www.imparadigitale.it

Il Centro Studi Impara Digitale è un’associazione nata nel marzo 2012 per promuovere lo sviluppo di una modalità didattica innovativa, che permetta alla scuola italiana ed europea di beneficiare significativamente del potenziale offerto dall’introduzione della tecnologia digitale.

Impara Digitale ha come obiettivo modellizzare un metodo di didattica per competenze per una scuola inserita nel cloud computing, attraverso l’utilizzo di tecnologie personali e mobili. L’associazione ricerca, sperimenta, condivide e insegna quanto imparato dalla reciproca collaborazione, sviluppando un solido network di riferimento a livello nazionale.

In pratica, Impara Digitale si propone di:

  1. Promuovere lo sviluppo e diffondere l’utilizzo di didattiche per la scuola digitale
  2. Analizzare l’efficacia di diverse tecnologie per la didattica
  3. Studiare e realizzare strumenti e piattaforme software di supporto alla scuola digitale
  4. Organizzare e gestire manifestazioni a carattere tecnico, seminari e corsi di formazione
  5. Preparare e diffondere materiale informativo relativo alle didattiche per la scuola digitale
  6. Favorire tutte le iniziative che possano contribuire alla promozione delle didattiche, costituendo un luogo privilegiato di scambio di esperienze e di informazioni

Rigorosa ricerca, formazione e la collaborazione congiunta di molteplici competenze specifiche in ambito pedagogico, tecnologico, informatico, editoriale e regolamentare sono essenziali per innovare il mondo della scuola attraverso le nuove tecnologie.

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BOOK IN PROGRESS:

www.bookinprogress.it

Book in Progress: libri di testo, di elevato spessore scientifico e comunicativo, scritti dagli 800 docenti della rete nazionale con capofila l’ITIS Majorana di Brindisi e stampati all’interno delle scuole.

Con tale iniziativa si migliora significativamente l’apprendimento degli allievi e, contemporaneamente, si fornisce una risposta concreta ai problemi economici delle famiglie e del caro libri.

Il piano editoriale del Book in Progress prevede la consegna dei libri di testo per le seguenti discipline: Italiano, Storia, Geografia, Scienze Integrate Chimica, Inglese, Scienze integrate Fisica, Diritto ed Economia, Matematica, Informatica, Tecnologia e Disegno, Scienze Naturali per le prime e seconde classi dei Licei, degli Istituti Tecnici e degli Istituti Professionali.

La struttura del Book in Progress, consente di variare, sulla base delle esigenze didattiche, formative e degli apprendimenti degli allievi, i contenuti da trasmettere.

Con tale iniziativa, si valorizza la funzione docente e si concretizza la personalizzazione degli interventi formativi.

Altro elemento positivo, che tale iniziativa porta con se, è quello di consentire alle famiglie un risparmio di spesa sulla dotazione libraria di circa € 300,00 rispetto ai tetti di spesa previsti dal Ministero.

A tale iniziativa, sempre nell’ottica della promozione del successo formativo, si affiancano videolezioni, ed assistenza on line a favore degli alunni. Ciò al fine di consentire un più pronto recupero degli apprendimenti.

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http://www.oxydiane.net/politiche-scolastiche-politiques/evolution-des-systemes-d/article/le-lavagne-interattive

L’innovazione nella scuola: un esempio di strategia della conservazione con le LIM (lavagne interattive multimediali) che prendono il posto delle lavagne con i gessetti. La novità all’ordine del giorno: l’interazione.

La rivoluzione delle LIM?

Libera ripresa di un articolo pubblicato l’8 gennaio 2010 nel supplemento “Digital Directions” del settimanale americano “Education Week”

Articolo originale di Kathleen Kennedy Manzo scaricabile per gli abbonati a “Education Week”.

L’impatto delle LIM è disuguale

[…] Non si possono aspettare miracoli dalle LIM per quel che riguarda gli apprendimenti, anche perché servirsene in modo corretto ed efficace non è del tutto facile. Non bastano di certo pochi giorni di formazione né un sostegno “on-line” per padroneggiarne le potenzialità. Esiste il rischio che tra pochi anni, dopo avere speso una valanga di soldi per comperare le LIM, queste siano relegate nei sottoscala o nei solai degli edifici che ora si chiamano scuole.

In molti casi, pur di averle, le LIM si installano anche male, come per esempio lo si è constatato in Piemonte. In questi casi le LIM ci sono, ma non funzionano o non funzionano come si deve. Molte ditte hanno approfittato dell’ingenuità delle scuole, della credulità dei dirigenti, per fare affari d’oro. D’altra parte molti dirigenti o notabili scolastici hanno voluto fare bella figura di fronte alle famiglie, agli insegnanti, promuovendo l’installazione delle LIM con l’argomento imparabile del miglioramento dell’insegnamento.

Chi può opporsi a ragionamenti del genere? Chi può ragionevolmente opporsi alle iniziative a favore del bene degli allievi e dei bambini a scuola?

Scarseggia la ricerca valutativa

Purtroppo ci sono poche indagini rigorose che permettono di valutare se le LIM producono benefici effetti sugli apprendimenti, se permettono per esempio di imparare meglio l’italiano in Italia, di fare meno errori in matematica, di leggere in modo più spedito, di capire quel che si legge, di svolgere calcoli di probabilità, di capire un grafico, di accedere alla conoscenza in modo più diretto, di sapere dove si possono trovare le informazioni di cui si ha bisogno per svolgere un compito o capire un problema, di ottenere maggiore attenzione in classe e di avere classi più disciplinate.

Una di queste ricerche è stata condotta negli Stati Uniti da Marzano e Haystead ed è stata pubblicata nel 2009. L’indagine, svolta su mandato di una ditta produttrice di un tipo di LIM, ha coinvolto 85 insegnanti che usavano le LIM e 170 classi. Gli insegnanti dovevano svolgere un pacchetto di lezioni con le LIM e senza le LIM in classi differenti [1].

Robert Marzano è uno degli specialisti americani delle LIM, molto seguito nei Forum su Internet dagli insegnanti USA. Attualmente è amministratore delegato del Marzano Research Laboratory che ha fondato a Denver (Colorado) [2]

L’indagine ha dimostrato che il profitto scolastico migliora quando si usano le LIM, ma solo quando le LIM sono usate bene. I guadagni nei test, in questi casi, sono statisticamente significativi. Ovviamente questa ricerca deve essere verificata e rifatta per comprovarne la validità.

Un’operazione pubblicitaria

Un fatto è però certo: con l’installazione delle LIM su vasta scala le autorità scolastiche fanno bella figura e gli insegnanti (almeno una parte di essi) ritengono di essere all’avanguardia per quel che riguarda l’evoluzione della didattica e l’adozione di nuove tecnologie nelle scuole.

Innovare senza cambiare

E’ però tutto il contrario quel che succede: le LIM potrebbero essere un ostacolo poderoso all’adozione delle TIC nelle scuole. Le LIM danno l’illusione di essere all’avanguardia, di evolvere nel senso del progresso didattico che facilita l’insegnamento e l’apprendimento, ma in realtà impediscono, bloccano l’evoluzione della scuola che le TIC o le ICT (a seconda se si utilizza l’acronimo inglese o italiano) potrebbero invece rendere possibile.

Le LIM sarebbero dunque un’occasione persa, uno strumento di conservazione di un modello di scuola obsoleto. Intanto si spendono soldi a palate per installarle nelle aule. C’è chi ci crede e chi fa lo gnorri. I soldi però ci sono per queste operazioni di grande portata che rassicurano una parte del corpo insegnante e che permettono ai notabili scolastici di fare bella figura, di fare credere d’essere alla punta del progresso, di essere favorevoli agli investimenti nelle nuove tecnologie e soprattutto di essere ben disposti nei confronti delle operazioni che danno l’impressione di consentire un miglioramento dei livelli d’istruzione, della vita nelle scuole, dei rapporti tra insegnanti, allievi e famiglie. Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. Beneficio comune, senza dispendio di energie. Si fa finta di cambiare senza cambiare e così si tira avanti, con i soliti risultati. Questa volta, i benefici sembrano possano essere anche considerevoli per le ditte che producono le LIM e per gli intermediari che le vendono alle scuole e per quelli che le installano. Tutti ci guadagnano insomma, tranne forse una parte degli allievi (la solita parte dei perdenti) e molti insegnanti.

I vestiti nuovi dell’imperatore

Le LIM sono strabilianti di primo acchito: danno proprio l’impressione che la classe, l’insegnamento, passa da un’epoca all’altra, fanno credere che si è valicato finalmente il Rubicone della post-modernità senza troppe difficoltà. Entusiasmano chi non ha paura delle TIC: ecco finalmente uno strumento classico ma moderno, aggiornato.

Il problema però è proprio questo: le LIM sono una tecnologia vecchia ma rivisitata, ha panni nuovi addosso che danno l’illusione che qualcosa sia finalmente cambiato. La giacca sembra nuova, ma è vecchia, come canta Paolo Conte (“La giacca nuova”).

L’interazione: un miraggio accecante

Molti insegnanti delle scuole medie americane intervistati dall’autrice dell’articolo Kathleen Manzo dichiarano di essere entusiasti: con le LIM le lezioni diventano molto più attraenti e…facili!

La tecnologia per attirare l’attenzione

Tutto qui? Le LIM sono un’espediente fantastico per suscitare e mantenere l’attenzione, affermano molti insegnanti americani intervistati da Manzo. Una insegnante di storia dell’arte è tra gli entusiasti delle potenzialità didattiche delle LIM. Logico. Non ci vuole molto. Anche a casa propria si riesce a fare il giro di una piazza e a vedere le facciate dei palazzi fiorentini con Google Map. Forse sono i pochi a farlo. A questo sparuto gruppetto possiamo aggregare qualche altro studente che impara a farlo a scuola grazie alle LIM, ma il resto?

Non occorre la lavagna luminosa per vedere i dettagli di un quadro di Monet anche dal fondo della classe. Quindi non si prendano lucciole per lanterne. Nessuno per ora è in grado di dire se gli studenti alla fin fine avranno capito meglio Monet o Michelangelo e ricorderanno meglio l’impianto del colonnato di Piazza San Pietro a Roma dopo una visita guidata con la LIM. Forse, in fondo non cambia gran che: con LIM o senza LIM la proporzione di studenti che si appassionano per l’urbanismo di Roma barocca non cambia. Quel che muta di certo è il lavoro degli insegnanti che potranno più facilmente svolgere le lezioni, captare l’attenzione degli studenti con le bizzarrerie tecnologiche che gli stessi studenti usano ampiamente tra loro quando sono fuori dalla scuola.

Non è tutto roseo nelle scuole e nelle aule

Il gadget è costoso anche perché per usarlo bene è indispensabile seguire una formazione in servizio prolungata. Senza formazione, gli insegnanti non riescono a sfruttare le potenzialità delle LIM. Queste restano un aggeggio ingombrante nelle classi. Il santo non vale la candela, si potrebbe dire. Senza formazione, molti insegnanti rifiutano di servirsi delle LIM. Orbene, la formazione e il sostegno costano, non sono preventivati nelle spese. Si installano le LIM al posto delle vecchie lavagne e vada come vada. Il fallimento è assicurato, come lo si constata in molti provveditorati e in molti distretti scolastici americani.

Le critiche

In un periodo di serie restrizioni monetarie ci si può chiedere se l’investimento per le LIM sia la migliore decisione da prendere.

  • I tradizionalisti, i bibliotecari, i documentalisti contestano l’abbandono delle lavagne tradizionali, dei libri, dei manuali e la transizione al virtuale, alle scuole WII. Questa resistenza e questa opposizione non sono sorprendenti. Tutti potevano pronosticarle. E’ nell’ordine della natura umana.
  • Più sorprendenti, in un certo senso, le critiche degli esperti di TIC, dei fan delle TIC, degli appassionati delle nuove tecnologie, degli specialisti dell’informatica. Una parte di queste categorie, difficilmente stimabile per il momento, perché le indagini su questi argomenti finora sono scarsissime (non ne conosciamo), sostiene che sarebbe meglio investire in un computer per ogni studente (1-to-1) piuttosto che nelle lavagne multimediali. I soldi spesi per le LIM servono agli insegnanti, mantengono in vita artificialmente un’organizzazione scolastica ottocentesca, impostata sulle aule composte per classi di età, sulle discipline insegnante da specialisti, su ricatti sempre svolti con il ricorso ai voti: ti boccio se non mi dimostri che hai imparato quanto ti ho insegnano e come te l’ho insegnato.

“Taluni colleghi usano le LIM come se fosse una lavagna tradizionale; altri invece come se fosse un proiettore” dichiara un insegnante americano nel blog Interactive Whiteboard Revolution.

Leggendo i post depositati dai docenti su questo blog se ne vedono delle belle. Per esempio Chris Betcher si lamenta degli spam che appaiono on-line sulla lavagna interattiva nel bel mezzo di una lezione [3]

Una rivoluzione in corso?

Le LIM rappresentano una rivoluzione nell’insegnamento? Molti insegnanti alle prese con le LIM lo sostengono. E’ uscito anche un libro in inglese che aiuta gli insegnanti a sbrogliarsi con le LIM e a fare la loro rivoluzione. Il titolo è significativo di per sé: The Interactive Whiteboard Revolution. Teaching with IWBs (Betcher & Lee, 2009).

Non c’ è nessuna rivoluzione in corso, sia detto subito, ma solo un ennesimo tentativo per salvare la scuola, per fare funzionare un impianto organizzativo che ambisce a inculcare determinate categorie di concetti, a suscitare interessi artificiosi per tematiche particolari (per esempio l’archeologia di Roma) e per governare a piacimento le generazioni che comporranno la popolazione degli stati di dopodomani.

In ogni modo non c’è nemmeno da eccitarsi: un cambiamento di questo genere prende tempo. Ci vorranno almeno cinquant’anni, due generazioni di insegnanti, per fare in modo che in tutte le scuole ci siano le LIM e siano utilizzate in modo pertinente. Nel frattempo forse non ci saranno più né aule, né docenti, né LIM. L’obsolescenza tecnologica è uno dei fattori più straordinari della nostra epoca.

Quindi più che a una rivoluzione potremmo pensare a una reazione per conservare qualcosa che ha un sapore ottocentesco. Le LIM sono un passaggio verso la morte dei sistemi scolastici tradizionali, verso la loro scomparsa, come è stato il caso con i dinosauri. Operazioni di questo genere prendono tempo. La rivoluzione-reazione delle LIM potrebbe essere una deviazione genetica nel corso dell’evoluzione della specie scolastica [4].

A questo punto si capiscono i risultati pubblicati da Marzano. Un quarto degli insegnanti ottiene migliori risultati senza le LIM. I ricercatori hanno cercato di capire le ragioni di questa constatazione e hanno filmato le lezioni degli insegnanti che usavano le LIM. In questo modo hanno scoperto tutta una serie di sbagli che presumibilmente concorrevano a spiegare il calo dei punteggi .

Non ci sono miracoli: chi sa insegnare ottiene buoni risultati con o senza LIM

L’indagine di Marzano ha dimostrato che gli insegnanti più bravi non sono quelli che usano le LIM ma quelli che sanno insegnare anche senza le LIM. Sono cioé gli insegnanti che sanno costruire una lezione, che sanno ascoltare gli studenti, che non parlano in continuazione, che lasciano parlare gli studenti, che partono da quello che gli studenti sanno, che usano un’ampia gamma di utensili: testi scritti, disegni, grafici, proiezioni di immagini. In altri termini quel che conta è il contenuto della lezione e non la tecnologia. Secondo Marzano, tecnicamente non è necessario usare la tecnologia delle LIM per ottenere risultati scolastici eccellenti, ma con le LIM è più facile arrivarci [5]

[1] Marzano, R. J., & Haystead, M. (2009). Final report on the evaluation of the Promethean technology. Englewood, CO: Marzano Research

[2] Pubblicazioni: The Art and Science of Teaching (ASCD, 2007); Making Standards Useful in the Classroom (ASCD, 2008).

[3] Agli appassionati di Twitter ma che comprendono l’inglese consigliamo una ricerca con IWB, acronimo per”Interactive Whiteboard Revolution”, ossia la rivoluzione delle LIM

[4] Su Twitter non c’è ancora un filone di contributi in italiano dedicato alle lavagne interattive multimediali

[5] “Technically, you don’t need to use the technology, but it’s just so hard to do all these things without it.

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Aggiornamento del 30 novembre 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-11-27/quando-tablet-cambia-modo-fare-scuola-e-diventa-fattore-inclusivita-aule-173218.shtml?uuid=ABgeyuIC

Quando il tablet cambia il modo di fare scuola. E diventa fattore di inclusività nelle aule

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