http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/marco-taddia/gomma-dallalcol-successo-autarchico/febbraio-2014

La gomma dall’alcol, un successo autarchico

Libro “La gomma artificiale. Giulio Natta e laboratori Pirelli” di Pietro Redondi

Nel nostro Paese, non solo la storia della scienza non ha il posto che merita nell’educazione scolastica e nella formazione universitaria, ma quella della tecnologia e dell’industria è ancora più sacrificata. 

Per fortuna c’è qualche eccezione, complice l’attualità. Nel corso del 2013 non sono mancate manifestazioni, anche di livello eccellente, per rinfrescare le proprie conoscenze storiche sull’attribuzione del Premio Nobel per la Chimica a Giulio Natta (Porto Maurizio, 1903 – Bergamo, 1979) e a Karl Ziegler (Helsa, 1898 – Mülheim, 1973).

Riassumendo la motivazione del premio, si può dire che lo meritarono “per le loro scoperte nel campo della chimica e tecnologia degli alti polimeri”.  Si è parlato di nuovo e a lungo del Moplen , marchio registrato del polipropilene isotattico, il celebre “alto polimero” di Natta  prodotto dalla Montecatini.

Ma lo scienziato ligure non va citato solo per il Moplen. Qui, ad esempio,  si parlerà della gomma sintetica. Nel 1962, il Ministro della Pubblica Istruzione Giacinto Bosco (1905 -1997) ne parlò come “una delle più belle pagine della ricerca applicata in Italia, il cui merito va attribuito a quel valoroso gruppo di scienziati e tecnici tra cui il Natta e il Grottanelli, che lavoravano nell’Istituto di studi per la gomma sintetica presieduto dal Giordani”. 
La citazione si trova nel libro “La gomma artificiale – Giulio Natta e i Laboratori Pirelli”, curato da Pietro Redondi e pubblicato da Guerini e Associati (Milano, 2013).  Il merito di questo lavoro è quello di portare alla ribalta una vicenda rimasta un po’ oscurata dal successo del Moplen, insieme al fatto che l’autarchia del periodo fascista fu, con i suoi difetti, una buona palestra tecnologica per la scienza e l’industria nazionale. E’ noto che il successo del polipropilene  fu dovuto anche alla collaborazione con la Montecatini favorita dal dirigente Pier Candiano Giustiniani (1900-1988)  ma bisogna ricordare che Natta mise in piedi a Torino un Centro Studi per la Gomma Sintetica, trasferito poi a Milano con il concorso della Pirelli, che ne gettò le basi culturali e professionali. 
Tornando alla gomma, si ricorda che nella seduta del 23 giugno 1937 il Consiglio dei Ministri approvò un decreto legge inteso a favorire la fabbricazione industriale della gomma sintetica. Seguirono varie iniziative imprenditoriali e, finalmente, il primo impianto pilota, realizzato nella Pirelli di Milano-Bicocca, cominciò a produrre gomma butadienica polimerizzata al sodio nella seconda metà del 1938, successivamente si passò alla polimerizzazione in emulsione. 
Il processo italiano, che coinvolgeva Natta, era diverso da quello tedesco e seguiva la strada indicata dal russo Ivan Ivanovich Ostromyslenskij (1880-1939). L’aldeide acetica, ossia l’intermedio per arrivare al butadiene, veniva ottenuta dall’etanolo (alcol etilico), ricavato a sua volta dalle barbabietole. I tedeschi, invece, la ottenevano dalla distillazione del carbon fossile. Il prodotto sintetico tedesco era chiamato Buna, nome derivato da butadiene e sodio (simbolo chimico Na). La mano d’opera costava poco, anzi niente: la prendevano dai lager. Il libro riporta, tra l’altro, una lettera del chimico-scrittore Primo Levi (1919-1987) datata novembre 1947 che racconta come funzionava il campo Buna- Monowitz (Alta Slesia) nel quale fu internato. Ma questo è  solo uno dei tanti documenti riprodotti nella volume, presentato da Italo Pasquon, già assistente di Natta. Alla presentazione seguono tre saggi i cui autori sono: Pietro Redondi, Marino Ruzzenenti e Giorgio Nebbia. Si tratta di nomi noti non solo agli studiosi ma anche agli appassionati di divulgazione. I relativi contributi s’intitolano: “Scienza in fabbrica”, “Le ricerche della gomma sintetica nazionale” e “Lettura dei documenti”. Il  gruppo di documenti raccolti nel libro è una vero “giacimento” informativo che occupa quasi un centinaio di pagine e al quale si aggiunge una serie di utili appendici.
Tra i documenti appaiono lettere, contratti, relazioni, brevetti, note aziendali ed altro. Vi sono poi tre scritti (1942-1947) dello stesso Natta: “Il problema della gomma in Italia”, “La gomma sintetica nel mondo” e “Sul processo Distex per il frazionamento di miscele di idrocarburi”.  Sono ripresi da “La Chimica e l’Industria”, storico giornale dei chimici italiani. Come mette giustamente in rilievo Redondi alla fine del suo saggio, la selezione di documenti e testi riuniti nel libro si propone di fare rivivere la “continuità nel segno dell’incontro fra scienza e industria”, una caratteristica dell’opera di Natta. Appare chiaro che la sua partecipazione all’industria della gomma non si limitò al biennio 1937-38.
Analizzando le carte troviamo le minute dei due brevetti (6 luglio 1938) che Natta, rivolgendosi a Venosta (Direttore dell’Istituto per la Gomma Sintetica), suggeriva di chiedere subito in Italia: “Procedimento per la produzione di butadiene” e “Procedimento per la separazione dei componenti di una miscela aventi eguali o vicinissime temperature di ebollizione”. Il curatore ha fatto bene a inserire nel libro questi e altri documenti di carattere tecnico perché, al di là del racconto, permettono di rendersi conto degli adempimenti richiesti per trasformare i frutti della ricerca in prodotti industriali.

9 febbraio, 2014 – Marco Taddia
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IL “MOPLEN” DEL NOBEL NATTA, PER RIPENSARE RICERCA E SVILUPPO

Vitalissima, l’Italia di cinquant’anni fa. Per giocare con gli anniversari, ecco il  boom economico, che ha il suo apice proprio nel 1963. E, nello stesso anno, il premio Nobel per la chimica dato a Giulio Natta, per le ricerche che portano alla scoperta del “polipropilene isolattico”, una plastica che avrebbe rivoluzionato la vita quotidiana di milioni di persone: il Moplen. Nuovi prodotti, nuovi consumi, nuovi costumi. Celebrati dall’attor comico Gino Bramieri che, nei popolarissimi “Caroselli” in Tv, si dava da fare con una lunga serie di oggetti, bacinelle e scolapasta, bottiglie e giocattoli, comodi, pratici, puliti, infrangibili, raccomandando, alla fine: “Ma signora / badi ben / che sia fatto / di Moplen”.

Binomio virtuoso, quel Moplen. Frutto della collaborazione avviata già nei primi anni Cinquantra tra il Politecnico di Milano e la Montecatini. Sintesi tra ricerca accademica d’avanguardia e applicazione industriale, sulla scia delle sperimentazioni già avviate, verso la fine degli anni Trenta, appunto da Natta, sulla gomma sintetica (in collaborazione, allora, tra il Politecnico e la Pirelli). Sintesi importante. Ed esemplare. Perché era stata proprio la strategia di confronto tra laboratorio universitario e fabbrica a consentire a Natta e ai suoi collaboratori di far fare radicali passi avanti alle ricerche del tedesco Carl Ziegler (vincitore del Nobel insieme a Natta), che altrimenti sarebbero rimaste teoria. Italia manifatturiera d’eccellenza, dunque. Terra adatta allo sviluppo del “bello e ben fatto”. Luogo di sintesi di culture d’impresa che univano creatività originale a produzione industriale di massa. Tecnologia d’avanguardia. Desing. Mercati. Successo economico. Tutto attorno a un solido cardine: cultura e ricerca creano sviluppo, ricchezza, occupazione, miglioramento della qualità della vita. 

Nel tempo, l’Italia ha perso l’abbrivio positivo della ricerca applicata, sprecando opportunità, tagliando risorse, determinando anche il fallimento di grandi istituzioni d’avanguardia, come il Laboratorio internazionale di genetica e biofisica, nato a Napoli nel 1961, su impulso di grandi scienziati come Adriano BuzzatiLuca Cavalli Sforza e Franco Graziosi, ma poi chiuso per insopportabile ostilità di accademie e burocrazie (la vicenda viene ricordata in un bel libro di Francesco Cassata, “L’Italia intelligente, pubblicato da Donzelli).

Le statistiche dicono che oggi l’Italia, con l’1% di investimenti pubblici e privati in ricerca, è fanalino di coda in Europa. E proprio la miope scelta di sacrificare ricerca, innovazione e cultura (per non tagliare la spesa pubblica improduttiva e clientelare) contribuisce in modo determinante alla crescita piatta del Paese negli ultimi vent’anni e alla drammatica recessione attuale. 

Ripensare alla stagione del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, alle attività di Natta e al dinamismo delle imprese italiane, dunque, non è fare “amarcord”. Ma provare a rintracciare, sull’esempio di quegli anni dinamici e densi di intraprendenza e speranza, strategie di sviluppo sensate, dimaniche, internazionali, sostenibili nel tempo. Fare, cioè, scelte lungimiranti di politiche economiche e industriali. Ricostruire ragioni di competitività. Nessuno, naturalmente, si illude che l’Italia possa fare come Israele, che destina a ricerca e sviluppo il 5% del Pil (e vanta dunque un’economia florida, competitiva, hi tech). Ma certo, raddoppiare l’attuale misero 1% si può. E si deve. “Non accetterò tagli alla cultura e alla ricerca, altrimenti mi dimetterò”, ha proclamato il presidente del Consiglio Enrico Letta, nei suoi primi discorsi da premier. Bene. O, piuttosto, meglio di niente. All’Italia, però, servirebbe un po’ di più. E cioè il contrario del tagli. Nuovi investimenti, di lungo periodo. E una nuova cultura dello sviluppo.

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/massimo-gazzano/centanni-di-cristalli/febbraio-2014

Cent’anni di cristalli

[…] Anche Giulio Natta, Nobel per la chimica assieme a Ziegler nel 1963, fondò gran parte dei suoi studi utilizzando tecniche cristallografiche. Ricerche che permisero di produrre materiali plastici con forme e proprietà nuove, portando l’Italia e la sua industria chimica fino ai vertici mondiali. Tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, guardavano all’Italia per le sue tecnologie avanzate, e la cristallografia contribuì non poco al boom economico italiano degli anni ’60. […]

7 febbraio, 2014 – Massimo Gazzano

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http://www.arpa.umbria.it/articoli/lindustria-chimica-italiana-a-cinquantanni-dal-nob

L’INDUSTRIA CHIMICA ITALIANA A CINQUANT’ANNI DAL NOBEL DI GIULIO NATTA / ATTI DEL CONVEGNO

Anno di pubblicazione 2014
Supplemento alla rivista Micron (n.28 Mar 2014) 

Atti del convegno tenutosi a Terni il 14 e 15 novembre 2013 

Nel 2013 si è celebrato il cinquantenario del Premio Nobel assegnato a Giulio Natta, unico chimico italiano insignito di tale onorificenza. Grazie anche al suo straordinario lavoro, che negli anni ’50 ha cambiato la vita di tutti con l’invenzione del polipropilene isotattico, l’Italia si trovò, con la chimica, al centro della ricerca mondiale: numerosi nuovi polimeri, centinaia di pubblicazioni e brevetti, decine di impianti nel mondo, una solida scuola professionale. Una storia importante, della quale alcuni significativi capitoli furono scritti a Terni. Ma l’avventura di Natta fu solo il canto del cigno della capacità del nostro Paese d’innovare. Nel momento di massima espansione della nostra industria, si scelse di perseguire un “modello di sviluppo senza ricerca”. Un modello che, a distanza di cinquant’anni, ha portato alla chiusura di impianti all’epoca all’avanguardia, con conseguenze economiche disastrose. Il convegno, tenutosi a Terni il 14 e 15 novembre 2013, ha rappresentato un’occasione di confronto sulla storia dell’industria chimica in Italia – a partire dal suo lascito in termini ambientali – per arrivare a ragionare sulle attuali prospettive di sviluppo che la attendono, anche nel tentativo di fare un bilancio di ciò che è rimasto della capacità del nostro Paese di coltivare eccellenze.

L’industria chimica italiana a cinquant’anni dal Nobel di Giulio Natta” (pdf) 

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www.giulionatta.it

A metà del 2007 il figlio ing. Giuseppe e la figlia sig.ra Franca hanno espresso il desiderio e la volontà di ricostruire l’archivio del loro genitore, e di informatizzarlo, al fine di meglio conservarne – e farne conoscere – la memoria.

Si poteva partire dal materiale lasciato dal Professore nell’Istituto di Chimica Industriale del Politecnico di Milano, a suo tempo accuratamente ordinato dalla Sua segretaria dott.sa Rossana Lamma Fontana e che, assieme al collega prof. Lido Porri, si era cercato di conservare al meglio. Di questo materiale, il prof. Andrea Silvestri nell’ambito del Centro per la Storia dell’Ateneo (CESA – dedito alla raccolta di documentazione storica del Politecnico) ha poi fatto censire la corrispondenza dalla dott.sa Raffaella Gobbo.
Sentito il Rettore, prof. Giulio Ballio, l’Ufficio Legale, la Sezione Archivio e il Direttore del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano, si è deciso di completare, organizzare e informatizzare (laddove possibile) l’archivio, attraverso la raccolta di:
– tutte le opere di Giulio Natta (pubblicazioni scientifiche, testi didattici, monografie scientifiche ed altri scritti);
– documentazione fotografica ed altri documenti familiari;
– brevetti industriali;
– corrispondenza e documenti vari.

La notevole mole di materiale raccolto ha consigliato di suddividere l’archivio in tre parti, così intitolate:

I – Giulio Natta: le opere, lo scienziato e l’uomo

II – Le invenzioni di Giulio Natta: 4000 brevetti, raggruppati in 333 famiglie

III – Giulio Natta e il mondo scientifico, accademico e industriale

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