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Alta quota e minieolico: l’Italia sulle ali del vento

Due startup italiane, KiteGen ed Eolpower, hanno progettato e costruito tecnologie all’avanguardia per l’energia eolica

Luca Dello Iacovo – 24 gennaio 2011

Aquiloni per catturare l’energia dei venti di alta quota: il progetto di KiteGen, una startup piemontese, inizia cinque anni fa con un prototipo. Poi vince competizioni nazionali ed europee. Ispira altri ricercatori nel mondo. Ma in Italia non è ancora decollato.

“Nonostante gli ostacoli nella burocrazia abbiamo un impianto pre-serie e abbiamo venduto le prime macchine”, dice Massimo Ippolito, fondatore di KiteGen. Le pale eoliche a terra, infatti, devono misurarsi con i limiti legati alle condizioni ambientali che influiscono sulla produzione di energie elettrica: la velocità del vento e il numero di ore di funzionamento possono cambiare molto durante l’anno.

Ma a 800 metri di altezza il vento soffia in media a 7,2 metri al secondo, rispetto ai 4,6 metri al secondo a 80 metri di altezza. Ed è più costante: può alimentare gli impianti per 4500 ore. Il modulo base di KiteGen è da 3 Mw: secondo le stime dell’azienda piemontese, può produrre fino a 20 Gw in un anno con un costo di 0,05 euro per kWh. Sarebbe più economico di fonti fossili e di energie alternative come il solare fotovoltaico. Un kite è una sorta di grande aquilone: viene collegato a terra con cavi in grado di sopportare una trazione di dieci tonnellate per centimetro quadrato. Inoltre una rete di sensori permette al software di gestire il percorso del kite che segue un itinerario a forma di otto per massimizzare l’efficienza. In aria funziona con un “ciclo a yo-yo”. Sono in corso sperimentazioni anche in mare.

Nella configurazione “Carousel”, invece, più “aquiloni” sono disposti ad anello in una struttura dal diametro di un chilometro: è una “giostra” da 100 Mw in grado di generare, in linea teorica, fino a 500 Gw all’anno. Quanto una centrale nucleare, ma a costi più ridotti e con minori rischi per l’ambiente.
Finora KiteGen ha vinto finanziamenti per 60 milioni di euro attraverso il settimo programma quadro dell’Unione europea, la regione Piemonte e il Ministero dell’università e della ricerca.

[…] La ricerca con applicazioni industriali in Italia punta anche sul minieolico. Il gruppo Adag dell’università Federico II di Napoli guidato da Domenico Coiro ha progettato e costruito Mythos, una turbina dal diametro di 5,8 metri con una bassa velocità di avvio (2,5 metri al secondo), adatta alle aree dove le pale eoliche tradizionali non sarebbero efficienti. Ha anche una versione ad asse verticale per l’installazione sugli edifici in città. È uno dei progetti dello spinoff Eolpower, coperto da brevetto, prodotto in collaborazione con altre aziende.

Sono in cantiere anche iniziative per minipiattaforme in mare che uniscono turbine eoliche e marine: l’offshore ha segnato un incremento del 51% l’anno scorso in Europa, trainato da Gran Bretagna, Danimarca e Olanda. KiteGen e Eolpower sono startup nate in Italia a partire da progetti sviluppati in proprio e fabbricati con il supporto di tecnologie e know-how locale. Sono casi rari, eppure l’Italia nel 2009 ha installato 1114 Mw di potenza eolica (con un aumento del 14% rispetto al 2008) per un totale a terra di 4850 Mw: è terza nell’Unione europea e sesta al mondo.

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Aggiornamento del 17 aprile 2015:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/pietro-greco/eolico-trasparenza-vo-cercando/aprile-2015

Eolico: trasparenza vo cercando

Può sembrare un’indagine minore, perché molto localizzata. Ma l’inchiesta campionaria svolta presso i comuni di Orsara di Puglia e Sant’Agata di Puglia, realizzata da un gruppo di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) coordinato da Manlio Maggi e pubblicato per ora come rapporto interno con il titolo I cittadini e gli impianti eolici nel territorio dei Monti Dauni: percezione, informazioni e partecipazione, fornisce utili indicazioni di carattere generale sul rapporto tra politica, tecnologie ambientali e società in Italia.

I due piccoli comuni fanno parte di un grosso parco eolico situato sui Monti Dauni, in provincia di Foggia.
Tra il 1999 e il 2009 in questi due comuni sono stati installati pale eoliche per una potenza complessiva di ben 180 MW. Insomma, un grosso intervento che non ha mancato di suscitare discussioni, a volte molto polemiche. C’è chi dice che quelle grosse pale deturpano il paesaggio, fanno rumore, causano più danni che benefici all’ambiente.
Manlio Maggi con tutti i suoi collaboratori sono andati a verificare cosa ne pensano i cittadini del posto. Ottenendo dei risultati su cui, appunto, conviene riflettere. […] Alcune indagini, citate nel rapporto di ISPRA, mostrano che l’86% della popolazione del nostro paese considera positivi gli effetti dell’energia eolica e vorrebbe che fosse ancora più utilizzata. Queste indagini risalgono al 2007, ma la situazione non è molto cambiata. Anzi, il favore aumenta: un’indagine realizzata nel 2012 mostra che favorevoli alle tecnologie del vento sono 90 italiani su cento. 

[…] Bene, qual è la percezione che ne hanno alcuni nostri concittadini che vivono in prossimità di un parco eolico? Anche a Orsara e a Sant’Agata, i due comuni nei monti Dauni, la maggioranza della popolazione “pensa bene” dell’eolico. Ma il favore è nettamente inferiore a quello della media nazionale. Considera positive le tecnologie eoliche il 60,3% del campione intervistato. Un secco 30% in meno della media nazionale. Un impianto eolico concretamente vissuto ha determinato una forte erosione del consenso. Un fenomeno che può essere ben compreso. […] Ma qual è la causa di questa erosione forte del consenso (ma non tale da ribaltare il segno positivo)?
Le risposte a questa domanda sono molto interessanti. C’è una quota parte della popolazione intervistata che si è detta scontante perché le pale hanno alterato il paesaggio, altri che si lamentano per lo stravolgimento dell’equilibrio territoriale preesistente, altri ancora per la mancanza di ritorni positivi per la popolazione “costretta” a vivere nelle vicinanze del parco. Costretta non è un aggettivo che abbiamo scelto a caso. Perché il motivo principale dell’erosione del consenso è determinato, secondo l’indagine di ISPRA, dalla mancanza di chiarezza e trasparenza che hanno preceduto e accompagnato la realizzazione degli impianti. L’81% degli intervistati ha denunciato una mancanza di informazione sufficiente. Insomma, il parco eolico è stato in qualche modo imposto ai cittadini dauni.

È questo il dato che deve far riflettere tutti noi. Non è vero che la popolazione italiana sia più tecnofobica di quella del resto dell’Europa e dei paesi di antica industrializzazione. Al contrario, molto spesso è più disponibile ad accettare le innovazioni. Ma quello che fa la differenza sono i modi in cui le innovazioni vengono proposte in Italia e appena oltre i suoi confini. In maniera sempre più partecipata oltre le Alpi. In maniera confusa e poco chiara e poco trasparente (verrebbe da dire, sempre più confusa e poco chiara e poco trasparente) in Italia.
In un’epoca in cui i cittadini rivendicano con crescente determinazione i propri diritti di cittadinanza (di cittadinanza scientifica) questa mancanza di trasparenza e di informazione è un boomerang. Che lacera il tessuto della coesione sociale e diventa uno dei principali ostacoli all’innovazione. Anche e soprattutto in materia ambientale.

Energia da fonti rinnovabili in Italia: quanto eolico?

[…]

Distribuzione provinciale della potenza eolica (GSE, fine 2013)

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