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Turismo – Francesco Mazzai e Paolo Lampreda, 30 e 32 anni: con «Play theCity», caccia al tesoro e tour guidato (ma con mistero ) per visitare una città in modalità «social»

30 gennaio 2013 – Alessandra Dal Monte

«L’importante è che le persone si sentano protagoniste. Devono poter visitare una città in modo interattivo, condividendo l’esperienza con il gruppo, emozionandosi e divertendosi». L’entusiasmo del 30enne vicentino Francesco Mazzai per la sua creatura, Play the City , è davvero palpabile. Il sito di visite turistiche innovative – cacce al tesoro e tour guidati con mistero – che Francesco ha fondato con l’amico Paolo Lampreda, 32 anni, ha ottenuto un successo inaspettato: finora i cinque eventi messi in scena tra Vicenza e Verona hanno fatto il pienone. E le prenotazioni sono già in corso per la tappa veneziana, il prossimo 16 febbraio.

Francesco, come avete coinvolto così tante persone?

In realtà è stato tutto un caso: quando abbiamo lanciato il sito, un anno fa, abbiamo iniziato a promuoverci via Facebook . E già così il primo evento ha avuto una grande partecipazione. Poi si è sparsa la voce, e agli eventi successivi abbiamo dovuto lasciar fuori molte persone.

Come funzionano i vostri tour?
Ne organizziamo di due tipi: «the Hunt», la caccia al tesoro, in cui un massimo di cento persone divise in piccole squadre girano una città per risolvere gli enigmi da noi architettati. Poi c’è «the Tour», la vera novità: si tratta di una visita gestita da una guida turistica, per un massimo di 30 persone, in cui la storia dei monumenti e della città viene raccontata attraverso la cornice di un mistero. I partecipanti, sempre divisi in squadre, devono trovare la soluzione al quesito posto all’inizio. Tutti i nostri pacchetti includono dei premi per le prime tre squadre e un aperitivo finale, a prezzi di circa 20-30 euro.

Come vi è venuta l’idea per Play the City?
Io sono una guida turistica e ho sempre desiderato creare qualcosa di mio in questo settore. L’idea mi è venuta quando lavoravo a H-Farm, il campus per startup di Venezia. All’epoca ho aiutato un team a scrivere un libro digitale e un’app per svolgere le cacce al tesoro da casa. Ma io volevo creare qualcosa di vero, tangibile. E allora ho coinvolto l’amico Paolo Lampreda, informatico di professione e master di giochi di ruolo per passione. Questa sua competenza è fondamentale per architettare bene le storie da raccontare ai clienti: l’obiettivo è massimizzare il coinvolgimento, farli divertire in città ma anche farli sentire attori in prima persona, come suggerisce il verbo inglese «play» (giocare e recitare).

Come vi finanziate?
Entrambi facciamo altri lavori e all’inizio per lanciare il sito abbiamo messo un piccolo capitale nostro, aprendo due partite Iva. Ma abbiamo subito avuto fortuna, suscitando l’interesse della Fondazione Arena di Verona che ha comprato immediatamente alcuni nostri itinerari. Con questo contratto abbiamo avuto la linfa per andare avanti, poi con le quote di partecipazione ci ripaghiamo delle spese organizzative. Ma arrivati a questo punto vogliamo concorrere ai bandi di finanziamento per startup, perché vorremmo aprire una società vera e propria e assumere dei collaboratori.

Quali sono i prossimi appuntamenti?
Cominciamo a girare l’Italia. Dopo la tappa di Venezia ci saranno Milano, Padova, Bologna e Firenze. Quest’estate Londra. E poi stiamo ricevendo proposte da un sacco di enti: una scuola di Verona ci ha chiesto di organizzare un itinerario ad hoc sui Romani. Il festival biblico di Vicenza ci ha chiesto di lavorare con loro. E ci stanno contattando anche un po’ di aziende per itinerari di team building. Insomma, le cose stanno andando molto bene. Siamo felicissimi e speriamo di continuare così.

www.playthecity.it

Play the City nasce per rivoluzionare il nostro modo di vedere il mondo; nasce per suggerire che i centri storici delle nostre città non sono solo grigi, ma anche rosa, verdi, rossi e tutti i colori che vogliamo dargli. Nell’era dell’esperienza, Play the City è il modo in cui noi proponiamo una diversa forma di protagonismo, rivolta a tutti, rispondendo così alla sempre più pressante esigenza non essere passivi davanti alle cose.

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