Mi sono imbattuta quasi per caso, e quasi per scherzo, nei libri pubblicati da Flavio Oreglio. Devo ammettere che è stata un’esperienza alquanto strana: lasciando da parte ciò che è puramente “catartico”, i suoi scritti sono sostanzialmente classificabili in due trilogie:

1) “Siamo una massa di ignoranti”

– capitolo primo: parliamone

– capitolo secondo: non è stato facile cadere così in basso

– capitolo terzo: all’appello mancano anche i presenti

2) “Storia curiosa della scienza”

– le radici pagane dell’Europa

– la rivoluzione degli arabi

– dal tribunale dell’Inquisizione al tribunale della Ragione

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SIAMO UNA MASSA DI IGNORANTI

Ho trovato questi libri geniali, è incredibile come Oreglio riesca a prendere in giro il lettore senza che egli se ne accorga!

Questa la sua dedica all’inizio del primo libro: “Questo libro è dedicato a tutti coloro che non hanno paura di pensare”.

Dopo una prima parte che lui stesso definisce “uno zibaldone poetico e satirico […] dettato dall’impulso per me irresistibile di prendere per il culo un mondo storto e straripante di stupidità”, l’autore comincia ad essere davvero pungente:

“Oggi si accavallano termini tecnici, scientifici, parole straniere, neologismi, metafore… la gente sente ovunque suoni che non capisce… e si sa, quando la gente non capisce, o vota o compera. […] Sarà il fascino del mistero… Mi piacerebbe fare un sondaggio per sapere quante persone sanno cosa siano i “grissini iposodici”, il dentifricio che ha il fluoro disponibile “in forma ionica”, ma soprattutto mi piacerebbe sapere in quanti abbiano capito fino in fondo il valore del sapone che rispetta il “pH” della tua pelle. Ho udito gente dire di non essersi mai accorta di avere un pH sulla pelle, manifestando nel contempo ansia e preoccupazione per non sapere come fare per eliminarlo […]”

In fondo ha ragione: “possedere un cervello è un diritto naturale, usarlo è un dovere sociale”!

La seconda parte del libro è invece un excursus su tre grandi temi, trattasi di filosofia, scienza e religione, ma nella premessa inserisce una piccola riflessione sulla democrazia:

“in politica, ma soprattutto in democrazia, conta il “numero”. Non ha importanza quello che dico, l’importante è che al momento giusto mi votino. Devo convincere il demos [popolo] a seguirmi, costi quel che costi, con le buone o con le cattive, con la persuasione o con l’inganno. L’uomo della strada è il bene più prezioso di una democrazia, perchè è attraverso il possesso di questo bene che si può arrivare ad appropriarsi di tutti gli altri beni. Sia dato spazio quindi alla gente comune!!! La ritroviamo dovunque: nei quiz, nelle trasmissioni dove le coppie si scannano, negli studi dove i giovani vengono messi sotto esame mentre i genitori piangono per la gioia o per la delusione… Ma il massimo viene raggiunto nei reality show […]. I reality sono la comunicazione del nulla […]. Ormai il gioco è quello di sfruttare l’idiozia più che di combatterla. Una volta si diceva: il popolo è ignorante, quindi deve essere istruito. Oggi si tende a dire: il popolo è ignorante? Bene, approfittiamone!!! All’uomo della strada piace sentirsi importante? Facciamoglielo credere! Così si convince che la nostra è una società dove i sogni possono diventare realtà. Perché questa è la democrazia, signori! […] Il paese dei balocchi? No, il paese degli allocchi!!! […] Partecipazione!!! Ci vuole partecipazione!!! Partecipazione ai quiz, ai talk show, a Miss Italia, ai ‘reality’…”

Un altro paio di citazione interessanti, su cui riflettere:

“Siamo quelli del più o meno, e più o meno tutti i giorni lo prendiamo più o meno in quel posto”

“Purtroppo o per fortuna fare domande è il compito naturale della mente libera dell’uomo. Una mente che non fa domande dorme e quando si esprime la senti russare… il suo è un russare atipico, nel senso che, normalmente, quando qualcuno russa tiene svegli gli altri; ma nel caso della mente, più cervelli russano e più (altri) cervelli si addormentano. SVEGLIA!!! Non dobbiamo rinunciare all’uso della ragione, perché essa è la nostra bussola più fidata”.

Ecco che, dopo aver dato ampio spazio alle risate, arrivano anche gli argomenti seri, sempre trattati in modo scherzoso e disinvolto. Ho trovato particolarmente originali ed interessanti i capitoletti che riguardano l’insegnamento della matematica, la materia in assoluto più temuta dagli studenti: “spesso non la si affronta perché sussistono ingiustificati blocchi mentali che ci impediscono di vedere al di là del nostro naso, che è proprio dove sta la matematica. […] Nella mente di tutti è all’incirca insito questo pensiero: ‘la matematica ti fa due palle così e poi ti chiede di calcolarne il volume’. […] Non puoi saperla un po’: è l’unica materia che si evolve nel corso di qualsiasi ciclo di studi, dalle elementari alle medie, dalle superiori all’università. […] Il paradosso è che la matematica non puoi saperla ‘più o meno’. O la sai o non la sai. Dopo un po’ di lacune cominci a non capire più niente e così abbandoni la matematica al suo destino e torni a occuparti della vita di tutti i giorni. Salvo poi scoprire che la vita di tutti i giorni è piena di matematica. […] Hai sempre a che fare con la matematica. Non puoi sfuggirle, tanto vale impararla, anche perché MATEMATICA significa appunto ‘ciò che si impara’ e come si può non imparare ‘ciò che si impara’? […]

DIDASKEMATICA

[…] Spesso, però, non ci interessiamo di matematica perché abbiamo avuto la sfortuna di incappare in professori più occupati a crogiolarsi nel loro narcisismo accademico che a trasmettere la materia, una materia facile, intuitiva fino a livelli molto alti. La matematica è ‘ciò che si impara’, è vero, ma in realtà bisognerebbe cominciare a pensarla come ‘ciò che si insegna’. […] Sulla base di questo semplice ragionamento etimologico […] ho inventato un termine nuovo: DIDASKEMATICA. […] è un neologismo costruito per gioco, una parola che in greco non esiste (salvo futuri reperti archeologici) ma che sta appunto a significare nelle nostre intenzioni: ‘ciò che si insegna’. […] Una nuova rivoluzione copernicana! Si tratta di rovesciare il punto di vista. Il sistema diventa “alunnocentrico”. Troppo spesso i professori si sono nascosti, magari inconsciamente, ma a volte anche subdolamente, dietro il significato originario del termine ‘matematica’, scaricando così la responsabilità dell’apprendimento sullo studente che ‘non capisce’, ‘non ragiona’, ‘non è portato’… […] La didaskematica mette gli insegnanti davanti alle loro responsabilità […]. Rivela senza ombre e senza dubbi il compito fondamentale dell’insegnante: la trasmissione di conoscenza. Quel sacro flusso che va dalla mente del professore ai cervelli degli studenti. […] Far amare la matematica è un caso particolare di quel grande compito che spetta ai professori, cioè quello di far amare lo studio e la scuola agli allievi […]. Se riusciamo a cambiare il nome alla matematica avremo cambiato la scuola! Un insegnante di matematica, o meglio, di didaskematica, parte dalla mente degli alunni e ne estrae la matematica residente per portarla alle più alte vette espressive […].

Video YouTube: “MATEMATICA by FLAVIO OREGLIO

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Passiamo ora al capitolo secondo, ecco alcune brevi citazioni:

“si viene al mondo per cambiarlo […] compito del presente è mettere in moto il futuro. Di ognuno. Per tutti. ” (dalla prefazione di Mario Capanna).

“Pensare non è difficile, pensare bene è già più complicato, pensare bene sotto il fuoco incrociato di un martellamento mediatico è terribilmente ostico”.

“Una cosa è certa: per cambiare idea abbiamo bisogno di conoscenza, ma la conoscenza è proprio ciò che il ‘potere’ si guarda bene dal darci”.

“Mia nonna mi diceva sempre: “Non dare retta a tutto quello che ti dicono!”, oppure: “Bisogna sentire tutte e due le campane”… E quando cascavi in qualche trappola: “Sei proprio un DON CREDòN.” (“Don Credòn” è un’espressione che sta a significare – come è facile intuire anche per chi non è lombardo – “credulone”.). Tradotto in termini attuali, significa semplicemente fare attenzione alle fonti di informazione, ascoltare più voci, verificare personalmente l’attendibilità delle affermazioni”.

“I filtri si costruiscono con la conoscenza, lo studio, la ricerca, la critica, l’analisi, l’approfondimento, il confronto sereno e (permettetemi di usare questa parola) l’amore. La vera lotta culturale oggi, come sempre, è tra un potere che tenta di addormentare le coscienze (gioco vecchio come il mondo) e un debole contropotere che cerca di risvegliare le menti dal torpore”.

La scuola e la vita

“Sta di fatto che studi e non ne comprendi l’importanza, riempi la mente di cose fondamentali e di NOZIONI superflue senza possedere ancora gli strumenti necessari a distinguere le une dalle altre. Manca inoltre, da subito, una visione globale dello studio. Una scuola così allontana gli studenti invece di attirarli. Una scuola così è vissuta dagli studenti come un qualcosa da sopportare, non come un ambiente dove ti viene voglia di andare… Io sogno una scuola che faccia capire agli studenti l’importanza del conoscere per la vita quotidiana, una scuola coinvolgente, che parta dalla vita per insegnare a imparare a vivere e che faccia capire la portata dei problemi che si dovranno affrontare un domani: una scuola che dia le informazioni necessarie sul mondo, non che faccia finta di avere a cuore una falsa crescita intellettuale dei ragazzi, arrogandosi il diritti di “consigliare” un iter di studi invece di un altro” […] “Lo capisci che i giovani hanno in mente di fare i fighi imitando Brad Pitt e le ragazze sognano a occhi aperti una vita da Tatangelo? Lo capisci che tutti sperano di appartenere un giorno al dorato mondo dei vip? Lo capisci che la scuola ha come rivale culturale la televisione?” […] “Io ho sempre amato la scuola. Per questo mi incazzo, perchè vorrei vederla crescere e migliorare, ma ho la sensazione che ogni cambiamento venga effettuato solo per cercare di dimostrare che si sta facendo qualcosa. Non parlo di questioni sindacali, che pure sono importanti, parlo di programmi e di obiettivi; è su questi temi che ritengo di poter dire che la scuola è andata progressivamente degenerando”. […] “Se sei figlio di gente inserita, ti inserirai benissimo, altrimenti sono dolori; ma, al di là di questa quisquilia, comunque non di poco conto, l’esperienza più negativa è scoprire che ci sono molte cose importanti che non ti sono state dette, proprio nel momento in cui ti accorgi che parecchi argomenti che ti hanno costretto a studiare sono assolutamente inutili… però fanno parte della tua ‘cultura generale’ (ah ah!). Capisci così di essere stato preso per il culo per un quarto di secolo (un quarto di secolo! Un periodo più lungo del Risorgimento!)”.

L’età dell’opinione

“[…] Il fatto sconvolgente è che alla fine della discussione tutto torna come prima […] I dibattiti servono a farci credere che in democrazia ci sia libertà di espressione per tutti, che sia possibile avere voce in capitolo, che esita una pluralità di voci, che tutti noi si stia vivendo in una società polifonica. Certo il brusio di fondo è polifonico, l’azione però è quasi sempre monocromatica. Le opinioni a confronto sono utili per generare grandi polveroni. Infatti, o si discute di cose inutili […] oppure, se si parla di temi importanti, alla fine nel caos delle voci in sottofondo il conduttore chiosa pronunciando la frase standard: “Bene, abbiamo discusso, non so quanto siamo riusciti a chiarire il problema, credo che ognuno resterà della propria idea ma è stato un confronto interessante. Domande ficcanti mai […]. Viva la democrazia! Un’elevata percentuale di quello che viene detto è la classica “fuffa”, “aria fritta”, “parole al vento”… […]. Sia chiaro che – come recita la Costituzione – ‘la sovranità appartiene al popolo’, il quale è padrone di dire di sì a chi glielo sa far dire. La verità è che il popolo non è in grado di dare il potere a nessuno: è chi ha già di per sé il potere che fa in modo che il popolo glielo dia formalmente. Tutte le volte che è stata invertita questa tendenza abbiamo assistito a colpi di stato […]”.

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Infine, ecco qui alcuni spunti tratti dal capitolo terzo:

“Che cosa si può arguire circa l’attività cerebrale di un popolo che vive mediamente di pacchi, botole, quiz, amici, naufraghi, famosi, tronisti, miss, veline, letterine, abbronzature, soldi facili e soprattutto tanti gratta e vinci, bingo, corride, lotterie di Capodanno, ricette del giorno, ballerine/i, canzoni di merda, presenzialismo, opinionismo, calcio malato, droga, pornografia, trasgressione e provocazione? Che idea ti puoi fare di una comunità satolla, pingue e viziata che ha perso la memoria storica, che permette la rivalutazione del fascismo, che ha smarrito il senso della partecipazione, che si lascia comprare per becera e misera (nonché minima) convenienza personale, che vende il proprio voto e che non si adira più?”

“Qualcuno afferma ‘La gente le cose le sa, evidentemente se ha scelto così è perchè gli sta bene’. Male! Se è così, molto male! E probabilmente non è vero. La gente non può essere contenta di buttarsi nel baratro. E’ chiaro che c’è sotto qualcosa di malato, di molto malato… Altra domanda: ‘Ma allora, se le cose si sanno, perchè la situazione non cambia?’ La domanda è lecita, e la risposta che viene di conseguenza non è difficile: non è vero che le cose si sanno. Le cose si dicono, ma non si sanno. Perchè? Perchè non basta ‘dire’ e di conseguenza ‘sentire’ qualcosa, bisogna anche capire qual è la conseguenza di quel qualcosa, cosa implica quel qualcosa, dove ci porta quel qualcosa”.

“Resto comunque dell’idea che il ‘regime democratico’ […] rimanga la migliore forma di governo possibile. Tuttavia, se la democrazia non è accompagnata da una crescita intellettuale collettiva non solo non funziona, ma può trasformarsi in un gioco al massacro dove la diffusione della sottocultura, dell’ignoranza e dell’inganno diventa un’arma letale nelle mani del potere, un’arma subdola in grado di generare, nel tempo, un humus encefalico piatto (o, tuttalpiù, leggermente ondulato), idoneo a favorire l’affermarsi di un’oligarchia corrosiva di pirati senza scrupoli (che poi è quello che è avvenuto in Italia e nel mondo negli ultimi trentacinque-quarant’anni […]). L’Occidente coltiva al suo interno l’idiozia attraverso una scuola che non funziona, un’educazione civica inesistente e, soprattutto, tramite i potentissimi mezzi di informazione che diffondono costantemente la prassi del disimpegno”.

“In Italia tutti hanno perso la voglia di lottare, perché prima o poi incontrano sempre un amico al bar”.

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STORIA CURIOSA DELLA SCIENZA

Si tratta di tre libri che dovrebbero essere assolutamente proposti ed utilizzati come materiale scolastico, poiché contengono capisaldi nozionistici che tutti quanti dovremmo conoscere, che dovrebbero far parte della nostra imprescindibile cultura di base. Quest’opera divulgativa di Flavio Oreglio è davvero eccezionale!!!

“Io ritengo che sterili elenchi di dati non abbiano nulla d’interessante da dirci, e che comunque costituiscano un patrimonio d’informazioni già archiviato benissimo su qualsiasi dizionario enciclopedico. Ciò che ritengo interessante, invece, è cogliere i tratti generali ed essenziali della storia della scienza (…). Essa non è solo l’ineluttabile susseguirsi delle vite degli scienziati sovrapposta a una cronologia più o meno dettagliata di scoperte e invenzioni, ma è l’estrinsecarsi di una forma mentis, la codificazione sempre più puntuale e precisa di un pensiero razionale che ha preso coscienza di sé con l’andare del tempo”.

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www.flaviooreglio.it

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