultimi tre anni o punteranno quest’anno in prodotti o tecnologie green, pari al 23,6% di tutte quelle industriali e terziarie con almeno un dipendente. Il 27,4% delle imprese manifatturiere ha investito tra il 2009 e il 2012 in prodotti e tecnologie green.

Umana e Integrata

La dimensione umana del manifatturiero. Rispetto al settore dei servizi, il manifatturiero offre un’idea di società e di tempo più compatibile con i tempi delle persone.

  • “lentezza”, determinata dal bisogno di programmazione quantomeno a medio termine.
  • attenzione ai problemi reali del territorio e della società.

I vantaggi delle PMI

  • Le piccole e medie imprese consentono anche al lavoratore non specializzato di diventare parte integrante di un sistema virtuoso, in cui le relazioni interpersonali contano.
  • Una dimensione semi-artigianale del processo di produzione aumenta la soddisfazione del lavoratore , prevenendo quel senso di alienazione tipico dei grandi apparati industriali.

Il lavoro come forma di integrazione

  • Per il lavoratore immigrato, il lavoro non è solo garanzia di sostentamento, ma fornisce anche un canale di socializzazione, consente il ricongiungimento delle famiglie, favorisce l’incontro, lo scambio di idee, l’integrazione.
  • La strada imprenditoriale va crescendo tra gli immigrati e si sta sviluppando soprattutto in alcune regioni del paese: le persone si sentono valorizzate per le loro reali qualità, e lentamente, pur mantenendo la propria identità, sono incoraggiate a sintonizzarsi con il cammino del paese e con la ricerca del bene comune.

La responsabilità sociale d’impresa

  • Le firme con una buona reputazione tendono ad attrarre lavoratori più qualificati
  • Le imprese ritenute “responsabili” tendono a riscontrare maggiore successo con il pubblico
  • I mercati finanziari poi tendono ad assegnare un più basso tasso di rischio alle società “responsabili”

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STORIE D’IMPRESA

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