Passiamo in rassegna qualche opinione sui vantaggi e svantaggi dell’introduzione del registro elettronico nelle scuole. Inutile dire che, dal nostro punto di vista, i benefici vanno ben oltre le labili ed insulse motivazioni di chi invece si schiera in suo sfavore:

PARERI FAVOREVOLI

http://www.pionero.it/2013/10/17/pensieri-sparsi-sul-registro-elettronico-o-sullitalia/

Pensieri sparsi sul registro elettronico (o sull’Italia?)

 17 ottobre, 2013 – Marco Fioretti

Da quest’anno le scuole italiane devono usare il registro elettronico. Anzi no. Anzi forse. Boh. Come sta andando davvero lo sapremo con chiarezza (speriamo) solo fra qualche mese, ma già ora credo che ce ne sia abbastanza per qualche considerazione generale e suggerimento per il futuro.

Obiezioni deboli…

Alcune obiezioni che circolano sono debolucce, forse quasi al limite dell’insulto. Lo scorso luglio, per esempio, Tecnica della Scuola si chiedeva:

riusciranno tutti gli oltre 700mila docenti a smanettare e capire l’anima più intima di questi marchingegni della tecnologia più raffinata?

Il Presidente dell’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici, dal canto suo, ha elencato fra le ragioni per un rinvio “una questione di analfabetismo informatico degli insegnanti che andrebbero formati adeguatamente”.

Parliamone. Anima più intima della tecnologia più raffinata? Scherziamo?

Compilare moduli in un computer, perché di quello stiamo parlando per gli utenti finali, non è altro che data entry, cioè un lavoro per cui non servono certo capacità e curriculum fuori dal comune (*). Potrà consumare tempo, ma ha una complessità intrinseca poco superiore a scrivere un post su Facebook o una email. Anche in Italia, ormai queste non sono più “nuove tecnologie” da almeno quindici anni. Davvero a un insegnante si dovrebbe fornire più di un buon manuale per usare un registro elettronico decente?

Mi sembrano parimenti fuori luogo le accorate accuse di freddezza del procedimento, distruzione del rapporto con i genitori eccetera. Chi se ne fregava dei figli prima, lo farà anche dopo; chi ci teneva prima non rinuncerà certo a saperne di più di persona, solo perchè ha già letto qualche voto su un sito. Anzi, magari saprà proprio in quel modo quale insegnante incontrare per primo in quelle maratone che sono i ricevimenti collettivi. In ogni caso, l’accesso ai voti in remoto per i genitori è solo una delle tante funzioni di un registro elettronico, e nemmeno la più importante. Volendo, si potrebbe disabilitare solo quella.

… e obiezioni sensate

In questa categoria metterei, in ordine sparso:

  • formati e backup dei dati: spero di sbagliarmi, ma da commenti raccolti qua e là ho l’impressione che anche fra chi già usa registri elettronici molti non abbiano verificato adeguatamente se il server su cui caricano giornalmente voti, assenze e altro ha procedure di backup serie; o se i dati rimarrebbero completamente utilizzabili anche cambiando fornitore di software;
  • valore legale dei documenti: riassumendo da qui, se voti, assenze o pagelle sono disponibili solo in formato digitale allora si devono, come per ogni altro documento ufficiale, fornire garanzie di autenticità, integrità e non ripudiabilità. Cioè risolvere problemi (come minimo) tecnici e normativi che non cambiano di una virgola mettendo un computer in ogni aula;
  • in ogni caso, non c’è un computer per ogni aula e/o per ogni insegnante. Di conseguenza, i dati vanno inseriti dopo la lezione, magari facendo la fila in sala professori, oppure da casa;
  • la mitica banda larga. Da qualche parte ho letto che, in una scuola che usa un registro elettronico“un’unica adsl per tutta la scuola, anche da 20 MB, non bastava per lavorare tutti”.

A che serve davvero il registro elettronico?

Ho deliberatamente omesso dai due elenchi di obiezioni la categoria definibile con:

perchè spendere soldi per computer e software anzichè mettere le scuole a norma o comprargli la carta igienica?

Il motivo è che problemi del genere esistono eccome, e sono gravissimi, però per rispondere occorre ragionare su cosa può fare davvero un registro elettronico, o meglio l’innovazione nella scuola, o nel resto d’Italia, e con quali metodi lo si dovrebbe fare.

Molto probabilmente sì, il registro elettronico è uno spreco di soldi e un’illusione educativa se, per esempio:

  • viene realizzato e usato in certi modi finora comuni, o si crede che quelli siano gli unici modi possibili;
  • è solo una scusa per far comprare altro “ferro” (computer, server, connessioni veloci…) che poi rimarrebbe inutilizzato;
  • si crede davvero che la sua vera funzione sia risparmiare ai genitori un passaggio a scuola.

Esistono però modi di usare e realizzare il registro elettronico che secondo me andrebbero valutati attentamente, prima di bocciarlo o rimandarlo alle calende greche.

Usare un registro elettronico solo come supermacchina da scrivere, cioè inserire dati solo per stamparli bene impaginati o farli leggere a un genitore sul suo browser sarebbe, diciamo, riduttivo. Il valore e il senso del registro elettronico (fatto come si deve) stanno nel riutilizzo di quei dati. Voti, assenze, giudizi eccetera, se digitalizzati nel modo giusto vanno scritti una volta sola. Risparmiando tantissimo tempo in tante occasioni, dalla compilazione dei giudizi di fine anno a quella delle tabelle INVALSI. Inoltre, qualunque insegnante lo desideri potrebbe ricavare dagli stessi dati, sempre senza riscriverli, statistiche o grafici che potrebbero aiutarlo a capire come lavorare nel modo migliore.

A livello centrale, avere a disposizione rapidamente e automaticamente dati (aggregati e anonimizzati) su assenze o ritardi potrebbe contribuire a monitorare epidemie di influenza o altri problemi sanitari, o a misurare quali sono le aree che hanno più bisogno di nuovi mezzi pubblici.

Sì, è vero: con tutti questi dati si potrebbero anche mettere “dall’alto” i voti agli insegnanti. Questo non lo considero un problema, se affrontato come ha già spiegato Galatea: se capita che per un ragionevole e piuttosto alto numero di anni….

Come avremmo potuto fare il registro elettronico

A grandi linee io, se fossi stato il Governo, il registro elettronico l’avrei fatto così: per prima cosa avrei definito e pubblicato il formato dei dati, cioè la struttura di un database con tutti i campi e tabelle necessari. Poi avrei imposto per legge che i registri elettronici delle scuole possono essere salvati solo in quel formato. A quel punto avrei finanziato lo sviluppo di un registro elettronico basato su quel formato, ovviamente con licenza Open Source, come implementazione campione.

Infine, avrei detto a scuole e fornitori di software qualcosa come “cari signori, da oggi un registro campione esiste. Se non vi piace perché ce ne sono altri più belli, veloci o facili da usare, usate pure quelli, nessun problema purché siano compatibili al 100% con il formato da noi deciso” (e poi, ma quello è un altro discorso, avrei detto “e ora facciamo la stessa cosa con l’Anagrafe e tanti altri servizi pubblici”).

Se fin qui la cosa vi sembra familiare è perché è più o meno quel che è successo, anche se apparentemente non di proposito, per le iscrizioni online: il MIUR ha messo su un sito per iscriversi, ma non ha certo impedito lo sviluppo o l’acquisto di app per iscriversi online. Ha solo detto, di fatto, “fate come vi pare, basta che i dati vengano creati e raccolti in un unico formato per tutta Italia”.

Per quanto riguarda il valore legale dei documenti, lascio l’ultima parola ai più esperti. Presumo però che una soluzione all’italiana come mettere sui siti delle scuole, sotto a voti e assenze, un avvertimento tipo “questi dati NON hanno valore legale, se volete quello fatevi timbrare e firmare una copia cartacea” potrebbe permetterci di sfruttare i registri elettronici senza aspettare la soluzione vera.

Infine, la banda larga. Computer e reti locali si rimediano anche tramite piccole donazioni o trashware, la banda larga no. Questo pone fine a tanti bei discorsi perché in Italia si pensa che, se inserisci dati in un browser, quelli debbano per forza andare a finire da qualche altra parte di Internet subito. Non è mica vero. Tecnicamente, se manca solo la banda larga, nulla impedisce all’insegnante di collegarsi con il suo browser a un server interno alla scuola. Quel server poi copierebbe tutto automaticamente, una volta al giorno anzi di notte, a un server esterno, quello accessibile via Internet anche dai genitori.

Per lavorare in questo modo basterebbe anche una vecchia linee a 56K. Una cosa su cui riflettere, soprattutto se l’unico motivo per avere la banda larga fosse usare un qualsiasi registro elettronico. Perché pagare super ADSL o fibre per dati come voti e assenze, che arrivano quasi tutti concentrati in pochi brevi intervalli ogni giorno?

(*) col massimo rispetto per gli operatori di data entry, che fanno un lavoro pesante ma importantissimo

http://www.forexinfo.it/Scuola-registro-elettronico-a

Scuola: registro elettronico a settembre. Vantaggi e svantaggi

di Valentina Pennacchio | 23 Luglio 2013
[…]

Registro elettronico: pro e contro

Molti docenti sono contrari al registro elettronico perché lo qualificano come un grande spreco di denaro pubblico visto che:

“le priorità della scuola sono altre, in una scuola dove il vocabolario di Latino bisogna portarlo da casa e 43 classi su 44 non rispettano i requisiti igienico sanitari relativi all’affollamento delle aule”.

A ciò si aggiunge il timore che venga fornito un solo computer in sala professori in cui gli stessi potranno caricare i dati necessari, anziché dotare ogni classe di un computer per velocizzare la procedura ed evitare errori e/o dimenticanze.

Eppure i vantaggi previsti sono considerevoli:

  • i docenti potranno incrociare i dati di ciascun alunno, visto che ognuno elaborerà una cartella personale per ogni singolo studente;
  • si potranno creare delle statistiche sull’andamento del singolo alunno e dell’intera classe;
  • si potrà garantire trasparenza alle famiglie, ordinando in modo preciso le valutazioni dello studente.

http://vocearancio.ingdirect.it/la-scuola-del-futuro-e-2-0/

La scuola del futuro è 2.0

17 ottobre 2012

Innovazione pedagogica e architettonica. Classi più belle e tecnologiche per formare i prossimi cittadini del mondo…

Alunni. Dalle materne alle superiori, gli alunni iscritti alle scuole italiane sono 7.850.026.
Cosa chiedono gli studenti. Secondo un sondaggio di Studenti.it, il 41% dei ragazzi intervistati chiede alla scuola maggiore integrazione con il mondo del lavoro, il 33% più tecnologia e il 12%, infrastrutture migliori e professori più giovani.

Scuola 2.0. Iscrizioni on line, registri elettronici, rilevazione automatica delle presenze, lavagne multimediali, pc in ogni classe, lezioni e testi online e wi-fi. È la scuola che il ministro Francesco Profumo si auspica per il futuro. L’obiettivo? Aumentare la velocità di apprendimento, stare al passo coi tempi, ma soprattutto ridurre la spesa sostenuta dagli istituti per l’acquisto di documenti cartacei. «Spesa che  nel caso di un istituto secondario di II grado con mille alunni e 45 classi può arrivare fino a 6.262 euro per pagelle, registri, carta per documenti e libretti per studenti».

Risparmi. Il risparmio complessivo di questa rivoluzione digitale, secondo il Miur, sarà di circa 30 milioni di euro.
Open space. Profumo: «Penso a una scuola open space, senza aule né corridoi. Dove studenti e insegnanti lavorano insieme in modo collaborativo, sfruttando le possibilità offerte da Internet e dalle tecnologie di comunicazione. Una scuola aperta tutto il giorno, disponibile alle contaminazioni con il territorio: scuola vera e propria al mattino, centro sportivo e di aggregazione al pomeriggio, centro di formazione per adulti alla sera» (L’Espresso).

Modelli. Tra i modelli per la scuola del futuro c’è l’Ørestad Gymnasium, istituto superiore alla periferia di Copenaghen. Qui tutto è aperto, libero. I ragazzi studiano, leggono e si rilassano ovunque: seduti ai tavoli o sui cuscini delle aree relax, sulle scale, in piedi,  da soli o in gruppo. Non ci sono quaderni, ma solo tablet o netbook. Tutto è reso possibile grazie ad una nuova metodologia di insegnamento: il professore introduce l’argomento in aula, assegna dei compiti (fare ricerche, risolvere un problema, elaborare un progetto) e i ragazzi li svolgono dove vogliono. Dopo un’ora o due, tornano tutti in aula per confrontarsi. Finite le lezioni, la scuola rimane aperta fino alle 21 per fare i compiti, chiacchierare con gli amici o leggere un libro.
Innovazione pedagogica e architettonica. Alessandro Rigolon, architetto e ricercatore negli Stati Uniti all’Espresso: «È un cambiamento che viaggia su due fronti, con l’innovazione pedagogica che guida quella architettonica. Il modello industriale di scuola, con bambini e ragazzi “bloccati” nei banchi e costretti ad apprendere tutti la stessa cosa nello stesso modo e allo stesso tempo, senza confrontarsi con gli altri, non regge più».

L’esempio romano. A Roma, gli architetti Herman Hertzberger e Marco Scarpinato hanno progettato l’Istituto De André: sedici aule collocate lungo un unico asse dove sono distribuiti tutti gli spazi comuni. C’è la mensa, con pareti mobili che si chiudono all’ora di pranzo, per poi riaprirsi subito dopo e diventare uno spazio multiuso; c’è un grande spazio centrale ideale per ospitare manifestazioni pubbliche o per le pause tra una lezione e l’altra. Poi le scale, che in realtà sono delle gradinate per rappresentazioni teatrali, lezioni collettive, riunioni tra genitori o semplicemente per sedersi durante l’intervallo.

L’innovazione nelle relazioni. Elena Mosa, ricercatrice dell’Indire: «L’innovazione non è solo nello spazio o nell’organizzazione, ma anche nell’educazione, nelle relazioni, nella cultura di base».

Book in progress. In Italia, già da qualche anno, alcuni istituiti si sono impegnati per introdurre all’interno della scuola le nuove tecnologie. Uno dei primi è stato l’ITIS Majorana di Brindisi. Qui si utilizzano i registri elettronici, il sistema di rivelazione automatica delle presenze, ma soprattutto i testi scolastici di Book in Progress: libri “scritti sul campo”, pensati e creati da insegnanti e alunni e poi condivisi in rete. Il preside Giuliano Salvatore alla Stampa: «I nostri libri sono app multimediali, che noi docenti creiamo insieme con gli studenti. La partecipazione dei ragazzi alla nascita del libro è importante. Ci aiutano su questioni tecniche, dove sono spesso più preparati di molti docenti. In questo modo gli studenti imparano facendo, che è il miglior modo per apprendere». L’iniziativa, adottata nel 2009, è piaciuta non solo ad insegnanti e studenti, ma anche ai genitori che, il primo anno, hanno risparmiato sui libri di testo, spendendo 25 euro invece dei 200 necessari per i manuali tradizionali. Quest’anno al progetto aderiscono 800 docenti di 70 istituti scolastici.

Tablet americani. In America i tablet usati nelle classi al posto dei volumi tradizionali sono 1,5 milioni.

Inutilizzi. Una grande rivoluzione che, però, non basta perché, in alcuni casi, le tecnologie ci sono già, ma non sono sfruttate a causa della mancata formazione degli insegnanti.  Secondo un’indagine di Skuola.net, infatti, il 41% delle scuole medie che hanno un’aula computer la lascia inutilizzata: secondo l’8% perché «i professori non sanno usare il computer». Alle superiori la percentuale scende al 40% in totale, di cui il 9% è formato da ragazzi che ammettono che i loro prof non sanno usare il pc.

Insegnanti “anziani”. L’età media degli insegnanti italiani è tra le più alte a livello europeo: 49,3 anni nelle scuole elementari, 52,1 anni nelle medie e 51,8 nelle superiori (dati FGA 2011).

Dotazione tecnologica. Daniele Grassucci, responsabile di Skuola.net, alla Stampa: «I nostri studenti sono nativi digitali e quindi sentono sempre più impellente la necessità di usare anche a scuola le nuove tecnologie: più della metà degli intervistati pone come priorità il miglioramento della dotazione tecnologica, prima ancora dell’edilizia scolastica e del potenziamento del corpo docenti. I dati parlano chiaro, in quasi metà delle scuole ci sono le aule computer ma non vengono utilizzate, mentre solo uno studente su dieci dichiara di utilizzare quotidianamente la Lim. Insomma non siamo all’età della pietra, ma si può e si deve fare di più. A partire dalla disponibilità della connessione a internet wi-fi in tutte le scuole: solo uno studente su tre dichiara di averne accesso».

Aggiornamenti: Profumo: «L’aggiornamento dei docenti è un punto centrale del progetto, su cui dovremo lavorare molto. Bisognerà pensare a nuove modalità di formazione, per esempio di tipo individuale (autoformazione) o cooperativo, tra pari. Il primo stimolo a cambiare, però, verrà dagli studenti e dalla loro evoluzione» (L’Espresso).
Le app. La app education più famosa è iTunes U, un catalogo gratuito che dà accesso a 500 mila lezioni, video e libri su migliaia di argomenti. I professori creano i propri corsi, integrandoli con lezioni, compiti, test di verifica e piani di studio e li mettono online, a disposizione di milioni di utenti. Tra gli istituti presenti, la Bocconi, la LUISS, Stanford, Yale, il MIT, Oxford e la UC Berkeley. Altre app: Timeline, cronologia universale con le date fondamentali di oltre 5000 anni di storia, con 1300 eventi, 700 protagonisti e 14 mila personaggi (prezzo: 2,39 euro); iMatematica, con oltre 120 argomenti, più di 700 formule e teoremi e 8 risolutori (gratis); Star Walk, app di astronomia che, grazie a Star Spotter, consente di vedere stelle, costellazioni e pianeti si trovano nel cielo sopra di noi (prezzo: 2,39 euro); OrarioLezioni, per memorizzare e consultare l’orario settimanale delle lezioni (gratis); “Vocabolario Treccani”, con 500mila lemmi, 4mila neologismi, espressioni tipiche, trascrizioni fonetiche e reggenze (prezzo: 4,99 euro); Free Dizionario Inglese Italiano +, per imparare una nuova lingua (gratis).

http://registroelettronico.info/questionari-di-autovalutazione-online-e-senza-fatica-con-nuvola/

Questionari di Autovalutazione? Online e senza fatica con Nuvola!

Ogni anno la Scuola impiega molte risorse per i questionari di autovalutazione. Ci riferiamo a risorse quali carta, soldi spesi, perdita di materiale, e soprattutto decine e decine di ore che il personale scolastico passa ad analizzare i singoli questionari al fine di ottenere le statistiche desiderate.

Con il Modulo Questionari di Autovalutazione di Nuvola, che permette di effettuare questionari di qualsiasi tipo e forma rivolti sia alle famiglie sia ai docenti, tutti questi sprechi sono finiti.

Facciamo un esempio. 

Prima di Nuvola: 

1) La Scuola crea il questionario al computer.

2) La Scuola fa tante fotocopie quanti sono gli alunni (500? 700? 1000?).

3) Ogni alunno porta il questionario a casa e la famiglia lo compila (quanti “fogli volanti” vengono persi dall’alunno nel tragitto da Scuola a casa? E quanti alunni dimenticano di consegnare il questionario ai genitori?).

4) I questionari vengono riportati a Scuola dai singoli alunni (quanti questionari compilati vengono persi dall’alunno nel tragitto da casa a Scuola?).

5) Il personale scolastico impiega svariate decine di ore per analizzare ogni questionario, conteggiare i risultati ed elaborare le relative statistiche.

Con Nuvola:

1) La Scuola crea il questionario al computer e lo inserisce nel proprio software Nuvola.

2) La Scuola attiva la possibilità, per famiglie e/o docenti, di compilare il questionario.

3) L’utente (famiglia e/o docente) compila direttamente il questionario online.

4) Tutte le statistiche vengono elaborate in tempo reale e la Scuola ha report di ogni tipo senza sprecare un minuto di tempo.

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PARERI SFAVOREVOLI

Poveri studenti, verranno controllati e non potranno più bigiare la scuola!!! Ma certo, mi sembra un’ottima ragione per rinunciare ad uno strumento che può fornire i considerevoli vantaggi di cui si parla negli articoli qui in precedenza citati. Certo che la scuola ha altri problemi, incluso quello delle strutture fatiscenti, ma non possiamo aspettare di ristrutturare tutti gli edifici scolastici prima di introdurre questo tipo di tecnologie: rischieremmo di perdere tempo prezioso, restando ancora più indietro rispetto a quanto già siamo. Ma si, ascoltiamo pure le lamentele dei docenti, che non hanno voglia di perdere qualche minuto in più per fare un banale lavoro di data-entry che porterebbe molti più vantaggi di quanto chiunque vede a una spanna dal proprio naso possa immaginare. Ma si, andiamo pure avanti con lavagne e gessetti, come negli anni ’50, mentre il resto del mondo introduce strumenti innovativi in grado di migliorare notevolmente la qualità dell’insegnamento e di conseguenza l’apprendimento degli studenti…

http://luciogiordano.wordpress.com/2013/11/02/registro-elettronico-gli-studenti-italiani-perdono-il-diritto-di-marinare-la-scuola/

REGISTRO ELETTRONICO: CAMBIA LA VITA DEGLI STUDENTI ITALIANI

Pubblicato su 2 novembre 2013 da LUCIO GIORDANO – Di ALESSANDRA BUSANEL

Se avessi 14 anni e frequentassi le scuole superiori, presenterei un ricorso alla Corte Suprema per i Diritti Umani.

Lasciamo stare Berlusconi e Provenzano. C’è un caso ben più serio, che affligge gli studenti delle scuole dell’obbligo italiane da settembre. Uno strumento che viola la privacy del bambino, che lo spia, che entra nella sua vita e la comunica tempestivamente al telefono dei suoi genitori-aguzzini: il registro elettronico. 

Lo strumento del diavolo avrebbe dovuto essere obbligatorio sin dallo scorso anno, ma ad oggi solamente la metà delle scuole italiane ne è provvista.

Si tratta, come molti genitori (ed insegnanti, sic!) ben sapranno, di un registro online in cui inserire voti, presenze, assenze, note.

Una valida alternativa al metodo cartaceo, sembrerebbe. Il problema è uno solo: è consultabile online dai genitori dell’alunno in qualsiasi momento.

Immaginate la scena: un quattordicenne normale, come tanti altri, acne sul viso e iPod sulle orecchie. Ma non c’è compito al liceo, e decide coi suoi amici di marinare la scuola.

In tempo reale, mentre sta bevendo il cappuccino con la ragazzina che gli piace, arriva un sms sui telefonini dei genitori, informandoli che il loro pargolo non è andato a scuola.

Panico in famiglia, punizione all’istante.

Oppure questa: dodici anni, non vuole mostrare la nota ai genitori per non aver fatto i compiti. Falsifica la firma. I genitori lo scoprono tramite il registro online. Niente playstation stasera.

Non c’è la possibilità di tacere un brutto voto perchè “tanto poi lo recupero la prossima settimana”.

Questo registro, oltre a rappresentare uno dei più grandi sprechi di denaro del Ministero dell’Istruzione, è il prolungamento del controllo dei genitori sui figli.

Ogni ragazzino, dai sei ai diciott’anni, oramai gode della propria libertà solamente durante l’orario scolastico. Ma con l’arrivo di questo aggeggio diabolico si trova costantemente controllato: ogni sua assenza, ogni voto, ogni nota, sono comunicati ai genitori in tempo reale.

E, sottolineiamo, vengono comunicati tramite computer.

Viene a mancare quindi il tramite dell’insegnante, mezzo di mediazione tra l’alunno e il genitore. Come spiegare il sei in pagella, se la media aritmetica tende verso il sette?

Come parlare dei problemi del figlio se il genitore ha già tutto (pensa lui) a portata di mano?

Come può un Insegnante tenere a bada quest’ennesimo confronto col Genitore, entità che appare solo per lamentarsi del lavoro del docente?

Il registro elettronico priva i ragazzini della privacy, della sacrosanta libertà di marinare la scuola e di falsificare la firma, e mina lo svolgimento sereno del lavoro dei docenti, nonché la loro autorità. […]

http://www.occhioallanotizia.it/i-registri-elettronici-scolastici-sono-una-follia-per-i-giovani-democratici-uno-spreco-di-denaro-pubblico/

I registri elettronici scolastici sono una follia. Per i Giovani democratici, uno spreco di denaro pubblico

8 febbraio 2014

[…] Secondo un’indagine Ocse il nostro Paese è all’ultimo posto per competenze alfabetiche e al penultimo per quelle matematiche. Questo è il risultato di anni di tagli lineari e di poche idee per la vera innovazione in uno dei settori che dovrebbe essere considerato strategico per la ripresa economica di questo Paese.

Ultima follia è quella dei registri elettronici; costosi apparecchi con dietro una rete internet insufficiente che non consente ai professori (spesso impreparati all’utilizzo per assenza di corsi di formazione ben organizzati) di farne un utilizzo appropriato alle loro potenzialità. E proprio i professori sono i primi a puntare il dito contro questa novità che considerano uno spreco di denaro pubblico in una scuola in cui le priorità sono altre (materiali adeguati per la didattica e requisiti igienico sanitari solo per fare qualche esempio). Sarebbe sicuramente più opportuno indirizzare il contributo volontario che ogni anno i ragazzi versano all’inizio dell’anno scolastico verso questo tipo di necessità che stanno alla base di una scuola pubblica in questi anni sempre più indegna di tale nome.

Da non dimenticare poi è il tema strutturale delle scuole; in Italia più del 62% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1974, anno in cui sono entrate in vigore le norme antisismiche. Ciononostante manca completamente un’anagrafe dell’edilizia scolastica che permetta di comprendere in modo preciso quali siano gli edifici che necessitano di un pronto intervento di messa in sicurezza. E questa assenza di attenzione e finanziamenti per strutture che in molti casi non rispondono ai requisiti minimi di sicurezza è alla base degli incidenti di cui regolarmente tanti studenti sono vittime. […]

I Giovani Democratici di Fano

http://www.ladige.it/articoli/2012/02/17/scuola-svenduta-clic

Scuola svenduta per un «clic»

[…] Il problema è che le scuole non hanno più soldi. Nonostante da qualche anno ci siano state imposte le 70 ore, ovvero siano aumentati i carichi di lavoro a fronte di uno stipendio minore, le risorse sono sempre meno e qualcosa (ad esempio i corsi di recupero pomeridiani) si deve tagliare; perché lavoro gratis ne forniamo, ma fino ad un certo punto. I fondi per i computer, però, ci sono sempre. Uno potrebbe chiedersi che ci facciamo con una lavagna multimediale in ogni classe se poi non ci sono i soldi per gli insegnanti.
[…] È chiaro che a nessuno importa se noi docenti dobbiamo percorrere, per anni, 100 chilometri al giorno per andare a scuola. L’assessore però ha mai pensato a dove va a finire la continuità didattica? Sempre oggi, durante la riunione, guardavo i colleghi di lettere: il nostro dipartimento è composto in maggioranza da precari. Colleghi entusiasti e bravi, ma che l’anno prossimo potrebbero essere altrove. Qualcuno si chiede mai che effetto faccia su un gruppo di ragazzi cambiare di colpo (come è successo a una delle mie classi di quest’anno) tutti i docenti? Che senso ha avere un computer in ogni aula se la continuità del dialogo educativo non è tenuta in nessun conto? E a proposito di computer: nella mia scuola abbiamo i registri elettronici, personali e di classe. Io sono figlia della scuola gesso-lavagna, quindi ammetto che una certa ritrosia l’ho avuta dall’inizio. È un fatto, però, che la compilazione dei registri cartacei richiede più o meno 2 minuti. La compilazione di quelli elettronici ne porta via circa 10. […]

Per i miei studenti, per le mie figlie, vorrei una scuola faticosa; una scuola di gessi, lavagne e persone. Computer sì, ma nell’ora di informatica. La stessa scuola dove ho imparato ad amare Dante, Eschilo e Cicerone. Proprio quella che abbiamo venduto, dimenticato in cambio di un clic.

Eliana Agata Marchese
Docente di italiano e latino al liceo «Russell» di Cles

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