Sconti offerte e promozioni: c’è tutto un mondo (economico naturalmente) da scoprire dietro a questi trucchetti utilizzati nei supermercati per attirare la nostra attenzione…

http://www.ilfattoalimentare.it/segreti-sconti-offerte-supermercato-prezzi-promozioni.html

Promozioni e sconti al supermercato? Qualche dubbio sull’autenticità. L’Antitrust rivela tutte le furberie (le aziende versano alle catene fino al 40% del listino)

[…] il nodo principale dei rapporti commerciali riguarda però il trade-spending, ovvero un insieme di contributi in denaro, che le aziende devono versare al distributore per ottenere in cambio servizi destinati a promuovere i propri prodotti. Quali servizi? Nella lista troviamo: le offerte promozionali e le operazioni volantino, l’esposizione preferenziale sugli scaffali, l’emissione di buoni sconto collegate alle carte fedeltà, la cessione dei dati dei clienti. Tra i servizi c’è una vera e propria “tassa” da pagare per vedere inseriti i prodotti nell’assortimento. Il produttore è dunque costretto a comprare servizi di promozione che magari non vorrebbe (le piccole aziende non sono in grado di controllare se e come vengono portate avanti le promozioni correlate ai contributi), tanto che il 60% dei fornitori ritiene inadeguata la prestazione ottenuta rispetto al compenso versato. Tutto ciò vuol dire che le offerte presenti ogni giorno sono tutte a carico del produttore. […] Secondo l’Antitrust tutto questo complesso meccanismo non favorisce la riduzione dei listini come verrebbe spontaneo immaginare. […]

La conclusione dell’Antitrust è netta “Le condotte attuate dalla GDO in fase di negoziazione degli acquisti possono produrre effetti anticompetitivi sia sui mercati distribuiti, sia sui mercati a monte ove operano i fornitori. Insomma a causa di accordi commerciali poco chiari imposti dai supermercati, saltano le regole della concorrenza tra le aziende produttrici a discapito della concorrenza e dei consumatori. Le grandi catene di super e ipermercati hanno ancora il coltello dalla parte del manico, ma l’Autorità dichiara di essere pronta a intervenire per ridurre i freni alla competitività, anche con il nuovo strumento a tutela della concorrenza costituito dall’articolo 62. Probabilmente siamo all’inizio di una vicenda destinata a produrre sviluppi molto interessanti.

Valentina Murelli

http://www.ilfattoalimentare.it/offerte-speciali-supermercati.html

Sconti, offerte speciali e sottocosto: tutti i segreti dei supermercati per attirare clienti e fargli credere di spendere meno. Il prezzo netto pulito

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http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/3796-ic43.html

INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE DELLA GDO – IC43

[…]

4.2. Il sistema normativo a favore delle imprese in posizione di “debolezza” contrattuale

455. Le condotte commerciali inique, soprattutto quando poste in essere nell’ambito della distribuzione agro-alimentare, sono tema di stringente attualità non solo in Italia. L’accresciuto livello di concentrazione raggiunto dalle imprese, sia a livello nazionale che nei numerosi mercati locali, consente infatti alle imprese distributrici di esercitare, anche grazie al diffuso fenomeno delle supercentrali di acquisto, un forte potere negoziale nei confronti dei fornitori: in particolare, tale potere potrebbe incidere negativamente sia sui criteri di formazione del valore delle materie prime agricole e dei prodotti alimentari, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza di molte piccole e medie imprese del settore, sia sul sistema nel suo complesso, comprimendo il livello degli investimenti e dell’innovazione. Mentre, come si è visto in precedenza, il tradizionale approccio antitrust al buyer power sembra essere oggetto di un generale ripensamento in Europa, i legislatori di diversi Paesi, prendendo atto dello strutturale sbilanciamento che caratterizza le relazioni contrattuali nel settore, hanno varato specifiche norme volte a limitarne i possibili effetti negativi.

456. Il problema dei forti squilibri contrattuali e delle pratiche inique nel settore agroalimentare è infatti da tempo avvertito in molti Paesi europei, lo stesso abuso di dipendenza economica è disciplinato in più ordinamenti. Le normative tendono a attribuire a tali istituti una valenza lato sensu concorrenziale. […]

458. Anche le Istituzioni comunitarie hanno iniziato ad interessarsi al problema dell’equità contrattuale tra imprese: in particolare, la Commissione ha istituito nel 2010, nell’ambito del “Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare” (cui partecipano i governi degli Stati membri e i principali stakeholder della produzione e della distribuzione), una specifica piattaforma di esperti con lo specifico compito di trovare soluzione alle problematiche contrattuali avvertite nell’ambito della filiera. Da quest’ultima è scaturito, nel 2011, un documento contenente un elenco di principi e di buone prassi a cui gli operatori dovrebbero attenersi nelle relazioni commerciali B2B (business to business), nel quale sono tra l’altro esemplificate alcune pratiche sleali nei rapporti verticali della catena di fornitura alimentare. Tra le condotte qualificate come sleali rientrano, in particolare, la risoluzione unilaterale, senza preavviso e senza giustificato motivo, di un rapporto commerciale; la modifica unilaterale e retroattiva dei costi o dei prezzi di beni e servizi; l’applicazione di clausole penali immotivate o sproporzionate rispetto al pregiudizio sofferto, ecc.. 

459. Le tematiche affrontate nel documento sono tuttora oggetto di interesse e di discussione nell’ambito della Commissione, come testimoniato dalla recente proroga al 31 dicembre 2014 del mandato del Forum e dalla pubblicazione, nel gennaio 2013, di un Libro Verde avente ad oggetto le “Pratiche Commerciali Sleali nella catena di fornitura alimentare e non alimentare tra imprese in Europa.” In particolare, le problematiche ancora in discussione riguardano, da un lato, la possibilità e l’opportunità di addivenire ad un’elencazione esaustiva delle pratiche sleali, dall’altro, le eventuali modalità di attivazione di meccanismi di controllo, che potrebbero andare dall’autoregolamentazione degli operatori, all’emanazione di una specifica normativa in materia, preferibilmente armonizzata a livello europeo. […]

464. Anche in Italia, dopo vari tentativi di ricerca di un accordo tra produttori alimentari e catene della GDO per concordare un codice di autodisciplina, è stata varata una norma che regola taluni aspetti delle relazioni verticali lungo tutta la filiera agro-alimentare e che attribuisce all’Autorità il potere di vigilanza e di enforcement sui divieti introdotti (art. 62 della legge 24 marzo 2012, n. 27, trattato nei successivi paragrafi 4.4. e 4.5.). […]

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Vedi l’articolo “I privilegi delle Coop rosse in Italia

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