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Maturità, la scelta sbagliata

[…] Cambiare l’esame di maturità nella direzione voluta dal ministro Giannini – sostituendo le attuali commissioni miste con membri esclusivamente interni – è, a mio avviso, sbagliato. L’invio dei docenti in missione come esaminatori presso altre scuole costa ogni anno al ministero alcune decine di milioni di euro: a fronte di un risparmio non enorme, si rischia però di rendere ancora più inutile l’esame di Stato di quanto già non sia. Il vero punto debole della maturità è l’assenza di un metro di giudizio comune.

Nonostante le regole nella costruzione del voto finale, studenti della stessa abilità possono ottenere risultati molto diversi, a seconda della severità della commissione, dell’indirizzo di studio o del territorio di appartenenza: è noto, ad esempio, che i voti al sud sono sistematicamente più alti di quelli al nord. Fatto così, l’esame di Stato non è uno strumento di giudizio attendibile né per le università, che infatti si dotano in misura crescente di propri test di ingresso, né per il mercato del lavoro privato, che non ne tiene più conto.  

Ovviamente, se il giudizio finale spetta agli stessi insegnanti che hanno seguito lo studente durante l’anno, le differenze fra scuola e scuola e fra classe e classe saranno ancora più accentuate; i voti saranno tendenzialmente più alti, perché difficilmente un consiglio di classe vorrà «sminuire» il proprio operato. La scelta italiana va controcorrente rispetto alle migliori pratiche internazionali, dove prevalgono prove standardizzate e esami centrali, ovvero corretti secondo criteri omogenei a livello nazionale. Anche da noi sarebbe sufficiente che i compiti fossero inviati a una commissione unica centrale o scambiati fra le scuole di regioni diverse, per assicurare una maggiore confrontabilità e attendibilità dei risultati, con un minimo costo aggiuntivo.

ANDREA GAVOSTO Direttore Fondazione Agnelli

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