Da sempre sosteniamo il fatto che in Italia l’insegnamento delle materie scientifiche a scuola sia carente. Il piano “buona scuola” proposto dal governo avrebbe potuto essere un’occasione per migliorare qualcosa, ma le premesse sembrano essere tutt’altro che promettenti:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/gruppo-2003/riparte-scuola-ma-dimentica-scienza/settembre-2014

Riparte la scuola ma dimentica la scienza

Alcune settimane fa è stato presentato il piano “La buona scuola”. Una riforma che nelle intenzioni del Governo vuole ridisegnare il mondo della formazione scolastica per preparare adeguatamente l’ingresso in università.

Un progetto ambizioso, diviso in undici punti che porterà modifiche sostanziali al nostro sistema scolastico.

Nelle Linee guida si prevede, grazie al piano di assunzioni, di garantire alle scuole un team stabile di docenti per coprire cattedre vacanti, tempo pieno e supplenze, in modo da assicurare la continuità didattica. Vengono introdotti scatti di merito per gli insegnanti e il rafforzamento del piano formativo per le lingue straniere.

Tra gli obiettivi anche quelli di potenziare le competenze digitali degli studenti e portare musica e sport nella scuola primaria e più storia dell’Arte nelle secondarie.

“Si tratta semplicemente di tornare a credere in noi stessi. Vi chiedo una mano: i giorni che ci aspettano sono giorni meravigliosi, non buttiamoli via. Abbiamo il coraggio di provare insieme a disegnare la scuola che verrà, forse anche così l’Italia tornerà a essere custode della straordinaria bellezza che ha”, ha spiegato il Premier Matteo Renzi.

In prospettiva un grande cambio di passo e un’accelerazione verso una “Scuola 2.0”; ma come Gruppo 2003 non possiamo non sottolineare una gravissima mancanza in questa “ripartenza”: nessun capitolo è dedicato all’insegnamento della scienza. Dal nostro punto di vista questa “dimenticanza” rappresenta un errore molto grave.

La scienza fornisce agli studenti gli strumenti percomprendere meglio ilmondo che li circonda. Incoraggia la curiosità e lo spirito critico. Sottolinea la relazione tra l’uomo e la natura e ci ricorda che le risorse naturali non sono illimitate. La nostra civiltà dipende sempre di più dalla scienza. 

Come è possibile che non si voglia quindi colmare una lacuna essenziale nella formazione dei giovani che si ripercuoterà poi sui comportamenti e sulle decisioni che riguardano problemi di tutti i giorni e, più in generale, sulla cultura complessiva delle prossime generazioni?

Ogni giorno ascoltiamo, infatti, “esperti” che ci consigliano su argomenti di interesse generale, come l’inflazione cosmica, il cambiamento climatico, gli Ogm. I recenti episodi di cronaca (caso Stamina, sperimentazione animale, scie chimiche) hanno reso poi ancora più urgente la necessità di dare ai nostri ragazzi le chiavi per poter partecipare inmaniera attiva nella società della conoscenza.

Una cultura scientifica che non si limiti a un elenco di contenuti ma che approfondisca i principi e la metodologia della scienza. Ciò consentirebbe di dotare le nuove generazioni di un metro di giudizio grazie al quale poter distinguere le evidenze dalle impressioni e di un’adeguata percezione del rischio e dei fattori che lo determinano, per non parlare degli indispensabili rudimenti di statistica e della logica sottesa.

È altresì essenziale far conoscere ai giovani, per esempio, come funzionano gli strumenti informatici che hanno sempre tra le mani, i principi fisici che sono alla base delle nanotecnologie o che regolano il funzionamento di un impianto fotovoltaico, così come l’importanza degli stili di vita nella prevenzione delle malattie, i danni che derivano dall’abuso di alcol, tabacco e droghe, i significati delle più recenti scoperte sull’organizzazione del nostro genoma e del nostro cervello, il ruolo dei farmaci e delle nuove tecnologie con cenni alla bontà del nostro Sistema Sanitario Nazionale, un bene straordinario di cui non ci si rende conto e che andrebbe invece sostenuto da tutti.

Per attuare un programma del genere non basta aggiornare i programmi, ma bisogna anche disporre di insegnanti adeguatamente preparati, che abbiano avuto una formazione specifica per l’insegnamento della scienza moderna. Si potrebbe pensare a una nuova area universitaria, rivolta alla formazione di insegnanti di scienze moderne, che a sua volta aprirebbe importanti spazi occupazionali, dal momento che questo insegnamento dovrebbe estendersi, con linguaggi adeguati, su tutto l’arco della formazione scolastica.

Ci si augura che il Governo e il Ministro della Pubblica Istruzione non perdano anche questa occasione per dare alla scienza l’importanza che merita.

www.labuonascuola.gov.it

Tags: , , , , , ,