Purtroppo gli argomenti di natura scientifica vengono ancora trattati molto male dai media italiani. Qui di seguito vi proponiamo due esempi recentissimi che testimoniano con quanto poco rispetto e poca serietà vengano trattati certi argomenti, cosa che ha come grave conseguenza la diffusione di ignoranza e disinformazione:

http://medicinaesteticaonline.net/2014/11/24/samantha-cristoforetti-e-il-vero-simbolo-del-degrado-italiano/

Samantha Cristoforetti e il vero simbolo del degrado italiano

Una partita di calcio. Un derby, quindi sicuramente una gara particolarmente importante per i giocatori in campo e per i tifosi sfegatati, che sentono la stracittadina come qualcosa di fondamentale nelle loro vite. Ma sempre una partita di calcio. Come ce ne sono tante e come ce ne saranno tante in futuro. Ma cominciamo dal principio.

Erano quasi le dieci e Samantha stava per partire

Ieri sera torno a casa dal lavoro di fretta, erano le dieci meno dieci e alle 22 e 01 la nostra astronauta Samantha Cristoforetti (ne avevo parlato in questo articolo) doveva lasciare la Terra – prima donna italiana – per elevarsi a 400 km dal suolo, scrivere la storia e portare le italiane e l’Italia tra le stelle, sulla Stazione Spaziale Internazionale.

La 37enne della provincia di Trento parla italiano, tedesco, inglese, francese e russo; laureata a Monaco in ingegneria meccanica, pilota espertissimo, specializzata in Texas, selezionata tra quasi 9000 candidati preparatissimi (super-genio tra i geni) ma rimanendo sempre umile: insomma l’esempio di quanto di buono può fare una persona col proprio corredo di neuroni quando ha volontà, dedizione e coraggio. Un esempio da mostrare nelle scuole elementari. Neanche mi levo la giacca e corro in salone. Accendere il pc richiederebbe troppo tempo e lo streaming mi farebbe osservare in leggera differita un evento che invece volevo vivere in diretta. Accendo la televisione nella sicurezza di trovare le immagini della nostra astronauta, non certo a reti unificate, ma almeno sul primo canale e metto su Rai Uno: c’è un film. Metto su Rai Due: c’è una replica di NCIS. Cambio su Rai Tre: c’è Report. Ma dove diavolo mandano la diretta? La mente mi ricorda che siamo nella nazione dell’ignobile servizio televisivo del TG4 dove “la sonda Philae vìola la nostra pura immagine natalizia di una cometa, trapanandola senza pietà”. Ma possibile che davvero nessuno ne parli in tv? Con un po’ di timore mi sposto su RaiNews24 dove effettivamente c’è una diretta dell’evento, anche se – sinceramente – i commentatori non mi sembrano molto all’altezza della situazione. Ma per fortuna parlano le immagini dalla cabina e l’emozione è fortissima: Samantha saluta in telecamera, sorride e controlla la strumentazione di bordo con la stessa naturalezza con la quale io metto le frecce sulla mia Polo ed il mio sistema nervoso centrale si riempie di scariche di orgoglio. Penso a quanto ha dovuto affrontare per essere fisicamente ed intellettualmente in grado di sostenere un viaggio nello spazio. Penso che non siamo più da tempo un Paese di poeti o santi, ma abbiamo ancora grandi navigatori. Penso a quando in una intervista disse che nel suo paese natio (Malé) c’è poco inquinamento luminoso e la sera da bambina guardava un cielo limpido e pieno di stelle e che da li è nata la sua passione per gli astri. Sorrido pensando: “fosse nata a Las Vegas, che lavoro farebbe ora?!”. Quella bimba diceva di voler andare sulla luna, da grande, circondata dai sorrisi degli adulti.
Partenza.
Emozioni indescrivibili.
La netta certezza di vivere attimi che ricorderò anche tra trent’anni.

Passare dalla felicità al disgusto

Dopo qualche minuto il veicolo spaziale Sojuz TMA-15M raggiunge l’orbita. La nostra Samantha è nello spazio. Mi affaccio alla finestra, il cielo di Roma è senza nuvole e i sassolini nel cielo luminosi come se vivessi anche io a Malé. Mi immagino quella esile donna appassionata di speleologia, che galleggia sulla mia testa a 27 mila km/h e mi scappa una lacrima di gioia che neanche il giorno della mia laurea o il primo giorno da medico in sala operatoria ero così felice. Mi emoziono ora anche solo a ricordare il suo sorriso pochi secondi dopo aver raggiunto l’orbita. Passano pochi minuti e su RaiNews24 si mettono a parlare di altro (vedi foto illuminante qui a lato). Non mi aspettavo certo cinque ore di trasmissione, ma smettere di parlarne appena dieci minuti dopo aver raggiunto l’orbita mi sembrava un po’ poco. Mi ritrovo a pensare che Samantha è così oltre da far apparire la nostra classe dirigente, ancor più meschina e grottesca di quello che già è. Ho la complottistica paura che una tale mente sia volontariamente tenuta il più possibile nascosta al popolo.
Ho la radio vicino e mi sintonizzo subito su Radio Uno. Radiocronaca in diretta della partita di calcio Milan-Inter. E’ solo allora che – ancora con la lacrima di gioia che mi cola sul viso – realizzo che la prima radio d’Italia, quella per cui tutti noi paghiamo il canone, durante la partenza della prima donna italiana verso lo spazio, ha diffuso la radiocronaca di una partita di calcio. Un derby, quindi una partita sicuramente importante. Ma una partita di calcio come ce ne sono tante e ce ne saranno tante in futuro. Ma sarebbe stato lo stesso anche se fosse stata la finale della coppa del mondo. In quel momento, che siate d’accordo o no, Samantha stava facendo la storia, e non parlo solo della storia dell’astronomia italiana, parlo proprio della Storia italiana. E la prima radio nazionale parlava di calcio. Ma chiariamolo bene: il punto non è neanche il calcio, poteva anche parlare di qualsiasi altra cosa. Il punto è la poca considerazione che viene data in Italia ad un evento scientifico storico. Se pensate che questo sia un post contro il calcio o contro chi ha la più che legittima passione per il calcio, credetemi: sono stato frainteso. Il degrado cui faccio riferimento nel titolo, non è il calcio. Il degrado è quanto la cultura, che in altri lidi sarebbe valorizzata fino a diventare primo motore economico di una nazione, venga in Italia mortificata, anzi POLVERIZZATA. In seguito mi hanno detto che la radiocronaca della partita è stata interrottaqualche minuto per collegarsi col lancio. Qualche minuto su due ore di gara? Ah bene, allora questo cambia tutto! Qualcuno mi ha detto: “Ma non è una cosa così importante, le cose importanti sono altre“. Ad uno che vi dice una cosa del genere, se non ci arriva da solo, è impossibile spiegare alcunché, quindi issate bandiera bianca sin da subito e fatelo rimanere della propria opinione: risparmierete il vostro tempo per questioni più importanti.

Domanda ed offerta

E’ una vecchia legge e si coniuga così: il cittadino medio preferisce un derby o x factor ad un evento scientifico storico ed irripetibile (per qualcuno non così storico, per me si)? Ed ecco che la RAI, da educatore che era 50 anni fa, si trasforma in un venditore di tappeti dozzinali. Tutto questo immerso in un circolo vizioso che vede una platea sempre più anestetizzata ed ignorante, rincorsa da programmi sempre più scadenti che rendono la platea ancora più cafona, giorno dopo giorno, cronicamente ed inesorabilmente. Un vortice che ci porta sempre più giù, in una ignoranza che in Italia da decenni non conosce più confini né dignità, legittimata da una società che premia persone ricolme di nulla, in una corsa esponenziale al ribasso dove se dici che preferisci un documentario sui delfini all’isola dei famosi, ti guardano come un EXTRATERRESTRE. Ti fanno sentire come un perdente. Ma, come dissi ai miei amici qualche tempo fa: in un mondo dove vince la prevaricazione, il latrocinio e la mediocrità, essere perdenti è il più grande degli onori. Quindi siate orgogliosi di essere considerati degli sfigati in questo paese alla deriva.
Vi chiedete se il problema riguarda solo la televisione? NO! Stesso discorso per i giornali questa mattina, dove rende di più parlare di Hamilton che vince il mondiale di formula 1, che non delle conquiste di una brillante mente italiana che – partita da un paesino del nord – passerà i prossimi sei mesi su una stazione spaziale a fare ricerca scientifica. Quella stessa ricerca che permetterà, domani, di creare un nuovo laser per rimuovere un tumore maligno dal seno di vostra moglie lasciandole intatta la mammella o una stampante 3D che ci permetterà di costruirvi un ecografo da tenere in casa per prevenire l’infarto di vostro padre. E sento ancora persone dire che i soldi spesi nella ricerca sono soldi buttati. Quindi la prossima volta che venite in ospedale, la risonanza magnetica non ve la facciamo, che ne dite?
Ieri sera, demoralizzato e dopo essere stato mio malgrado informato del risultato di una partita di calcio, non ho poi neanche controllato se su Radio Due parlavano di Samantha. Con la lacrima ormai ghiacciata sulla guancia, ho acceso il pc. Per fortuna esiste internet e ho potuto continuare a vivere (sulle televisioni straniere) questo evento storico, evento che sarebbe dovuto andare in diretta su Rai Uno e su Radio Uno come accade il febbraio di ogni benedetto anno, quando c’è Sanremo e canta il solito Marco Mengoni. Lo ammetto: non sono un grandissimo appassionato di calcio (né di Sanremo, né tantomeno del buon Mengoni), ma qui la mia passione non c’entra nulla. C’entra invece uno stato dove ormai la cultura ed un evento storico della scienza, vengono superati da un cantante mediocre, dalla replica di un film e da una banale partita di calcio.

Mi spiace, ma ho perso la speranza.

Termino con il mio status di ieri sera che racchiude – in una frase – tutta la mia disperazione:

La prima donna italiana va nello spazio e su radiouno va in onda la radiocronaca di milan-inter: questo è il vero simbolo dell’ormai irrecuperabile degrado italiano… Vai Samantha!

Dott. Emilio Alessio Loiacono

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http://www.wired.it/scienza/spazio/2014/11/13/rosetta-tg4-medioevo/

Rosetta, perché il Tg4 è ancora al Medioevo

Basta un servizio di un minuto e mezzo per demolire il traguardo scientifico dell’Esa e l’approccio scientifico in generale

Devo confessare che quando mi hanno segnalato questo servizio, per qualche minuto ho pensato (sperato?) che si trattasse di uno scherzo. Invece è tutto vero. Ieri l’umanità, con la missione Rosetta, ha mandato per la prima volta nella sua storia una sonda a posarsi sulla superficie di una cometa – un oggetto grande  poche decine di chilometri che viaggia a molti chilometri al secondo a mezzo miliardo di chilometri da qui. Insomma: noi – tutti noi, il genere umano – tocchiamo un corpo celeste vecchio 4,5 miliardi di anni che potrebbe darci informazioni cruciali per comprendere meglio, tra le altre cose, la formazione del Sistema solare e forse l’origine della vita sulla Terra, e cosa fa il Tg4? Manda in onda un servizio che sembra arrivare dritto dritto da una cronaca del Medioevo (quello Alto, che nel Basso già la sapevano più lunga). Guardare per credere (se ce la fate: è roba per stomaci forti, a me dopo hanno dovuto rianimarmi mostrandomi una foto di Carl Sagan): si va dallo sdegno per la violazione di uno dei simboli della natività, all’ironia sul nome della cometa, al disappunto per il fatto che il trapano che ha bucato “quel sasso polveroso” è di fabbricazione italiana, all’apprezzamento per “il mistero” (?)  del bolide di Armageddon, fino all’indignazione per lospe rpero di soldi (con cifre a vanvera) per un’impresa che, a detta dell’autore del servizio, avrebbe eccitato solo gli scienziati. Ci si aspetta che da un momento all’altro si passi alla ricetta di un cataplasma e si raccontino i dettagli dell’ultimo rogo in piazza.

Insomma: una vera e propria apologia dell’ignoranza volontaria.  È del tutto inutile, in un caso come questo, ricordare come quello stesso slancio verso l’esplorazione che ha portato gli scienziati dell’Agenzia spaziale europea a raggiungere la cometa ha spinto, moltissimo tempo fa, i  nostri antenati a lasciare la propria caverna, a conoscere il mondo e a costruire lentamente le meraviglie che oggi rendono migliore la vita di tutti, anche quella dell’autore del servizio: il quale usa, per guadagnarsi da vivere, onde elettromagnetiche, computer, videocamere, e altre diavolerie nate proprio dalla nostra voglia di capire come è fatta la realtà e di provare a trasformarla.

Ma la curiosità, evidentemente, chi non ce l’ha non se la può dare. Così come la capacità di stupirsi di fronte alla bellezza dell’Universo e di emozionarsi di fronte a quello che la specie umana è capace di fare quando decide di allargare i propri orizzonti. È un peccato che non tutti possano apprezzare quanto sia bello vivere in un’epoca in cui possiamo far scendere una sonda su una cometa, anziché vivere nel terrore che la sua improvvisa e incomprensibile apparizione sia un presagio di sventura. Pazienza. Per tutti gli altri, per noi, ci sono gli occhi lucidi e gli abbracci degli scienziati dell’Esa, a ricordarci chi siamo.

Cometa 67P, Rosetta e Philae – TG4

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