A proposito di un altro argomento che ci sta moltissimo a cuore, ovverossia la responsabilità del giornalismo scientifico (ma esiste un vero “giornalismo scientifico” in Italia?!? *) nell’informare il pubblico e divulgare correttamente la scienza (cosa che non dev’essere necessariamente noiosa e barbosa, no?!?), vi proponiamo di guardare questa esilarante conferenza di Paolo Attivissimo, presentata nell’edizione 2014 (XII) di Bergamoscienza:

CADUTI NELLA RETE: BUFALE E DISINFORMAZIONE SCIENTIFICA

* Bisogna, in effetti, fare una distinzione: dei bravi giornalisti scientifici li abbiamo, solo che i loro canali di diffusione sono molto di nicchia (come ad esempio “Le Scienze“, “Scienza in rete” e “Vera scienza“). Il problema, invece, riguarda i giornalisti dei canali più popolari, tipicamente televisivi, che di tematiche scientifiche non se intendono assolutamente, i quali tuttavia si permettono di diffondere informazioni non corrette e fuorvianti, con la conseguenza di incorrere in casi come quelli citati nell’articolo “Media e disinformazione: come viene trattata la scienza in tivù?“. A nostro avviso, la professione del giornalista scientifico dovrebbe essere riconosciuta meritocraticamente sulla base delle competente specifiche personali, mentre a tutti gli altri giornalisti non dovrebbe essere permesso di occuparsi di tali tematiche, proprio per l’elevato rischio di generare nella popolazione pura e pericolosa disinformazione.

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Libro “Comunicare la scienza” di Armando De Vincentiis

Comunicare la scienza è tutt’altro che facile quando ci si trova nell’ambito di esperienze considerate insolite, apparentemente paranormali, oppure nel caso delle cosiddette pseudoscienze. Questo libro, oltre a evidenziare quali possono essere gli autoinganni che mantengono vive credenze prive di fondamento, e che inducono a rifiutare le affermazioni della scienza, propone idee e strumenti per chi si trova a comunicare la scienza. Particolare attenzione è posta allo sviluppo di un linguaggio scientifico orientato ad accompagnare l’utente verso la soluzione realistica dei suoi problemi, in contrasto con le illusioni propagandate dai cultori dell’occulto e dell’alternativo.

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/12/02/libri-comunicare-la-scienza/

LIBRI – Comunicare la scienza

Armando De Vincentiis e il suo libro per orientarsi nei labirinti dell’insolito e della pseudoscienza

Se comunicare la scienza non è facile, l’impresa diventa particolarmente ardua quando si tratta della scienza dell’insolito. In questa categoria rientra quello che da molti è definito come paranormale, ma ne fanno parte anche le pseudoscienze e i relativi complottismi di cui si nutrono.

Si tratta di veri e propri campi minati per il comunicatore, poiché quando siamo intimamente convinti di qualcosa, nella nostra mente sono attivate, a nostra insaputa, delle efficienti contromisure che proteggono il nostro credo dalle informazioni che potrebbero comprometterlo. Questo meccanismo vale per ognuno di noi, indipendentemente da quanto ci crediamo intelligenti, colti o razionali e, come dimostra anche la cronaca recente, ha enormi conseguenze sia a livello personale che sociale.

In Comunicare la scienza (Cicap, 2014) Armando De Vincentiis, psicologo e psicoterapeuta consulente del Cicap, spiega quali sono le principali debolezze della nostra mente e come il paranormale riesce a sfruttarle, gettando poi le basi per costruire una migliore comunicazione scientifica.

Non si tratta “solo” di raccontare i fatti per quelli che sono e di farlo in maniera chiara, ma anche di aggirare quelle barriere che ci fanno rifiutare istantaneamente anche la più logica delle argomentazioni. De Vincentiis fa proprie alcune strategie nate nel marketing e propone in particolare la figura di divulgatore come problem solver. Se per esempio ci si rivolge a una persona che ha deciso di affidarsi a una certa medicina “alternativa”, ha poco senso limitarsi a spiegare che si tratta di ciarlataneria: tale informazione, benché formalmente corretta, non offre infatti appigli per risolvere il problema di partenza, cioè prendersi cura della propria salute. Bisogna invece sforzarsi di spiegare anche che la scienza offre delle soluzioni tangibili che, anche se lontane dalla proverbiale (e irreale) infallibilità dei guaritori di ogni specie, sono comunque preferibili al più consolatorio degli autoinganni.

Anche il linguaggio ha un ruolo fondamentale. De Vincentiis pone più volte l’accento sull’utilizzo della metafora. Se è vero che la metafora nella scienza può essere un’arma a doppio taglio, è anche vero che la sua potenza è devastante: affrontando l’argomento indirettamente, ha meno possibilità di essere ribaltata in chiave complottistica, e si installerà più o meno profondamente nella mente delle persone che vi sono esposte, costringendole a prenderla in considerazione.

Insomma oggi, per essere buoni comunicatori scientifici (in qualunque campo) la psicologia non può più essere solo un utile accessorio, ma deve entrare nella dotazione standard di chi pratica il mestiere, che più di altri dovrebbe accettare di mettere in discussione continuamente le proprie tecniche. La posta in gioco, come spiega il direttore di Le Scienze Marco Cattaneo nella postfazione, è molto alta.

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Libro “Comunicare la scienza” di Silvia Bencivelli e Francesco P. De Ceglia 

Qual è la situazione della comunicazione scientifica in Italia? Da un lato, vi è un pubblico che esprime una forte domanda di informazione, che ha poi spesso difficoltà a gestire. Dall’altro, vi sono scienziati e istituzioni che non sempre si dimostrano in grado di comunicare con la società. Nel mezzo, un mercato in continua evoluzione in cui i giovani professionisti sono chiamati a cimentarsi con temi e media diversi. Il testo ripercorre le esperienze passate ed espone i trucchi del mestiere di chi fa comunicazione della scienza.

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