Dei problemi che ha l’Italia con la cultura scientifica parliamo spesso. Fin’ora, però, abbiamo raccolto i pareri di voci autorevoli, mentre il seguente appello è stato lanciato da un gruppetto di studenti in occasione della manifestazione OrvietoScienza. Proprio per questo motivo, leggendolo, rimane ancor di più l’amaro in bocca. Se guardiamo le cose un po’ più da lontano, ci possiamo accorgere di quanto ciò abbia quasi dell’assurdo: degli studenti che chiedono al Presidente della Repubblica di dare maggiore spazio alla ricerca di base e di promuovere la comunicazione della scienza. I ragazzi l’hanno capito, a cosa serve la scienza e quali sono le sue potenzialità. I politici, a quanto pare, ancora no…

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/pietro-greco/appello-al-presidente-ricerca-di-base/marzo-2015

Appello al Presidente per la ricerca di base

[…] Qui di seguito l’appello al Presidente della Repubblica, redatto dai giovani Sara Belcapo, Lorenzo Ghezzi,Riccardo Picconi, Gaia Rotili e Desirée Sensi in nome e per conto degli studenti del liceo Majorana.
L’appello ha ottenuto il plauso di tutti i partecipanti a Orvieto Scienza:

Signor Presidente,
Noi studenti del Liceo Majorana di Orvieto Le rivolgiamo un appello a sostegno della ricerca scientifica di base, approfittando dell’opportunità offertaci da OrvietoScienza, proprio perchè l’inizio del suo settennato ci dà la speranza di un nuovo corso.
Ci rivolgiamo a Lei, garante della nostra Costituzione che, agli articoli 9 e 33, promuove la libertà della scienza e lo sviluppo della ricerca,  perché  abbiamo l’impressione che essi siano disattesi.
Ci rendiamo conto che l’Italia si trova in questo momento in una situazione di profonda crisi economica, dovuta a diversi fattori tra i quali la concorrenza con i paesi emergenti, che si sono imposti sul mercato globale con i loro prodotti a basso costo e che hanno costretto molte delle nostre fabbriche a chiudere.
Uscire dalla crisi non è impossibile ma è necessario mettere in atto le giuste strategie, e la più efficace, crediamo, sia quella di investire nella ricerca scientifica di base, come l’esperienza di altri paesi ci conferma.
Viviamo ormai nell’epoca della conoscenza che ha, oggi, il ruolo di motore primario dell’economia, dopo le rivoluzioni agricola e industriale; proprio per questo la ricerca di base va tutelata e incentivata.
In noi è maturata la consapevolezza e l’orgoglio di essere cittadini di un Paese ricco di storia, che ci racconta di grandi personaggi che hanno contribuito alla realizzazione di scoperte fondamentali per l’umanità intera, e anche noi vorremmo dare il nostro contributo: spesso però non ce ne viene data la possibilità.
Nonostante i tagli fatti, il sistema scolastico italiano continua a produrre laureati di qualità e di eccellenza, che, però, non vedendo garantito il lavoro, preferiscono trasferirsi all’estero dove i loro studi e risultati vengono apprezzati e dove hanno la speranza di un futuro. Infatti la scarsità di fondi rende loro difficile esercitare la professionalità nel proprio Paese, costringendoli ad andarsene anche quando non vorrebbero.

I dati ci dicono che in dieci anni sono andati via dall’Italia quasi 700 mila laureati, una media di 68mila all’anno: è evidente come questa emorragia impoverisca il nostro Paese!
Siamo consapevoli dei rischi intrinsecamente connessi alla ricerca di base, perché né il percorso né il prodotto possono essere previsti a priori: per questo, solamente lo Stato può assumersi il rischio di promuovere e finanziare tale processo, incerto, ma insostituibile e necessario. L’auspicio è, inoltre, che vengano finanziati non soltanto i grandi centri di ricerca ma anche i singoli e i piccoli gruppi che promuovono innovazione.
E’ molto importante, a nostro avviso, che la scienza e la ricerca scientifica vengano percepite da tutti come qualcosa di molto utile anche per la vita quotidiana.
Chiediamo, quindi, che venga promossa una comunicazione scientifica diffusa e corretta, affinchè tutti i cittadini acquisiscano la consapevolezza della fondamentale importanza che ha la scienza. Per questo occorre anche ripensare un modello educativo, in cui l’approccio conoscitivo sia centrato sullo sviluppo di quella  “curiositas”, che, sola, spinge alla ricerca.
Noi giovani siamo disposti a metterci l’anima, l’ impegno, il coraggio, la creatività: lo Stato è pronto a sostenerci?
Martin Luther King nello storico discorso di Washington il 28 agosto del 1963 pronunciò il famosissimo: “I have a dream”. In quel momento queste parole indicavano la lotta nei confronti dei pregiudizi razziali esistenti in America e nel mondo; noi oggi vogliamo utilizzare le stesse parole per esprimere  la speranza in un futuro migliore.
Il sogno è quello di poter dare  il nostro contributo alla ricerca scientifica, senza dover rinunciare all’orgoglio per il nostro Paese, senza essere costretti a fuggire altrove.
Grazie

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