A quanto pare, nella classifica del numero di bebè nati da madri minorenni nell’EU28, l’Italia è messa piuttosto bene (23esima). Verrebbe da sperare che ciò sia merito del fatto che vengano impartite nelle scuole delle lezioni di educazione sessuale. Sappiamo per certo che così non è: questo risultato non è assolutamente conseguente al fatto che i nostri ragazzi conoscano i metodi contraccettivi e li utilizzino consapevolmente, ma bensì un esito della cultura religiosa della nostra società, che tende piuttosto a reprimere la sessualità e ad impedire un uso esteso della contraccezione. I nostri giovani non sono quindi più consapevoli, ma semplicemente più repressi. Questo è un bene o un male? Sta a noi deciderlo, anche se, se le cose stanno davvero così, potremmo aspettarci negli anni a venire un aumento del numero di bebè nati da ignare ragazzine. Poi, però, non ci dovremo lamentare…

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/10/21/come-evitare-le-gravidanze-under18/

Come evitare le gravidanze under18

Con più accesso alla contraccezione diminuiscono le “piccole mamme”. E in Italia?

Ricordate il film Juno? Raccontava di una ragazzina incinta e della sua decisione di dare in adozione il bambino. Una storia tipicamente americana e in effetti gli Stati Uniti sono uno dei paesi occidentali con il più alto tasso di gravidanze under 18, con le sue 600.000 adolescenti che, ogni anno, si trovano tra le mani un test positivo. La questione è talmente seria – per i numeri coinvolti e le conseguenze dell’evento, sia sulla salute e lo stato sociale di madri e bambini, sia sulle finanze governative – che se ne occupa addirittura un’iniziativa presidenziale, con l’ovvio obiettivo della prevenzione. Ora, i risultati di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine suggeriscono che per ridurre il fenomeno delle “piccole mamme” basterebbe abbattere le tre barriere che separano le ragazze dai cosiddetti LARC, i contraccettivi a lungo termine come spirale e impianto sottocutaneo di ormoni progestinici.

Mancanza di informazione sull’efficacia dei vari metodi di contraccezione, disponibilità limitata e costi elevati: sono questi gli ostacoli che impediscono a molte adolescenti americane di utilizzare i contraccettivi considerati più sicuri per evitare gravidanze indesiderate, perché dopo l’applicazione non ci si pensa più per un bel po’. Così, all’Università di St.Louis si è pensato di provare a rimuovere questi ostacoli, per vedere se cambiava qualcosa nella frequenza delle gravidanze under18. Allo studio, denominato CHOICE, hanno partecipato oltre 1400 ragazze tra i 14 e i 17 anni, seguite per almeno un paio d’anni. Le partecipanti hanno ricevuto informazioni specifiche su benefici e rischi dei vari metodi di contraccezione, ricevendo gratuitamente il contraccettivo desiderato. Il 72% ha scelto un LARC e il 28% un altro metodo.

I risultati parlano chiaro: nel periodo 2008-2013, c’è stata ogni anno una media di 34 gravidanze ogni 1000 ragazze partecipanti allo studio, contro le 158,5 ogni 1000 conteggiate nel resto del paese. Anche il tasso di abortività è stato molto più basso: 9,7 contro 41,5 per 1000. Dunque, se le ragazze sono adeguatamente informate e messe in condizione di utilizzare i contraccettivi più efficaci, il rischio di una gravidanza indesiderata si abbassa di molto. A conferma che certe politiche di sanità pubblica servono […].

E in Italia? Da noi le cose sembrano andare meglio. Secondo dati Istat, le nascite da madri minorenni nel nostro paese sono limitate e in calo: dalle 2865 del 2000 alle 2124 del 2012, ultimo anno disponibile. In effetti in questo senso siamo tra i paesi europei più virtuosi, come mostrano dati Eurostat appena elaborati dall’Office for National Statistics del Regno Unito.

Fonte: dati Eurostat data, elaborati dall'Office for National Statistics

E virtuosi lo saremmo anche per quanto riguarda il numero di aborti sotto i 18 anni. Secondo l’ultima relazione del Ministero della salute al Parlamento sull’attuazione della legge 194, riferita al 2012, il tasso di abortività delle ragazze italiane under18 è pari al 4,4 per 1000, che sale al 6,3 per 1000 per le under 20, uno dei più bassi d’Europa.

Fonte: Relazione del Ministro della salute sull'attuazione della legge 194/78 (dati definitivi 2012)

Tutto merito di un’adeguata contraccezione? Non proprio. «In realtà non disponiamo di dati precisi sulle scelte contraccettive fatte dalle adolescenti italiane» sottolinea il ginecologo Emilio Arisi, presidente della Società medica italiana della contraccezione. «Però le sensazioni raccolte dagli operatori “sul campo”, per esempio negli ospedali e nei consultori, insieme ai risultati di qualche indagine sporadica condotta su piccoli numeri ci dicono che le ragazze italiane sono poco informate e si affidano poco alla contraccezione». La buona performance dell’Italia dipenderebbe dunque da altri fattori: «Componenti sociali o antropologiche, per esempio» sostiene Giovanni Fattorini, presidente dell’Associazione ginecologi territoriali e autore del recente I consultori in Italia. «In generale c’è un rapporto più stretto tra adolescenti e famiglie, che pongono sul tema dell’attività sessuale un’attenzione e una considerazione diversa rispetto a quanto accade in altri paesi. Forse in modo inconsapevole, questo atteggiamento più attento viene interiorizzato dai ragazzi». Arisi chiama in causa anche la cultura cattolica tipica del nostro paese, che tende a reprimere la sessualità e a impedire un uso esteso della contraccezione.

Un quadro con luci e ombre, dunque, che suggerisce di non abbassare la guardia e di darsi da fare per migliorare le cose. Anche perché, come denuncia già da qualche anno la Società italiana di ginecologia e ostetricia, nel nostro paese si sta abbassando l’età del primo rapporto sessuale, e in alcuni regioni sembra esserci un piccolo, ma preoccupante aumento di “piccole mamme”. Che fare, allora? «Puntare molto sullo Spazio giovani, un servizio dedicato dai consultori proprio ai ragazzi. Si tratta di presidi territoriali che andrebbero potenziati» dichiara Fattorini. «E, ancora, promuovere campagne di consapevolezza e di educazione psico-affettiva e sessuale che devono basarsi sull’alleanza famiglia-scuola-sistema sanitario». Per le ragazze alle prese con le prime esperienze sessuali, invece, l’invito di Arisi è alla sicurezza, con il cosiddetto double dutch, o doppia protezione, la combinazione di metodi a lungo termine – più efficaci contro le gravidanze indesiderate perché non bisogna ricordarsi periodicamente di assumerli – e di metodi barriera come il preservativo, per evitare il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale (Aids compreso).

http://www.iss.it/rpma/prot/cont.php?id=202&lang=1&tipo=22

Cosa è lo Spazio Giovani

I consultori italiani sono da sempre attenti alle esigenze dei giovani. Molti hanno anche aperto lo “spazio giovani”, cioè un servizio di consulenza, visite e sostegno psicologico dedicato ai giovani dai 14 ai 20/24 anni. Ci si può andare, nelle ore e giorni indicati, senza appuntamento e senza pagare il ticket (in genere solo fino ai 19 anni). E’ garantita la privacy anche nei confronti dei genitori.

Lo spazio giovani è nato per:
• informare sui metodi contraccettivi scegliendo il più adatto alle esigenze di ognuno per avere rapporti sessuali protetti e sicuri ed evitare gravidanze indesiderate;
• dare informazioni specifiche sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse;
• trattare problemi e preoccupazioni relative alla sfera sessuale ed affettiva, dando risposte ai bisogni di approfondimento;
• dare consigli per gestire al meglio i cambiamenti fisici e psicologici dell’età adolescenziale;
• affrontare i problemi inerenti le relazioni con gli amici, il/la partner, i genitori.

Dove trovare gli Spazi Giovani

L’elenco dei consultori che hanno aperto uno spazio giovani lo trovi nel sito del [http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1942&area=saluteBambino&menu=vuotol

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Aggiornamento del 18 gennaio 2015:

Tanto sarebbe inutile tentare di porre le basi dell’educazione sessuale, visto l’oscurantismo nel quale ci stanno volontariamente costringendo:

https://oggiscienza.wordpress.com/2015/01/15/contraccezione-demergenza-come-stanno-le-cose/

Contraccezione d’emergenza: come stanno le cose

L’Europa apre alla vendita senza ricetta della “pillola dei 5 giorni dopo” e in Italia scoppia la polemica

La Commissione europea ha deciso: l’ulipristal acetato (UPA), la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”, si potrà acquistare direttamente in farmacia, senza bisogno della ricetta del medico. […] In questo modo dovrebbe diventare più facile ed efficace il ricorso alla contraccezione d’emergenza, scongiurando o almeno limitando il rischio di una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale non protetto. La richiesta è stata accolta e ora apriti cielo.

Nonostante la raccomandazione europea, spetta alle singole autorità nazionali – quindi in Italia all’AIFA, Agenzia italiana del farmaco – stabilire i criteri di prescrizione e di impiego per i medicinali in circolazione nel proprio paese. Così, mentre Francia, Gran Bretagna, Germania e altri si stanno preparando al cambiamento,  l’AIFA ci fa sapere che «valuterà in modo approfondito la questione, sottoponendola al vaglio della sua Commissione Tecnico-Scientifica, ed è ipotizzabile la richiesta al Ministro della Salute di un approfondimento in seno al Consiglio Superiore di Sanità». Insomma, prende tempo e intanto siamo già allo scontro.

Del resto, siamo pur sempre il Paese in cui non è ancora possibile acquistare liberamente in farmacia l’altra pillola per la contraccezione d’emergenza, il levonorgestrel (LNG), che è farmaco da banco in altri 23 stati europei. E il paese in cui, almeno finora, la prescrizione dell’UPA è stata condizionata alla presentazione al medico di un test di gravidanza negativo. Questo per evitare qualunque rischio per un’eventuale gravidanza già in corso da rapporti precedenti a quello per il quale si cerca un “piano B”, anche se i dati scientifici a disposizione smentiscono qualunque effetto abortivo del farmaco.

A contestare il nuovo provvedimento europeo sono associazioni, medici e farmacisti cattolici, secondo i quali EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo, non sarebbe un semplice contraccettivo, ma un abortivo. La sua “liberalizzazione”, dunque, porterebbe a un aumento del numero di aborti, oltre a mettere a rischio – sostengono – la salute delle più giovani. […]

Risponde a ruota un comunicato del sindacato Fp-Cgil Medici, per chiedere a Governo e al Ministro della salute di intervenire con chiarezza nel dibattito: «Sarebbe insopportabile se di fronte al via libera delle istituzioni europee il nostro Paese, invece di rispettare le regole, facesse vincere ancora una volta una visione oscurantista».

[…] Proprio per questo sarebbe preferibile una vendita senza ricetta: perché eliminando un passaggio – la ricerca di un medico (in consultorio, al pronto soccorso o privato) dal quale farsi prescrivere la contraccezione d’emergenza – accorcerebbe i tempi tra il rapporto a rischio e l’assunzione del farmaco. […]

Insomma, rischiamo di trovarci davanti per l’ennesima volta al divampare di una polemica ideologica, giocata sul filo del diritto alla salute riproduttiva. «In altre parole, il diritto delle donne ad avere una gravidanza solo quando la si vuole, sancito per altro da conferenze internazionali» commenta Mirella Parachini, ginecologa presso l’Ospedale San Filippo Neri di Roma e vicepresidente della Federazione Internazionale degli operatori di aborto e contraccezione. […]

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Aggiornamento del 28 dicembre 2015:

https://www.change.org/p/educazione-sessuale-nelle-scuole-ci-metto-la-faccia-e-l-esperienza-cipensarocco-cometogether-stegiannini

PETIZIONE: Educazione sessuale nelle scuole! Ci metto la faccia e l’esperienza #cipensarocco

Diretta a Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini (Ministro dell’Istruzione)

Rocco Siffredi – Italia

La pornografia dovrebbe essere intrattenimento, ma in mancanza di alternative è diventata uno strumento di apprendimento, soprattutto tra i giovani. Secondo voi è normale?

Il dialogo, l’ascolto, l’apertura mentale sui temi del sesso sono in Italia ancora lontani. Il sesso è in Italia ancora tabù, mentre in molti avrebbero bisogno di parlarne, aprirsi, essere ascoltati e ricevere risposte. Tanti giovani avrebbero voglia di soddisfare le proprie curiosità ma non sanno a chi rivolgersi.

L’educazione sessuale è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione tranne che in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania e Regno Unito. 

In Italia contiamo decenni di proposte sull’educazione sessuale e nessuna legge. Non esiste una legge, dunque, nonostante ci sia richiesta di formazione.

Sono un fiero porno attore e regista, protagonista di quasi 2000 film porno girati da attore e 450 da regista e fin da giovanissimo ho voluto dedicare la mia vita al sesso.

In occasione della giornata mondiale dell’orgasmo (22 dicembre), voglio lanciare questo appello, perché il sesso è una cosa bellissima. Ci metto la faccia e l’esperienza, offro la mia completa disponibilità a visitare le scuole italiane e a farmi promotore in prima persona di questa iniziativa.

Perché proprio io? Perché faccio il mio lavoro da 30 anni e ho acquisito abbastanza esperienza per assicurare che quello che faccio io non è educazione sessuale, bensì altro, pornografia appunto.

I ragazzi hanno il diritto di aprirsi, fare domande, avere risposte, ricevere una formazione su una delle cose più belle e importanti nella vita.

Cosa stiamo ancora aspettando? Educazione sessuale nelle scuole! #cipensarocco #Cometogether 

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Aggiornamento del 3 febbraio 2016:

Puntata di PresaDiretta del 31 GENNAIO 2016:

http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-ba005fa9-b53e-4e3a-9ccd-9c9579cfb63b.html

IL TABÙ DEL SESSO

[…] Un viaggio tra gli adolescenti italiani e il loro rapporto con la sessualità, il sexting, il bullismo, la cattiva informazione sul sesso, le discriminazioni di genere, per scoprire se esiste in Italia il Tabù del sesso. A PRESADIRETTA tante storie e testimonianze inedite dei parenti di ragazzi vittime del bullismo e del cyber bullismo, il parere degli esperti, degli psicologi, dei ragazzi e dei genitori.

Perché nel nostro paese non si fa una buona educazione sentimentale e sessuale tra i ragazzi?

Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate anche in Germania e in Olanda, paesi con modelli culturali ed educativi diversi dai nostri. In Germania l’educazione sessuale è materia obbligatoria in tutte le scuole. In Olanda “l’educazione multidisciplinare alla sessualità” comincia a 4 anni, sempre a scuola. Ed è il paese con la più bassa incidenza di gravidanze tra gli adolescenti d’Europa e l’età media più alta del primo rapporto sessuale, 17 anni. […]

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Vedi l’articolo “La cultura che farebbe bene alla società

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