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Legge di Stabilità, approvata al Senato. Confermato stanziamento 150mila assunzioni, qualche modifica

di Paolo Damanti – 20 dicembre 2014

Più maestri per tutti, ma serve?

I test Invalsi mostrano che la legge Gelmini ha avuto effetti negativi sugli apprendimenti dei bambini della primaria. Ma l’assunzione di nuovi docenti senza alcun controllo sulla loro qualità, come prevede la “buona scuola” del Governo Renzi, riuscirà a migliorare il sistema scolastico italiano?

ASSUNZIONI NELLA “BUONA SCUOLA”

Nel documento “La buona scuola” proposto dal Governo Renzi è chiara l’intenzione di assumere quasi 150mila docenti entro settembre 2015, attingendo dalle liste dei precari e vincitori e idonei dell’ultimo concorso. A questi si dovrebbero aggiungere, tramite concorso, altri 40mila insegnanti abilitati che dovrebbero sostituire nel triennio 2016-19 quelli che andranno in pensione.
Nel “patto educativo” presentato via video-messaggio, il presidente Renzi si dà un anno di tempo per rivoluzionare la scuola italiana, senza tuttavia discutere gli effetti che ne dovrebbero derivare. Serve veramente ai nostri studenti assumere più insegnanti? Li aiuterebbe a migliorare il rendimento scolastico? Permetterebbe loro di raggiungere i coetanei europei colmando il gap in conoscenze che i risultati dei test internazionali hanno reso palese?
Nell’affrontare la questione, ci concentriamo sulla scuola primaria, per due principali motivi. Primo, è ampiamente documentato che i risultati conseguiti durante l’istruzione obbligatoria hanno effetti di lungo periodo sulle scelte di istruzione superiore e universitaria, sulla formazione e sui salari, tutti obiettivi strategici inseriti dal Consiglio europeo nel programma EU 2020. Gli investimenti in istruzione nei primi anni di vita dei bambini sono quindi più efficienti perché hanno risultati duraturi.
Secondo, la scuola primaria è stata riordinata nel 2009 dalla riforma del “maestro unico” (legge Gelmini). Tra i vari interventi, la nuova normativa ha previsto una riduzione importante del numero di insegnanti agendo sull’orario scolastico e abolendo la compresenza in classe. L’obiettivo primo dell’intervento era chiaramente il contenimento della spesa pubblica, come indicato dalla legge 133/2008. Ora, ad appena cinque anni dalla riforma Gelmini, ci troviamo di fronte a un’inversione di rotta, con la promessa di assumere una numero consistente di docenti.

EFFETTI DELLA RIFORMA GELMINI SULLA PRIMARIA

I cambiamenti introdotti dalla riforma Gelmini hanno riguardato i) la riduzione dell’organico di fatto attribuito alle scuole (17 per cento da realizzarsi in tre anni) usando come riferimento l’organico a disposizione delle scuole all’inizio dell’anno scolastico 2007/2008; ii) l’eliminazione della compresenza a partire dall’as 2009/10 in tutte le classi; iii) l’introduzione di un nuovo profilo orario, quello delle 24 ore settimanali, che implica un solo insegnante in aula; e iv) l’aumento del numero massimo di bambini in ogni classe, da 25 a 27.
[…] Confrontando i test Invalsi delle classi seconde e quinte tra l’as 2008/09 (quando la riforma ancora non era stata introdotta) e l’as 2009/10 (dopo l’introduzione della riforma, ma con le classi seconde e quinte toccate solo dall’eliminazione della compresenza), la ricerca promossa dalla Fondazione per la Scuola mostra che la mancata compresenza ha un effetto negativo sugli apprendimenti, penalizzando maggiormente gli studenti più giovani (cioè quelli delle classi seconde). Maggiori dettagli sull’entità degli effetti saranno disponibili nella pubblicazione on line. Il confronto dei test Invalsi delle classi seconde e quinte tra l’as 2008/09 e l’as 2010/11 coglie invece gli effetti di tutti i cambiamenti imposti dalla legge Gelmini: riduzione dell’organico, innalzamento della dimensione della classe ed eliminazione della compresenza. I risultati mostrano che la riforma nel suo complesso ha avuto effetti negativi sugli apprendimenti, pari circa al doppio di quelli dovuti all’eliminazione della compresenza, pur con modalità molto eterogenee tra diverse aree del paese. Nelle scuole del Nord e Centro-Italia, l’abolizione della compresenza contribuisce molto meno agli effetti negativi sugli apprendimenti, mentre, al contrario, nelle scuole del Mezzogiorno ha marcatamente sfavorito i bambini nelle seconde classi.

UNA CONTRO-RIFORMA IN CONTRO-TENDENZA?

La proposta della “buona scuola” sembra quindi andare nella direzione giusta. Quantomeno nella scuola primaria, abbasserebbe il numero di studenti per insegnante. Sembra essere la direzione giusta, appunto, ma non ci sono dati per capire se l’assunzione di nuovi insegnanti sia il modo più efficace di investire denaro pubblico per migliorare il sistema scolastico.
Le nuove assunzioni in larga misura verrebbero attuate letteralmente “svuotando” le graduatorie a esaurimento (Gae), un listone di docenti abilitati chiuso all’inserimento di nuovi nominativi dal 2008. Le graduatorie in lista, strutturate per provincia, sono aggiornate ogni tre anni usando supplenze, formazione e titoli. La promessa di assunzioni in blocco dalle Gae non discrimina in base alla qualità degli insegnanti che ne fanno parte e non considera che la permanenza in lista per un lungo periodo di tempo potrebbe riflettere mancanza di qualità. L’assunzione dei 150mila insegnanti sembra quindi l’ennesima sanatoria amministrativa di massa non guidata da criteri di merito.
Tutto questo mentre la letteratura internazionale è ormai ricca di esempi che mostrano come sensibili miglioramenti degli apprendimenti scolatici siano perseguibili valorizzando qualità, e non quantità, degli insegnanti. Ad esempio, non c’è parere unanime sul fatto che ridurre il numero di studenti per insegnante abbia effetti positivi sugli apprendimenti. E se anche l’assunzione di nuovi docenti fosse usata come leva per ridurre la dimensione delle classi, non c’è prova che per la scuola primaria italiana questo sia un aspetto importante su cui intervenire. Pertanto, i costi e i benefici di un intervento su larga scala come quello proposto dal Governo dipendono quasi interamente dalla qualità dei nuovi assunti.

Alcuni passi del documento “La buona scuola” sembrano in palese contro-tendenza rispetto a quelli che la letteratura indica come esempi di buone pratiche. Riformatori e contro-riformatori nel nostro paese spesso condividono la mancata pianificazione di un rigoroso disegno per valutare gli effetti dell’intervento pubblico e, purtroppo, il documento sulla scuola non è un’eccezione alla regola. Una rivoluzione della scuola, più volte menzionata dal presidente del Consiglio, è certamente auspicabile. Ma serve prima capire, e misurare, quali sono le dimensioni cui dare priorità.
Dopo tante immissioni in ruolo di insegnanti sulla base di procedure automatiche che ignorano le effettive capacità professionali degli assunti e che non hanno certo contribuito a innalzare le prestazioni del nostro sistema scolastico, parrebbe giunto il momento di trovare nuovi e più affidabili criteri di selezione dei futuri docenti.
Naturalmente, le capacità professionali degli insegnanti dipendono anche dal modo in cui sono formati. Sfortunatamente, questo è un altro punto sul quale il documento del Governo dice poco.

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Aggiornamento del 24 dicembre 2014:

http://oecdeducationtoday.blogspot.fr/2014/12/the-efficiency-of-italian-schools-in.html

The efficiency of Italian schools in an international perspective

FRIDAY, DECEMBER 19, 2014

by Tommaso Agasisti, Politecnico di Milano School of Management, and TJ Alexander Fellow at OECD

Performance in PISA and (Data Envelope Analysis) efficiency scores

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Aggiornamento del 3 marzo 2015:

http://it.blastingnews.com/lavoro/2015/03/riforma-scuola-dimezzata-dietrofront-di-renzi-saltano-le-assunzioni-ecco-le-novita-00290535.html

Riforma scuola dimezzata, dietrofront di Renzi: saltano le assunzioni, ecco le novità

Brutte notizie in arrivo da Palazzo Chigi, il 3 marzo nessun decreto Buona Scuola ma solo un ddl

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Aggiornamento del 15 giugno 2015:

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/06/04/perche-la-buona-scuola-e-unazienda/

Perché la (buona) scuola è un’azienda

scritto da Massimiliano Trovato il 04 Giugno 2015
[…] la scuola è un’azienda perché anche la sua missione richiede la combinazione ottimale dei fattori produttivi attraverso l’impiego di tecniche manageriali efficaci. Quello dell’insegnante sarà pure un mestiere ad alto tasso di vocazione, ma nemmeno il più ispirato dei docenti può fare molta strada senza attrezzature adeguate e i giusti incentivi professionali. […] è una coincidenza fortunata, allora, che un articolo contenuto nell’ultimo numero dell’Economic Journal le fornisca il necessario supporto empirico. Gli autori hanno passato in rassegna le pratiche aziendali di oltre 1800 scuole in otto diversi paesi e hanno rilevato una forte correlazione tra la qualità nella gestione e la bontà dei risultati accademici. […] In particolare, lo studio evidenzia il successo di quegli istituti – escolas de referência in Brasile, Ersatzschulen in Germania, friskolor in Svezia, charter schools o free schools nel mondo anglosassone… – che si possono racchiudere entro la categoria di “scuole pubbliche autonome“: enti caratterizzati dalla presenza di finanziamenti pubblici, sia pure non totalitari; e da un significativo livello di libertà in materia di determinazione dei programmi, selezione dei docenti e ammissione degli studenti.
L’Italia è il solo dei paesi analizzati – gli altri sono Brasile, Canada, Germania, India, Regno Unito, Stati Uniti e Svezia – in cui le scuole pubbliche autonome sono del tutto assenti. […]  il grafico che segue riassume i punteggi medi dei diversi paesi, riportati su una scala da 1 a 5. Il punteggio medio dell’Italia è inferiore alla media dei paesi considerati e più vicino al risultato di India e Brasile che a quello dei paesi anglosassoni o di Svezia e Germania.
[…] Ma qual è il meccanismo attraverso il quale l’autonomia gestionale si riverbera sulla qualità dell’istruzione? Due sono i fattori evidenziati dallo studio: da un lato, l’accountability dei dirigenti scolastici: all’autonomia, in altre parole, deve fare da contrappeso la responsabilità per i risultati conseguiti (o non conseguiti); dall’altro, la loro capacità di leadership, che si estrinseca nella definizione di una strategia coerente di lungo termine. […]

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Aggiornamento del 3 luglio 2015:

http://www.repubblica.it/scuola/2015/06/16/news/scuola_renzi_quest_anno_saltano_le_assunzioni_-117004519/?ref=HREA-1

Renzi: “Troppi emendamenti bloccano le assunzioni dei 100mila precari della scuola”

di SALVO INTRAVAIA

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Aggiornamento dell’11 gennaio 2016:

http://www.orizzontescuola.it/node/60432

ANIEF. Il 2016 inizia nella confusione totale: la Buona Scuola rimane un’opera incompiuta

di redazione – 2 gennaio 2016

Edilizia scolastica. Unione degli Studenti: dopo grandi annunci e spot fallisce piano Governo

di redazione – 4 gennaio 2016
Uno dei “cavalli di battaglia” del governo Renzi, ovvero il piano sull’edilizia scolastica, doveva prevedere ingenti investimenti per rimettere a norma le scuole sia dal punto di vista strutturale, “Scuole sicure”, sia sul piano dell’innovazione “Scuole belle”. “Come Uds [Unione degli Studenti – ndItaliaCheRaglia] da anni denunciamo, tramite questionari, la condizione delle nostre scuole, metà delle quali costruite prima della normativa antisismica e che, di anno in anno, sono sempre più esposte a crolli, allagamenti e incidenti di vario genere. È per questo che consideriamo non sufficiente la risoluzione del Governo Renzi, vogliamo un piano di rimessa a norma delle scuole con investimenti che seguano le priorità dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, eliminando le barriere architettoniche e tutto quanto possa costituire pericolo per chi vive le scuole. Non abbiamo bisogno di spot mediatici e propaganda, con le nostre vite non si scherza.”, concludono gli studenti dell’UdS.

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