http://www.lavoce.info/archives/20145/perche-rai-cambiare/

Perché la Rai deve cambiare

Le accuse alla Rai sono sempre le stesse da decenni: politicizzazione, cattiva amministrazione, sprechi, raccomandazioni.  Bisogna andare oltre queste critiche qualitative. Ecco perché la Rai deve dimagrire. E di ben più di 150 milioni.

(Una versione più lunga e completa di questo articolo è scaricabile gratuitamente qui)

Un’indagine di Inflection Point condotta nel 2013 mostra che la percentuale di intervistati che ritengono i programmi della TV pubblica “molto buoni” in Italia è la più bassa (meno del 5 percento) fra tutti i 14 paesi del campione.

Ma questa è una misura “qualitativa”, per quanto interessante. È possibile fare un’analisi più “quantitativa”? Come sempre, può aiutare un confronto con un’azienda simile in un altro paese. La BBC è un termine di paragone molto utile, perché è forse la televisione pubblica con la reputazione più solida in tutto il mondo. Le sue news a pagamento raggiungono 330 milioni di famiglie e sono visibili in 1,8 milioni di camere d’albergo; e nella stessa indagine citata sopra, la percentuale che ritiene i programmi della BBC “molto buoni “ è oltre il 30 percento, la più alta del campione.(1)

RAI E BBC: I BILANCI

La tabella 1 confronta le principali  voci di bilancio per le capigruppo RAI e BBC e per gli interi gruppi RAI e BBC nel 2012.(2) I valori sono in Euro, usando un tasso di conversione che tiene conto delle differenze di potere d’acquisto.

Tabella 1

perotti 1

Dati finanziari in milioni di euro Fonti: BBC: Full Financial Statement 2012/2013; RAI Bilancio Rai 2012

Dalla tabella risalta subito una una differenza sostanziale tra le due aziende. Il gruppo BBC è esattamente il doppio del gruppo RAI in termini di entrate totali, ma ha un costo del lavoro e un numero di dipendenti che sono superiori solo del 40 e 70 percento, rispettivamente. Percentuali simili valgono per le capigruppo.

Una conseguenza di questi dati è che la remunerazione media dei dipendenti è più alta in RAI che in BBC, come mostra la tabella 2.

 Tabella 2Schermata 2014-06-07 alle 02.30.57

Dati in Euro Fonte: Tabella 1

RAI E BBC: I DIRIGENTI

Tuttavia il confronto più interessante è nel numero e nella remunerazione dei dirigenti. La tabella 3 mostra il numero dei dirigenti nelle capigruppo RAI e BBC. La BBC, con il 50 percento in più di occupati rispetto alla RAI, ha il 20 percento in meno di dirigenti. Ma il dato più significativo riguarda i giornalisti. Su un totale di 1939 giornalisti, ben 324, un impressionante 17 percento, hanno la qualifica di dirigenti. Pochi enti al mondo, pubblici o privati, devono avere un tale rapporto tra dirigenti e non dirigenti.

Tabella 3

Schermata 2014-06-07 alle 02.31.39
Fonti: BBC: Full Financial Statement 2012/2013 e BBC Executive’s Review and Assessment for 2012/2013;RAI Bilancio Rai 2012

Anche un confronto della remunerazione dei dirigenti lascia pochi dubbi. La BBC pubblica ogni anno la remunerazione e i nominativi di circa 70 tra i maggiori dirigenti. Inoltre essa pubblica la remunerazione dei dirigenti dell’azienda per fasce sia di 30.000 sterline sia, per ogni divisione dell’azienda, anche di 5.000 sterline.

Come è noto, la RAI è sempre stata molto restia a pubblicare le remunerazioni dei propri dirigenti, con motivazioni che, come vedremo, non sono convincenti. Tuttavia, in una audizione alla Commissione di Vigilanza del dicembre 2013, il direttore generale Gubitosi ha fornito il numero di dirigenti della RAI, per fasce di 100.000 euro. (3)

La tabella 4 mette a confronto il numero e gli stipendi dei 444 dirigenti britannici della BBC PSB e dei 622 dirigenti italiani per fasce di 100.000 euro. (4)

Tabella 4

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Fonte: BBC Executive’s Review and Assessment for 2012/2013, pp. 76 e 93

La BBC non ha stipendi sopra i 500.000 euro e solo tre stipendi tra 400.000 e 500.000 euro. La RAI ne ha quattro e quattro, rispettivamente (in realtà almeno due sono sopra i 600.000 euro). Inoltre la BBC ha una percentuale di stipendi inferiore a 100.000 euro molto maggiore, e una percentuale di stipendi tra i 100.000 e 200.000 euro molto minore. (5)

È interessante anche confrontare la remunerazione dei due direttori generali. Tony Hall guadagna 450.000 sterline (492.000 euro). Luigi Gubitosi guadagna 650.000 euro. Si noti anche che il compenso del DG della BBC attuale è diminuito del 32 percento rispetto a quello del DG precedente. Il compenso del DG italiano invece è rimasto invariato.

RAI E BBC: GLI ULTIMI 10 ANNI

La RAI è in perdita. La difesa della RAI è tipicamente imperniata su due argomenti: il canone RAI è tra i più bassi d’Europa, e negli ultimi anni c’è stato un crollo degli introiti pubblicitari. Entrambe le affermazioni sono vere. Ma questo non significa che la RAI abbia saputo fronteggiare questi problemi con la necessaria capacità.

Dal 2002 i proventi pubblicitari sono diminuiti da 1131 a 745 milioni di euro, il 35 percento. Ma questa flessione ha riguardato tutti i media, a cominciare dalla carta stampata, che ha affrontato un durissimo processo di ristrutturazione. Cosa ha fatto la RAI? Dal 2002 ad oggi il personale e il costo del lavoro sono aumentati. Il numero dei giornalisti è rimasto identico, nonostante le enormi trasformazioni dell’informazione e il costante declino di spettatori dei telegiornali: il TG1 serale è passato da una media di oltre sei milioni e mezzo di spettatori del 2005 (30,40% di share) a 5 milioni e 241 mila nel 2013 (share 23,07%). (6)

Al contrario della RAI, la BBC ha avuto la fortuna di vedere aumentare continuamente le risorse pubbliche e quelle commerciali. Tuttavia, l’andamento dell’ occupazione totale è stato esattamente opposto a quello della RAI: essa è diminuita costantemente, del 22 percento. E nonostante il considerevole aumento di risorse totale, il costo del lavoro è rimasto invariato in questi dieci anni in termini nominali, ed è quindi sceso in termini reali.

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Aggiornamento del 31 marzo 2015:

http://www.lavoce.info/archives/33935/modello-bbc-per-la-nuova-rai/

Modello Bbc per la nuova Rai

Nella Rai riformata, il direttore generale potrebbe essere nominato direttamente dal governo, rafforzando così il legame tra tv pubblica e potere politico. Invece, si dovrebbe fare l’esatto opposto. E il modello è la Bbc, che da anni garantisce al servizio pubblico autonomia, pluralismo e qualità.

IL COSTO SOCIALE DELLA “CATTURA” DEI MEDIA

[…] Non c’è dubbio che la Rai vada riformata, se non altro per ridurre i notevoli sprechi che ne caratterizzano il funzionamento. C’è da chiedersi, tuttavia, se quella tracciata dal governo sia la via migliore per farlo.
La prima ovvia considerazione è che la Rai non è un’azienda qualsiasi. Nessun’altra azienda, infatti, è finanziata da un canone obbligatorio di 113,50 euro dovuto da chiunque possieda un apparecchio radiotelevisivo. L’imposta è motivata dal fatto che la Rai offre un servizio pubblico di informazione ed educazione. Ed è proprio rispetto a questa missione che ci si dovrebbe chiedere quale sia la migliore forma di governance per la Rai.
I cittadini usano i mezzi di comunicazione per informarsi sulle questioni politiche, per formarsi un’opinione sull’operato del governo e, in ultimo, per decidere per chi votare alle elezioni successive. È dunque ragionevole pensare che il governo abbia interesse a condizionare i mezzi di comunicazione affinché questi lo rappresentino in modo positivo. E in effetti quello della “cattura” dei media da parte del potere politico è un fenomeno che è stato ampiamente documentato nella letteratura.
Sebbene anche i media privati possano subire pressioni politiche, quelli di proprietà pubblica sono naturalmente più vulnerabili al condizionamento governativo. Uno studio dalla Banca Mondiale in 97 paesi mostra che, controllando per altri fattori, laddove un’alta percentuale dei media è di proprietà statale i giornalisti sono meno indipendenti e l’azione di governo meno efficace e trasparente. Non certo un risultato sorprendente visto che, nella maggior parte di questi paesi, il governo esercita un controllo diretto sui media pubblici e può quindi nominare direttori di parte, confermare quelli che “si comportano bene”, e licenziare quelli scomodi.

IL MODELLO BBC

Ci sono, ovviamente, delle eccezioni. Alcuni paesi hanno un servizio pubblico indipendente che produce giornalismo di prim’ordine e non ha timore di andare contro il governo. L’esempio più eminente è probabilmente quello della Bbc. Dato che il servizio pubblico britannico è anche un successo commerciale che vende programmi in tutto il mondo, viene da chiedersi perché mai la Rai non adotti il modello di governance della Bbc.
Questo modello è caratterizzato da una netta separazione tra il governo e gli organi che gestiscono il servizio televisivo. Il governo (formalmente la regina) nomina il trust della Bbc che si compone di dieci membri nessuno dei quali, tuttavia, interviene direttamente nella gestione. I membri del trust, che ricevono una remunerazione contenuta, sono tipicamente personalità di alto rilievo del mondo della cultura e dell’economia e, di solito, con un’esperienza nel settore dei media. Il trust dispone di una settantina di dipendenti, impegnati principalmente nel monitoraggio della Bbc. Oltre a elaborare gli obiettivi generali dell’azienda e a valutarne i risultati, il trust ha la responsabilità di nominare il direttore generale e la maggioranza dei membri del comitato esecutivo. Questa separazione garantisce che, qualsiasi governo inglese che tentasse d’influenzare la linea editoriale della Bbc si troverebbe in una posizione molto debole. Un tale sistema di governance a due livelli presenta numerosi vantaggi e costi aggiuntivi molto limitati. […]
A giudicare dalle dichiarazioni del nostro governo sembra che il nuovo modello di governance della Rai vada esattamente nella direzione opposta. La nomina del direttore generale, infatti, verrebbe a creare un legame forte e diretto tra il governo e la gestione del servizio pubblico, un assetto che ridurrebbe la già limitata indipendenza della Rai dalla politica.

IL PLURALISMO RAI

Sebbene molti aspetti del servizio pubblico televisivo italiano siano criticabili, è importante ricordare che, seppur in un marcato contesto di lottizzazione politica, il sistema attuale ha garantito un certo livello di pluralismo nell’ambito delle tre reti Rai. In effetti, come documentato, la presenza di un telegiornale di centro-destra (Tg2) e di uno di centro-sinistra (Tg3) ha consentito ai telespettatori di sfuggire alle oscillazioni ideologiche del Tg1 – sempre allineato con la maggioranza di turno – cambiando canale. Una possibilità, questa, che ha contribuito a limitare l’impatto della propaganda governativa sul pubblico rispetto al caso ipotetico in cui il governo controlli tutti e tre i canali Rai.
Per concludere, la governance della Rai può e deve essere migliorata. Ogni serio tentativo di riforma, tuttavia, non può prescindere dalla necessità di garantire, da un lato, la totale indipendenza del management, dei direttori e dei giornalisti dal potere politico e, dall’altro, la rappresentanza più ampia e imparziale d’idee e punti di vista. Dato che esiste un modello di governance, quello della Bbc, che da decenni garantisce i due obiettivi, perché non adottarlo anche da noi?

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